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Rivelazioni private e apparizioni, è bene a crederci?

La rivelazione pubblica si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. L’importanza di questo dogma di Fede non deve sfuggire a nessuno. Se così non fosse, avremmo il diritto di aspettare un nuovo profeta, che porti a perfezione l’Antico e il Nuovo Testamento. Alcuni potrebbero riconoscerlo, per esempio, in Maometto, il quale, non a caso, si presenta come il profeta per eccellenza, che porta a compimento la Rivelazione di Cristo. Altri, lo potrebbero riconoscere in qualcuno dei guru e santoni che girano il mondo, adescando sempliciotti e creduloni.
San Paolo, però, è categorico: «Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!» (Gal 1,8).

A queste inequivocabili parole di san Paolo fanno eco vari pronunciamenti del Magistero della Chiesa (1). Tra queste dichiarazioni vi è la condanna, sotto il pontificato di san Pio X, della seguente proposizione modernista: «La rivelazione che costituisce l’oggetto della fede, non terminò con gli apostoli» (2).

Dunque, nulla può essere aggiunto o modificato rispetto alla sostanza di ciò che gli apostoli, ispirati dallo Spirito Santo, hanno insegnato con la loro predicazione, i loro scritti, le loro istituzioni, l’esempio delle loro virtù. Tutto, però, può e deve essere approfondito, più perfettamente inteso e applicato nella vita della Chiesa,la quale è l’incarnazione storica, sempre in cammino, di un mistero che trascende la storia.

In questo senso, le rivelazioni private sono un provvidenziale aiuto alla Chiesa in cammino verso la pienezza di Cristo. Anche attraverso di esse, si avvera nella Chiesa quella crescita di comprensione del mistero divino rivelato, cui si riferiva il beato Giovanni Duns Scoto, quando diceva: «In processu generationis humanæ semper crevit notitia veritatis» (3).

Dalla definitiva completezza sostanziale della Rivelazione cristiana, poi, san Giovanni della Croce trae la logica conseguenza, espressa in termini quasi drastici:

«Perciò, chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo, e va cercando cose diverse o novità al di fuori di lui» (4).

San Giovanni della Croce, qui, condanna il prurito delle novità di quegli spiriti superficiali che corrono dietro alle favole inventante dagli uomini (cf 2Tm 4,3-4), trascurando di aderire con tutta la loro vita al mistero di Cristo, nel quale Dio «ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola parola, e non ha più nulla da dire» (5).

Ma non può condannare la condiscendenza divina che, sin dai primi tempi, ha voluto confermare la Rivelazione pubblica e corroborare la fede dei cristiani con il dono di varie e molteplici rivelazioni private. Non può nemmeno condannare la Chiesa che in diversi casi si è espressa a favore della loro autentica soprannaturalità. Soprattutto, non può condannare la Scrittura la quale, con il profeta Gioele, annunciava un tempo futuro, che è il nostro, in cui le visioni saranno il segno dello Spirito Santo, effuso con abbondanza sul popolo di Dio:

«Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3,1).

Tornando a san Giovanni della Croce, perciò, non solo «offenderebbero Dio» coloro che per prurito di novità chiedessero «visioni o rivelazioni», ma lo offenderebbero anche coloro che a priori disprezzassero questi sublimi doni di Dio, quasi che fossero inutili e incompatibili con la nostra Fede, nonché con la trascendenza di Dio.
Da qui l’importanza del pregevole studio di fra’ Pietro Pedalino sulle Apparizioni mariane nella storia della Chiesa, quale segno della presenza di Maria nella Chiesa di Cristo, di cui Ella è Madre. Si tratta di una presenza “viva” e “operante” (san Massimiliano M. Kolbe), oggetto del costante insegnamento magisteriale, e dell’esperienza mistica universale nel popolo di Dio.

