La magnifica Cina di Sánchez Sorondo

Dunque per monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, filosofo e teologo nonché cancelliere della Pontificia accademia delle scienze, «in questo momento quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi».

Interessante. Pare che il monsignore, dopo un viaggio in Cina, sia tornato a Roma «entusiasta», come riferisce Andrés Beltramo Álvarez, che l’ha intervistato per l’edizione spagnola di Vatican Insider del 2 febbraio. «I cinesi cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale», ha detto.

Interessante, davvero.

«Ho incontrato una Cina straordinaria: ciò che la gente non capisce è che il principio centrale cinese è il lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro. Al fondo è come diceva san Paolo: chi non lavora, non mangia. Non ci sono baraccopoli, non hanno droga, i giovani non usano droga. Vi è come una coscienza nazionale positiva, essi desiderano dimostrare che sono cambiati, che accettano la proprietà privata».

Secondo monsignor Sánchez Sorondo, Pechino «sta difendendo la dignità della persona», seguendo più di altri Paesi l’enciclica di papa Francesco Laudato sì’ e difendendo gli accordi di Parigi sul clima. In questo la Cina si distingue dagli Stati Uniti: «L’economia non domina la politica, come succede negli Stati Uniti, come affermano gli stessi statunitensi. Come è possibile che le multinazionali del petrolio influenzino Trump? Sapendo che tutto questo fa male alla terra, come dicono l’enciclica e gli scienziati. Il pensiero liberale ha liquidato il concetto del bene comune, non vuole nemmeno tenerne conto, afferma che è un’idea vuota, senza alcun interesse. Al contrario i cinesi, no, essi propongono lavoro e bene comune».

«L’impressione – conclude – è che la Cina stia evolvendo molto bene. Mi hanno chiesto come sono i rapporti tra Cina e Vaticano, ho risposto che in questo momento non ve ne sono formalmente perché non abbiamo ambasciatori o nunzi, ma in questo momento ci sono molti punti di incontro. Il mondo è dinamico e si evolve. Non si può pensare che la Cina di oggi sia la Cina dei tempi di Giovanni Paolo II o la Russia della guerra fredda».

Non è la prima volta che monsignor Sanchez Sorondo si mostra entusiasta della Cina. Un anno fa, durante un convegno internazionale dedicato al traffico di organi umani, respinse le accuse che parlano di trapianti forzati operati da medici cinesi sui prigionieri e i numerosi condannati a morte.

Considerando che monsignor Sánchez Sorondo è uno dei consiglieri più ascoltati da Francesco, queste sue affermazioni permettono di capire meglio qual è la strategia vaticana in questo momento nei confronti del regime cinese.

Resta il fatto che le dichiarazioni dell’esponente della Santa Sede contrastano con tutti i principali report sulla situazione dei diritti umani in Cina.

Prendiamo, per esempio, un recente rapporto di Amnesty International, nel quale si parla fra l’altro di «nuove leggi sulla sicurezza nazionale che hanno rappresentato gravi minacce alla protezione dei diritti umani» e di «giro di vite a livello nazionale» su avvocati e attivisti per i diritti umani «sistematicamente sottoposti a sorveglianza, molestie, intimidazioni, arresti e detenzione». Inoltre «sono stati significativamente rafforzati i controlli su Internet, sui mezzi di comunicazione di massa e sul mondo accademico» ed «è aumentata la repressione delle attività religiose fuori dal controllo diretto dello Stato». E vogliamo parlare della campagna per demolire le chiese e abbattere le croci dagli edifici?

Il traffico di organi non c’è, sostiene Sánchez Sorondo, e prendiamo per buona la sua affermazione. Ma che cosa dice della sistematica applicazione della pena capitale? Non è forse vero che Francesco l’ha più volte stigmatizzata come anti-umana?

«Il principio centrale cinese è lavoro, lavoro, lavoro», dice monsignor Sánchez Sorondo. Ma, anche in questo caso, sarebbe interessante sapere quali sono le sue fonti. Secondo alcune stime in Cina ci sono circa novanta milioni di veri e propri schiavi, in gran parte contadini trasferiti dalle campagne alle industrie cittadine. I salari sono bassissimi, spesso del tutto insufficienti per mantenere una famiglia. Altrettanto spesso l’assicurazione sanitaria non esiste, così come il risarcimento in caso di incidenti sul lavoro. Altra piaga è il lavoro minorile, con bambini sottoposti a orari e sforzi impossibili. E poi ci sono le fabbriche gestite come colonie penali e i casi di intossicazione da sostanze nocive. Certo, spesso lo sfruttamento è attuato da multinazionali occidentali che approfittano del bassissimo costo del lavoro, ma non è che le autorità cinesi si distinguano nella tutela dei lavoratori. La parola «diritti», da quelle parti, non va per la maggiore. La tigre cinese deve correre e non può essere appesantita.

