Sala Stampa

www.vatican.va

Sala Stampa Back Top Print Pdf
Sala Stampa


Orientamenti pastorali della Santa Sede circa la registrazione civile del Clero in Cina, 28.06.2019


Testo in lingua italiana

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua cinese

Testo in lingua italiana

Da tempo giungono alla Santa Sede, da parte di Vescovi della Cina Continentale, richieste di una concreta indicazione circa l’atteggiamento da assumere di fronte all’obbligo di presentare domanda di registrazione civile. Al riguardo, com’è noto, molti Pastori rimangono profondamente perplessi perché la modalità di tale registrazione – obbligatoria secondo i nuovi regolamenti sulle attività religiose, pena l’impossibilità di agire pastoralmente – comporta, quasi sempre, la firma di un documento in cui, nonostante l’impegno assunto dalle Autorità cinesi di rispettare anche la dottrina cattolica, si deve dichiarare di accettare, fra l’altro, il principio di indipendenza, autonomia e auto-amministrazione della Chiesa in Cina.

La complessità della realtà cinese e il fatto che nel Paese pare non esistere un’unica prassi applicativa dei regolamenti per gli affari religiosi, rendono particolarmente difficile pronunciarsi in materia. La Santa Sede, da una parte, non intende forzare la coscienza di alcuno. Dall’altra, considera che l’esperienza della clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e che la storia ha mostrato che Pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede (cfr. n. 8 della Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 27 maggio 2007). Perciò, la Santa Sede continua a chiedere che la registrazione civile del Clero avvenga con la garanzia di rispettare la coscienza e le profonde convinzioni cattoliche delle persone coinvolte. Solo così, infatti, si possono favorire sia l’unità della Chiesa sia il contributo dei cattolici al bene della società cinese.

Per quanto, poi, concerne la valutazione dell’eventuale dichiarazione che si deve firmare all’atto della registrazione, in primo luogo è doveroso tenere presente che la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese dichiara formalmente di tutelare la libertà religiosa (art. 36). In secondo luogo, l’Accordo Provvisorio del 22 settembre 2018, riconoscendo il ruolo peculiare del Successore di Pietro, porta logicamente la Santa Sede a intendere e interpretare l’«indipendenza» della Chiesa cattolica in Cina non in senso assoluto, cioè come separazione dal Papa e dalla Chiesa universale, ma relativo alla sfera politica, secondo quanto avviene in ogni parte del mondo nelle relazioni tra il Papa e una Chiesa particolare o tra Chiese particolari. Del resto, affermare che nell’identità cattolica non vi può essere separazione dal Successore di Pietro, non significa voler fare di una Chiesa particolare un corpo estraneo alla società e alla cultura del Paese in cui essa vive ed opera. In terzo luogo, il contesto attuale dei rapporti fra la Cina e la Santa Sede, caratterizzato da un consolidato dialogo fra le due Parti, è diverso da quello che ha visto nascere gli organismi patriottici negli anni cinquanta del secolo scorso. In quarto luogo, si aggiunga il fatto di grande rilievo che, nel corso degli anni, molti Vescovi ordinati senza il mandato apostolico hanno chiesto e ottenuto la riconciliazione con il Successore di Pietro, così che tutti i Vescovi cinesi sono oggi in comunione con la Sede Apostolica e desiderano una sempre maggiore integrazione con i Vescovi cattolici del mondo intero.

Di fronte a questi fatti, è legittimo aspettarsi un atteggiamento nuovo da parte di tutti, anche nell’affrontare le questioni pratiche riguardanti la vita della Chiesa. Da parte sua, la Santa Sede continua a dialogare con le Autorità cinesi sulla registrazione civile dei Vescovi e dei sacerdoti per trovare una formula che, nell’atto della registrazione, rispetti non solo le leggi cinesi ma anche la dottrina cattolica.

Nel frattempo, alla luce di quanto sopra, se un Vescovo o un sacerdote decide di registrarsi civilmente ma il testo della dichiarazione per la registrazione non appare rispettoso della fede cattolica, egli preciserà per iscritto all’atto della firma che lo fa senza venir meno alla dovuta fedeltà ai principi della dottrina cattolica. Se non è possibile mettere questa precisazione per iscritto, il richiedente la farà anche solo verbalmente e se possibile alla presenza di un testimone. In ogni caso, è opportuno che il richiedente certifichi poi al proprio Ordinario l’intenzione con la quale ha fatto la registrazione. Questa, infatti, è sempre da intendersi all’unico fine di favorire il bene della comunità diocesana e la sua crescita nello spirito di unità, come anche

un’evangelizzazione adeguata alle nuove esigenze della società cinese e la gestione responsabile dei beni della Chiesa.

