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Una parabola di San Francesco d'Assisi (e un profondo insegnamento per tutti...)

San Francesco era solito colpire gli occhi non casti con questa parabola.

Un re potentissimo inviò, in tempi successivi, due nunzi alla regina. Ritorna il primo e riferisce semplicemente la risposta al suo messaggio.

Ritorna l'altro, e dopo aver riferito in breve la risposta, tesse una lunga storia della bellezza della sovrana.

«A dir vero, Signore, ho proprio visto una donna bellissima. Felice chi può goderne!».

«Servo malvagio - lo investe il re -, hai fissato i tuoi occhi impudichi sulla mia sposa? È chiaro che tu avresti voluto far tuo un oggetto che hai esaminato così attentamente!».

Fa richiamare il primo e gli chiede: «Che ti sembra della regina?».

«Molto bene di certo - risponde il messo -, perché ha ascoltato in silenzio ed ha risposto con saggezza ».

«E non ti sembra bella?».

«Guardare a questo tocca a te. Mio compito era di riferire le parole».

Il re pronuncia allora la sentenza:

«Tu casto di occhi, più casto di corpo, rimani nel mio appartamento. Costui invece, fuori di casa, perché non violi il mio talamo!».

INSEGNAMENTO

Ripeteva poi il Padre: «Quando si è troppo sicuri di sé, si è meno prudenti di fronte al nemico. Se il diavolo può far suo un capello in un uomo, ben presto lo fa diventare una trave. E non desiste anche se per lungo tempo non è riuscito a far crollare chi ha tentato, purché alla fine gli si arrenda. Questo è il suo intento, e non si occupa di altro giorno e notte».


Fonti francescane, paragrafo 700.

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SAN FRANCESCO D'ASSISI non solo predicava la vita casta, mortificata, penitente ma innazitutto la praticava a livelli eroici. Ecco un noto fioretto sulla vita austera di questo gigante di santità

* * *

Come una sentinella sulla torre di guardia, vigilava con rigorosa disciplina e somma cura per custodire la purezza del corpo e dello spirito. A questo scopo, nei primi tempi della sua conversione, durante l'inverno si immergeva, per lo più, in una fossa piena di ghiaccio, sia per assoggettare perfettamente il nemico di casa sia per preservare la candida veste della pudicizia dal fuoco della passione. Affermava che un uomo spirituale trova incomparabilmente più sopportabile il freddo del corpo, anche il più rigido, che non il fuoco della concupiscenza, per piccolo che sia.

Una notte, mentre stava pregando in una celluzza dell'eremo di Sarteano, I'antico nemico lo chiamò per tre volte: “ Francesco, Francesco, Francesco! ”. Gli rispose chiedendo che cosa volesse; e quello, ipocritamente: “ Non c'è nessun peccatore al mondo, al quale Dio non usi misericordia, se si converte. Ma chiunque si uccide da se stesso con le sue dure penitenze, non troverà misericordi a in eterno ”. L'uomo di Dio, intuì immediatamente, per rivelazione, I'inganno del nemico, che tentava di richiamarlo alla tiepidezza e ne ebbe la conferma da quello che avvenne subito dopo. Infatti sentì divampare dentro di sé una grave tentazione sensuale, alimentata dal soffio di quel tale che ha un fiato ardente come brace.

Non appena ne avvertì le avvisaglie, l'amante della castità si tolse l'abito e incominciò a flagellarsi molto forte con una corda. “ Ehilà, diceva, frate asino, così ti conviene restare, così prenderti le battiture. Perché la tonaca serve alla religione e porta in sé il sigillo della santità: non è lecito, a un libidinoso rubarla. Se vuoi andare in qualche posto, va pure cammina! ". Poi, animato da meraviglioso fervore di spirito, spalancò la cella, uscì fuori nell'orto e, immergendo nella neve alta il corpicciolo già denudato e prendendo neve a piene mani, incominciò a fabbricare sette blocchi. E mettendoseli davanti, così parlava al suo uomo esteriore: “ Ecco, questo blocco più grande è tua moglie, questi quattro sono due figli e due figlie; gli altri due sono un servo e una serva, che bisogna tenere per le necessità di casa.

Adesso, spicciati a vestirli tutti, perché muoiono di freddo. Se, invece, le molte preoccupazioni che loro ti danno, ti infastidiscono, datti da fare per servire soltanto al Signore! ”. Subito il tentatore se ne andò via sconfitto, e il Santo ritornò nella cella con la vittoria in mano. Si era raggelato ben bene al di fuori, ma nel suo interno aveva estinto il fuoco della passione così efficacemente che d'allora in poi non provò mai più niente di simile.

Un frate, che quella stessa notte vegliava in preghiera, siccome la luna camminava assai chiara nel cielo, poté osservare tutta quanta la scena. Quando il Santo lo venne a sapere, svelò al frate come la tentazione si era svolta e gli comandò di non far saper niente a nessuno di quanto aveva visto, finché egli era vivo.

Fonti francescane, paragrafi 1090-1091.
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Marziale
Nella seconda parte parole importanti per il prossimo "Sinodo speciale per l'Amazzonia" ed il celibato ecclesiastico.