La nostra epoca, caratterizzata da una grande «confusione di idee e predominio di ladri» (san Pio da Pietrelcina) (6), in cui lo stesso munus docendi Ecclesiæ è messo alle corde da inusitate pressioni di oscuri poteri, nonché sommerso dal mare mediatico di sofismi diplomatici, ambiguità fuorvianti, interpretazioni cervellotiche, è, allo stesso tempo, l’“èra dell’Immacolata”, in cui la Madre di Dio e dell’umanità fa sentire la sua voce, quale Magistra Apostolorum et omnium theologorum, potente come un esercito schierato in battaglia contro il regno di Satana, che assedia la Santa Chiesa di Cristo.

Mai, come oggi, il “piccolo resto” dei “poveri di Jahvè”, che confessano e professano la fede degli apostoli, invocano la loro Immacolata Madre con le parole della Liturgia: «Gaude, Virgo Maria, cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo» (7).

È vero che, parafrasando il grande sant’Agostino, «non crederei alle apparizioni se non credessi alla Chiesa» (8) e, con suor Lucia di Fatima, è vero che l’interpretazione delle stesse apparizioni appartiene alla Chiesa (9), e non è lasciata al libero giudizio di ciascuno, nemmeno dei veggenti; ma la Chiesa non è solo quella militante, fatta di peccatori, è anche quella trionfante, fatta dai santi, della quale Maria è l’astro più eccelso.

Normalmente, l’atto di fede teologale scaturisce dall’incontro tra la fede infusa nel Battesimo con la fede acquisita per la predicazione della Chiesa militante. Ma, mentre la fede infusa tende immediatamente alla verità soprannaturale, oggetto del proprio assenso intellettuale, la fede acquisita ha bisogno di qualche motivo di credibilità circa la sincerità e la veridicità del testimone:

«La fede infusa [...] è diversa dalla fede acquisita [...], perché la ragione del tendere verso l’articolo da credere, per fede acquisita, è la veridicità di colui che attesta che quell’articolo è vero, mentre la fede infusa inclina immediatamente verso l’articolo di fede» (10).

Nel nostro tempo, però, in cui la santità della Chiesa militante è oscurata sia dai peccati interni, sia dalle calunnie esterne, molti battezzati perdono la Fede perché perdono di vista la principale ragione di credibilità della Chiesa, che è la santità. Non sorprende, perciò, che a questo deficit di credibilità della Chiesa militante supplisca la Chiesa trionfante, specialmente attraverso gli interventi della sua Immacolata Regina, in virtù della sua funzione di Madre e Mediatrice universale della grazia. Né per questo la Chiesa militante, con la sua gerarchia, vede vanificato il suo ruolo di maestra nella Fede, perché le apparizioni mariane, quelle vere, non sono un’alternativa alla Chiesa, ma tutte alla Chiesa conducono, quale Sacramento universale di salvezza.

Segue che le apparizioni mariane non solo confermano nella Fede Cattolica chi è già credente, ma vi possono anche condurre – quali strumenti della grazia divina – coloro che non credono più. Lo testimoniano le migliaia di conversioni, alcune delle quali anche “spettacolari”, che costantemente avvengono nei luoghi dove appare la Santa Vergine. E se le apparizioni possono condurre alla Fede simpliciter coloro che semplicemente non credono, tanto più possono ricondurre alla Fede viva e retta gli eretici, la cui Fede è distorta, e gli sbandati, la cui Fede è morta.

«Nessuno dubita che lo Spirito Santo, con azione misteriosa, agisca nelle anime dei giusti e le stimoli con illuminazioni e impulsi; se così non fosse, vano sarebbe ogni aiuto e magistero esterno. “Se taluno afferma di poter corrispondere alla salutare, cioè evangelica, predicazione, senza la luce dello Spirito Santo, il quale dà a tutti la soavità nel consentire e nel credere alla verità, costui è ingannato dallo spirito ereticale”» (11).

Chi, dunque, può impedire allo Spirito Santo, per mezzo della sua Immacolata Sposa, di infondere la Fede teologale nel cuore di molti battezzati che l’hanno persa? Chi può impedire alla Sede della Sapienza di esortare i suoi figli all’obbedienza della Fede, conformando la propria vita a tutto ciò che la Chiesa propone come rivelato da Dio?

