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La restaurazione dopo la prova – Necessità di un intervento divino

NECESSITÀ DI UN INTERVENTO DIVINO

L'umanità posta da Dio sulla linea perpendicolare che aspira a lasciar il nostro globo per ascendere nell'infinito, dopo tredici secoli d'ascensione parve volesse rinunciare a poco a poco a cercare la felicità in Cielo per trovarla sopra la terra. Essa oggi si accorge che non ve n'è punto. Il concetto utilitario della vita non ha cessato di destare nei cuori il desiderio dell'agiatezza; l'avidità dei godimenti vi ha fatto fermentare l'invidia, la gelosia, e l'odio. Tutte queste passioni spingono al saccheggio, ad un saccheggio universale, depredando tutto ciò che il lavoro ed il genio hanno creato, tutto ciò che la temperanza ed il risparmio accumularono nel lungo corso dei secoli per farne l'orgia d'un giorno, l'orgia che il socialismo promette per l'indomani. Dopo ciò sarà pur mestieri che il mondo, se non vuol restare nella morte, riprenda l'ideale cristiano, la linea perpendicolare.

Di questo ci avvertiva de Maistre quando diceva: "Se non si fa una rivoluzione morale in Europa; se lo spirito religioso non viene rinvigorito in questa parte del mondo, il vincolo sociale si discioglie". Lo spirito del Rinascimento avrà ottenuto il suo ultimo trionfo, e questo trionfo sarà stato la morte della società. Lo stato a cui ci ha ridotto l'idea del Rinascimento è tale che la nostra speranza di Rinnovazione è riposta soltanto nella infinita misericordia. Infatti, non bisogna credere che l'uomo possa operare un tal cambiamento da se stesso; se l'uomo individuo è impotente a rigenerarsi, quanto più non lo sono le nazioni?

"Io tengo come provato ed evidente - dice Donoso Cortes - che quaggiù il male finisce sempre col trionfar del bene, e che il trionfo del male è riservato, se è lecito esprimersi così, a Dio personalmente. "Perciò non vi è alcun periodo storico che non finisca con una catastrofe. Il primo periodo storico esordisce dalla creazione e termina col diluvio. E che significa il diluvio? Due cose: il trionfo naturale del male sul bene, ed il trionfo sopranaturale di Dio sul male, mercé un'azione diretta, personale, sovrana ". "Gli uomini grondavano ancora delle acque del diluvio quando ricominciò la lotta. Le tenebre s'accumularono su tutti gli orizzonti. Alla venuta di Nostro Signore era notte dappertutto, una notte fitta, palpabile. Il Signore è innalzato in Croce, e la luce ritorna nel mondo. Che significa questa grande catastrofe? Due cose: Il trionfo naturale del male sul bene, ed il trionfo sopranaturale di Dio sul male, mercé un'azione diretta, personale, sovrana". "Che dicono le Scritture sulla fine del mondo? Dicono che l'Anticristo sarà il padrone dell'universo, e che allora verrà il finale Giudizio, coll'ultima catastrofe. Essa, come le altre, significherà il trionfo naturale del male sul bene, ed il trionfo sopranaturale di Dio sul male, mercé un'azione diretta, personale, sovrana".

Siamo noi alla vigilia della comparsa dell'Anticristo? Abbiamo già data l'unica risposta che possa darsi su questo argomento: e nessuno ne sa nulla. Quello che sappiamo, quello che vediamo e che tocchiamo con mano si è l'orribile catastrofe che ci minaccia. "La sfinge spaventosa ci sta dinanzi agli occhi - diceva ancora Donoso Cortes - e non si è trovato fino al presente alcun Edipo che abbia saputo decifrarne l'enigma. Il terribile problema ci sta ritto dinanzi, e l'Europa non sa, né può risolverlo! ecco la verità. Per l'uomo che ha sana ragione, buon senso, e spirito penetrante, tutto annuncia una fine prossima e funesta, un cataclisma quale gli uomini non hanno mai veduto ...". Per evitarlo sarebbe necessario un cambiamento completo nelle idee. Bisognerebbe finirla di pascersi d'illusioni per una civiltà contraria alla civiltà cristiana, per una civiltà umanitaria che procaccerebbe a tutti i beni di questo mondo. Sarebbe mestieri ritornare alla persuasione che la società ha lo scopo principale di condurre le anime al loro fine sopranaturale, che è fatta per guidarle nelle vie della verità e del bene, che nella sua costituzione, e nelle sue istituzioni, deve avere di mira, innanzi tutto, Iddio ed i nostri eterni destini. Si può sperarlo? È sì grande il numero di coloro che si lasciano cogliere d

