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L’Abuso della divina Misericordia. S.Alfonso.

“Ignori che la benignità di Dio ti spinge a conversione?” (Rom 2,4)

Punto I
Si narra nella parabola della zizzania in S. Matteo (Mt 13) che essendo cresciuta in un campo la zizzania insieme col buon grano, volevano i servi andare ad estirparla: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". Ma il padrone rispose: No, lasciatela crescere, e poi la raccoglierete per gettarla nel fuoco: "Al momento della mietitura dirò ai mietitori: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla". Da questa parabola si ricava da una parte la pazienza che il Signore usa coi peccatori; e dall'altra il rigore che usa con gli ostinati.
Dice S. Agostino che in due modi il demonio inganna gli uomini: "Con la Disperazione, e con la Speranza". Dopo che il peccatore ha peccato, lo tenta a disperarsi col terrore della divina giustizia; ma prima di peccare, l'anima a cadere in peccato colla speranza della divina misericordia. Perciò il santo avverte: "Dopo il peccato spera nella misericordia, prima del peccato temi la divina giustizia".
Sì, perché non merita misericordia chi si serve della misericordia di Dio per offenderlo. La misericordia si usa con chi teme Dio, non con chi si avvale di quella per non temerlo. Chi offende la giustizia, può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la stessa misericordia, a chi ricorrerà?
Difficilmente si trova un peccatore tanto disperato, che voglia proprio dannarsi. I peccatori vogliono peccare, senza perdere la speranza di salvarsi. Peccano e dicono: Dio è misericordia; farò questo peccato, e poi lo confesserò. "Dio è buono, faccia quel che piace a me", ecco come parlano i peccatori, scrive S. Agostino. Ma oh Dio mio, così ancora dicevano tanti, che ora sono già dannati.
Non dire: Son grandi le misericordie che usa Dio; per quanti peccati farò, con un atto di dolore sarò perdonato. E non dire: “la misericordia del Signore è grande, avrà pietà della moltitudine dei miei peccati" (Eccli 5,6). Non dire così, dice Dio; e perché? "Perché la sua ira è tanto pronta come la sua misericordia, e la sua ira guarda ai peccatori" (Eccli 5,7).
La misericordia di Dio è infinita, ma gli atti di questa misericordia o le sue commiserazioni, sono finite.
Dio è misericordioso ma è anche giusto. "Io sono giusto e misericordioso", disse il Signore un giorno a S. Brigida; "i peccatori aspettano solo la misericordia".
I peccatori, scrive S. Basilio, vogliono vedere solo la metà di Dio: "Buono é il Signore, ma anche giusto; non vogliate considerare solo la metà di Dio".
Sopportare chi si serve della misericordia di Dio per offenderlo di più, non sarebbe misericordia, ma ingiustizia. La misericordia sta promessa a chi teme Dio, non già a chi ne abusa. "La sua misericordia è per coloro che Lo temono", cantò la divina Madre.
Agli ostinati sta minacciata la giustizia; e come dice S. Agostino, Dio non mentisce nelle promesse; e risplende anche nelle sue minacce.
Guardati, dice S. Giovanni Crisostomo, guardati quando il demonio (non Dio) ti promette la divina misericordia, affinché tu pecchi; Guai, soggiunge S. Agostino, a chi fa peccare confidando nella Speranza".
Oh quanti ne ha ingannati e fatti perdere, questa vana speranza. Povero chi abusa della pietà di Dio, per offenderlo di più!
Dice S. Bernardo che Lucifero fu così presto castigato da Dio, perché si ribellò sperando di non riceverne castigo.
Il re Manasse fu peccatore, poi si convertì, e Dio lo perdonò; Però Ammon suo figlio, vedendo il padre così facilmente perdonato, si diede alla mala vita colla speranza di essere anche lui perdonato; ma per Ammon non vi fu misericordia.
Per questo motivo, dice ancora dice S. Giovanni. Crisostomo, Giuda si dannò, perché peccò confidando nella benignità di Gesù Cristo. In somma Dio, se sopporta con pazienza, non sopporta sempre.
Se fosse che Dio sempre ci tollerasse, nessuno si dannerebbe; ma: "Grande è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti entrano in essa" (Mt 7,13).
Chi offende Dio con la speranza del perdono, è un derisore e non un penitente, dice S. Agostino. Ma dice S. Paolo che “Dio non si fa deridere" (Galat 6,7). Sarebbe un burlare Dio continuare ad offenderlo quanto lo si vuole, e poi andare in Paradiso. (Gal 6,7).
Chi semina peccati, non ha ragione di sperare altro che l’eterno castigo dell’inferno. La rete con cui il demonio trascina all'inferno quasi tutti quei cristiani che si dannano, è quest'inganno, col quale loro dice: Peccate liberamente, perché nonostante tutti i peccati vi salverete.
Ma Dio maledice chi pecca con la speranza del perdono. La speranza del peccatore dopo il peccato, quando vi è pentimento, è cara a Dio, ma la speranza degli ostinati è in abominio a Dio: (Iob 11,20). Una tale speranza irrita Dio e provoca il castigo, come irriterebbe il padrone quel servo che l'offendesse, perché il padrone è buono.

