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L'Anticristo è già nato? Ecco gli ultimi tempi – Di Guido Vignelli

“Siamo davvero alla fine dei tempi, oppure siamo solo alla fine di un tempo, per quanto importante e duraturo?” Ossia, “siamo davvero alla fine del mondo, oppure siamo solo alla fine di un mondo, per quanto vasto e potente?”

La questione non è poi così nuova, perché ripropone oggi un dilemma sorto più volte lungo la storia, specie nelle fasi di drammatica transizione da un’epoca all’altra. Ciò accadde ad esempio nel IV-V secolo, quando si delineò la fine del mondo antico; si ripeté nel XIV-XV secolo, con la crisi della società medioevale, quando «tutto contribuiva a dare il senso che, se anche non finisce il mondo, certo un mondo è finito»[1]; ma si ripeté anche in pieno XX secolo, quando alcuni sostennero che «o l’Anticristo è già nato o, dopo l’uragano purificatore, ancora una volta la Croce brillerà sul mondo»[2], ed altri previdero che «avremo o la fine del mondo o un nuovo Medioevo»[3].

A prima vista, sembra che bisogna propendere per la prima soluzione del dilemma. Se infatti consideriamo la crisi del nostro tempo, sembra che abbiano ragione quei filosofi della storia che descrivono l’umana vicenda come un passaggio dall’epoca del’oro, ossia teocratica e monarchica, a quella dell’argento, ossia eroica e aristocratica, e infine a quella del bronzo e del ferro, ossia umanistica e democratica, che sarebbe poi l’attuale. Gli storicisti ottimisti (ad esempio Hegel, Marx e Comte) hanno valutato questa evoluzione come un progresso, quelli pessimisti invece come un regresso, ma tutti la ritengono necessaria e irreversibile, non ammettendo la possibilità di un ritorno all’età aurea dei regni basati sulla teologia o sulla metafisica o sulla morale eroica.

Tuttavia, sia la concezione cristiana della storia, sia la storiografia più avveduta, pur rifiutando la concezione ciclica e la ripetizione dell’identico, non escludono affatto la posibilità che “corsi e ricorsi storici” vedano la rinascita di verità e valori antichi e dimenticati che tornano a ispirare e forgiare culture e società nuove. Ad esempio Vico, pur ammettendo un processo degradante dall’età aurea a quella ferrea, aggiunge che la divina Provvidenza può far restaurare un regime “teocratico” (ossia teocentrico) allo scopo di favorire una riforma morale e sociale che ristabilisca i diritti di Dio, lo jus naturae e quindi la vera civiltà[4]; questo è già accaduto altre volte nella storia e può quindi ripetersi anche ai nostri tempi, che abbisognano appunto di una tale restaurazione.

A nostro avviso, la sapienza e la prudenza cristiane ci suggeriscono di rispondere a quella domanda propendendo nettamente verso la seconda soluzione del dilemma. Non ci troviamo cioè alla fine dei tempi, ma solo alla fine di un tempo o di un’epoca: quella della Rivoluzione anticristiana; non siamo giunti alla fine del mondo, ma solo alla fine di un mondo o di una società: quella della nuova Babele planetaria e secolarizzata. A questa epoca ne succederà una nuova: quella del reiterato trionfo della Chiesa; a questa società ne succederà una nuova: quella della rinata Cristianità che realizzerà con maggior fedeltà e santità il Regno sociale di Cristo[5]. A dare questa risposta ci spingono numerosi argomenti di carattere sia teologico che storico.

La stessa Sacra Scrittura suggerisce questa prospettiva. Secondo le oscure profezie della Bibbia, negli “ultimi tempi” accadranno i seguenti avvenimenti in probabile successione storica: graduale conversione del mondo alla Fede cristiana; epoca di vittorie della Chiesa; graduale apostasia delle nazioni; punizione divina di quest’apostasia; ritorno di tutte le nazioni alla Chiesa; conversione del popolo ebraico; nuova e maggior epoca di trionfo della Chiesa; nuova e più grave apostasia, culminante nell’avvento dell’Anticristo; sconvolgimenti terrestri e prodigi celesti; ritorno glorioso e vittorioso del Redentore (parusìa); infine resurrezione dei morti, giudizio universale, rinnovamento del cosmo e avvento del Regno eterno nell’aldilà[6].

Afferma un teologo contemporaneo, peraltro progressista: «I luoghi biblici sembrano alludere a un periodo della storia degli ultimi tempi, in cui Satana agirà subdolamente con particolare virulenza fomentando l’apostasia, prima che s’inauguri un periodo particolarmente felice per i cristiani; solo dopo verranno i tempi della fine, in cui Satana si mostrerà in compagnia dell’Anticristo».

Quel periodo di apostasia svolgerà un ruolo provvidenziale, in quanto contribuirà «alla purificazione della Chiesa (lo svelamento dei segreti dei cuori!) e alla crisi definitiva di un modo incredulo e indifferente di vivere come se Dio non ci fosse; seguirà una nuova Pentecoste»[7].

