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Tempi di Maria
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La Devozione al Cuore Immacolato di Maria per vincere il male e far trionfare il Bene!

Al Cuore Immacolato di Maria, di certo, va oggigiorno tutta la nostra gratitudine per la protezione, la custodia, il tenerissimo amore di cui ci ricolma da quando fummo introdotti in questo mondo fino ad oggi:

« Dovremmo [...] pensare [...] alla carità della Madonna che, con il suo Cuore Immacolato, si è già impegnata a salvarci da questa attuale situazione tremenda di sconvolgimento morale, spirituale, dottrinale, sociale, economico in cui si trova l’umanità intera unita alla Chiesa, su questa terra, agli inizi del terzo millennio del Cristianesimo. Sono della Madonna di Fatima, infatti, quelle parole di salvezza della promessa finale del messaggio di Fatima che dice: “Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà”. Quanto dovremo, in Paradiso, a quel Cuore Immacolato così materno, amabilissimo, dolcissimo?... » (1).

Quindi il Cuore di Maria, in un certo senso, ci ha già salvati! Questa salvezza è già operante ed efficace in quanto ci ha preservati dagli immani pericoli spirituali in cui il mondo è sommerso e dalle fittissime tenebre da cui la terra è avvolta, tenebre che già sono penetrare in tante anime con le terribili insidie diaboliche che già hanno mietuto e stanno mietendo numerosissime vittime.

In secondo luogo, è certo che quella salvezza che già opera nei devoti del Cuore Immacolato, vuole essere ancora più radicale e trionfale, investendo tutta la società ecclesiale e mondiale.

Questa, a differenza della prima, non è ancora attuale, è invece promessa di Maria che dovrà compiersi. Questa salvezza va aspettata e preparata con entusiasmo. Per cui dobbiamo riconoscere che, in questa prospettiva, l’attesa del Trionfo svolge una funzione molto importante per l’anima cristiana che vive questi tumultuosi momenti della storia del mondo e della Chiesa. Un’attesa nella speranza che ravviva atteggiamenti spirituali consoni e adeguati che se sempre sono raccomandabili al cristiano, oggi diventano particolarmente urgenti e necessari per far fronte ai pericoli dello scoraggiamento, della disperazione, del disimpegno spirituale e sociale:

« La prospettiva del Regno di Maria è non solo lecita ma anche raccomandabile ed anzi potremmo dire doverosa, poiché è richiesta dalla fede nella Divina Provvidenza nell’attuale situazione storica [...]. Essa svolge anche un prezioso ruolo pedagogico. Essa infatti, da una parte, impedisce che i cristiani si adagino nella comoda illusione di poter sopravvivere adattandosi all’attuale situazione di apostasia; dall’altra, impedisce pure ch’essi cadano in una sterile rassegnazione che li spinge al degrado e al fallimento. Se i fedeli ieri erano sottoposti soprattutto alla prima di queste tentazioni, oggi essi rischiano di cadere piuttosto nella seconda » (2).

Il discorso sembra alquanto chiaro. Se all’orizzonte appaiono già le luci sacrali del regno nuovo che è prossimo a venire, non vi è alcun motivo per adattarsi agli stereotipi religiosi, culturali, sociali politici mondani, non vi è nessun motivo per accettare supinamente la mentalità rivoluzionaria trionfante perché questa scomparirà definitivamente, sarà precipitata agli inferi “tutto d’un colpo” – e con essa tutti coloro che le permettono di incarnarsi nel tessuto della vita temporale e spirituale dei popoli – quando il Trionfo del Cuore Immacolato si compirà. Per cui vi è più ragione nel resistere allo spirito rivoluzionario che permea la Chiesa e la società civile mondiale piuttosto che compromettersi con esso.

D’altra parte, se il regno di Maria è davvero prossimo, non vi è ragione per lasciare spazio allo scoraggiamento, alla paura, al timore, alla delusione, alla demoralizzazione, alla frustrazione. No. Il bene vincerà, trionferà e questa vittoria deve essere da noi tutti gioiosamente attesa e preparata, con quell’entusiasmo con cui ci si dà ai preparativi festosi di un matrimonio, di un compleanno o di un altro fausto evento o anniversario.

