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Francesco I
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SAN BENEDETTO O BERGOGLIO? Chi dei due è l'eretico?

di

Francesco Lamendola

Immenso è il debito che non solo il cristianesimo, ma l’Europa tutta, la sua civiltà, la sua identità, la sua tradizione, hanno con la gigantesca figura di San Benedetto da Norcia (480 ca.-547): un romano di quelli che, nei secoli passati, avevano avuto sia la vastità di vedute, sia il coraggio e la perseveranza per cambiare il volto del mondo allora conosciuto: non con la forza delle armi o del diritto, nel suo caso, ma con quella della fede in Dio e in un nuovo modo di concepire il mondo e la persona umana. Tanto sul piano materiale, quanto su quello spirituale, il debito che gli europei hanno nei confronti di San Benedetto è, probabilmente, maggiore che nei confronti di chiunque altro, ad eccezione del solo Gesù Cristo: che cosa sarebbe l’Europa, se non si fosse fatto avanti, a raccogliere l’eredità in frantumi del mondo classico e a fonderla, nei suoi aspetti migliori, con la nuova concezione cristiana, illuminata e vivificata dal Vangelo? Chi avrebbe costruito i monasteri, bonificato le paludi, disboscato le immense foreste, coltivato le campagne abbandonate, ripopolato paesi e villaggi, restituito dignità al lavoro, ridato centralità alla preghiera, ricopiato e salvato le opere dei filosofi e degli scrittori antichi, tramandato le conoscenze matematiche e scientifiche, alimentato la pietà del popolo, combattuto gli errori, bonificato l’animo umano dai residui del paganesimo, esaltato il modello della santità, represso l’egoismo e lo spirito di vendetta, avvicinato e convertito i barbari invasori, anche i più feroci e selvaggi, ed eretto abbazie, chiese e cattedrali che sono ancora oggi un inno alla fede, alla speranza, all’attesa del Regno di Dio e, nello stesso tempo, un contributo umile e paziente alla sua costruzione quotidiana? Chi avrebbe sfidato le onde dell’Oceano Atlantico per portare il Vangelo fin nei lidi più remoti, alla fine del mondo, come fece il benedettino San Brandano?

San Benedetto o Bergoglio: chi dei due è "Eretico"? La verità è che hanno "Concezioni del cristianesimo" diametralmente opposte!

E chi avrebbe affrontato il martirio pur di convertire le tribù più ostili dei Germani, come fece il benedettino san Bonifacio, che offrì la vita a Cristo, cadendo sotto la spada dei Frisoni? E chi, se non l’ordine di San Benedetto, poteva ispirare il più grandioso e commovente fenomeno di rinascita della vita religiosa in Europa, attuatosi per mezzo della riforma cluniacense, nel X secolo, che si estese a tutta la Chiesa cattolica? Ebbene questo grande santo, la cui fama e la cui gloria vivranno imperiture finché esisterà l’Europa con la sua civiltà, riguardo alle altre religioni aveva le idee molto chiare: semplicemente non potevano esistere accanto al cristianesimo. I pagani, o quanto delle tradizioni pagane sopravviveva ancora nelle campagne, pochi anni dopo la caduta finale dell’Impero d’Occidente, dovevano essere convertiti; la vecchia religione doveva scomparire. Senza tanti complimenti: anche abbattendo i boschi dedicati agli dèi dell’Olimpo e ad altre divinità di provenienza orientale, boschi che per lui erano dedicati al diavolo. Le “altre” religioni erano, puramente e semplicemente, delle false religioni, delle quali il diavolo si serviva per tenere gli uomini lontani dal vero Dio, dal Dio dell’amore e del perdono, prigionieri di una concezione antropomorfica, grossolana, superstiziosa, vendicativa, brutale. Ecco qual era la sua pastorale nei confronti degli ultimi pagani che ancora sopravvivevano nelle zone più remote dell’Italia (dai Dialoghi di San Gregorio, X, II; riduzione e adattamento a cura di O. Ortolani e M. Pagella, Il tempo e le opere. Corso di storia, Firenze, Felice Le Monnier Editore, 1967, p. 312):
Il venerabile Benedetto, portandosi dal suo primo monastero (di Subiaco), andò a Montecassino; e trovandovi un tempio nel quale dai rozzi contadini si adorava il dio Apollo come ai tempi dei pagani, e trovandosi anche le selve d’intorno e i boschi consacrati al diavolo nei quali ancora le folle compivano sacrifici ai demoni, mosso da un grande zelo per Iddio, ruppe l’idolo di Apollo, disfece il tempio e tagliò i boschi consacrati ai demoni. E quivi, dov’era stato il tempio di Apollo, edificò una chiesa nel nome del santo Martino e nel luogo dell’idolo Apollo fece un altare in onore di San Giovanni. E tutta la gente della contrada d’intorno, che era anch’essa infedele, per continua predicazione portò al lume della sua fede.
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Quale Europa per Bergoglio: quella di San Benedetto o di Juncker?
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Nessuna mediazione possibile, dunque; nessun compromesso, nessun dialogo: non si può dialogare con l’errore, non si può convivere con le opere del diavolo. La dolcezza del Vangelo deve essere rivolta agli uomini, ma non ai loro errori, non alla loro ostinazione nel rifiutare la Verità di Cristo: su questo punto non è possibile la benché minima concessione a un malinteso spirito di tolleranza. Sant’Ambrogio, un secolo e mezzo prima, aveva già mostrato di pensarla esattamente allo stesso modo, in particolare nella famosa disputa col pagano Simmaco per la rimozione dall’aula del Senato dell’altare della Vittoria. E così l’hanno sempre pensata i Padri e i Dottori della Chiesa; così, soprattutto, c’è scritto nel Vangelo (Chi crederà e verrà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà condannato: Marco, 16,16); così ha sempre insegnato il Magistero, per mezzo di encicliche e altri documenti, nell’arco di quasi due millenni. Fino al Concilio Vaticano II e prima che nella Chiesa si diffondesse lo “spirito di Assisi”. È dal Vaticano II, dunque, e particolarmente dalla Nostra aetate e dalla Dignitatis humanae, che la Chiesa cattolica sembra aver cambiato opinione: da ben mezzo secolo e anche qualcosa di più, cioè da quando ha affermato il principio – eretico – della libertà religiosa, il che porta per forza al relativismo, all’indifferentismo religioso, al falso dialogo e al falso ecumenismo, e da ultimo alla sottomissione del cattolicesimo alle sette eretiche e scismatiche e alle false religioni di questo mondo.