Claude Arminjon, un teologo del XIX secolo reso famoso da santa Teresina di Lisieux, affermava: «Il sentimento più accreditato e più conforme alle Scritture, è che (...) la Chiesa cattolica entrerà ancora una volta in una lunga epoca di prosperità e di trionfo»[8].

Secondo lui, l’insorgere di questa epoca sarà favorito dalla conversione d’Israele, conversione che non chiuderà la storia ma ne aprirà una nuova fase; come l’uscita degli ebrei dalla Chiesa occasionò la conversione dell’antico mondo pagano alla Fede, così il loro ritorno alla Chiesa occasionerà la conversione del moderno mondo neopagano alla Fede, come sembra profetizzare un noto passo di san Paolo:

«Se la caduta d’Israele ha risollevato i pagani e il suo impoverimento ha arricchito i popoli, cosa mai provocherà la sua conversione?» (Rom. 11, 12).

Le autentiche rivelazioni profetiche, concesse dallo Spirito Divino a numerosi santi, confermano e rafforzano questa prospettiva storica. Pur denunciando la crisi e l’apostasia, pur accusando colpe e minacciando castighi, queste rivelazioni preannunciano anche un futuro di riscatto, riscossa e trionfo: il che smentisce il luogo comune, secondo cui la prospettiva apocalittica giustificherebbe il ripiegamento in prospettive pessimistiche, rinunciatarie e fallimentari.

Prendiamo ad esempio la più autorevole e significativa profezia concessa all’età moderna: il messaggio del Sacro Cuore di Gesù. Nel 1689, il Divin Redentore preannunciò a santa Margherita Maria Alacoque un nuovo trionfo storico del Cristianesimo all’insegna del proprio Cuore: «Io regnerò, malgrado i miei nemici! Il mio Cuore adorabile vuole trionfare sui grandi della terra, (…) abbattendo tutti i nemici della Santa Chiesa».

Nel riferire questa profezia trionfale, la veggente francese ne sottolineò l’aspetto politico: «Si vedranno i regnanti umiliarsi davanti al Cuore adorabile del Salvatore e attingere, dai tesori di grazie che vi sono racchiusi, il modello della loro condotta e il sostegno il più efficace del loro potere»[9].

Prendiamo ora ad esempio la più autorevole e significativa profezia concessa all’età contemporanea: il messaggio di Fatima. Nel 1917, la Madonna preannunciò ai veggenti portoghesi un nuovo trionfo storico del Cristianesimo all’insegna del proprio Cuore Immacolato. Ella denunciò l’apostasia del nostro tempo; minacciò castighi se il mondo non si pentirà e promise benefici se invece si convertirà; in ogni caso, lo scenario delineato non preannuncia la fine dei tempi ma anzi l’avvento di una nuova era cristiana. La Beatissima Vergine infatti profetizzò il trionfale avvento del proprio Regno, avvento che non chiuderà la storia ma anzi aprirà una nuova epoca:

«Infine, il mio Cuore immacolato trionferà; il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e al mondo verrà concesso un tempo di pace»[10].

Si noti che questo “tempo di pace” non potrà essere quello eterno e definitivo dell’aldilà, bensì dovrà essere un’epoca temporale e provvisoria che si realizzerà su questa Terra. E’ quindi evidente che l’ “era di Maria” profetizzata a Fatima non sarà la fine dei tempi, ma una nuova epoca di trionfo della Chiesa. Quello di Fatima è quindi un messaggio non solo di tragedia ma anche di speranza, innanzitutto celeste ma anche terrena.

Anche il recente Magistero ecclesiastico ha ammesso che i “segni dei tempi” annunciano chiaramente l’avvento di una “nuova era”. Ad esempio, il Concilio Vaticano II è stato dominato dalla convinzione che, «ai nostri giorni, l’umanità è incamminata verso un nuovo ordine di cose»[11].

Giovanni Paolo II ha annunciato per il terzo millennio una nuova fase storica che sarà caratterizzata da «una nuova primavera di vita cristiana»[12] e ha dichiarato di aver fiducia che «l’avvenire offrirà anche ai noi [contemporanei] la manifestazione di un nuovo aspetto della pienezza di Cristo»[13].

Benedetto XVI ha espresso ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (2008) la sua convinzione che «il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, (…) capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità»[14].

Bisogna però chiarire bene che questa “nuova era” non sarà in contrasto con quella cristiana né un suo superamento in senso evolutivo, bensì un suo armonico sviluppo storico; pertanto non sarà l’era antropocentrica sognata dagli umanisti del XV secolo fino ai marxisti del XX secolo, tantomeno quella cosmocentrica in stile new age sognata dagli odierni ecologisti, né una via di mezzo tra le due, bensì sarà un’era teocentrica ed anzi cristocentrica e perfino, come vedremo, marianocentrica.

Accettiamo dunque la diagnosi del grande storico cattolico Christopher Dawson: «L’aspetto escatologico della dottrina cristiana (…) è divenuto ancora una volta rilevante e significativo; difatti, anche se noi possiamo non credere alla fine imminente del mondo, difficilmente ci è possibile dubitare che un mondo sta per finire. (…) Tutto quel che sappiamo, è che il mondo sta per essere radicalmente mutato e che la fede cristiana rimane il mezzo di salvezza: cioè un mezzo per il rinnovamento della vita umana mediante lo Spirito di Dio che non ha limiti e che non può essere impedito né da potenza umana né da catastrofe naturale»[15].