Punto II
Dirà taluno, Dio m'ha usate tante misericordie in passato, così spero che me l'userà per l'avvenire. Ma io rispondo: E perché t'ha usate tante misericordie, per questo vuoi tornare ad offenderlo? Ti dice S. Paolo, così tu disprezzi la bontà e la pazienza di Dio? Non sai che se il Signore ti ha sopportato sinora; non è stato perché tu continuassi ad offenderlo, ma affinché tu piangi il mal fatto? (Rom 2,4).
E quando tu, confidando alla divina misericordia, non temi di abusare di lei, il Signore te la ritirerà. Come dice il Salmo 7: “Se non vi convertite, egli scoccherà il suo arco”. E nel Deuteronomio dice: "Mia è la vendetta e gli darò la paga a suo tempo" (Deut 32,35).
Fratello, Dio aspetta ma quando giunge il tempo della vendetta, non aspetta più e castiga.
Is 30,18 :Dio aspetta il peccatore, affinché si emendi: ma quando vede che il tempo concessogli per piangere i peccati, se ne serve per accrescerli, allora chiama lo stesso tempo a giudicarlo. Così che lo stesso tempo concessogli, le stesse misericordie usate serviranno per farlo castigare con più rigore ed essere più presto abbandonato. E come Dio l'abbandona? O manda la morte al peccatore, e così muore in peccato; oppure lo priva delle grazie abbondanti, e lo lascia solo con la grazia sufficiente, con la quale anche se il peccatore potrebbe salvarsi, non si salverà. Con la mente accecata, il cuore indurito, dominato dalle cattive abitudini, esse renderanno la sua salvezza moralmente impossibile; e così resterà, se non assolutamente, almeno moralmente abbandonato.
Oh che castigo! Che segno è, quando il padrone rompe la siepe, e lascia che nella vigna v'entri chi vuole, uomini e bestie! E’ segno che l'abbandona.
Così fa Dio, quando abbandona un'anima, le toglie la siepe del timore di Dio, del rimorso di coscienza, e la lascia nelle tenebre; ed allora entreranno in quell'anima tutti i mostri dei vizi. (Ps 103,20).
E il peccatore abbandonato che sarà in quell'oscurità, disprezzerà tutto, la grazia di Dio, il paradiso, le ammonizioni, le scomuniche; si burlerà della stessa sua dannazione. (Prov 18,3).
Dio lo lascerà in questa vita senza castigarlo, ma il non castigarlo sarà il suo maggior castigo. (Is 26,10).
Dice S. Bernardo su questo testo: "Non voglio questa Misericordia più terribile di ogni ira".
Oh qual terribile castigo è quando Dio lascia il peccatore nel suo peccato, e par che non gliene domandi più conto! (Ps 9). E sembra che non sia con lui sdegnato. (Ez 16,42). E che gli lasci ottenere ciò che desidera in questa terra. (Ps 80).
Poveri peccatori, che in questa vita son prosperi! È segno che Dio aspetta a renderli vittime della sua giustizia nella vita eterna. Domanda Geremia: "Perché il cammino degli empi è nella prosperità?" (Ger 12,1). E poi risponde: "Li riunisce nel gregge per la mattanza".
Non v'è castigo maggiore, che quando Dio permette ad un peccatore che aggiunga peccati a peccati, secondo quel che dice Davide: "Pone iniquità su iniquità... sarà cancellato del libro dei viventi" (Ps 66,28). Sul che dice San Roberto Bellarmino: "Non c’è pena maggiore, che il peccato sia pena del peccato". Meglio sarebbe stato per taluni di quest'infelici, che il Signore l'avesse fatto morire dopo il primo peccato; perché, morendo dopo, avrà tanti inferni, quanti peccati ha commessi.

