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Il “suicidio assistito” della Chiesa e della società | Roberto de Mattei

(Roberto de Mattei, 21 agosto 2019)
Tutta l’attenzione in questi giorni, in Italia, è concentrata sulla crisi politica. Ma esiste un’altra crisi, più grave e più vasta, che costituisce il profondo retroterra della crisi politica: è la crisi religiosa e morale dell’Occidente. La crisi politica è visibile, entra attraverso i media nelle nostre case e anche un occhio o un orecchio distratto la percepisce.

La crisi religiosa e morale può essere percepita solo da chi abbia una sviluppata sensibilità spirituale. Chi è immerso nel materialismo della vita contemporanea ha una affinata capacità di cogliere il piacere dei sensi, ma è spiritualmente ottenebrato, se non del tutto cieco. La crisi religiosa e morale è una crisi che avviene quando l’uomo perde di vista il suo fine ultimo e i criteri che devono guidare le sue azioni. La società si immerge nell’agnosticismo, si dissolve e muore.

In Italia, ad esempio, la crisi di governo ci fa dimenticare un importante appuntamento. Per il 24 settembre è prevista un’udienza della Corte costituzionale per giudicare la legittimità dell’articolo 580 del Codice penale che punisce il reato di istigazione o aiuto al suicidio. Il supremo organo giuridico dello Stato italiano ha invitato il Parlamento a promulgare una nuova legge entro questa data, altrimenti sarà la Corte stessa a definire la strada. Ma la Corte ha già affermato che in alcuni casi il suicidio può essere ammesso (e dunque “assistito” sul piano medico e amministrativo) perché, «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce, per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze» (Ordinanza n. 207 del 16 novembre 2018). L’autodeterminazione dell’individuo è la regola suprema di una società che ignora l’esistenza di una legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo, a cui gli uomini e le società devono uniformarsi se vogliono evitare l’autodistruzione.

La crisi politica in atto sembra escludere la possibilità che il Parlamento possa affrontare entro settembre il tema del suicidio ed è quindi probabile che la Corte costituzionale infligga una nuova grave ferita al diritto alla vita, sulla strada di una completa liberalizzazione dell’eutanasia. Dopo il testamento biologico, un nuovo passo avanti sarà fatto sulla strada della cultura della morte che caratterizza la società contemporanea.

Il suicidio assistito è l’aiuto medico, psicologico e burocratico fornito a chi ha deciso di darsi la morte. Esso rappresenta un delitto morale al pari dell’eutanasia. La legge naturale e divina proibisce il suicidio perché l’uomo non è padrone della sua vita, come non lo è di quella degli altri. Il suicidio è un supremo atto di ribellione a Dio perché, come insegna la filosofia tradizionale, non ci può essere atto di dominio maggiore di voler distruggere qualcosa che non ci appartiene (Victor Cathrein S. J., Philosophia moralis, Roma, Herder 1959, p. 344). Nel suicidio sembra realizzarsi il destino dell’uomo moderno, incapace di elevarsi oltre l’orizzonte mondano della propria esistenza, prigioniero della propria immanenza. L’uomo si autodistrugge quando rifiuta il peso dell’essere che ciascuno è chiamato a sopportare esistendo.

Il suicidio può essere compiuto non solo dagli uomini, ma anche dalle nazioni, dalle civiltà e perfino dalla Chiesa, considerata nell’umanità degli uomini che la compongono. La Chiesa vive, da oltre cinquant’anni, un processo suicidario che Paolo VI definì di «autodemolizione» (Discorso al Seminario Lombardo in Roma del 7 dicembre 1968). Questa autodemolizione oggi potrebbe essere definita un vero e proprio “suicidio assistito” della Chiesa. Assistito perché indotto e favorito da quei poteri forti che hanno sempre combattuto la Chiesa.

Il Documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, con il culto della Natura che si sostituisce a quello della Santissima Trinità, l’abolizione del celibato ecclesiastico e la negazione del carattere sacramentale e gerarchico del Corpo Mistico di Cristo, è l’ultimo esempio di questo suicidio assistito provocato dai vertici della Chiesa e incoraggiato dai suoi nemici. L’Instrumentum laboris sull’Amazzonia, ha detto il cardinale Walter Brandmüller, «carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il Papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l’autodistruzione della Chiesa». I cattolici minimalisti propongono come alternativa al suicidio assistito la sedazione profonda attraverso cui si arriva alla morte del malato in via indiretta, ma altrettanto inesorabile. Noi non apparteniamo a questa schiera. Non siamo in grado, da soli, di salvare il malato, perché c’è un solo medico che può farlo, in qualsiasi momento: Colui che ha fondato la Chiesa, la dirige ed ha promesso che Essa non perirà. Questo medico delle anime e dei corpi è Gesù Cristo (Matteo 8, 5-11). La Chiesa e la società gli appartengono e nessuna rinascita è possibile al di fuori del ritorno alla Sua legge.

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