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"Sta arrivando la più grande catastrofe della storia dell'umanità!" – Parole di fuoco del veggente di Schio Renato Baron (estratti da vari interventi)

Pietro Renato Baron nacque a Schio il 7 dicembre 1932. La famiglia gli diede una solida formazione cristiana. Conseguì il diploma di perito industriale con i corsi serali. Lavorò per alcuni anni in …More
Pietro Renato Baron nacque a Schio il 7 dicembre 1932. La famiglia gli diede una solida formazione cristiana. Conseguì il diploma di perito industriale con i corsi serali. Lavorò per alcuni anni in officine meccaniche tessili, poi fu impiegato al casello autostradale a Piovene Rocchette con competenze sugli sviluppi autostradali; finché, nel 1989, andò in pensione.

Il 5 maggio 1962 si sposò con Margherita Menin. Più volte, dal 1960, fu eletto consigliere nel Comune di Schio e dal 1970 al 1975 fu assessore ai lavori pubblici della città. Fu anche Presidente della Scuola Materna della sua frazione, e, fino al 1985, segretario di una sezione della Democrazia Cristiana di Schio. Chi lo conosceva bene parlava di lui come di un uomo concreto, dotato di molto buon senso, stimato dai colleghi di lavoro, dai dirigenti e dagli amici.

Renato Baron è morto il 2 settembre 2004, per un tumore alla colonna vertebrale che negli ultimi anni di vita lo aveva costretto su una carrozzina.

IL RESOCONTO DEGLI AVVENIMENTI

Renato, il 20 marzo 1985, fu turbato da un sogno inquietante nel quale un demonio urlante lo perseguitava all’interno di una casa cadente. Renato descrive così il sogno : “Mi sognai di essere coinvolto in un vortice di vento, dentro ad un ampia stanza. La casa era diroccata, ma con il tetto ben chiuso. Mi pareva che il demonio mi serrasse la gola fino a soffocarmi: io ho preso tanta paura che mi sono inginocchiato ed ho gridato forte: Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria! In quel momento si è squarciato il muro ed ho visto la Madonna di Monte Berico…Io mi recavo al suo Santuario a Vicenza due o tre volte l’anno, ma senza una devozione particolare. Alla sua vista mi sentii liberato, ritrovando subito la mia tranquillità di sempre”. Tutto ciò accadde durante il sonno.

Nelle due notti seguenti, Renato Baron sognò la Vergine, insieme a San Giuseppe, che gli disse “Io devo parlarti, vieni a trovarmi nella tua chiesa“. La chiesa era appunto quella di San Martino. La Madonna definì il santuario “tua chiesa”, perché Renato Baron fin da giovane aveva l’abitudine di recarvisi per pregare e per mantenerla in ordine.

Renato, un po’ inquieto per il sogno del 25 marzo, si recò nella chiesa e, inginocchiatosi in un banco davanti alla statua della Madonna del Rosario, iniziò a recitare il Rosario. Improvvisamente qualcosa di straordinario accadde: “Mi sono sentito il corpo morire” – racconta Renato Baron – “e svanire l’anima…Non vedevo più niente intorno a me, non sentivo più niente”. La statua della Vergine con il Bambino si mise a parlare, a muoversi, come se fosse viva. Le vesti parevano muoversi e Lei sorrideva con occhi bellissimi. La Madonna si rivolse a Renato dicendo: “Ti aspettavo anche ieri. Da oggi in poi verrai sempre qui, perché devo parlare con te di tante cose e poi… scriverai, ma intanto aspetta. Vieni domani e ti dirò il resto“. Renato, terminata l’apparizione, rimase così sconvolto che scappò via, dimenticando anche di chiudere la porta a chiave.

