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Tempi di Maria
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L'esorcista padre Giacobbe Elia, Il Segreto di Fatima e la visione dell'Inferno

Il 13 luglio 1917 costituisce il cuore della rivelazione di Fatima. La Santa Vergine, dopo aver detto ai tre bambini di volere la loro preghiera nella forma del rosario « per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra », li invita a sacrificarsi per i peccatori e squarcia la terra per mostrare loro l’inferno, dove precipita chi preferisce se stesso a Dio.

Viene immediata una prima considerazione: mentre gli uomini di Chiesa, a iniziare da molti vescovi, hanno paura di parlare dell’inferno, quasi fosse uno scandalo, una realtà da bisbigliare in ambienti chiusi frequentati da vecchi maleducati, la Madre di Dio lo mostra agli occhi della carne di tre bambini timorosi e ingenui.

La visione dura un attimo, ma è così terribile che Lucia confesserà che è solo grazie alla promessa di portarli in Cielo, con la quale nella prima apparizione li ha prevenuti la Donna vestita di sole, che loro non muoiono di spavento. Ma a padre Agostino Fuentes (26 dicembre 1957) confiderà anche i frutti di quella visione: « L'altra cosa che ha santificato i miei cugini fu la visione dell’inferno ». San Francesco d’Assisi fu, come ogni santo (1), un vero riformatore della Chiesa. Egli diede queste ispirate e precise disposizioni ai suoi frati chiamati alla predicazione: « Le loro parole siano ponderate e caste e a utilità ed edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria [cioè l’inferno e il paradiso] con brevità di discorso, poiché il Signore disse sulla terra parole brevi» (2).

Ogni cristiano avveduto tiene, infatti, fisso lo sguardo sulle realtà ultime (la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso); ultime perché dopo non ce ne saranno altre (3). Paul Claudel (1868-1955), il poeta e l’apprezzato diplomatico francese, che ebbe la fortuna di entrare in contatto con Paesi e culture diversi, scrisse al redentorista Luigi Becqué: « C’è pure una cosa che mi turba profondamente ed è che i sacerdoti non parlano più dell’inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sottintende che tutti andranno in Cielo senza alcuno sforzo, senza alcuna convinzione precisa. “Iddio non chiede tanto”. Non dubitano nemmeno che l’inferno stia alla base del cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità, che la metà del Vangelo ne è piena [...]. Mi pare che se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in primo luogo il bisogno di avvertire il gregge inerte dello spaventoso pericolo che sta correndo. Non si tratta di minacce; si tratta di implorazione. Il timore di Dio è principio della sapienza. E solo il timore dell’inferno fornisce la forza necessaria per sottrarci al mondo. I sacerdoti della vecchia generazione capivano questo meglio dei nuovi » (4).

La caduta di tensione escatologica ha riflessi anzitutto nell’ascesi, quindi nella predicazione e nella lotta che impegna la Chiesa (e lei sola!) contro il diavolo fino alla consumazione dei secoli. Soltanto alla Chiesa, infatti, Cristo, il Figlio (5) unigenito e onnipotente di Dio, ha dato l’ordine e il potere di cacciare i demoni (6), disattendendo il quale ella consegna gli uomini alla perversione dell’idolatria e ai maghi, sacerdoti di un dio falso e crudele, secondo l’attestazione stessa della Scrittura: « Gli dèi delle nazioni sono demoni » (cfr. Sai 96,5).

La Vergine ha mostrato l’inferno ai piccoli veggenti per ricordare alla Chiesa il suo dovere di opporsi oggi, come in passato, alla fallace pretesa umana di potersi salvare con le proprie forze, stimolando negli uomini la continua memoria del loro implacabile nemico e del loro misericordiosissimo Signore. Ci piaccia o no, fino all’ultimo respiro siamo noi la preda contesa e il campo di battaglia, dove Cristo e Satana si affrontano per averci. Ma è la nostra libertà l’arbitro di questa lotta titanica, è la nostra libertà a consegnarci all’uno o all’altro contendente.
« Lo scandalo dell’universo - ammoniva Georges Bernanos - non è la sofferenza, ma la libertà ».