Bergoglio insieme al Grande Imam di al-Azhar, ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019

Ed ora ecco quel che il signor Bergoglio ha sottoscritto, insieme al Grande Imam di al-Azhar, ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019, nello scandaloso scritto intitolato Documento sulla fratellanza umana, per la pace mondiale e la convivenza comune:
- La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano.
- La giustizia basata sulla misericordia è la via da percorrere per raggiungere una vita dignitosa alla quale ha diritto ogni essere umano.
- Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano.
- Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio dei valori spirituali, umani e sociali comuni, e investire ciò nella diffusione delle più alte virtù morali, sollecitate dalle religioni; significa anche evitare le inutili discussioni.


Immenso è il debito che non solo il cristianesimo, ma l’Europa tutta, la sua civiltà, la sua identità, la sua tradizione, hanno con la gigantesca figura di San Benedetto da Norcia!

Ci piacerebbe moltissimo sapere quali sarebbero le inutili discussioni a giudizio del signor Bergoglio, il quale ci tiene tanto a trovare un accordo al ribasso con le altre fedi religiose, al punto da rinunciare completamente a fare il nome di Gesù Cristo o a menzionare la Santissima Trinità (e questo in un viaggio negli Emirati Arabi Uniti che egli ha avuto l’incredibile spudoratezza di definire “apostolico”). Da questo documento emerge chiaramente una concezione del cristianesimo che è diametralmente opposta a quella di San Benedetto; anzi, in effetti una concezione “religiosa” che di cristiano, per non dir di cattolico, non ha più nulla, assolutamente nulla. Ma ve lo immaginate Gesù Cristo, il quale, nell’atto di inviare i suoi discepoli nei paesi della Giudea, raccomanda loro di evitare inutili discussioni con i sadducei, che non credono nella resurrezione, o con i samaritani, o con i sacerdoti delle religioni pagane, perché ciò che importa, in fin dei conti, non sono queste seccanti ma trascurabili differenze dottrinali, bensì la fratellanza umana (in senso terreno, cioè massonico), la pace mondiale e la convivenza comune?

San Benedetto o Bergoglio: chi dei due è "Eretico"?