Per questo, la Chiesa gerarchica accompagna con la sua attenzione dottrinale e pastorale i segni del soprannaturale, perché le grazie ad essi concomitanti alla Chiesa sono ordinate:

«Questi avvisi e impulsi dello Spirito Santo, il più delle volte, non si sentono senza un certo aiuto e una specie di preparazione del magistero esterno. A questo riguardo dice sant’Agostino; “Lo Spirito Santo coopera al frutto dei buoni alberi, esternamente irrigandoli e coltivandoli per mezzo di qualche intermediario, e internamente dando lui stesso l’incremento”» (12).

Le apparizioni mariane, in questo senso, sono non solo la conferma dei dogmi mariani – come Lourdes è l’esplicita conferma del dogma dell’Immacolata –, ma sono anche la loro più bella e attraente attualizzazione nella vita della Chiesa. Sono la via pulchritudinis per giungere alla pienezza di Cristo. I dogmi mariani, in atto o in potenza, a loro volta, rimandano tutti all’immacolata persona della Madre universale, nel cui mistero è contenuta e quasi riflessa tutta la Fede della Chiesa (13).

Se le apparizioni mariane, pur non essendo oggetto di fede teologale, sono tanto utili per la Chiesa pellegrinante, perché alla retta fede teologale sono ordinate, c’è da aspettarsi a priori, contro di esse, l’azione di disturbo di Satana e degli uomini che lo servono. Normalmente, l’azione satanica avviene o per violenza(persecuzioni, minacce, distruzioni) o per seduzione (corruzione morale) o per confusione. Quest’ultima modalità oggi sembra prevalente, stando alla proliferazione di fenomeni sedicenti soprannaturali senza numero.

Molti di questi puzzano di zolfo a mille chilometri di distanza. La loro origine truffaldina o preternaturale è chiara, a causa della venalità e/o immoralità dei veggenti o di vere eresie che vengono propalate.
Altri, invece, presentano chiari segni di credibilità, ma non è tutto oro ciò che luccica e, soprattutto, «nessuno assomiglia a un Santo, più di un falso santo» (santo Curato d’Ars).

Poiché il giudizio della Chiesa su questi fenomeni è proverbialmente lento, per ovvie ragioni prudenziali, può esserci la necessità, o l’utilità pastorale, di avere un criterio orientativo per formarsi un’opinione su quel fenomeno o su quell’altra apparizione (14).

Note:
1) Cf beato Pio IX, Sillabo, 8 dicembre 1864, prop. 5; Concilio Vaticano I, Costituzione Dogmatica, Dei Filius, 24 aprile 1870, c. IV; san Pio X, Lettera Enciclica, Pascendi, 8 settembre 1907, parte 2.
2) Suprema Sacra Inquisizione romana ed universale, Decreto Lamentabili, 3 luglio 1907, n. 21, in H. Denzinger - P. Hünermann, Enchiridion symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, EDB, Bologna 2003, n. 3421 [3401-3466], p. 1201 [1197-1207].
3) Beatus Ioannes Duns Scotus, Ordinatio, IV, d. 1, pars 2, q. 2, n. 256, LEV, Città del Vaticano 2008.
4) San Giovanni della Croce, Salita al monte Carmelo, OCD, Roma 2010, l. II, c. 22, n. 5.
5) Ivi, n. 3.
6) A. Negrisolo - N. Castello - S. Manelli, Padre Pio nella sua interiorità. Figlio di Maria, francescano, stigmatizzato, sacerdote, apostolo, guida spirituale, San Paolo, Roma 2002, p. 30.
7) Comune delle feste della Beata Vergine Maria, III notturno, VII antifona.
8) «Non crederei al Vangelo se non credessi alla Chiesa Cattolica»: sanctus Augustinus, Contra epistolam Manichæi quam vocant fundamenti liber unus, c. V, n. 6, in J. P Migne, Patrologiæ cursus completus. Series Latina, Parigi 1844-1855, vol. 42, 176 [173-206] (abbrevieremo PL).
9) «Io ho scritto ciò che ho visto, non spetta a me l’interpretazione, ma al papa»: (suor Lucia di Fatima durante il colloquio avuto con il card. Tarcisio Bertone e il vescovo di Leiria-Fatima mons. Serafim de Sousa Ferreira nel Carmelo di Santa Teresa di Coimbra il 27 aprile 2000).
10) «Fides infusa [...] immediate et primo inclinat in articulos fidei. [...] Et tunc, dissimilis est fides ista ab acquisita, quia ratio tendendi in aliquod creditum fide acquisita est veritas testis asserentis illud esse verum»: beatus Ioannes Duns Scoto, Ordinatio, III, d. 23, q. un., nn. 38-39, LEV, Città del Vaticano 2007.
11) Leone XIII, Lettera Enciclica Testem benevolentiæ, 22 gennaio 1899, in ASS 31 (1898-99) 474 [470-479].
12) Ibidem.
13) Cf Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Dogmatica Lumen gentium, 21 novembre 1964,c. VIII, n. 65 (abbrevieremo LG).
14) Ho cercato, per quanto mi è stato potuto, di dare qualcuno di questi criteri in questo articolo: Come distinguere tra vere e false apparizioni? Tempi di Maria prova a spiegarvelo

