giovedì 6 dicembre 2012

FILOSOFIA DELLA POLITICA E DELL'ECONOMIA


Filosofia della politica ,dell’ economia e della scienza esatta ,ovvero giusta .
Oggi   si fronteggiano due visioni della vita riguardo all’amministrazione della città . Nella prima , più affascinante,  prevale   attualmente  il democraticismo , dove degli eletti del popolo farebbero gli interessi delle masse  nei confronti di  non si sa quale autorità ,in quanto  poi sono loro stessi l’autorità, ma piuttosto, forse, rappresentano  una parte del popolo o di una classe e farebbero  gli interessi della loro parte contro altre parti e non lavorerebbero affatto  a una costruzione giusta e ordinata  dell ‘intero ordinamento sociale della   città .  Se escludiamo le forme più arcaiche di governo dove un capo o uno stregone di tribù o villaggio   dirigono gli affari dei loro aggregati umani , abbiamo le forme di governo oggi più note a tutti .   Infatti  troviamo un   democraticismo cristianista  ammantato da propositi spirituali nel dirigere gli affari della comunità , il comunismo che  cerca la dittatura di una sola classe brandendo il diritto al lavoro,  il socialismo che salvaguarderebbe più classi  e gli interessi dello stato e quindi del popolo o altre forme di potere  più rozze e talebane legate sempre a partiti , poi ci sono  le forme  militariste , giustizialiste  o teocratiche di carattere islamista , che  rappresentano la quasi totalità delle visioni politiche che governano la terra .   A tutte queste c’è  una sola visione ,alternativa, che potremmo definire  “giudaico- cristiana”,  che le contiene tutte ma senza derive particolariste che porterebbero a indirizzare a una  visione assolutista   la costruzione della città .  La visione del potere  che ci deriva dalla tradizione  “giudaico cristiana” è quella basata sul diritto naturale che  è già scritto  nella natura delle cose e non bisogna affatto inventarla .  Questo diritto contiene  l’ ordine della giustizia sociale in se stesso e chiunque può ispirarsi a lui  in quanto si basa sulla logica razionale  come la matematica sul  principio di non contraddizione.   Se tre più due fa cinque , noi diciamo che è un ragionamento logico giusto perché fa quadrare  i conti , fa funzionare i nostri conti  ordinatamente e ci troviamo  “ bene “ . Questo ragionamento Introduce quindi la parola “giustizia”  nell ‘ambito economico ma anche  scientifico .  E’ giusto ciò che è razionale  perché è  ordine , ovvero  è  “bene” .  Se dicessimo che  2+2 non fa 4  non diremmo una cosa giusta e applicando questo procedimento non avremmo un’ “ordine “e una “giustizia” ,quindi un “ bene “ perché l’ ordine conserva le cose e noi stessi tramite la giustizia .  Quindi matematica , filosofia ,sociologia, economia , politica  NON  sono  enti separati se introduciamo la logica ,se introduciamo la parola “bene” ,la parola giustizia  che crea l’ ordine ,che a sua volta fa nascere il bene .  Queste parole fanno parte di un metodo scientifico verificabile nella vita di uno stato ,di una cultura ,della storia umana ma possiamo verificarle anche in un laboratorio scientifico su qualsiasi esperimento .    Sono elementi universali che fanno parte della natura spirituale dell  “essere” e  che ritroviamo in ogni ambito di quello che noi chiamiamo creazione . Se degli elettroni intorno a un nucleo smettessero di girare secondo un dato ordine non avremmo più la materia né questa logica .  Questa parola giustizia che potremmo anche chiamare logica ,è alla base di ogni tipo  rapporto sociale o economico  ,sia quelli del primo tipo, sia del secondo che del terzo tipo …..
La scienza non esprime un sapere a parte in quanto si basa sulla “logica “,ovvero sulla giustizia ,ovvero sul   “bene” ,ovvero sull ‘ordine delle cose materiali  , tutte cose ben definite dalla dottrina giudaico- cristiana.   Come un esperimento che segue una logica ,verificabile democraticamente da tutti esprime una particolare verità giusta che fa funzionare “bene “ una cosa , cosi questa logica in ambito sociale economico fa funzionare la cosa pubblica perché adotta un metodo giusto e razionale ,non necessariamente ugualitario ….cosi un elettrone che gira secondo un ordine giusto identifica una materia  non è come un uomo che esce fuori dalla logica e dalla ragione . Quindi possiamo dire che la tradizione giudaico- cristiana va al cuore delle cose in quanto conosce bene il ragionamento greco sulla logica ,ma capisce  pure che questo ragionamento va riempito di contenuti certi e non di contenuti possibili e astratti fine e se stessi ,perché bisogna vivere per ottenere il bene e non il male che è l ‘ irrazionalità delle cose che porta alla distruzione e alla morte perché calpesta la giustizia …….
La visione giudaico - cristiana pone al centro di tutto l’ eterno problema  che non chiama più logica o ragione come farebbe un profano  ma semplicemente male o bene ,morte o vita ,essere o non essere . Pone al centro della politica la parola giustizia da non confondere con la parola uguaglianza . 

