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Tempi di Maria
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"Verrà nella potenza di Satana"... San Paolo, l'Anticristo e il misterioso katéchon

ESEGESI BIBLICA DI 2 TESSALONICESI 2, 3-11

[3]Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione,

[4]colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.

[5]Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose?

[6]E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora.

[7]Il mistero dell'iniquità è gia in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene.

[8]Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta, l'iniquo,

[9]la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri,

[10]e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi.

[11]E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna

[12]e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità.

Il passo 3-11 è uno dei più oscuri e difficili di tutta la Scrittura, non solo perchè in esso si tratta di avvenimenti futuri tracciati solo a larghissime linee, ma anche perchè S. Paolo avendo istruito abbondantemente a voce i Tessalonicesi su questo argomento, parecchie volte si contenta senz'altro di semplici allusioni e di richiami a quanto essi non potevano ignorare, ma che per noi è al tutto ignoto. Comincia col mostrare (3-5) che non verrà il gran giorno se prima non si compiono due altri grandi avvenimenti già spiegati a voce, e a cui ora si contenta di fare un piccolo accenno.

Vers. 3. Nessuno vi seduca
, ossia state in guardia affinchè nessuno vi tragga in inganno facendovi credere prossimo il giudizio universale.

Perchè se prima, ecc. La proposizione, che si continua per tutto il versetto 4 e 5, è rimasta incompiuta e sospesa. E' facile però supplire le parole ciò non sarà, ossia il giorno del Signore non verrà.

Se prima, ecc. Ecco il primo dei due grandi avvenimenti che deve compiersi avanti la Parusia.

La ribellione, ossia l'apostasia. L'articolo determinativo mostra che qui si tratta di quell'apostasia, intorno alla quale S. Paolo aveva già istruito i Tessalonicesi (v. 5). S. Giov. Cris. e Sant'Agostino pensano che apostasia valga qui lo stesso che apostata, e con questo nome intendono l'Anticristo. Ma si fa giustamente osservare che S. Paolo distingue assai nettamente l'Anticristo dall'apostasia, e parla di essi come di due avvenimenti distinti. Tertulliano, S. Gerolamo, Sant'Ambrogio, ecc., per questa apostasia intendono la defezione dei popoli o dei Giudei dall'impero romano, ma questa interpretazione è contraddetta dal fatto che lo stesso impero romano ha cessato di esistere senza che sia ancora venuto l'Anticristo. Col nome di apostasia si deve quindi intendere la defezione religiosa, ossia l'apostasia dalla fede (Atti XXI, 21; 1 Tim. IV, 1), come con S. Tommaso ritengono tutti i moderni. Di questa apostasia parlò anche Gesù Cristo, quando disse (Matt. XXIV, 11-13): Usciranno fuori molti falsi profeti e sedurranno molti. E per il sovrabbondare dell'iniquità si raffredderà la carità di molti, e (vv. 22, 25) se non fossero accorciati quei giorni non sarebbe salvo nessuno che è carne, ma saranno accorciati quei giorni in grazia degli eletti... usciranno fuori falsi cristi e falsi profeti, e faranno miracoli grandi, da fare che siano ingannati (se è possibile) gli stessi eletti (Ved. anche Luc. XVIII, 8; XXI,28).

Non sia manifestato
, ecc. Il secondo avvenimento, che deve precedere il grande giorno, è la manifestazione, ossia l'apparizione dell'Anticristo, caratterizzato in vari modi da S. Paolo in questo e nel seguente versetto. Dapprima viene chiamato l'uomo del peccato, espressione equivalente a uomo che è come l'incarnazione o la personificazione del peccato (Ved. S. Tommaso, h. 1.). I codici greci presentano però due lezioni diverse, e mentre gli uni (A D E F, ecc.) si accordano colla nostra Volgata, invece gli altri "l'uomo che è contrario ad ogni legge", vale a dire che calpesterà ogni legge di Dio. Per il senso le due lezioni non differiscono gran che. Da tutto il contesto appare chiaro che l'Anticristo sarà un vero uomo come pensano i Padri Ireneo, Tertulliano, Origene, Crisostomo, Cirillo, Gerolamo, ecc., e non già un demonio incarnato, come sognarono alcuni, e neppure un essere collettivo o una serie di diversi uomini. San Paolo lo caratterizza ancora coll'espressipne il figliuolo della perdizione, ebraismo equivalente a uomo destinato per le sue colpe a essere colpito dal peso della divina vendetta e dell'eterna dannazione (Cf. Giov. XVII, 12).