Il sig. di Bonald non pensava altrimenti. Egli scriveva il 14 luglio 1836 a Senft: "L'immaginazione si travaglia indarno a cercare qualche mezzo di salvezza. Non havvene alcuno nelle forze umane. È d'uopo v'intervenga il Cielo". Charles Périn avea il medesimo sentimento: "Le migliori volontà non vinceranno l'impotenza e l'inerzia generale cagionate dal modernismo, a meno che Dio non apporti loro un'assistenza inaspettata".

Sulla fine dell'anno 1877, a Berlino, nel Reichstag, un deputato, felicitò Bismarck del suo trionfo sopra l'Austria e sopra la Francia, ed osò annunziargli un successo eguale contro Roma. Windthorst gli rispose: "In nessun'epoca della storia la lotta contro la Chiesa è stata così violenta né così astuta; se fosse possibile di credere che la Chiesa possa perire, lo crederei al presente. Ma la Chiesa compirà la sua missione malgrado le difficoltà presenti e a dispetto degli dèi moderni che vogliono asservirla. Nei tempi antichi, si trovò un Costantino che fece trionfare la Chiesa: verrà, ne ho la fede, un'altro Costantino per vincere gli attuali nemici dell'opera della Chiesa. Sì, ci si lusinga, ci si crede sicuri di finirla con Roma; ed io vi predico che il risultato sarà tutt'altro da quello che si spera ".

Blanc de Saint-Bonnet espresse gli stessi pensieri, ma diede alle sue speranze maggior precisione e forza. "In questo momento Dio solo può salvarci, perché Dio solo può fare un miracolo. Nulla potendo l'uomo, Dio s'interporrà. Ci caverà egli stesso da questa condizione disperata. Egli comparirà al momento opportuno per salvare il mondo che perisce. Gli animi sembrano avere il presentimento di un'epoca in cui ogni ingiustizia sarà riparata, ed ogni verità riconquistata. Il cumulo d'errori che ci ricopre si vedrà rimosso e precipitato nel mare. Allora ogni cosa verrà rimessa al suo posto. Una luce grande come l'oscurità onde i popoli erano avvolti, risplenderà sulla terra, e noi vedremo il mondo genuflesso, che riconosce il suo Creatore ed il suo Redentore che avea rinnegato, riprendendo nell'adorazione e nella preghiera, la via che conduce al Cielo".

Parlar di miracolo, porre la sua speranza in un miracolo che Dio opererebbe per la salute dei mondo, sembrerà cosa insensata ai positivisti e troppo "mistica" a parecchi cristiani dei nostri giorni. Credervi, dimandarlo in compagnia di tali uomini, non è punto temerario. E d'altra parte, dei miracoli ce ne furono nella nostra storia, ed il braccio di Dio non si è per nulla abbreviato. Noi non aspettiamo che legioni d'angeli compariscano in aria per venire in nostro soccorso. No, Dio sa usare mezzi più semplici. Nel 1429, Orléans, ultimo baluardo che impediva all'Inglese di divenire signore della Francia, era sul punto di soccombere. ed il 17 luglio dello stesso anno Carlo VII trionfante era consacrato a Reims. Che cosa era avvenuto? Una villanella di 16 anni aveva abbandonato il suo gregge per prendere il comando dell'esercito francese, e condurlo alla vittoria. Ciò che guerrieri più esperti e più intrepidi non aveano potuto ottenere; l'umile fanciulla l'avea compiuto in sette mesi, dopo aver predetto che lo farebbe perché Dio le avea dato la missione ed Egli era con lei. Se dunque un nuovo miracolo può solamente cavarci da una situazione più funesta ancora, bisogna chiederlo e sforzarci di meritarlo. "Fra noi ed i favori divini s'interpone il delitto dell'apostasia. Dio soffre di non potersi abbandonare a tutto il suo amore, dice B. de Saint-Bonnet.