mercoledì 21 novembre 2012

L'HANDICAP POLITICO CATTOLICO

L 'handicap del pensiero politico cattolico è uno solo : il trasferimento sul piano sociale del vangelo che diventa una palla al piede di ogni loro concezione politica .Tutti lo fanno in buona fede,s 'intende, ma non si può portare sul piano sociale ,politico ,economico,logico -amministrativo e razionale , ciò che è meramente un discorso ecclesiale,anzi religioso e di fede . Allora i progressisti come sfuggono al problema politico per conviverci bene ? Semplice , col discorso democratico,cioè riconoscono ad agnuno la propria verita e ragione di vivere purchè questi riconoscano la loro. Si puo vivere con molte morali in uno statao infondo !!! Ma fare questo significa negare la legge naturale valida per tutti , universale ,la base comune umana , una legge naturale che arriva a contemplare la pena di morte, quindi il matrimonio monogamico come forza sociale ,cosa assurda per le loro orecchie evnageliche ,meglio il perdonismo sociale e il realtivismo su tutto , meglio la mafia politica su tutto. Cosi io rispetto te e tu rispetti me .Ma non si può andare avanti all infinito cosi , no, prima o poi la storia umana presenta il suo conto e tutti i nodi vengono al pettine.

lunedì 19 novembre 2012

ISRAELE, GIUDAISMO E SIONISMO


ISRAELE, GIUDAISMO E SIONISMO
Conferenza del Rabbino Ahron Cohen alla Birmingham University, Inghilterra, 3