Vers. 4. Il quale si oppone. Quest'uomo di perdizione e di peccato è ancora per eccellenza l'avversario o l'oppositore di Gesù Cristo e del suo regno, e perciò S. Giovanni nella sua prima lettera (II, 18, 22; IV, 3) gli dà il nome di Anticristo. In lui l'opposizione e la guerra che le potestà infernali muovono a Gesù Cristo e alla sua Chiesa, toccheranno il sommo grado. Egli sarà inoltre colui che si innalza sopra tutto quel che si dice Dio o si adora, ossia non riconoscerà alcun Dio sopra di sé, né il vero Dio che negherà, né i falsi dei che distruggerà. Per conseguenza egli muoverà guerra a tutti i culti, e pretenderà solo per sé gli onori divini, come Antioco Epifane presso Daniele (XI, 36-37), il principe di Tiro presso Ezechiele (XXVIII, 2) e il re di Babilonia presso Isaia (XIV, 13-14).

Nel tempio di Dio. Questa espressione non significa già il tempio di Gerusalemme, ma va interpretata o in senso metaforico per la Chiesa cristiana (II Cor. VI, 16; Efes. Il, 21), come pensano San Giov. Cris., Teodoreto, S. Gerol., ecc., oppure va presa in senso generale e indeterminato per indicare qualsiasi tempio dedicato al vero Dio. L'Anticristo giungerà al colmo della malizia facendosi proclamare e adorare Dio.

Vers. 5. S. Paolo si interrompe bruscamente, e volgendosi direttamente ai suoi lettori domanda loro: Non vi ricordate che quando io ero ancora presso di voi a predicare vi diceva tali cose, che cioè il giorno del Signore non sarebbe venuto se prima non avveniva la grande apostasia e la manifestazione, ossia l'apparizione dell'Anticristo? Perchè dunque, sapendo tali cose, vi spaventate, come se fosse imminente la venuta del Signore?

Vers. 6.
Nei vv. 6-7 spiega che cosa sia ciò che ritarda l'apparizione dell'Anticristo, e quindi la venuta del gran giorno. Anche su questo punto San Paolo aveva istruito i Tessalonicesi, ed ora senza spiegarsi più chiaramente suppone che essi non abbiano dimenticato i suoi insegnamenti. Per questo motivo i versetti 6, 7 sono oscurissimi, e hanno dato luogo a pressoché infinite interpretazioni, tanto che ogni esegeta deve dire con Sant'Agostino: Io confesso di ignorare ciò che ha voluto dire S. Paolo (De Civ. Dei, XX, 19, 3).

Ora, che ho richiamato alla vostra mente quanto vi ho detto a voce, sapete, ecc. Altri spiegano: voi sapete ciò che trattiene ora, ecc.

Ciò che lo rattiene (tò katechon), ossia ciò che impedisce attualmente, oppure ritarda, l'apparizione dell'Anticristo. S. Paolo vuol dire: Voi sapete ciò che deve prima accadere affinchè poi a suo tempo sìa manifestato l'Anticristo. Tale è la spiegazione più comune dì questo versetto. Alcuni altri però riferiscono il versetto alla venuta di Gesù Cristo, come se l'Apostolo volesse dire: Voi sapete ciò che ritarda la venuta di nostro Signore, affinchè non giunga se non al tempo stabilito. La prima spiegazione risponde meglio al contesto.

Vers. 7. Il mistero dell'iniquità è la ribellione contro Dio (v. 3), che toccherà il colmo nella grande apostasia e nell'apparizione dell'Anticristo. Questa ribellione viene chiamata "mistero" per opposizione a sia manifestato del versetto precedente; perchè mentre al tempo dell'Anticristo spiegherà pubblicamente e senza ritegno tutta la sua influenza, adesso non si fa sentire che in modo occulto e parziale. San Paolo vuol dire: Benché non sia ancora venuto il tempo dell'apparizione dell'Anticristo, tuttavia l'iniquità già fin d'ora opera, ossia fa sentire la sua influenza, oppure esercita la sua azione per mezzo degli errori, delle eresie, delle persecuzioni, ecc., che sono come la preparazione e il cominciamento del regno dell'Anticristo.

