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Le proprietà del corpo di Cristo risorto spiegate dalla Madonna alla Venerabile d'Agreda


Carissima, rallegrati nell'afflizione che provi nel riconoscere il tuo discorso insufficiente per esporre ciò che il tuo intimo afferra di realtà tanto sublimi quali sono quelle delle quali hai scritto. È trionfo della persona e onore del suo Autore che essa si dia per vinta di fronte ad arcani così ammirevoli, tanto più che nella carne peritura si possono capire in misura minore. Io sentii i tormenti del mio adorato e, anche se non persi la vita, sopportai in maniera inesplicabile i dolori propri del decesso. A questo ebbe proporzionatamente seguito in me una straordinaria risurrezione mistica ad un modo di essere più elevato nella perfezione e negli atti. Essendo l'Altissimo infinito, quantunque se ne partecipi molto si ha ancora tanto da intendere, gustare, amare. Perché adesso tu possa indagare qualcosa della gloria del mio Signore, della mia e di quella degli eletti, scorrendo le doti del corpo glorioso, ti voglio proporre la regola per passare a quelle dell'anima. Ti è noto che queste sono: "visione", comprensione e fruizione.,; le prime, invece, sono quelle che hai già ripetuto: "chiarezza", "impassibilità", "sottigliezza" e "agilità".

A tutte queste qualità si collega in chi è in stato di grazia qualche incremento per qualsiasi azione apprezzabile, benché non maggiore del muovere una pagliuzza per amor di Dio o del porgere un bicchiere di acqua. Per ciascuna, sebbene piccolissima, costui si procura per quando sarà in paradiso più "chiarezza" di quella di molti soli. Con l"’impassibilità" si allontana dalla corruzione mondana più di quanto riesca a respingerla con tutti i suoi sforzi, scostando da sé ciò che lo può offendere o alterare. Con la "sottigliezza" avanza nell'essere al di sopra di quello che gli può resistere e acquista nuova forza su ciò che cerca di penetrare. Riguardo all"’agilità", per ogni opera buona gli è data più velocità di quella degli uccelli, dei venti, del fuoco e di tutti gli altri elementi nel tendere verso il loro centro di attrazione. Dall'aumento delle doti del corpo dedurrai che cosa ottengano quelle dell'anima, alle quali esse corrispondono e dalle quali derivano. Nella "visione" beatifica ogni atto lodevole garantisce una cognizione degli attributi e delle prerogative dell'Eterno più profonda di quella conseguita da tutti i dottori e i dotti dei quali la Chiesa si vanta. Si estende pure la "comprensione" di tale oggetto, perché per la fermezza con cui si possiede quel sommo e inesauribile bene viene concessa al giusto ulteriore sicurezza e riposo più stimabile che se fosse suo quanto vi è di più prezioso, ricco e desiderabile, anche se l'avesse tutto senza timore di esserne privato. Nella "fruizione", per la carità con cui si agisce, sono elargiti in cielo eccellenti gradi di amore fruitivo. Mai il più intenso affetto che i mortali hanno per ciò che è materiale arrivò a poter essere paragonato con tale accrescimento, né il godimento che risulta da esso con tutto quello che si trova nell'esistenza terrena.

Figlia mia, innalza le tue riflessioni: dai mirabili premi anche di un solo gesto fatto per l'Onnipotente pondera a fondo quale sarà quello dei santi, che per lui ne compirono di tanto eroici e magnifici, e patirono torture e martiri così crudeli come sono attestati. Se accade questo in loro, che sono semplici uomini e soggetti a colpe e mancanze che ritardano il merito, considera quanto più potrai quale debba essere l'enorme grandezza del mio Unigenito, e coglierai sino a che punto sia limitata la vostra capacità, soprattutto nel tempo del pellegrinaggio, per abbracciare degnamente questo mistero e farsene un giudizio appropriato. L'anima santissima di Cristo era congiunta sostanzialmente alla Persona divina ed era conseguente che Dio, dopo averle comunicato in modo ineffabile il suo stesso essere, riversasse in essa l'oceano sconfinato della medesima divinità, beatificandola in misura adeguata. Anche se Gesù non guadagnò questa gloria, perché l'ebbe fin dall'istante della sua concezione nel mio grembo per l'unione ipostatica, quello che fece in trentatré anni, nascendo in povertà, vivendo in mezzo a tribolazioni, amando come viatore, ammaestrando, soffrendo, acquistando meriti, redimendo l'intero genere umano, fondando la comunità ecclesiale e quanto la fede cattolica insegna, procurò al suo corpo purissimo gloria proporzionata a quella dell'anima. Ciò è inesprimibile ed immenso, e sarà manifestato solo quassù. Il braccio vigoroso dell'Altissimo realizzò anche in me, umile creatura, cose stupende, che mi fecero subito dimenticare i tormenti della passione. Lo stesso avvenne ai padri del limbo e avviene agli altri retti quando ricevono la ricompensa. Scordai l'amarezza e le pene che avevo dovuto sopportare, perché il sublime gaudio bandì il dolore, ma non cancellai mai dalla mia mente quello che il Redentore aveva sostenuto per tutti.

Venerabile Maria d'Agreda

Tratto da:

La Mistica Città di Dio, libro 6, capitolo 26, paragrafi 1474-1476
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Bellissimo testo
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@Francesco I Se Bergoglio &CO studiassero meglio la teologia con l'aiuto di opere come questa, mica sarebbe male...
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