Amici, è un onore avere l’opportunità di parlarvi oggi.
Io e i miei colleghi di Neturei Karta partecipiamo ad occasioni come questa perché riteniamo di avere il dovere sia religioso che umanitario di pubblicizzare il nostro messaggio, il più possibile. Così spero e prego che con l’aiuto del Creatore le mie parole e le nostre discussioni, qui, oggi, possano essere corrette e precise, nel loro contenuto e nelle loro conclusioni. Come vi è stato già detto, io sono un ebreo ortodosso (e cioè un ebreo che cerca di vivere la propria vita in totale accordo con la religione ebraica). Sono impegnato nell’adempimento dei doveri ecclesiastici all’interno della comunità ebraica e in particolare sono impegnato nell’educazione dei nostri giovani e nell’aiutarli a conseguire una condotta sana e corretta. E’ perciò di particolare interesse per me poter parlare a voi, un corpo studentesco, oggi.
Mi è stato chiesto di parlarvi del giudaismo e del sionismo. Questo argomento è naturalmente tremendamente importante alla luce dell’attuale situazione in Palestina, dove abbiamo – diciamolo – una parte, i sionisti (che sono anch’essi degli ebrei) desiderosi di imporre uno Stato “settario” sulla testa di una popolazione indigena, i palestinesi. Uno scontro che ha provocato spargimenti di sangue e brutalità di cui non si riesce a vedere la fine, a meno che vi sia un cambiamento davvero radicale.
I miei titoli per parlare di questo argomento derivano dall’essere uno dei molti ebrei ortodossi che simpatizzano completamente con la causa palestinese: noi protestiamo in modo veemente contro i terribili errori perpetrati in Palestina contro il popolo palestinese dall’illegittimo regime sionista.
La punta avanzata di quelli tra noi che sono impegnati, attivamente e regolarmente, in questa controversia sono chiamati Neturei Karta, termine che può essere tradotto in modo approssimativo come Guardiani della Fede. Non siamo un partito o un’organizzazione a parte, ma rappresentiamo fondamentalmente la filosofia rappresentativa di una parte significativa dell’ebraismo ortodosso.
Permettetemi innanzitutto di dichiarare in termini categorici che il giudaismo e il sionismo sono incompatibili. Essi sono diametralmente opposti.
La questione deve sicuramente apparire a molti di voi che oggi sono qui come un paradosso. Dopo tutto, tutti sanno che i sionisti sono ebrei e che il sionismo è a vantaggio degli ebrei. I palestinesi sono i nemici dei sionisti. Come può essere allora che io, un ebreo, possa simpatizzare con la causa palestinese?
Vorrei cercare di rispondere a questa domanda e tornare all’argomento della mia conferenza – il giudaismo e il sionismo – su due livelli: la fede religiosa e l’umanitarismo. Tenete presente che essere umanitari è anche un obbligo religioso fondamentale.
Prima di tutto dal punto di vista della fede religiosa ebraica. Dobbiamo esaminare qualche aspetto della storia del popolo ebreo e della sua fede basilare nel controllo dell’Onnipotente sul nostro destino e su ciò che l’Onnipotente vuole da noi. Tutto questo è fissato nei nostri insegnamenti religiosi, nella nostra Torah, e ci è stato insegnato nel corso delle generazioni dai nostri grandi leader religiosi. Rispetto a tutto ciò, esaminiamo anche la storia del sionismo, come si è sviluppata e quali sono i suoi scopi.
La nostra religione è per noi un modo di vivere totale. Ci mostra come vivere una vita al servizio dell’Onnipotente. Influenza ogni aspetto della nostra vita, dalla culla alla tomba. Quello che ci viene insegnato è quello che ci è stato rivelato dalla Divina Rivelazione, come viene descritta nella Bibbia, circa tremila e cinquecento anni fa, e cioè quando venne alla luce il popolo ebreo. Tutti i nostri obblighi religiosi, pratici e filosofici, sono fissati nella Torah, che comprende la Bibbia (il vecchio testamento) e un vasto codice di Insegnamenti Orali che ci sono stati trasmessi nel corso delle generazioni.
Come detto, la nostra religione è un modo di vivere totale che copre ogni aspetto della nostra vita. Un aspetto della nostra religione, soggetto a certe condizioni, è che ci verrà data una terra, la Terra Santa, conosciuta ora come Palestina, nella quale vivere e attuare vari doveri del nostro servizio all’Onnipotente.
Ora, prima che io prosegua, desidero sottolineare qualcosa che è davvero fondamentale per capire la differenza tra il giudaismo e il sionismo, e cioè che il concetto di nazionalità dell’ebraismo ortodosso è molto diverso dal concetto di nazionalità ritenuto dalla maggior parte dei popoli. La maggior parte dei popoli pensano che la nazione sia un popolo specifico che vive in una terra specifica. La terra è essenziale per l’identità di una nazione. Una religione ci può essere come ci può non essere, ma la religione è irrilevante per l’identità nazionale. Il concetto di nazionalità del giudaismo ortodosso, tuttavia, è quello di un popolo specifico con una religione specifica. E’ la religione che stabilisce l’identità nazionale. Una terra ci può essere come ci può non essere, la terra è irrilevante per l’identità nazionale ebraica.