Egli vuole vederci placare la sua giustizia e provvedere, coll'aiuto della preghiera e del pentimento, al divino equilibrio de' suoi divini voleri. Spetta a voi di gettar sulla bilancia il peso della preghiera, della riparazione e dell'umiltà. Tutti non pregheranno, la riparazione non verrà da tutti, l'umiltà non entrerà in tutti i cuori; così non fu mai, e Dio non l'esige. Coloro che hanno l'amore di Dio e dei loro fratelli, finiscano di santificare se stessi per affrettare l'ora della liberazione!" Fin dal suo tempo, De Maistre ha potuto segnalare i primi sintomi di questo grande cangiamento. "Chi avrebbe detto che il secolo XIX sarebbe quello delle conversioni? Tuttavia esse si moltiplicano ogni giorno, e nei ceti più rimarchevoli della società, cosi per lo splendore personale come per la scienza".

Anche là dove nessuno si sarebbe convertito, egli vedeva tuttavia che gli animi si purificavano dei loro errori e dei loro pregiudizi. E presso di noi, "attraverso tanti errori" egli vedeva "dei punti luminosi e delle grandi speranze". Egli udiva, "un grido generale foriero di grandi cose".

Quanto più tutti questi pronostici si sono affermati e moltiplicati ai nostri giorni! Dio farà che la Rinnovazione si compia se, nella sua sapienza infinita, ha risoluto di farla, se, ne' suoi decreti eterni, l'apostasia attuale non è destinata a condurre la fine dei tempi. "Per rispondere alle preghiere dei santi - dice ancora B. de Saint-Bonnet - Dio ci richiamerà dall'orlo del nulla, ed il genere umano stupefatto della iniquità commessa nel rinnegare il suo Creatore, il suo Redentore, illuminato dalla inanità delle lunghe sue brame, degl'inutili suoi sforzi, per formarsi il paradiso in sulla terra, deporrà il suo orgoglio, e farà ritorno alle sorgenti della vita. Le generazioni che saranno in appresso chiamate a compiere il numero degli eletti, saranno per sempre edificate dalla grandezza di questo triplice spettacolo: una profondità nella malizia umana, non pareggiata che dall'impotenza cui sì vedrà ridotta; il nulla in cui sarà momentaneamente caduta la civiltà che si è spogliata della fede; poi, come ai giorni di Noè un miracolo di Bontà che interviene affinché l'Uomo esista ancora". Accogliamo questi presentimenti. La felice esperienza che abbiamo della misericordia divina, ci permette di lasciarli entrare nei nostri cuori.

Tratto da:

H. Delassus, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà, parte seconda: la Rinnovazione e le sue condizioni, capitolo X, versione digitale: www.rassegnastampa-totustuus.it/…/IL-PROBLEMA-DEL…

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Mi piace davvero molto questo post per quello che dice.Fede e opere NON sono inversamente proporzionali:crescono insieme,invece.Chi capisce l'importanza della volonta' e del libero arbitrio cresce nella Fede,e nell'umilta', e chi cresce nella Fede capisce sempre piu' l'importanza della volonta'.Maria e' l'esempio perfetto.E' la stessa logica interna del Padre Nostro:con le prime petizioni si …More
Mi piace davvero molto questo post per quello che dice.Fede e opere NON sono inversamente proporzionali:crescono insieme,invece.Chi capisce l'importanza della volonta' e del libero arbitrio cresce nella Fede,e nell'umilta', e chi cresce nella Fede capisce sempre piu' l'importanza della volonta'.Maria e' l'esempio perfetto.E' la stessa logica interna del Padre Nostro:con le prime petizioni si chiede luce e Grazia in noi stessi prima di tutto,fino al pane quotidiano che non e' solo quello materiale.Ne deriva la responsabilita' per gli altri,per cui come Dio ,dandoci luce e occasione di rimorso,e quindi di adesione della volonta' col pentimento attivo,fatto di proponimento e penitenza,ci rimette i peccati, cosi' noi con la preghiera chiediamo che le stesse cose siano date agli altri perche' avvengano le stesse conseguenze anche negli altri,e rimettiamo all'aiuto finale di Dio la salvezza e la perseveranza finale nostra e altrui,consapevoli che da solo non ce la faremmo.Ave Maria.
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Due parole per ricordare chi era Joseph de Maistre e le sue opere:
Nacque a Chambéry nel 1753 e morì a Torino nel 1821).