Il giorno dopo ritornò alla chiesetta per chiudere la porta, ma si trattenne per pregare. Dopo aver iniziato a pregare, cadde nuovamente in estasi. Renato racconta: “Mi inginocchiai davanti alla statua e cominciai a pregare. Feci delle letture e allungavo la preghiera per portare avanti il colloquio con Dio, augurandomi che non avvenisse quello che era successo il giorno prima…per non vedere le medesime cose… insomma avevo paura… invece Maria venne un’altra volta. Mi sentii nuovamente morire, uscire da me lo spirito…”. In quell’occasione Maria gli disse:

Sono Io, sono Maria, sono la Madonna, sono Io che ti parlo veramente, prendi sul serio quanto ti dico e d’ora in poi scriverai tutte le mie parole. Ti preparerò. Un giorno parlerai, ma intanto devi aspettare, devi preparare il tuo spirito, perché faremo un cammino di Fede. Ti preparerò degli amici, degli apostoli che amano Maria. Te li manderò Io e farai molta strada con loro, perché noi insieme dovremo convertire tante anime e portarle a Gesù“. “Quel giorno, quando tornai in me stesso, non fuggii più, ma avevo una grande gioia dentro di me” – spiega Renato.

Il veggente andò alla porta del campanile con l’intenzione di suonare la campana, per fare conoscere a tutti quello che gli era successo. Per fortuna la porta del campanile era chiusa e dovette limitarsi a gridare al vento la propria felicità. Poi ritornò verso la porta della chiesetta ma non aveva il coraggio di entrare. Dopo si inginocchiò sulla soglia piangendo di gioia e pregando.

Renato avrebbe voluto raccontare a tutti quello straordinario evento, ma, rispettando la volontà della Vergine, si limitò a parlarne alla moglie: “Rita, ho un peso dentro di me… devo parlare, dirlo a qualcuno, ma non ne ho il coraggio…”. La moglie gli rispose: “Da alcuni giorni ti vedo sconvolto. Se hai difficoltà di parlare ad altri, dillo a tua moglie… sono più di vent’anni che viviamo assieme…”.

Sollecitato da queste parole, Renato raccontò tutto nei minimi particolari, cercando di essere quanto più obiettivo possibile. Rita rimase pensosa, non sapeva se prendere sul serio fatti tanto straordinari, ma d’altra parte conoscendo bene il marito, il suo equilibrio e la sua fede, ammise anche che un’apparizione avrebbe potuto essere possibile. Ma improvvisamente nella mente della moglie si fece strada il dubbio che si potesse trattare di una manifestazione demoniaca. Turbata da simile possibilità, dopo un momento di silenzio, disse:

“Forse ti potresti sbagliare… insomma non è possibile! In quella chiesetta hai fatto tanti lavori, hai anche trovato degli scheletri che hai ricomposto nella cripta… può darsi che qualche spirito si faccia vivo, che ci sia qualche cosa che non va… Se fossi in te, andrei con l’acqua santa e darei una benedizione a quel luogo”.

Renato accettò il consiglio della moglie. Andò alla chiesa dei frati con una bottiglietta, la riempì di acqua benedetta, poi si recò davanti alla statua della Madonna in San Martino.

Renato racconta così ciò che gli accadde: “Misi l’acqua nell’apposito secchiello, poi mi portai davanti alla statua, reggendo il secchiello. Mi inginocchiai, intinsi la mano nell’acqua, ma come alzai il braccio per benedire, la mano che reggeva il secchiello si aprì, il secchiello cadde e l’apparizione disse:

“Sono Io che ti devo benedire. Sono Io che ti benedico. Non temere… sii prudente. Verrà il momento in cui saranno molti coloro che saliranno qui a pregare. Altri non ti crederanno. Sopporta, abbi fede e prega per loro”.

Da quel giorno, il 2 aprile 1985, Renato non ebbe più dubbi che era stata la Madonna a parlargli. A partire dal giorno dopo, il 3 aprile 1985, la Madonna affidò a Renato dei messaggi e lo invitò a scriverli per riferirli al mondo.


Il veggente iniziò ad annotare con regolarità i messaggi della Vergine. Inoltre per meglio dedicarsi alla sua missione, abbandonò gli incarichi politici che aveva come consigliere comunale e assessore a Schio. In quel periodo un vecchio amico, essendo venuto a conoscenza degli avvenimenti di cui Renato era protagonista, volle esser vicino ed aiutare quell’uomo, di cui conosceva l’integrità morale e la grande fede. In breve tempo ai due si unirono altre persone e nel mese di novembre si era formato già un bel gruppo, che ogni sera si riuniva a San Martino per recitare il Rosario in onore di Maria.

Fonte:

www.medjugorje-italia.com/lavvertimento/
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