E tuttavia, si dirà – conosciamo bene questa obiezione – non bisogna scambiare le differenze pastorali per differenze di sostanza. Bisogna storicizzare: un papa del terzo millennio non può parlare, né pensare, come un monaco vissuto millecinquecento anni fa. A questi signori storicisti, e non veri cattolici, rispondiamo che la pastorale non è una banderuola che gira col girar del vento: è il modo di annunciare la fede nel Vangelo; ma la fede è sempre quella, è la stessa e non muta, iota unum. E d’altronde, si badi: non stiamo affatto sostenendo che si dovrebbe fare un’interpretazione letteralistica del Vangelo, o del Magistero, o del catechismo; non pensiamo affatto che la pastorale debba rimane inalterata e identica a se stessa, nel corso dei secoli e dei millenni. È logico che mutino, nel tempo, alcune delle sue forme esteriori; ma ciò che non può e non deve mutare, assolutamente, per nessuna ragione, è la sostanza. Dunque: non stiamo affermando, né pensiamo, che il signor Bergoglio dovrebbe appiccare il fuoco alle moschee o alle sinagoghe, così come San Benedetto abbatteva le statue di Apollo e tagliava i boschi sacri del paganesimo; nulla del genere. Se davvero nutrissimo idee del genere, saremmo dei perfetti incoscienti e dei pazzi pericolosi; anche se è evidente che alcuni islamici e alcuni ebrei non ricambiano i sentimenti di pace e fratellanza dei cristiani, e a stento si trattengono dall’esultare ogni volta che una chiesa viene incendiata o profanata, e che un certo numero di cristiani subisce il martirio per opera dei seguaci di un’altra religione. Dunque la sostanza: e la sostanza è che un cristiano non può considerare normale l’idea di coesistere con le false religioni, come se nulla fosse; non può accettarne l’esistenza come se fosse voluta da Dio; non può far buon viso all’errore che tiene tanti esseri umani lontani dalla Verità e che preclude la salvezza alle anime. E questo per la semplicissima ragione che Gesù Cristo non ha insegnato nulla del genere, ma, al contrario, ha raccomandato: Andate in tutto il modo a battezzare e a predicare il Vangelo. Non ha detto: Andate a dialogare; o: Andate a cercare un punto d’incontro con le false religioni; e neppure: Andate a lavorare per la fratellanza e la pace mondiale. Perciò, è evidente che non si tratta di fare la guerra ai seguaci delle false religioni; ma neppure vi è, per il cristiano, il dovere di accettarle in se stesse, di porle idealmente sullo stesso piano tutte quante, compresa la propria. Se un cristiano arriva a pensarla così, allora ciò significa che ha smesso di essere un cristiano ed è diventato uno storicista, un relativista, uno gnostico e, quasi certamente, un massone. Ma un siffatto “cristiano”, per forza di cose, non può che essere di scandalo alla fede dei piccoli e dei semplici: sarebbe meglio che si gli legasse una macina al collo e lo si gettasse nel mare. Sono le precise parole di Gesù: ricordate?

Ecco, allora, la vera differenza fra quel che fa e dice il signor Bergoglio, e quel che faceva e diceva San Benedetto da Norcia. Il secondo era mosso da un grande zelo per Iddio e il suo obiettivo era quello di portare al lume della sua fede tutta la gente della contrada d’intorno, che era anch’essa infedele. E questo è stato anche lo spirito con cui San Francesco d’Assisi si è recato un Egitto, per convertire il sultano Malik al-Kamil: San Francesco, colui al quale ha voluto ispirarsi il signor Bergoglio, assumendo il suo nome nell’atto di essere intronizzato (unico papa della storia a fare una cosa del genere). Ora, domandiamo: il signor Bergoglio è andato ad Abu Dhabi con questo spirito, con questo obiettivo? Vi si è recato con la speranza di portare al lume della sua fede tutta la gente della contrada d’intorno, che era anch’essa infedele? Oppure è andato a dire al Grande Imam di al-Azhar: Fate benissimo, voialtri, a restare ben saldi nella vostra fede; è Dio che, nella sua infinita saggezza, ha voluto che esistessero le diverse fedi; quanto a me, non mi sogno nemmeno di volervi convertire: tanto è vero che, per non dispiacervi, non vi faccio neppure il nome di Gesù Cristo. Allo stesso modo aveva detto, conversando con Eugenio Scalfari, di non avere alcuna intenzione di provarsi a convertirlo; anzi, gli aveva detto che il Dio in cui crede non è un Dio cattolico, e che l’apostolato è una solenne sciocchezza. Sono, queste, convinzioni del tutto estranee al cattolicesimo e contrarie al Magistero. San Massimilano Kolbe, il francescano più coerente e più convinto del XX secolo, diceva che il vero cristiano non deve mai sprecare una sola occasione di predicare il Vangelo, di annunciare Gesù e di portare le anime verso di Lui. Girava sempre con dei santini, dei rosari e dei foglietti di preghiere e non perdeva occasione di distribuirli e d’intavolare discussioni, evidentemente non inutili, sul treno, sulla nave, dalla Polonia al Giappone, per condurre le anime a Dio. Vuoi vedere che è proprio per la loro fedeltà al carisma di San Massimiliano Kolbe (e per la loro speciale devozione alla Vergine Immacolata, trasmessa dal santo frate polacco) che il signor Bergoglio, pochi mesi dopo essere stato eletto, ha scatenato la sua luciferina persecuzione contro i Francescani dell’Immacolata: proprio lui, che ha sempre il dialogo e la misericordia sulle labbra?...

accademianuovaitalia.it

Del 10 Maggio 2019
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