Possiamo quindi ripetere oggi le famose parole dette nel 252 da san Cipriano: «Il mondo è divenuto vecchio. (…) E’ una legge divina che tutto ciò che nasce svanisca e che tutto che cresce invecchi. (…) Ora però sta sorgendo il nostro tempo»[16], ossia il tempo della Cristianità rinnovata.

Tratto da:

G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013

* * *

Note:

[1] E. Garin, L’attesa dell’età nuova e la “renovatio”, in: Centro Studi sulla Spiritualità Medioevale, L’attesa dell’età nuova nella spiritualità della fine del medioevo, Accademia Tudertina, Todi 1962, p. 12.
[2] D. Giuliotti, L'ora di Barabba, Vallecchi, Firenze 1923, p. 111.
[3] P. Corrȇa de Oliveira, lettera del 1930; cfr. R. de Mattei, Il crociato del secolo XX: Plinio Corrȇa de Oliveira, Piemme, Casale Monferrato 1996, p. 106.
[4] Cfr. G. B. Vico, De universi juris uno principio et fine uno, liber alter, pars posterior, cap. XXX, in. Id., Opere giuridiche, Sansoni, Firenze 1974, p. 670.
[5] Cfr. A. Poddighe, L’Anticristo: profezie, Fede & Cultura, Verona 2008, conclusione.
[6] Cfr. U. Lattanzi, La visione biblica della storia, in: R. Spiazzi O.P. (cura), Somma del Cristianesimo, Ed. Paoline, Roma 1958, vol. I, pp. 782-797. Tuttavia la conversione del popolo ebraico è difficile da posizionare in questa successione storica.
[7] G. Forlai O.F.M., Maria e il regno che verrà, Messaggero, Padova 2005, p. 128.
[8] C. Arminjon, Fin du monde présent et mystères de la vie future, Office Central de Lisieux, Lisieux 1881, pp. 59-60.
[9] Santa Margherita M. Alacoque, Vie et oeuvres, Paris-Fribourg 1990, vol. II, p. 327; cfr. G. Vignelli, Il Sacro Cuore, salvezza delle famiglie e della società,Luci sull’Est, Roma 2004, cap. III.
[10] A. Borelli Machado, Fatima: messaggio di tragedia o di speranza?, Luci sull’Est, Roma 2000, p. 44.
[11] Concilio Vaticano II, Christus Dominus, § 3.
[12] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, del 10-11-1994, § 18.
[13] Giovanni Paolo II, Discorso ai presuli della Conferenza Episcopale Ungherese, del 20-8-1991, § 8.
[14] Benedetto XVI, omelia a Randwick Racecourse (Australia), del 20-7-2008.
[15] C. Dawson, La realtà storica della cultura cristiana, Ed. Paoline, Alba 1962, cap. I.
[16] S. Cipriano di Cartagine, Lettera a un retore sofista.
Se non ricordo male Gesù alla Valtorta diceva che l'Anticristo era già sulla terra (anni 40), non trovo però il passo...
Come dicevo prima : chissà perché ha la sensazione che sia nato nel 1936 nell'emisfero australe .....
Testimone82 likes this.
stesvis
Nei quaderni del '44 ha detto qualcosa del tipo "c'e' gia sulla terra qualcuno che vedra' l'anticristo". quindi i nati nel '44 adesso hanno 75 anni. metti che ci sara' qualche centenario...al massimo nel 2044-50 piu o meno
Testimone82 likes this.
Avola, 24 Dicembre 2002, ore 11 Madonna: "Guarda queste visioni. Tu stai vedendo la venuta dell'anticristo. L'anticristo è nato in Egitto il 1970, figlio di una suora e di un vescovo, la sua azione è in atto"

Parla la Madonna:
"Questi nemici di Dio adorano il Papa nero e proclamano per distruggere la Chiesa, che sarà il suo vero scisma. Sacerdoti, Vescovi, Cardinali fedeli alla Chiesa e a …More
Avola, 24 Dicembre 2002, ore 11 Madonna: "Guarda queste visioni. Tu stai vedendo la venuta dell'anticristo. L'anticristo è nato in Egitto il 1970, figlio di una suora e di un vescovo, la sua azione è in atto"

Parla la Madonna:
"Questi nemici di Dio adorano il Papa nero e proclamano per distruggere la Chiesa, che sarà il suo vero scisma. Sacerdoti, Vescovi, Cardinali fedeli alla Chiesa e a Giovanni Paolo II e i laici fedeli dovranno nascondersi, per non cadere nella rete di ombre infernali, ma loro non riusciranno a diffondere le false interpretazioni del Libro della Vita (Bibbia), insegnando l'errore e la menzogna.
Dentro la Chiesa vi sarà una lotta spaventosa, ma durerà pochissimo tempo".
polos likes this.
Chissà perché io, invece, ho la sensazione che sia nato nel 1936 !
Io tenderei più a fidarmi di Maria Santissima
elleccu likes this.