In pari tempo, la Santa Sede comprende e rispetta la scelta di chi, in coscienza, decide di non potersi registrare alle presenti condizioni. Essa rimane loro vicina e chiede al Signore di aiutarli a custodire la comunione con i propri fratelli nella fede, anche di fronte alle prove che ciascuno si troverà ad affrontare.

Il Vescovo, da parte sua, “nutra e manifesti pubblicamente la propria stima per i presbiteri, dimostrando fiducia e lodandoli se lo meritano; rispetti e faccia rispettare i loro diritti e li difenda da critiche infondate; dirima prontamente le controversie, per evitare che inquietudini prolungate possano offuscare la fraterna carità e danneggiare il ministero pastorale” (Apostolorum Successores, Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi, 22 febbraio 2004, n. 77).

È importante, poi, che anche i fedeli laici non solo comprendano la sopra descritta complessità della situazione, ma anche accolgano con cuore grande la sofferta decisione presa dai loro Pastori, qualunque essa sia. La comunità cattolica locale li accompagni con spirito di fede, con la preghiera e con l’affetto, astenendosi dal giudicare le scelte degli altri, custodendo il vincolo dell’unità e usando misericordia verso tutti.

In ogni caso, nell’attesa di poter giungere attraverso un franco e costruttivo dialogo tra le due Parti, come accordato, ad una modalità di registrazione civile del Clero più rispettosa della dottrina cattolica, e quindi della coscienza delle persone coinvolte, la Santa Sede chiede che non si pongano in atto pressioni intimidatorie nei confronti delle comunità cattoliche «non ufficiali», come purtroppo è già avvenuto.

Infine, la Santa Sede ha fiducia che tutti possano accogliere queste indicazioni pastorali come uno strumento per aiutare coloro che si trovano a dover fare scelte non facili, a compierle con spirito di fede e di unità. Tutti – Santa Sede, vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici – sono chiamati a discernere la volontà di Dio con pazienza e umiltà in questo tratto del cammino della Chiesa in Cina, segnato da tante speranze ma anche da perduranti difficoltà.

Dal Vaticano, 28 giugno 2019, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù.

La Santa Sede

[01160-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

Pastoral guidelines of the Holy See
concerning the civil registration of clergy in China

For some time requests have been received by the Holy See, from Bishops in Mainland China, for a concrete indication of the approach to be adopted in relation to the obligation of presenting an application for civil registration. In this regard, as is known, many Pastors remain deeply disturbed since the modality of such registration – which is obligatory, according to the new regulations on religious activities, on pain of inability to function pastorally – requires, almost invariably, the signing of a document in which, notwithstanding the commitment assumed by the Chinese authorities to respect also Catholic doctrine, one must declare acceptance, among other things, of the principle of independence, autonomy and self-administration of the Church in China.

The complex reality of China and the fact that there does not appear to be a uniform praxis with regard to the application of the regulations for religious affairs, make it particularly difficult to decide on the matter. On the one hand, the Holy See does not intend to force anyone’s conscience. On the other hand, it considers that the experience of clandestinity is not a normal feature of the Church’s life and that history has shown that Pastors and faithful have recourse to it only amid suffering, in the desire to maintain the integrity of their faith (cfr. Letter of Pope Benedict XVI to Chinese Catholics of 27 May 2007, n. 8). Thus, the Holy See continues to ask that the civil registration of the clergy take place in a manner that guarantees respect for the conscience and the profound Catholic convictions of the persons involved. Only in that way, in fact, can both the unity of the Church and the contribution of Catholics to the good of Chinese society be fostered.