Padre Alessandro M. Apollonio, teologo Francescano dell'Immacolata
@Niko Sanpatrizio Grazie per aver ricordato questo discorso che ho apprezzato, quando lo scorso anno lo lessi, come un preziosissimo "di più" misericordiosamente regalatoci (asseritamente) da Gesù una settantina di anni fa perché noi possiamo meglio comprendere quanto comunque, nell'essenziale, è già presente nella Sacra Scrittura.
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E’ scritto nel Vangelo: "Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere"(Gv 21, 25). Ma l’azione dello Spirito Santo attraverso mistici e Apparizioni, non serve ad aggiungere qualcosa alla Rivelazione, infatti è scritto: "Se uno vi aggiungerà qualche cosa, Dio porrà su lui le piaghe …More
E’ scritto nel Vangelo: "Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere"(Gv 21, 25). Ma l’azione dello Spirito Santo attraverso mistici e Apparizioni, non serve ad aggiungere qualcosa alla Rivelazione, infatti è scritto: "Se uno vi aggiungerà qualche cosa, Dio porrà su lui le piaghe scritte in questo libro" (Apocalisse 22, 18), ma per illuminare e ricolmate le lacune che si sono prodotte per cause naturali e voleri soprannaturali.
Oggi non basta più la favoletta del pomo, così come è detta, non persuade, non è accettata, non dà aumenti di fede, ma anzi indebolisce la fede, specie sulla verità della Colpa d'origine, e perciò sulla verità della venuta di Cristo per redimere la Colpa d'origine, e perciò sulla sua predicazione perché era Maestro fra le folle, e perciò sull'istituzione divina della Chiesa, e perciò sulla verità dei Sacramenti, e potrei durare per molto ad elencare quanto fa crollare il non accettare la quarta verità di fede, ossia la colpa d'Adamo. Ancora oggi la nostra amata Chiesa Cattolica, non è capace ancora di spiegare alcuni punti in ombra e cruciali della Colpa di Origine. Parla di disubbidienza, ma non spiega quale fu il frutto di quella disubbidienza, ovvero il primo rapporto sessuale. Se Gesù non lo avesse spiegato profondamente negli scritti di Maria Valtorta, io per primo non avrei mai accettato il sesto comandamento. Ma ve ne sono altre di lacune e fraintendimenti nei 4 Vangeli, che senza un intervento straordinario del Maestro, sarebbero rimasti dubbiosi.
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Diodoro
Padre Apollonio è un meraviglioso ragionatore. Ascoltarlo, come mi è capitato attraverso alcuni video, è davvero un piacere
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