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Una risposta a tutte le domande! [ma per capirla devi leggerla in ginocchio davanti al Crocifisso...]

Quasi tutti si domandano: Perché Dio ha creato l’uomo, conoscendo che gli sarebbe stato infedele? Perché gli ha dato un precetto sapendo che sarebbe stato trasgredito? Perché ha permesso a satana di tentarlo? Perché ha permesso che l’uomo precipitasse nel dolore? Perché non ha riparato subito con la redenzione le rovine fatte dal peccato? Perché il dolore dilania tuttora l’umanità? Perché le anime giuste sono tribolate e il male sembra trionfante? Perché Dio ha voluto vincerlo non con una manifestazione di forza, ma con una manifestazione di estrema umiliazione e di estrema debolezza? Tutte queste domande e moltissime altre consimili assillano la povera umanità, immersa nel cono d’ombra della divina Provvidenza, anelante a vederne la luce.

Dolorosamente noi non vogliamo vedere la luce divina, perché ci mettiamo da un punto di vista assolutamente falso; vogliamo misurare le altezze con il litro, le capacità con il metro, i valori con la moneta falsa, e diciamo un mondo di sciocchezze. Ci consideriamo come indipendenti da Dio, quasi fossimo noi gli esseri da sé di fronte a Lui, prescindiamo completamente dalla sua gloria, che è il fine principale della creazione, e riguardiamo come fine noi stessi, prescindiamo dalla vita eterna e riguardiamo solo la vita temporale, che è meno di un attimo innanzi a Dio.

Uscendo per un momento dal cono d’ombra della nostra limitazione, possiamo stabilire questa proposizione generale, nella quale è la risoluzione di qualunque difficoltà: Dio dispone tutto secondo le esigenze della sua gloria e secondo il bene maggiore delle sue creature; passa da padrone in mezzo al creato e rispetta fino allo scrupolo non solo ogni forza libera ed intelligente, ma anche in ogni legge stabilita da Lui; trae da tutto il bene, mutando anche il male in gloria sua ed in vantaggio degli eletti; riempie e comprende l’universo che è atomo innanzi a Lui, eppure si nasconde il più che gli è possibile, perché la manifestazione della sua gloria non può avvenire che nell’infinita luce della sua infinità, dove il Verbo eterno lo glorifica e l’Amore lo congiunge a se stesso. È un mistero profondissimo che possiamo appena intravedere con qualche analogia, ma è un mistero sufficiente a quietare tutte le nostre ansie, poiché sappiamo che Dio è Sapienza e infinito Amore, e non può operare che con sapienza e con amore. Nella sua Provvidenza ci possono essere cose misteriose, ma non possono esserci capricci ed ingiustizie.

Guarda il cielo stellato pieno di miliardi di corpi luminosi che vi si muovono con ordine perfetto, e guarda in una piccola stanzuccia uno scienziato che si logora la mente nel calcolo di quelle grandezze e di quelle armonie. Se il calcolo non gli riesce bene, potrebbe pretendere che un astro si sposti o che non vi sia, a fine di accomodarsi al suo calcolo sbagliato? Sarebbe enorme! L’esigenza dell’ordine dei cieli è superiore a quella del calcolo di un uomo; può rimanere l’errore sulla carta ma non può rimanere nel firmamento. L’errore sulla carta angustia solo lo scienziato, l’errore nei cieli li scompaginerebbe.

Le povere creature della terra, errando e fuorviando liberamente e volontariamente, producono un disordine nella loro vita; il disordine produce un dolore, il dolore un’angustia; non è possibile che la gloria di Dio, che è ordine, sapienza e amore ceda alle esigenze della creatura. Come lo scienziato deve ripetere faticosamente i suoi calcoli finché essi non con incidano con l’armonia dei cieli, così la creatura che ha errato deve faticosamente risollevarsi finché non si armonizzi con la Sapienza divina rivelata nella Legge, e con l’Amore eterno. Al di sopra delle esigenze della creatura ci sono quelle della divina gloria, della divina Sapienza e del divino Amore, e queste esigenze impongono alla creatura un cammino penoso che ne ristabilisca l’equilibrio.

Tu lavori e ti fabbrichi un oggetto; evidentemente lo fai in modo che possa servirti. Tutte le parti di questo oggetto sono sottoposte al fine cui esso è diretto; non è possibile che il fine si adatti alle parti, ma piuttosto le parti dell’oggetto devono essere dirette al suo fine. Il mondo è fattura delle mani di Dio, è diffusione della sua bontà per la sua gloria; è evidente, dunque, che ogni creatura deve servire a questo altissimo fine. Ci possono essere dei dolori, delle angustie, dei disegni particolari su ciascuna creatura, che servono ai fini della divina gloria; il Signore, nel suo infinito amore, utilizza le creature rispettandone la libertà, permette in loro certe angustie, ne ricava la sua gloria, e poi la riversa su loro stesse come eterno gaudio. Sì, Dio diffonde la sua bontà e crea, trae dalle sue creature la sua gloria armonizzandole secondo gli altissimi suoi disegni, e poi le ricolma di quella medesima sua gloria che le rende felici. È un grande pensiero, questo, che può riempire di pace tutta la nostra vita pellegrina: certe disposizioni della divina Provvidenza sono esigenze della gloria di Dio; noi che amiamo il Signore e siamo fattura delle sue mani non gli neghiamo il nostro concorso per la sua gloria, qualunque esso sia, sicuri che si muterà in amore eterno per noi. L’acqua del mare evapora e va verso il cielo ma poi dal cielo ricade più pura verso il mare; quell’acqua che la terra dà, la riceve fresca e purificata; se la negasse, la sua acqua marcirebbe.

Le esigenze della divina gloria sono un mistero che non si può scrutare; è certissimo, però, che tutto ciò che avviene è sapientissimamente ordinato da Dio, che tutto si muta per noi in merito ed in premio, e che la nostra sottomissione alla divina volontà è il massimo bene cui possiamo aspirare.

Don Dolindo Ruotolo
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Marziale
Ottimo, anche se nessuno piegherà le ginocchia: oggi non usa più, nemmeno quando vai a ricevere Dio. Ma ecco che, improvvisamente, quando vengono colpiti da disgrazie , le loro ginocchia miracolosamente si flettono , acquistano agilità , riprendono tono perdendo la perdurante rigidità muscolare degli anni passati: che strano fenomeno provocano le disgrazie e le malattie!
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