I pastori della Chiesa peccano perciò mortalmente se abbandonano gli uomini nella loro lotta contro Satana. Qualunque giustificazione un pastore invoca alla sua negligenza maschera di fronte agli uomini il suo tradimento di Dio, perché lasciando solo nel suo impotente dolore chi è tormentato da Satana lo consegna alla disperazione, rivelandosi così crudele verso gli uomini e ingrato verso Dio.

Dio ha mandato a noi la Donna vestita di sole con trepidazione perché ci sostenesse nella battaglia contro il Male, ma ha condizionato il suo aiuto alla nostra libera e fattiva accettazione e collaborazione.


È suor Lucia a dirlo espressamente a padre Agostino Fuentes (26 dicembre 1957), che come postulatore della causa di beatificazione di Francesco e Giacinta ha raccolto e vagliato ogni sua testimonianza e confidenza:

« Padre, la Santissima Vergine non mi ha detto esplicitamente che siamo giunti alla fine dei tempi, ma ci sono tre ragioni che mi spingono a crederlo. La prima ragione è che ella ha detto che il diavolo è in procinto di ingaggiare una battaglia decisiva contro la Vergine. E una battaglia decisiva, è uno scontro finale, da cui una parte uscirà vittoriosa e l’altra sconfitta. Dobbiamo scegliere sin da ora da che parte stare, se con Dio o con il diavolo. Non c’è altra possibilità. La seconda ragione è che ella ha detto ai miei cugini e a me, che Dio aveva deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questi sono gli ultimi due rimedi possibili, il che significa che non ce ne saranno altri. La terza ragione è che, nei piani della Divina Provvidenza, quando Dio è costretto a punire il mondo, prima di farlo cerca di correggerlo con tutti gli altri rimedi possibili ».

« Ora, quando vede che il mondo non presta alcuna attenzione ai suoi messaggi, allora, come diciamo nel nostro imperfetto linguaggio, egli ci offre “con un certo timore” l’ultima possibilità di salvezza, l’intervento della Sua Santissima Madre. Lo fa “con un certo timore” perché, se anche quest’ultima risorsa non avrà successo, non potremo più sperare in nessun tipo di perdono dal Cielo, perché ci siamo macchiati di quello che il Vangelo chiama un peccato contro lo Spirito Santo. Non dimentichiamo che Gesù Cristo è un Figlio molto buono e non ci permetterà di offendere e disprezzare la Sua Santissima Madre ».


È tristissimo che molti sacerdoti e fedeli, dimenticando di essere costituiti custodi del Mistero, preferiscano impegnarsi come « profeti » in battaglie politiche e rivoluzionarie, sempre ricorrenti, conformandosi di volta in volta alle mode ideologiche più in voga, senza nutrire alcun interesse sincero per Dio, per gli uomini e per la propria sorte eterna.

« Conosco teologi - ha scritto con amarezza il filosofo Maurice Clavel - che, per farsi un nome tra i giornalisti (i quali intervistano solo chi demolisce, e non chi costruisce), eliminano un articolo del Credo per ogni anno anniversario. Così, leggendoli, si arriva alla conclusione che è Gesù Cristo la vera causa di tutti gli errori, il vero ostacolo ad una teologia “adulta” ». Clavel non nasconde il suo disappunto e li sferza con sdegno: « Per paura di essere gli ultimi cristiani, siete diventati gli ultimi marxisti, gli ultimi freudiani, gli ultimi razionalisti, gli ultimi massoni! » (7).

L’impressionante visione dell’inferno non costituisce soltanto la prima parte del messaggio, di cui la Santa Vergine è latrice, ma anche la chiave di lettura dell’intero segreto. Il nucleo del Terzo Segreto riguarda, con certezza, precisamente l’inferno, Satana e il nostro destino eterno, come suor Lucia ha spiegato a padre Agostino Fuentes (26.12.1957):

« L’altra cosa che ha santificato i miei cugini fu la visione dell’inferno. È per questo, Padre, che la mia missione non è quella di indicare al mondo il castigo materiale che certamente lo attende, se non si converte per tempo alla preghiera e alla penitenza. No! La mia missione è di ricordare a ciascuno di noi il pericolo di perdere le nostre anime immortali, se ci ostineremo nel peccato ».

Che cosa rappresenta, infatti, la grande città semidistrutta, attraversata dal « vescovo vestito di bianco che avanza avvilito pregando », se non la buia città degli uomini che hanno ucciso Dio?

