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Tutti a scuola da Padre Pio! Una lezione da imparare (se vogliamo andare in Paradiso...)

«Tutti hanno la loro croce; tutti chiedono che gli sia tolta. Ma se sapessero quanto è preziosa, la domanderebbero». Così si esprimeva padre Pio. Egli era uno straordinario taumaturgo e avrebbe voluto sollevare tutti dalle miserie, dalle malattie, dai guai, ma sapeva bene che la vera salvezza è la croce, sapeva che Gesù non è venuto nel mondo per guarire tutti i malati e risollevare i poveri dalla loro condizione economica miserevole: se fosse stata questa la sua divina missione, oggi non ci sarebbe più alcun malato sulla terra.

All’amico Probo Vaccarini di Rimini un giorno il Padre disse con un po’ di tristezza: «Vengono quassù perché interceda per le loro comodità: la salute, il lavoro, un fortunato matrimonio, e nessuno mi chiede la vera grazia che è quella di accettare con amore le contrarietà che il Signore permette giorno per giorno». Ma alla fine il Santo del Gargano sapeva anche che le grazie e le guarigioni corporali, le bilocazioni, le preveggenze, eccetera, sono potenti segni della presenza divina, quindi egli continuò sino alla fine a chiedere a Dio le guarigioni per i suoi penitenti: il desiderio unico però era quello che, una volta ottenuta la grazia, la persona rimanesse stabilita nella vita cristiana. Sarebbe stato un doppio danno, dopo avere ricevuto tanto beneficio, scordarsi del bene avuto e usare la salute ritrovata per tornare a vivere nel peccato o nell’indifferenza. In questo caso, meglio rimanere malati.

Il problema del senso della sofferenza è la grande domanda dell’uomo di sempre. [...]. La risposta al problema della sofferenza è la vita stessa del Cristo. Egli non cancella il dolore dal mondo, ma lo assume in sé e, attraverso di esso, ripara il peccato e apre le porte del Cielo. Così anche per i suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). In questa prospettiva di comunione alla sofferenza di Cristo, si può comprendere la sorprendente affermazione di Paolo: «A voi è stata data la grazia di patire per Cristo» (Fil 1,29). Allora la sofferenza umana si illumina di nuova luce: è grazia e dono divino e prepara per noi una quantità smisurata ed eterna di gloria (cf. 2Cor 4,17). Attraverso la persecuzione, sboccia la gioia: «Gli apostoli se ne partirono lieti di esser stati insultati a motivo del nome di Gesù» (At 5,41), ed essi insegnano agli altri a fare altrettanto: «Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi affinché un giorno possiate rallegrarvi esultando. Beati voi se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo spirito della gloria e lo spirito di Dio riposa su di voi» (1Pt 4,13-14). Paolo è contento di soffrire perché sa che ne viene del bene per la Chiesa: «Sono lieto delle sofferenze che incontro per voi e compio nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

Amore è sofferenza, e viceversa. Interrogato se la cosa migliore da offrire a Dio fosse l’amore o altra cosa, padre Pio rispose: «È la sofferenza». E sopra la porta della propria cella si legge anche oggi la scritta: “La croce è sempre pronta e ti aspetta ovunque”. «Bisogna soffrire quello che il Signore ci manda – diceva – perché è nel dolore che si tempra l’amore. La penitenza che più piace ed è accetta a Dio è il dolore dei propri peccati, il portare con dolce rassegnazione la propria croce». Parole dure, ma impossibili da smentire.

L’uomo, chiamato per vocazione alla felicità, se non riesce a dare un senso alle proprie sofferenze, cerca semplicemente di eliminarle in tutti i modi, ma non è nella mancanza di pene e prove che troveremo il nostro appagamento in questa terra. «Non prometto di farti felice in questa terra – disse a Lourdes la Vergine a Bernardette – ma nella vita eterna».

Il Padre intitolò l’enorme ospedale costruito con le offerte dei fedeli di mezzo mondo Casa sollievo della sofferenza, non “Casa eliminazione della sofferenza”. Il sollievo significa portare la croce, renderla giogo più lieve in Cristo, e in ultima analisi riparazione dei peccati.

«È l’unica cosa che ci invidiano gli angeli – sosteneva il Padre –: la sofferenza e l’offerta, perché è il modo più forte e sincero di dire a Dio: “Ti amo davvero”». A una persona sofferente che si domandava come mai Dio permettesse i dolori intensi, padre Pio rispose: «Il Signore lo fa per non dire che ci regala tutto. Egli, per non umiliare la sua creatura, vuole da essa quel tantino – sebbene anche quel tantino glielo dia Lui stesso – affinché la creatura stessa glielo possa offrire». Linguaggio paradossale dei santi, concreto e reale. Ma chi ha orecchie per intendere, intende.

Alessandro Gnocchi - Serafino Tognetti, Padre Pio. Santo Eremita, pp. 54-57
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Questo è vero Magistero della Chiesa
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