Così, alla falsa alternativa tra compromesso e isolamento, tra complicità e resa, tra illusione e disperazione, bisogna opporre la prospettiva dell’autentica speranza cristiana: speranza nella divina Provvidenza, speranza nella potenza salvifica di Cristo, speranza nell’intervento misericordioso della Madonna, speranza nella riscossa della Chiesa militante, speranza nella restaurazione della cristianità:

« “Spe salvi facti sumus” – nella speranza siamo stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi (Rm 8,24). [...] [A noi cristiani] è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino » (3).

Si tratta di quella speranza fondata sulla fede autentica che dona, alla storia dei singoli individui e all’intera storia umana, « un senso anche se, per quel che appare, non abbiamo successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili. Così, per un verso, dal nostro operare scaturisce speranza per noi e per gli altri; allo stesso tempo, però, è la grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire » (4).

Spero davvero che i nostri cuori si siano accesi di ardente zelo e fresco entusiasmo per raccogliere con convinzione la serissima “sfida” che la società scristianizzata da una parte e la Chiesa secolarizzata dall’altra ci presentano: Dio vuole da noi, oltre alla risposta della speranza, la risposta della fede, con la quale possiamo credere e accogliere il messaggio di Maria e la risposta della carità, con la quale ci rendiamo pienamente disponibili ad amarla e farla amare da tutti, propagando per lungo e per largo il “segno” che distruggerà, a breve, «l’immagine della Bestia» su questa terra: la perfetta consacrazione al suo Cuore Immacolato.

In primis, impegniamoci ad essere noi a portare questo “segno” scolpito nella nostra anima, perché questa consacrazione è oggi più che mai urgente. Molti, troppi luoghi e case, e famiglie e ambienti sono ormai dominati dalle potenze diaboliche perché non si prega più e perché il peccato mortale domina il cuore della maggior parte delle anime. La società e dominata da Satana. Forse la frontiera invalicabile della Chiesa – come notoriamente risaputo con la visione di Leone XIII – non è più immune da tale invasione. Così c’è il rischio di rimanere contagiati, con la sintomatologia tipica di un indecifrabile malessere (coniugabile in molteplici forme) che è solo frutto di un epocale allontanamento da Dio.

Consacrazione, dunque. Perché, come i trionfi cristiani del passato, anche questo del futuro non si imporrà fatalmente prescindendo dall’umana collaborazione, ma dovrà essere preparato e accompagnato dalla preghiera, dal sacrificio e dall’azione dei fedeli, soprattutto quelli tutti consacrati a Maria perché l’intervento di Dio « essendo principalmente soprannaturale bisogna innanzitutto implorarlo con la preghiera e poi meritarlo con la lotta e con il sacrificio. Se il “resto di Israele”, se i cristiani rimasti fedeli pregheranno, lotteranno e si sacrificheranno per l’avvento del Regno di Cristo in Maria, dimostrando di desiderare quel bene futuro che non possono vedere, essi forse otterranno da Dio la grazia di vedere ciò che hanno desiderato » (5).

Non basterà l’eroica testimonianza del martire, tantomeno la tenace resistenza del dissidente, ma ci vorrà anche l’animosa lotta del militante crociato:

« Per vincere bisogna lottare, per lottare bisogna sperare nella vittoria, per sperare bisogna amare ciò in cui si spera, per amare bisogna credere in ciò che si ama rifiutando colpevoli illusioni e false consolazioni. La riscossa tanto auspicata presuppone quindi l’impegno e l’olocausto di cristiani dall’animo retto, forte e generoso, dotati insomma delle qualità riservate dallo Spirito Santo ai “puri di cuore” » (6).


Note:

1) Padre S. M. Manelli, FI, I Novissimi. Meditazioni per ogni giorno del mese di novembre, Casa Mariana Editrice, Frigento 2017, p. 246.
2) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 136.
3) Benedetto XVI, Lettera Enciclica Spe Salvi, n. 1, p. 985.
4) Ivi, n. 35, p. 1014.
6) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, p. 158.
7) Ivi, p. 154.
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