Note:

(1) Non gli eretici e gli scismatici, non i contestatori velenosi, ma i santi sono i veri riformatori della Chiesa! I santi, ciascuno con il proprio carisma, hanno alleviato le pene degli uomini e acceso la speranza della felicità eterna. Pensiamo ai martiri, ai confessori, agli educatori, ai santi della carità, a Benedetto, Bernardo, Bruno di Colonia, Domenico, Tommaso d’Aquino, Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Paolo Miki, Filippo Neri, Vincenzo de’ Paoli, Alfonso, Paolo della Croce, Marco d’Aviano, Giovanni Bosco, Cottolengo, Orione, Pio da Pietrelcina, Teresa di Calcutta, padre Candido Amantini (di cui è in corso la causa di beatificazione e del quale sono stato, per grazia di Dio, discepolo e testimone della santità della sua vita)...
(2) Regola Bollata (1223), 9, 5-6.
(3) Le « cose ultime » nella dottrina cattolica sono dette « Novissimi », da alcuni erroneamente confusi con gli ultimi tempi. La disciplina che li studia è l’escatologia.
(4) P. Claudel, Processo al buon cristiano, (a cura di) G. Demoulin, Ancora, Milano 1962, p. 194.
(5) Nella storia delle religioni solo Gesù osa rivolgersi familiarmente e naturalmente a Dio chiamandolo « Padre ». Uno dei più grandi biblisti, il tedesco Joachim Jeremias, ha scritto: « Che Gesù abbia osato fare un simile passo, ecco qualcosa di radicalmente inaudito. Sempre si è rivolto a Dio come un bambino con suo padre: con la stessa semplicità e tenerezza ».
(6) Significativo il racconto di Luca in At 19,13-20: « Alcuni esorcisti ambulanti giudei si provarono a invocare anch’essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: “Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica”. Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo. Ma lo spirito cattivo rispose loro: “Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?”. E l’uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite. Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore e si magnificava il nome del Signore Gesù. Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti. Ne fu calcolato il valore complessivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d’argento. Così la parola del Signore cresceva e si rafforzava ». Cfr. anche Mc 16,17; Mt 10,8.
(7) Maurice Clavel, in Vittorio Messori, La sfida della fede. Storia e cronaca in una prospettiva cristiana, Sugarco Edizioni, Milano 2008, p. 76.

Tratto da:
Padre G. Elia, Il Segreto di Fatima. Salvati da una profezia, Sugarco, Milano 2011, pp. 212-216
Giosuè
Si sono idolatrati teologi del grosso calibro, dai quali se ricaviamo alcuni pensieri fuorvianti dalla dottrina Cattolica, e dobbiamo pure stupirci delle loro malsane affermazioni progressiste, alle quali perveniamo con difficoltà, perché piene di ragionamenti iperbolici e allo stesso tempo ermetici, per pochi eletti che li sanno decifrare. E intanto Satana se la gode, il viscido diavolo, perché …More
Si sono idolatrati teologi del grosso calibro, dai quali se ricaviamo alcuni pensieri fuorvianti dalla dottrina Cattolica, e dobbiamo pure stupirci delle loro malsane affermazioni progressiste, alle quali perveniamo con difficoltà, perché piene di ragionamenti iperbolici e allo stesso tempo ermetici, per pochi eletti che li sanno decifrare. E intanto Satana se la gode, il viscido diavolo, perché anziché noi pervenire alla "metà della nostra fede, la salvezza delle anime" (1Pietro1,9), ce ne stiamo a perdere tempo nei loro vuoti raggiri filosofici (Colossesi 2,8), che S.Paolo stesso ci ricordava. Poveri pastori, che anziché passare dalla Porta (Cristo), passate da altre entrate, come fanno i mercenari del popolo di Dio.
Giosuè
E coloro che massacrano i dieci comandamenti, che non li nominano neppure? Che si riempiono la bocca della Parola senza morale?
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Marziale
A che servono ricerche ed ulteriori argomentazioni. Io sono già convinto da 4 anni, che quell'uomo che siede a Roma , è quella persona che la Cristianità sta aspettando da 2.000 anni. L' Anti Cristo Luca Pantanelli
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