In what concerns, then, the evaluation of the eventual declaration that must be signed upon registering, in the first place it is necessary to bear in mind that the Constitution of the People’s Republic of China formally guarantees religious freedom (art. 36). In the second place, the Provisional Agreement of 22 September 2018, recognising the particular role of the Successor of Peter, logically leads the Holy See to understand and interpret the “independence” of the Catholic Church in China not in an absolute sense, namely as separation from the Pope and the Universal Church, but rather relative to the political sphere, as happens everywhere in the world in the relations between the Universal Church and the particular Churches. To affirm that for the Catholic identity there can be no separation from the Successor of Peter, does not mean making the local Church an alien body in the society and the culture of the country in which she lives and works. In the third place, the context of the actual relations between China and the Holy See, characterised as they are by a consolidated dialogue between the two Parties, differs from that which saw the birth of the patriotic structures in the 1950s. In the fourth place, a factor of great importance should be added, namely, that over the years, many Bishops who were ordained without the apostolic mandate have asked for and received reconciliation with the Successor of Peter, so that today all Chinese Bishops are in communion with the Apostolic See and desire an ever greater integration with the Catholic Bishops of the whole world.

In light of these facts, it is legitimate to expect a new approach on the part of everyone, also when addressing practical questions about the life of the Church. For its part, the Holy See continues to dialogue with the Chinese Authorities about the civil registration of Bishops and priests in order to find a formula that, while allowing for registration, would respect not only Chinese laws but also Catholic doctrine.

In the meantime, bearing in mind what has been noted above, if a Bishop or a priest decides to register civilly, but the text of the declaration required for the registration does not appear respectful of the Catholic faith, he will specify in writing, upon signing, that he acts without failing in his duty to remain faithful to the principles of Catholic doctrine. Where it is not possible to make such a clarification in writing, the applicant will do so at least orally and if possible in the presence of a witness. In each case, it is appropriate that the applicant then certify to his proper Ordinary with what intention he has made the registration. The registration, in fact, is always to be understood as having the sole aim of fostering the good of the diocesan community and its growth in the spirit of unity, as well as an evangelisation commensurate to the new demands of Chinese society and the responsible management of the goods of the Church.

At the same time, the Holy See understands and respects the choice of those who, in conscience, decide that they are unable to register under the current conditions. The Holy See remains close to them and asks the Lord to help them to safeguard the communion with their brothers and sisters in the faith, even in the face of those trials that each one will have to face.

The bishop, for his part, “should nurture and publicly manifest his esteem for his priests, showing them trust and praising them, if they deserve it. He should respect and require others to respect their rights and should defend them against unjust criticism. He should act swiftly to resolve controversies, so as to avoid the prolonged disquiet which can overshadow fraternal charity and do damage to the pastoral ministry” (Apostolorum Successores, Directory for the Pastoral Ministry of Bishops, 22 February 2004, n. 77).

It is important, then, that also the lay faithful not only understand the complexity of the situation, described above, but in addition accept with an open heart the anguished decision taken by their Pastors, whatever it may be. The local Catholic community should accompany them in a spirit of faith, with prayer and affection, refraining from any judgement of the choices of others, maintaining the bond of unity and demonstrating mercy towards all.

In any case, until such time as a modality for the civil registration of the clergy that is more respectful of Catholic doctrine, and thus of the consciences of those involved, is established through a frank and constructive dialogue between the two Parties, as agreed, the Holy See asks that no intimidatory pressures be applied to the “non official” Catholic communities, as, unfortunately, has already happened.

Finally, the Holy See trusts that everyone can accept these pastoral indications as a means of helping those faced with choices that are far from simple, to make such choices in a spirit of faith and unity. All those involved – the Holy See, Bishops, priests, religious men and women and the lay faithful – are called to discern the will of God with patience and humility on this part of the journey of the Church in China, marked, as it is, by much hope but also by enduring difficulties.

From the Vatican, on 28 June 2019, Solemnity of the Most Sacred Heart of Jesus.

The Holy See

[01160-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua cinese

圣座关于中国神职人员民事登记的牧灵指导

一段时间以来,中国大陆的主教们请求圣座就必须提交民事登记申请时所应采取的态度做出具体的指示。就这一点,众所周知,许多牧人都深感困惑,因为这一登记方式——按照宗教活动的新规定是必需的,否则就不能从事牧灵活动——几乎总是要签署一份文件,声明接受中国独立、自主、自办教会的原则,尽管中国当局承诺也会尊重天主教教义。