Questo è confermato dal fatto che la nazione ebraica è stata senza una terra per 2000 anni, ma fino a quando ha conservato la propria religione ha conservato la propria identità.
Ora ho detto in precedenza che ci è stata data una terra, ma a certe condizioni. Le condizioni erano, fondamentalmente, che dovessimo conservare i valori morali, etici e religiosi più alti. Il popolo ebreo ha posseduto la terra per i primi millecinquecento anni della sua esistenza. Ma purtroppo le condizioni non furono adempiute al livello richiesto [dall’Onnipotente] e gli ebrei vennero esiliati dalla loro terra. Negli ultimi duemila anni circa, il popolo ebreo è rimasto in uno stato di esilio decretato dall’Onnipotente, perché non aveva conservato i valori richiesti. Questo stato di esilio è la situazione che permane fino ad oggi. E’ una parte fondamentale della nostra fede accettare di buon animo l’esilio decretato dall’Onnipotente e non cercare di combattere contro di esso, o di farlo cessare con le nostre mani. Agire in tal modo costituirebbe una ribellione contro la volontà dell’Onnipotente.
In termini pratici, sebbene abbiamo conservato la nostra identità ebraica, in virtù del nostro attaccamento alla nostra religione, nondimeno l’esilio per noi significa innanzitutto che gli ebrei devono essere soggetti ai paesi in cui vivono in modo leale e non cercare di governare le popolazioni indigene di tali paesi.
In secondo luogo, significa che non possiamo tentare di costituire un nostro Stato in Palestina. Questo si applicherebbe anche se la terra non fosse occupata, e si applica certamente quando, come è questo il caso, c’è una popolazione indigena esistente. Questa proibizione costituisce una parte fondamentale del nostro insegnamento: ci è stato fatto giurare di non contravvenirvi e siamo stati ammoniti delle spaventose conseguenze in cui saremmo incorsi.
Ne consegue, perciò, che gli ebrei, oggi, non hanno il diritto di governare in Palestina.
Esaminiamo ora il movimento sionista. Venne fondato circa 100 anni fa, soprattutto da individui secolarizzati, che stavano abbandonando la loro religione ma conservavano ancora quello che consideravano il marchio [d’infamia] di essere ebrei in esilio. Ritenevano che il nostro stato di esilio fosse dovuto al nostro atteggiamento servile – la mentalità del Golus (esilio) – e non a un Ordine Divino. Volevano sbarazzarsi dei vincoli dell’esilio e cercare di costituire una nuova forma di identità ebraica. Non basata sulla religione ma basata sulla terra. Basata su una tipica aspirazione nazionalista, secolare, guidata dall’emozione, simile a quella della maggior parte delle altre nazioni. La loro politica aveva come perno centrale l’aspirazione di costituire uno Stato Ebraico in Palestina. Ma stavano forgiando un nuovo tipo di ebreo. In realtà non era assolutamente un ebreo – era un sionista.
Il movimento sionista costituiva l’abbandono completo dei nostri insegnamenti e della nostra fede religiosa – in generale – e in particolare un abbandono del nostro approccio al nostro stato di esilio e al nostro atteggiamento verso i popoli con cui viviamo.
Il risultato pratico del sionismo sotto forma dello Stato conosciuto come “Israele” è completamente estraneo al giudaismo e alla Fede Ebraica. Lo stesso nome “Israele”, che originariamente designava quelli che sono conosciuti come i Figli di Israele, e cioè il Popolo Ebraico, è stato usurpato dai sionisti. Per questa ragione, molti ebrei ortodossi evitano di riferirsi allo Stato sionista con il nome di “Israele”.
L’ideologia del sionismo non è quella di affidarsi alla divina provvidenza ma di prendere la legge nelle proprie mani e di forzarne il risultato sotto forma di uno Stato. Questo è del tutto contrario all’approccio alla questione dell’esilio che la nostra Torah ci richiede di adottare, per come ci è stato trasmesso dai nostri grandi leader religiosi.
Ho parlato finora dal punto di vista della fede religiosa. Ma esaminiamo il punto di vista umanitario (che è esso stesso un obbligo religioso, come ho detto in precedenza). L’ideologia dei sionisti era, ed è, quella di forzare l’aspirazione ad uno Stato senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di coloro che si trovano sulla loro strada. I palestinesi stavano sulla loro strada. Ci troviamo di fronte al fatto che, per conseguire un’ambizione nazionalista malconcepita, è stata commessa dai sionisti una scioccante trasgressione della giustizia naturale, costituendo in Palestina un regime illegittimo del tutto contro la volontà della popolazione lì residente, i palestinesi, trasgressione che inevitabilmente ha dovuto fondarsi sulla perdita di vite umane, sulle uccisioni e sui furti.
