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Forte messaggio della Madonna ad Edson Glauber (31.08.2019)... e Geremia conferma

Ieri pomeriggio ho avuto modo di ascoltare l'ultimo messaggio trasmesso (31.08.2019) dal veggente brasiliano Edson Glauber (Itapiranga-Manaus) che, come sempre, fa molto riflettere sia sulla gravità…More
Ieri pomeriggio ho avuto modo di ascoltare l'ultimo messaggio trasmesso (31.08.2019) dal veggente brasiliano Edson Glauber (Itapiranga-Manaus) che, come sempre, fa molto riflettere sia sulla gravità del tempo presente che sulla necessità di una seria ed immediata conversione, come anche sulle conseguenze disastrose e sui castighi che gli abomini e i peccati stanno attirando sulla terra, a meno che se non ci sarà un ripensamento generale da parte degli uomini (ma non pare proprio che ciò accadrà).

D’altra parte proprio questa mattina la Liturgia, nel Divino ufficio, offre la lettura del capitolo 19 del libro del profeta Geremia, uno dei più drammatici dell'intero libro. In esso è narrato il gesto simbolico compiuto dal profeta di Jahvè che mediante di esso, in Suo Nome, preannuncia al popolo infedele ed idolatra che sarà spezzato dagli invasori Babilonesi e condotto in prigionia a Babilonia.

Leggendo il commento che propone Don Dolindo Ruotolo su questo grave brano biblico ho trovato parole illuminanti e attualizzanti su cui meditare.

Offrendovi il commento di don Dolindo e l’audio dell’ultimo messaggio trasmesso da Edson Glauber, vi invito a riflettere profondamente sulle logiche profetiche che collegano le profezie antiche con quelle moderne e il serio pericolo che tutti corriamo a causa di tutto il male che sa sta commettendo nel mondo e perfino nella Chiesa di Gesù Cristo.

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COMMENTO A GEREMIA 19 di don Dolindo Ruotolo

Il Signore, col simbolo del vaso di creta riplasmato dal vasaio, e con le stesse minacce del futuro castigo, aveva esortato il popolo a non diffidare della sua rinascita spirituale e a convertirsi. Ma in risposta al suo amoroso invito, il popolo e i capi avevano ordito una congiura contro Geremia per ucciderlo e per sopprimerne la voce, molesta ai peccatori.

I peccati del popolo non erano semplice prevaricazione di fragilità, erano peccati enormi d’idolatria, che si consumavano nella valle di Ben-Hinnon detta anche di Tofet con sacrifici umani. Era un peccato spaventoso offrire i propri figli gettandoli nelle fiamme innanzi a Baal e agli altri idoli, e perciò il Signore, ferito nel suo amore, ordina a Geremia di parlare ai capi ed al popolo con gesto energico e con profezie terribili per scuoterne la durezza.

Il vaso di creta infranto sul tornio poté essere riplasmato, perché non era stato ancora indurito al fuoco; aveva una disposizione ad essere rifatto, nella sua stessa pastosità e mollezza; ma un vaso indurito al fuoco, infranto e ridotto a pezzi, come poteva essere riplasmato? Dio vuol mostrare al suo popolo che l’ostinata durezza con la quale gli resiste renderà poi un giorno quasi impossibile la misericordia, e che esso non dovrà lamentarsi nel vedersi abbandonato ai nemici.

Per rendere più efficace l’avviso, il Signore ordina al profeta di farsi dare dai capi del popolo e dei sacerdoti un orciuolo di terra cotta e d’infrangerlo proprio nella valle di Ben-Hinnon, dove si consumavano i sacrifici umani, dopo avere annunciato i terribili castighi che questi delitti avrebbero attratti sul popolo. Il gesto fatto dal profeta, dopo un annuncio spaventoso, doveva imprimere meglio nell’anima del popolo la profezia, e doveva suscitargli l’orrore dei propri delitti.

Dio, da Padre amoroso, non poteva tollerare oltre che gli si strappassero le anime, consacrandole a satana in un sacrificio barbaro; meglio il flagello e la strage che redimeva, purificava e salvava, anziché quegli orrori delittuosi che portavano le anime in perdizione ed i corpi nell’obbrobrio delle fiamme dell’idolo. Ancora una volta l’annuncio che Geremia fece in nome di Dio di un’invasione disastrosa, di stragi e di desolazioni spaventose, era grido d’amore.

