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Massimo M.I.

Lettera aperta ai Confratelli consacrati, da parte di Padre Gabriele sospeso a divinis da Papa Francesco.

*Introduzione*
Carissimi/e,
... con la presente vorrei rivolgermi direttamente ai Confratelli nel Sacerdozio, sia Diocesani che Religiosi. Spero che qualcuno mi voglia ascoltare, se non altro per condividere con me il peso e la _*“gloria” della sospensione a divinis*_ che mi riguarda.

*La situazione complessiva*
La tipologia del Clero, relativa alla “questione-Bergoglio”, sembra essere la seguente:
1⃣ alcuni sono del tutto schierati con lui: o perché condividono lucidamente le sue direttive rivoluzionarie; o perché non ne capiscono ancora le possibili conseguenze;
2⃣ altri si rendono conto della loro pericolosità, ma non si espongono o per timore, o per convenienza;
3⃣ altri infine comprendono il grande imbroglio che è in atto e vi si oppongono apertamente.

Che gli aperti oppositori siano una sparuta minoranza, è evidente; quanti invece siano i militanti, *gli ignari, i dubbiosi, i timorosi e gli opportunisti*, è difficile stabilirlo con esattezza.
Basta guardarsi attorno nel Presbiterio Diocesano, o nel proprio Istituto Religioso, per rendersi conto che, per lo più, prevalgono atteggiamenti di _conformismo vile e ottuso_, giustificato davanti a sé stessi e agli altri con la scusa dell’obbedienza alla Sacra Gerarchia.

Ma la cosa strana è che *ad invocare l’obbedienza a Papa Bergoglio sono quelli che una volta non davano nessun peso alle direttive del Magistero*, o addirittura le contrastavano; mentre a fargli resistenza sono quelli che non hanno mai avuto problemi di sottomissione con i Papi di prima, neppure davanti ai loro insegnamenti più esigenti e impopolari.

*I consigli ottimali*
Quali sono dunque i consigli che mi permetto di dare ai Preti?
I seguenti:
1⃣ *non fidarsi mai ciecamente di Papa Bergoglio, ma esaminare sempre con grande senso critico i suoi scritti*, le sue parole e i suoi gesti;
2⃣ *fare costante riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992*, sia per gli aspetti teoretici che per quelli pratici del proprio ministero;
3⃣ *aiutare con decisione i Fedeli laici a prendere coscienza dell’attuale situazione ecclesiale*, in modo che possano maturare un proprio giudizio critico;
4⃣ valorizzare il più possibile – nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera pubblica e privata – la figura mite e nascosta di Benedetto XVI, così da indirizzare verso di lui i cuori dei veri Cattolici;
5⃣ *manifestare sempre le proprie perplessità o il proprio dissenso in modo aperto e coraggioso, ragionato e responsabile*; e se necessario, anche attraverso testimonianze pubbliche sui vari mezzi di comunicazione;
6⃣ convincersi del fatto che questa apostasia generalizzata non può durare per sempre, ma è una situazione permessa dal Signore, in vista di una grande purificazione della Chiesa e del mondo.

*I consigli minimali*
Ora, capisco perfettamente che non tutti i Preti sono disposti ad accettare i consigli di cui sopra, perché ciò vorrebbe dire aver già assunto una decisa posizione critica verso la polemica in atto: ma, come già detto, non sono molti quelli che l’hanno fatto.
Ecco allora qualche altro consiglio, ispirato a una sorta di “onesta neutralità”. E cioè:
1⃣ evitare toni scioccamente celebrativi nei confronti della persona e delle iniziative di Papa Bergoglio;
2⃣ far percepire ai propri Fedeli: – che la situazione ecclesiale è più complessa di quello che si potrebbe immaginare; – che i problemi esistono per davvero, sia sul versante sociale e politico (vedi il fenomeno fuori controllo dei migranti), sia su quello dottrinale e morale (vedi il “Manifesto della Fede” del Cardinale Müller);
3⃣ invitare spesso alla preghiera, per avere una migliore capacità di discernimento nella luce dello Spirito.

Dopo di che, sarà il tempo a offrire le risposte agli attuali interrogativi, sia sul piano della vita sociale ed ecclesiale, sia nel segreto della coscienza di ogni persona.

*Due piccole confidenze*
Ciò detto, mi sia concesso fare due confidenze di carattere personale.
🅰 La prima è quella relativa a un sentimento di grande meraviglia (in senso negativo, ovviamente) nel constatare l’incredibile superficialità con cui la stragrande maggioranza del Clero tratta della persona di Papa Bergoglio e del suo incredibile magistero.
Per la qual cosa, io mi domando:
▶ ma questi Preti che teologia morale hanno studiato?
▶ Quanti di loro hanno esaminato il capitolo VIII della “Amoris laetitia”?
▶ E i cinque quesiti dei “Dubia”?
▶ E il “Manifesto” del Cardinale Müller?
▶ Quanti di loro confessano le persone?
▶ Possibile che non si siano resi conto della confusione che si è prodotta tra la gente in seguito a dichiarazioni di Papa Bergoglio, vere o presunte?
▶ Possibile che ancora non sentano una certa puzza di bruciato?
⏩ *Che cosa aspettano: che tutta la Casa del Signore vada a fuoco?*

🅱 La seconda è quella relativa a un sentimento di grande timore per quanto riguarda i possibili sviluppi dello scontro ecclesiale che è in atto.
_Vi è infatti il pericolo di un suo rapido deterioramento, con la possibilità di una profonda lacerazione tra i due schieramenti, e un uso indiscriminato di sanzioni canoniche vicendevoli, non esclusa la scomunica._

Non sono nessuno per dirlo, ma a quel punto credo che le norme di diritto ecclesiastico salterebbero per completo (comprese quelle relative alle sanzioni penali), per lasciare spazio alla Legge suprema della Chiesa, che è la “salus animarum” (cf. CIC, can. 1752).
Che il Signore risparmi a noi e al nostro Gregge una simile situazione estrema!

*Conclusione*
Ringrazio il blog che mi ospita e quanti mi vorranno leggere e diffondere.
Saluto e benedico tutti.
_*Padre Gabriele Rossi, FAM*_

_Da "Alcatraz", marzo 2019_

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