Punto III
Or veniamo a noi. Fratello mio, quando il demonio ti tenta a peccare di nuovo, se vuoi dannarti, puoi liberamente peccare, ma non dire allora, che vuoi salvarti; mentre vuoi peccare, tieniti per condannato, e immaginati che Dio scriva la tua condanna, e ti dica: "Che ancora potevo fare per te, e non ho fatto?" (Is 5,4). Poiché vuoi dannarti, dànnati, tua è la colpa.
Ma dirai: E la misericordia di Dio dov'è? Ahi misero, e non ti pare misericordia l'averti Dio sopportato per tanti anni con tanti peccati? Tu dovresti startene sempre colla faccia a terra ringraziandolo e dicendo: "E‘ per misericordia del Signore che non siamo già consumati" (Lam. 3).
Tu facendo un solo peccato mortale, hai commesso un delitto più grande, che se tu avessi posto sotto i piedi il primo monarca del mondo; tu ne hai commessi tanti, che se l'ingiurie ch'hai fatte a Dio, l'avessi fatte ad un tuo fratello, non l’avrebbe sopportato;
Dio non solo ti ha aspettato, ma ti ha chiamato tante volte, e ti ha offerto il perdono. "Che altro doveva fare Dio?". Se Dio avesse avuto bisogno di te, o se tu l’avessi onorato con grande servizio, poteva Dio usarti maggior pietà? Posto ciò, se tu di nuovo tornerai ad offenderlo, farai che tutta la divina misericordia si muti in indignazione e castigo.
Se quella pianta di fico trovata dal padrone senza frutto, dopo l'anno concesso a coltivarla, e non diede alcun frutto, chi mai avrebbe sperato che il Signore le avesse dato più tempo e non l’avesse tagliata?
Senti dunque ciò che ti dice S. Agostino: "Oh albero infruttuoso, è stato differito il colpo della scure, ma non crederti sicuro, perché sarai tagliato". Il castigo ti è stato differito, ma non tolto, se ancor più abuserai della divina misericordia, presto sarai tagliato.
Che vuoi aspettare, che Dio stesso ti mandi all'inferno? Ma se ti ci manda, già lo sai che non vi sarà più rimedio per te. Il Signore tace, ma non tace sempre; quando giunge il tempo della vendetta, non tace più. "Questo hai fatto ed ho taciuto. Stimasti o iniquo, che sono come te? Ti arguisco e le pongo dinanzi alla tua faccia" (Ps 49,21).
Ti metterà davanti agli occhi gli atti della divina misericordia che ti ha usate, e farà che essi stessi ti giudichino e ti condannino.

Affetti e Preghiere
Mio Dio, me sventurato, se ho potuto ricevere la luce che ora mi dai e ritornare ad essere infedele tradendoti. Queste luci sono segni che vuoi perdonarmi, mi pento o Sommo Bene di quante offese ho fatto alla tua infinita bontà, per il tuo preziosissimo Sangue spero il perdono certamente, ma se di nuovo mi allontano da Te, riconosco che meriterei un inferno creato per me. Temo o Dio della mia anima, la possibilità di tornare a perdere la tua grazia, perché molte volte ho promesso di essere fedele, e poi nuovamente mi sono ribellato contro di Te. Non permetterlo Signore, non mi abbandonare a questa immensa disgrazia di convertirmi a tuo nemico, dammi un castigo ma questo no, non permettere che mi allontani da Te. Se vedi che vado ad offenderti, fa ch’io prima perda la vita. Accetto la morte più dolorosa piuttosto che piangere la perdita della tua grazia, Te lo ripeto Dio mio, fai che sempre lo ripeta, non permettere che mi separi da Te, concedimi per i meriti della tua morte un amore tanto fervoroso che mi unisca a Te strettamente e mai mi possa allontanare da Te.
Aiutami, o Vergine Maria con la tua intercessione, a ottenermi la santa perseveranza e l’amore a Cristo Gesù. Amen.

Tratto da: Sant'Alfonso Maria dè Liguori, "Apparecchio alla morte” - Considerazione 17.
alda luisa corsini
@MariaRosaMystica Sublimi parole del nostro amato santo: "Tu facendo un solo peccato mortale, hai commesso un delitto più grande, che se tu avessi posto sotto i piedi il primo monarca del mondo; tu ne hai commessi tanti, che se l'ingiurie che hai fatte a Dio, l'avessi fatte ad un tuo fratello, non l’avrebbe sopportato;
Dio non solo ti ha aspettato, ma ti ha chiamato tante volte, e ti ha offerto… Espandi