Fu aspramente critico verso la Rivoluzione francese e l'Illuminismo. Rintracciò le radici della mentalità razionalistica e individualistica dei philosophes nel 'libero esame' dei protestanti e interpretò il Terrore come il castigo che la Provvidenza aveva inviato al popolo …More
Due parole per ricordare chi era Joseph de Maistre e le sue opere:
Nacque a Chambéry nel 1753 e morì a Torino nel 1821).

Fu aspramente critico verso la Rivoluzione francese e l'Illuminismo. Rintracciò le radici della mentalità razionalistica e individualistica dei philosophes nel 'libero esame' dei protestanti e interpretò il Terrore come il castigo che la Provvidenza aveva inviato al popolo francese per il suo spirito ateo e fanatico (Considérations sur la France ,1796).
L'uomo, creatura debole e corrotta dal peccato originale, non può autogovernarsi: un ordine politico stabile è possibile soltanto se fondato sulle verità della religione.

Di nobile famiglia, fu magistrato e nel 1788 membro del senato sabaudo. Pensando di poter giungere, attraverso l'opera della massoneria, all'instaurazione di un'unica Chiesa, la cattolica, che raccogliesse tutte le confessioni, aderì dapprima alla loggia di rito inglese dei Trois Mortiers, poi a quella di rito scozzese della Sincérité, di cui divenne uno dei capi (1778).