Solamente
, ecc. Stando al testo della Volgata, S. Paolo, secondo gli uni interromperebbe la sua descrizione per fare una raccomandazione ai suoi lettori: Che colui il quale trattiene, ossia possiede, Gesù Cristo e la sua fede, trattenga, ossia vi stia attaccato fermamente, finché la grande apostasia sia tolta di mezzo alla Chiesa. Si potrebbe anche spiegare: che Dio, il quale trattiene l'Anticristo impedendogli di manifestarsi, seguiti a trattenerlo, sinché, compiuti i disegni divini verso gli eletti, sia distrutto il mistero dell'iniquità (Martini, h. 1.). Nel greco mancano però le parole ut e teneat, e si legge semplicemente: tantum qui tenet nunc de medio fiat (= solamente sinché chi lo trattiene sia levato di mezzo). L'iniquità opera già fin d'ora occultamente, ma solo finché colui, che trattiene l'Anticristo impedendogli di manifestarsi, sia levato di mezzo, poiché allora l'Anticristo sarà manifestato, ecc.

Chi lo trattiene è quasi identico a ciò che lo trattiene del versetto 6, colla sola differenza che il primo, essendo maschile, deve riferirsi a una persona, mentre il secondo, essendo neutro, va riferito a una cosa in generale. Non è possibile determinare chi sia questa persona o questa cosa che pone ostacolo all'apparizione dell'Anticristo.

Innumerevoli sono le opinioni emesse in proposito dai vari autori. Alcuni antichi, al dire di Sant'Agostino (De Civ. Dei, lib. XX, 19), dando credito ad alcune voci riferite da Svetonio (Nero, LXVII) secondo le quali Nerone non sarebbe stato ucciso, pensarono che il crudele imperatore dovesse essere l'Anticristo, e dovesse tentare un giorno di ripigliare l'impero. In conseguenza costoro spiegavano le parole dell'Apostolo: solamente che colui il quale ora tiene l'impero, lo tenga finche Nerone sia morto. E cosa inutile confutare tale spiegazione.

Numerosi Padri (S. Giov. Cris., Sant'Ambr., Sant'Agost., S. Gerol., S. Cirillo G., ecc.) ritengono che questa forza la quale impedisce il prorompere aperto dell'iniquità, e quindi ritarda la venuta dell'Anticristo, sia l'impero romano, concretizzato poi nell'imperatore.
Siccome però l'impero romano già da tempo è scomparso senza che sia ancora venuto l'Anticristo, altri con S. Tommaso pensano che per impero romano si debba intendere non solo l'impero materiale, ma ancora quello spirituale proveniente dalla fede, per modo che come Gesù venne al mondo quando l'impero romano dominava tutto, così l'Anticristo verrà quando i popoli cesseranno di star soggetti all'autorità spirituale di Roma.

Altri interpreti (Bisping, Fillion, ecc.) son di parere che S. Paolo abbia parlato dell'impero romano solo in quanto era una forma di ordinata e potente istituzione civile e sociale, per modo che abbia voluto dire che l'Anticristo non verrà finché sia fermo l'ordinamento sociale basato in gran parte sui principii del diritto romano, ossia finché vi sia un'autorità, che sappia prevenire e punire il male.

Secondo altri quest'ostacolo che impedisce la venuta dell'Anticristo, sarebbe la predicazione del Vangelo, che deve essere portata a tutto il mondo prima della fine del tempo, oppure la Chiesa, o Gesù Cristo stesso, oppure lo spirito cristiano, oppure, come pensa Prat (La Théol. de St-P., t. I, p. 117), l'Arcangelo S. Michele, il capo delle milizie celesti, che combatte di continuo contro Satana, del quale l'Anticristo non sarà che un emissario o uno strumento (...).


In tanta varietà di opinioni non è possibile determinare quale fosse veramente il pensiero di S. Paolo, benché tutto considerato la spiegazione di S. Tommaso sia forse ancora la più probabile.