中国现实的复杂性,加之在整个国家似乎不存在规范宗教事务的统一实施常规,也就特别难以对这一问题发表意见。一方面,圣座无意强迫任何人的良心。另一方面,考虑到秘密状态的经验并非教会生活的常规,且历史告诉我们,只有当迫切渴望维护自身信仰的完整性时,牧人和信友们才会这样做(参见《教宗本笃十六致在中华人民共和国的天主教会的主教、司铎、度奉献生活者及教友的信》8,二〇〇七年五月二十七日)。为此,圣座继续要求神职人员的民事登记应保证尊重所涉及人员的良心及他们深刻的公教信念。事实上,只有这样,才能既有助于教会的合一,也有助于天主教徒为中国社会的益处做贡献。

至于评估在登记时必须签属可能要作的声明,首先,有必要记住中华人民共和国宪法正式声明保护宗教自由(第36条)。其二,二〇一八年九月二十二日的临时协议承认伯多禄继承人的特殊作用,从逻辑上讲,也就让圣座认为并解读,在中国的天主教会的“独立”不是绝对意义上的独立——也就是说同教宗和普世教会分离,而仅相对于政治领域而言,就像世界各地教宗和一个地方教会之间的关系或者各地方教会之间关系中所发生的一样。此外,申明在公教身份中不能有与伯多禄继承人的分离,并不意味着使一个地方教会成为其生活并开展活动的社会和文化中的一个异物。其三,体现了双方稳固对话特点的中国与圣座目前关系的背景,与上个世纪五十年代爱国组织刚产生时是不同的。其四,再加上一个非常重要的事实,多年来,许多未经教宗任命而被祝圣的主教们请求并获得了与伯多禄继承人的修和。由此,所有的中国主教今天都与宗座共融,他们渴望与全世界的天主教主教们更加一体化。

在这些事实面前,期待每个人都有一个新的态度是合理的,包括在处理有关教会生活的实际问题时也是如此。就圣座而言,将继续就主教和司铎的民事登记问题同中国当局对话,以找到一个不仅尊重中国法律且尊重天主教教义的登记程式。

同时,鉴于上述情况,如果一位主教或司铎决定进行民事登记,但登记的声明文本似乎不尊重天主教信仰时,他在签字时以书面的形式说明,他这样做,没有缺少对天主教教义原则所应有的忠诚。如果无法以书面形式作出这一说明,申请人也可以只在口头上表达,如果可能的话在一位证人的见证下表达。总之,建议申请人随后向自己的教区教长书面证明其登记的意向。事实上,始终应将这样做的唯一目的理解为旨在促进教区团体的益处,及其在合一精神内的成长、适应中国社会新需求的福传、负责任地管理教会财产。

同时,圣座理解并尊重那些在良心上决定不能在现有条件下登记的人的选择。圣座与他们同在;求上主帮助他们保持与手足兄弟们在信仰内的共融,包括在他们每个人将要面临的考验前也要这样做。

就主教而言,“要尊重司铎、公开地展示自己对司铎的尊重,表现出对他们的信任,如果他们堪当的话,要赞扬他们;尊重他们的权力并使他们的权力得到尊重、保护他们免遭毫无根据的批评;及时地解决争端以免延续的焦虑不安令手足间的爱德蒙羞、损害牧灵使命”(主教牧职指南《宗徒的继承人》77,二OO四年二月二十二日)。

此外,重要的是教友们不但要理解上面所描述情况的复杂性,而且也要以宽阔的胸怀接受他们的牧人们所做出的痛苦决定,无论是什么样的决定。地方天主教团体要以信德精神、祈祷和爱陪伴牧人们,同时不要评判他人的选择、保持合一的纽带、用慈悲善待所有人。

总之,在等待双方按照协议通过坦诚及建设性对话达成更加尊重天主教教义以及所涉及人士良心的神职人员民事登记方式时,圣座要求不要对“非官方”天主教团体施加恐吓性压力,就像已经不幸发生的那样。

最后,圣座相信,所有人都能将这一牧灵指示视为一个工具,帮助那些要做出艰难抉择的人本着信仰与合一的精神来完成这一选择。在中国天主教会所经历的这段既充满了许多希望但也持续不断地出现很多困难的历程中,所有人——圣座、主教、司铎、修会会士、修女和平信徒——蒙召耐心地、谦逊地辨别天主的圣意。

二〇一九年六月二十八日,耶稣圣心瞻礼

自梵蒂冈

[01160-XX.01] [Testo originale: Italiano]

[B0554-XX.02]