Di fronte alla Rivoluzione francese il suo atteggiamento parve dapprima favorevole, ma poi di fronte ad i suoi orrori, l'avversò. Quando la Savoia fu invasa dai Francesi l, si rifugiò in Svizzera (1793). Tornò a Torino (1797), ma, all'arrivo dei francesi, fu costretto a lasciare di nuovo la città, fu nominato (1799) reggente della cancelleria di Sardegna a Cagliari, entrò tuttavia in urto col viceré Carlo Felice, e allora fu da Vittorio Emanuele I inviato (1802) come ministro plenipotenziario in Russia, dove lo zar gli offrì di passare al suo servizio. La sua teorizzazione dell'assolutismo pontificio e la sua critica accanita rivolta contro il pensiero liberale determinarono però Alessandro I, allora incline alle idee occidentali di progresso e di libertà, a chiedere il suo richiamo.
De M. passò a Torino i suoi ultimi anni.
Nelle Considérations sur la France (1796), scritto in Svizzera, dopo aver criticato la dottrina e l'azione rivoluzionarie, finiva per delineare un programma di restaurazione che tenesse conto dei nuovi interessi che la Rivoluzione aveva creati. La sua polemica antirivoluzionaria divenne, dopo il suo ritorno a Torino, polemica antiprotestante: nelle Réflexions sur le protestantisme dans son rapport avec la souveraineté metteva infatti in relazione il libero arbitrio dei riformatori religiosi con lo spirito rivoluzionario. Compose le sue opere maggiori in Russia: le Soirées de Saint-Pétersbourg (post., 1821), in cui, di fronte all'illuminismo mistico, prende una netta posizione critica, e il libro Du pape (1819). Di nuovo a Torino, scrisse la Lettre sur l'état du Christianisme en Europe (1819), in cui riconferma la sua fede nell'avvento di un'unica Chiesa cattolica capace di riunire in sé tutte le Chiese. Nell'Europa della Restaurazione de M. è massimo esponente, con L. de Bonald, di quella corrente teocratica che speculativamente s'innesta nel grande moto del Romanticismo europeo, contribuendo ad esso con il concetto della storia (in opposizione all'Illuminismo) come tradizione (nel senso della conservazione eterna dei supremi e trascendenti valori etico-religiosi). Correlativamente, nella politica egli pone a fondamento della vita degli stati il principio di legittimità, sola forza morale capace di rigenerare l'uomo e di restaurare il diritto che la Rivoluzione francese ha calpestato. Tale principio deve realizzarsi in una struttura teocratica dello stato.
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La concezione della Storia:ecco il punto che a volte sfugge e poi ritorna nelle riflessioni!Alla base di tutte le deviazioni moderniste e bergogliesche ci sta una concezione della Storia sbagliata.Da li' lo storicismo che genera eresie.Il carro davanti a i buoi,e l'idea che tutto debba convergere fatalmente verso Cristo:certo credono di lavorarci ,ma traggono la volonta'e perfino la loro …More
La concezione della Storia:ecco il punto che a volte sfugge e poi ritorna nelle riflessioni!Alla base di tutte le deviazioni moderniste e bergogliesche ci sta una concezione della Storia sbagliata.Da li' lo storicismo che genera eresie.Il carro davanti a i buoi,e l'idea che tutto debba convergere fatalmente verso Cristo:certo credono di lavorarci ,ma traggono la volonta'e perfino la loro legittimita' presunta, dalla fede che le cose andranno cosi'.Avere poi un Papa dei loro,diventa poi come dare la stura all'otre dei venti di Eolo.Altomare.Ma questa e' ancora una fede umana,mondana,carnale,non sanno cosa e' la Fede soprannaturale. La stessa "fede" di Marco Pannella nel suo "spirito",massone e pseudosionista.Quindi anche eresia immanentista,essendo pseudo sionista.Questo sciocco e idolatrico ecumenismo e' pervaso di fatalismo e d'immanentismo. Una deficienza di vera volonta',sostituita da una brama isterica di prevaricazione,di rivincita,rancorosa e accecata.,insieme all'astuzia ambigua che viene da tale passione e accecamento carnale.Ecco il vero Bergoglio,finche' non si converte davvero.,nel cuore e nella mente.Cristo vince ,lo sanno anch'essi,ma nel modo che spiega per esempio Geremia.E' l'Umanita' che deve ritornare a Dio("Se tu ritornerai a me...se essi ritorneranno a me...)e non Dio che deve ritornare a Se'fatalmente attraverso il Figlio incarnato.Interpretano male le Scritture.Il Figlio ci ha anticipati e resta fermo dov'e' ,pur accompagnandoci nel Mistero Eucaristico e vince il mondo fino alla fine dei tempi.Questo fa si' che la vera volonta di servire Dio possa nutrirsi di estetica, di gratuita',di adorazione invincibile,in una parola di ETERNITA'(Grazia)e di vera LIBERTA' della volonta'(opere),non di politica e di artifizi umani quando non decisamente puttaneschi e ruffiani.La Fede crede e vince contro ogni evidenza, e proprio cosi' si dimostra soprannaturale.Per questo hanno un rapporto conflittuale e ambiguo con l'Eucarestia:perche' da un lato vorrebbero strumentalizzarla per le loro teorie storiciste eretiche e immanentiste,dall'altro non possono farlo,perche' storicismo e immanentismo e' una somma delle parti che NON DA' IL TUTTO,alla faccia loro!Percio' preferiscono girarci intorno,annacquarla pure,e sostituire il Popolo per la componente storicista e la Parola ,lo Spirito per la componente immanentista Anche li',la somma delle parti non da' il tutto,ma non c'e' il dogma preciso e codificato da 2000 anni a rendere evidente tale deficienza,cosi' che il tutto puo' cominciare e finire con un "Buonasera" e non un "Laudetur Jesus Christus",facendoci,nella sostituzione, pure una illegittima e illusoria "cresta" ecumenista,ma sic transit gloria mundi.
Storicismo e immanentismo e' una somma che non da' il Tutto:e infatti,mi raccontava un mio cognato Provveditore agli studi,a cui per lavoro capitava anche d' incontrare vescovi e cardinali,(decenni fa...)che qualcuno gli disse che :"Dio e' onnipotente ma la sua potenza non e' attuale".Eccola!Somma delle parti che non da' il tutto,ma che da' l'eresia,pur di non rinunciare a essa.Cioe': in …More
Storicismo e immanentismo e' una somma che non da' il Tutto:e infatti,mi raccontava un mio cognato Provveditore agli studi,a cui per lavoro capitava anche d' incontrare vescovi e cardinali,(decenni fa...)che qualcuno gli disse che :"Dio e' onnipotente ma la sua potenza non e' attuale".Eccola!Somma delle parti che non da' il tutto,ma che da' l'eresia,pur di non rinunciare a essa.Cioe': in sostanza,pur di non rinunciare alla "carne" e al mondo,perche' e' da questi che viene l'ostinazione.Una idea superba e irrealistica circa la condizione umana nel mondo e nella Storia dopo il peccato originale.
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