Verss. 8-11. S. Paolo passa ora a parlare della venuta dell'Anticristo, della sua azione malvagia, e del motivo, per cui Dio gli permetterà di fare sì gran male. E allora, quando sarà tolto di mezzo l'ostacolo, che impediva il prorompere dell'iniquità, sarà manifestato (lo stesso verbo come al V. 6 e al v. 3), quell'iniquo ossia colui nel quale sarà come personificata l'opposizione e la ribellione alla legge di Dio (V. n. 3). S. Paolo invece di continuare a descrivere l'Anticristo, si interrompe per accennare subito alla sua disfatta e al trionfo di Gesù Cristo. Col fiato della sua bocca, cioè con una sua parola, con un suo comando. Vi ha qui un'allusione alle parole di Isaia (XI, 4) « percuoterà la terra colla verga della sua bocca e col fiato delle sue labbra darà morte all'empio ». Benché l'Anticristo possa sembrare forte e invincibile, Gesù Cristo lo sterminerà con un semplice cenno, col semplice splendore della sua venuta, e così ridurrà al nulla il regno da lui fondato. Qui si parla della parusia, vale a dire della seconda venuta di Gesù Cristo (Cf. I Tess. II, 19, ecc.).

Vers. 9. L'Apostolo torna a parlare della venuta dell'Anticristo aggiungendo nuovi particolari. L'arrivo, ossia la venuta, del quale Anticristo è per operazione di Satana. Come i profeti S. Paolo usa qui il presente di anticipazione, presentando come se si compisse attualmente ciò che non avverrà se non in futuro. L'Anticristo sarà uno strumento di Satana, e quindi verrà secondo la potenza di Satana che lo aiuterà a compiere ogni sorta di miracoli, di segni e di prodigi, i quali vengono detti bugiardi, sia perchè solo apparenti, e sia perchè ordinati a ingannare gli uomini e ad allontanarli dalla verità dalla fede (Matt. XXIV, 24). Solo Dio può fare veri miracoli. Invece di tradurre in omni virtute, con tutta potenza, ecc., è da preferirsi la traduzione: con ogni sorta di miracoli, di segni, e di prodigi. Le tre espressioni (miracolo) (segni) (prodigi) sono spesso usate nel Vangelo per indicare le varie opere miracolose fatte da Nostro Signore (Cf. anche Atti, II, 22; Rom. XV, 19; II Cor. XII, 12; Eb. II, 4).

Vers. 10. Egli non si varrà solo di falsi miracoli per attirare gli uomini all'errore, ma darà ancora mano a tutte le seduzioni dell'iniquità, cioè a tutte le arti atte a persuadere l'iniquità e a sedurre gli uomini. Tali mezzi di seduzione otterranno il loro effetto non in tutti, ma solo in coloro che si perdono (Cf. I Cor. I, 18; II Cor. II, 15, ecc.), per non aver abbracciato, ecc., ossia che per loro colpa si sono resi rei di eterna dannazione perchè si rifiutarono di abbracciare l'amore della verità, ossia non vollero amare la verità evangelica. L'amore della verità evangelica importa di credere a tutti gli insegnamenti di Gesù Cristo e di operare in conformità di essi (Cf. I Cor. XIII, 2). E perciò in pena e castigo di aver rigettata la verità del Vangelo, Dio manderà ad essi l'operazione dell'errore, ossia, come spiega S. Tommaso (h. 1.), permetterà che l'Anticristo faccia dei falsi miracoli talmente che credano alla menzogna, ossia prestino fede alla sua falsa dottrina (Ved. n. Rom. I, 24 e IX, 17, 18). Così per un giusto castigo coloro che non hanno voluto credere ai miracoli di Gesù Cristo, presteranno poi fede ai falsi miracoli del demonio.

Vers. 11. Onde siano giudicati, ecc. Giudicare ha qui il senso di condannare (Cf. Rom. II, I, 2, 3; Coloss. II, 16). Ecco quale sarà il risultato finale a cui arriveranno gli empi. Essi saranno condannati all'eterna rovina. Per meglio far comprendere la giustizia del castigo S. Paolo torna ad accennare alla loro colpa: non hanno creduto alla verità... si sono compiaciuti nell'iniquità. Da questi due ultimi versetti apparisce chiaro che la grande apostasia non sarà universale, ma solo una parte degli uomini resteranno sedotti, questi però lo saranno per loro colpa.

Riferimento bibliografico


Padre M. Sales, Il Nuovo Testamento commentato, vol. 2: Le Lettere degli Apostoli e l’Apocalisse, Scuola tipografica salesiana, Milano 1925, pp. 366-369.
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