Queste stragi mutavano la morte in sacrificio di espiazione e davano l’eterna salvezza a moltissime anime, può dirsi a tutte, perché Dio castiga per amore e salva nella sua misericordia le anime che punisce in vita. Per questo è detto nel Sacro Testo con profondissimo significato, che Dio sventerà i disegni di Giuda e di Gerusalemme in quel luogo.

Quali sono questi disegni se non quelli della rovina eterna delle anime, per i sacrifici idolatrici e per le abominazioni che li accompagnavano? Dio renderà Gerusalemme oggetto di stupore e di scherno, e nell’assedio essa vedrà la strage dei propri figli ridotti in pasto dei medesimi genitori affamati, che prima li offrivano all’idolo infame ed alle fiamme sacrileghe. È un orrore senza dubbio, ma è pure una tremenda punizione degli scellerati genitori. Sì, meglio che li mangino essi i figli, anziché li diano in pascolo a satana!

Il cuore del popolo eletto s’era così indurito da non intendere più l’orribile misfatto dei sacrifici umani; non ci voleva meno di un quadro così spaventoso di minacce, ed a suo tempo un castigo così severo per ridonare al popolo il senso morale, traviato fino a questo punto. La strage sarebbe avvenuta nella stessa profanata ed immonda valle di Ben-Hinnon, e quel luogo chiamato prima Tofet, cioè valle amena, sarebbe chiamato Valle di uccisione, e sarebbe rimasto in tale orrore a tutto il popolo, da essere fuggito come luogo di spaventosa rovina. Gerusalemme, ingrata, sarebbe rimasta anch’essa come Tofet, invasa e resa immonda dai cadaveri, essa che consuma sacrifici e libazioni agl’idoli persino sui terrazzi delle case.

Bisognerebbe ponderare che cosa significa dare un figlio alle fiamme per onorare un idolo infame, bisognerebbe ponderarlo nella luce di Dio stesso per intendere tutto l’amore del Signore in questo tremendo annuncio di strage e di rovina. La logica non ci può far dire: come mai Dio minaccia questi mali, e come mai li compie sul suo popolo? Dobbiamo piuttosto dire: quali orrori doveva consumare il popolo per meritare dall’infinito Amore simili minacce e simili castighi!

* * *

Siamo soliti di misurare Dio alla luce dei flagelli che Egli manda, mentre dovremmo misurare i peccati e la nostra responsabilità a quella luce. Perché chiamiamo più facilmente Dio severo, anziché noi peccatori scellerati? Eppure noi siamo abituati, persino nel regno animale, a misurare dall’ira di una madre toccata nei suoi figli l’intensità dell’amore che essa ha per la sua prole. Come, tu rimani ammirato del grido della leonessa e del suo slancio per difendere il suo nato, e non ti commuovi al grido di Dio che difende i suoi figli, e soprattutto le anime, le anime create da Lui e destinate alla salvezza eterna? E non senti che questo stesso capitolo stilla tutto lacrime d’amore e di pena nella sua stessa severità?

O Signore, o Signore, perché ti conosciamo così poco, e perché il cuore nostro non risponde al tuo amore? Non siamo noi stessi i profanatori della terra che ci hai assegnata come nostro pellegrinaggio e nostra prova, e non ti abbiamo tante volte abbandonato col peccato mortale? Non abbiamo noi gettato nel fuoco delle passioni le nostre potenze e le nostre attività, e non abbiamo elevato alture al nostro orgoglio? Siamo anche noi rei di vittime umane con i nostri scandali, e meritiamo anche noi il castigo delle nostre iniquità!

Non diciamo dunque che Dio ci flagella troppo severamente; abbiamo talmente indurito il cuore che anche i flagelli comuni non fanno più presa su di noi; siamo sordi, ci vogliono quei flagelli spaventosi che non ammettono spiegazioni naturalistiche, che ci fanno sentire finalmente che è Dio che chiama, che è l’Amore infinito che reclama amore dalle sue
creature.
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è riconosciuta dalla Chiesa?
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E' necessario pregare. Senza scoraggiarsi. Sia fatta la Volontà di Dio.
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