Quanto al rispetto dell’ambiente, sarà pur vero che la Laudato sì’ è molto apprezzata, ma sembra difficile parlare di «leadership morale» in un paese in cui l’inquinamento atmosferico, secondo uno studio di Berkeley Earth, «sta uccidendo una media di quattromila persone al giorno». Gli scienziati, sostiene la ricerca «attribuiscono la responsabilità dei decessi soprattutto alle emissioni delle centrali a carbone e in particolare alle minuscole particelle note come PM2,5 che possono scatenare attacchi di cuore, ictus, cancro ai polmoni e asma e che uccidono silenziosamente 1,6 milioni di persone all’anno, il 17% del livello di mortalità della Cina».

«L’ultima volta che sono stato a Pechino – ha spiegato Richard Muller, direttore scientifico di Berkeley Earth e co-autore del documento – l’inquinamento era al livello di pericolo: ogni ora di esposizione riduceva la mia aspettativa di vita di venti minuti. È come se ogni uomo, donna e bambino fumassero quasi quaranta sigarette al giorno».

Per concludere, ecco un interessante articolo proposto da Asianews (16 gennaio 2018) su Wang Quanzhang, l’avvocato per i diritti umani sequestrato dalla polizia da due anni e mezzo.

«Wang Quanzhang, uno degli oltre trecento avvocati per i diritti umani arrestati nel luglio 2015, è da due anni e mezzo nelle mani della polizia. Egli è l’unico avvocato del “709” (così chiamati dalla data in cui è cominciata la caccia a loro, il 9 luglio del 2015) di cui non si sa più nulla. In tutto questo tempo, diversi del 709 sono stati processati; altri ancora sono stati costretti ad emettere confessioni-farsa in tv. Molti degli arrestati – almeno il cinquanta per cento – sono cristiani (protestanti e cattolici) che usano le strettoie della legge cinese per difendere comunità, sacerdoti e pastori dai soprusi delle autorità locali. Diversi di loro hanno difeso le comunità del Zhejiang durante la campagna di distruzione delle croci. Wang Quanzhang, ad esempio, nella sua carriera ha difeso membri del movimento spirituale Falun Gong, considerata illegale, e contadini a cui era stata requisita la terra. Wang è stato fra i primi ad essere arrestato e tenuto in luoghi segreti, senza poter incontrare nessuno. Lo scorso febbraio 2017, egli è stato ufficialmente accusato di “incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato” e dovrebbe essere processato alla Corte di Tianjin. Ma finora ciò non è avvenuto. Secondo China Change, la moglie e due avvocati sono andati il 12 gennaio scorso al Centro di detenzione numero uno di Tianjin chiedendo di poterlo visitare, ma hanno ricevuto un netto rifiuto. Le guardie si sono rifiutate anche di accettare pagamenti per “buoni pasto” per il detenuto, al fine di migliorare la sua dieta. L’ordine del carcere è che “agli avvocati non è permesso di vedere Wang Quanzhang e Wu Gan”. Quest’ultimo è stato condannato alla fine di dicembre a otto anni e mezzo di carcere. Entrambi non hanno mai ammesso la loro colpa. Tale lungo isolamento preoccupa la famiglia e gli attivisti per i diritti umani. Diversi avvocati prima detenuti e poi liberati hanno rivelato di essere stati torturati: shock elettrici; immersione in gabbia sott’acqua; assunzione forzata di droghe, privazione del sonno, violenze fisiche e verbali. Secondo esperti, la campagna di arresti e condanne degli avvocati del 709 cancella le promesse fatte dal presidente cinese Xi Jinping sull’attuare uno stato di diritto in Cina».

Ecco. Non resta che consigliare a monsignor Sánchez Sorondo, in occasione del suo prossimo viaggio in Cina, di scegliersi una guida diversa.

Aldo Maria Valli

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