La maggior parte degli ebrei ortodossi accettano il punto di vista dei Neturei Karta fino al punto di non essere d’accordo, in via di principio, sull’esistenza dello Stato sionista, e non “verserebbero una lacrima” se tale Stato dovesse finire. Vi è tuttavia una gamma di opinioni su come affrontare il fatto che al momento lo Stato sionista esiste. Queste opinioni variano dalla cooperazione effettiva, all’accettazione pragmatica, all’opposizione totale sempre e comunque. Quest’ultima costituisce l’approccio dei Neturei Karta. Ma c’era e c’è un ulteriore fenomeno sionista che complica il quadro. Esso è costituito dai sionisti religiosi. Si tratta di persone che affermano di essere fedeli alla religione ebraica, ma sono state influenzate dalla filosofia, nazionalista e secolarizzata, sionista, e che hanno aggiunto una nuova dimensione al giudaismo – il sionismo, con lo scopo di costituire e di espandere uno Stato ebraico in Palestina. Essi cercano di realizzare questo scopo con grande fervore (io lo chiamo giudaismo con qualcosa d’altro). Essi affermano che questo fa parte della religione ebraica. Ma il fatto è che questo è assolutamente contrario agli insegnamenti dei nostri grandi leader religiosi.
Inoltre, da un punto di vista umanitario, anche la loro ideologia era, ed è, quella di forzare la loro aspirazione senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di chiunque si trovi sulla loro strada. I palestinesi sono quelli che si trovano sulla loro strada. La cosa più scioccante è che tutto questo viene fatto in nome della religione. Mentre in realtà c’è un obbligo totalmente contrario, da parte della nostra religione, ed è quello di trattare tutte le persone con compassione.
Per riassumere. Secondo la Torah e la Fede ebraica, l’attuale rivendicazione dei palestinesi – e degli arabi – a governare in Palestina è giusta ed equa. La rivendicazione sionista è sbagliata e criminale. Il nostro atteggiamento verso Israele è che l’intero concetto è sbagliato e illegittimo.
C’è un altro problema, ed è quello che i sionisti hanno fatto in modo di apparire come i rappresentanti e i portavoce di tutti gli ebrei e così, con le loro azioni, suscitano l’ostilità contro gli ebrei. Quelli che nutrono questa ostilità sono accusati di antisemitismo. Ma quello che deve essere messo decisamente in chiaro è che il sionismo non è il giudaismo. I sionisti non possono parlare a nome degli ebrei. I sionisti possono essere nati come ebrei, ma essere ebreo richiede anche l’adesione alla fede e alla religione ebraiche. Così ciò che diventa decisamente chiaro è che l’opposizione al sionismo e ai suoi crimini non implica l’odio per gli ebrei o l’”antisemitismo”. Al contrario, il sionismo stesso e le sue azioni costituiscono la più grande minaccia per gli ebrei e per il giudaismo.
La lotta tra arabi ed ebrei in Palestina è iniziata solo quando i primi pionieri sionisti vennero in Palestina con lo scopo esplicito di formare uno Stato sulla testa della popolazione araba indigena. Questa lotta è continuata fino ad oggi, ed è costata e continua a costare migliaia e migliaia di vite. L’oppressione, le violenze e gli omicidi in Palestina sono una tragedia non solo per i palestinesi ma anche per il popolo ebreo. E fa parte delle spaventose conseguenze che ci erano state preannunciate se avessimo trasgredito il nostro obbligo religioso di non ribellarci contro il nostro esilio.
Desidero aggiungere che il rapporto tra musulmani ed ebrei risale alla storia antica. La maggior parte delle relazioni furono amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Storicamente, accadde di frequente che quando gli ebrei venivano perseguitati in Europa trovavano rifugio nei vari paesi musulmani. Il nostro attaggiamento verso i musulmani e gli arabi può essere solo di amicizia e di rispetto.
Vorrei finire con le seguenti parole. Noi vogliamo dire al mondo, specialmente ai nostri vicini musulmani, che non c’è odio o ostilità tra l’ebreo e il musulmano. Vogliamo vivere assieme come amici e vicini, come abbiamo fatto per la maggior parte del tempo nel corso delle centinaia e persino delle migliaia di anni in tutti i paesi arabi. E’ stato solo l’avvento dei sionisti e del sionismo che ha rovesciato questa lunga relazione.
Consideriamo i palestinesi come il popolo che ha diritto di governare in Palestina.
Lo Stato sionista conociuto come “Israele” è un regime che non ha diritto di esistere. La sua esistenza continuativa è la causa di fondo del conflitto in Palestina.
Preghiamo per una soluzione al terribile e tragico punto morto attuale. Auspichiamo che tale soluzione
avvenga sulla base delle pressioni morali, politiche ed economiche imposte dalle nazioni del mondo.
Preghiamo per la fine degli spargimenti di sangue e per la fine delle sofferenze di tutti gli innocenti – sia ebrei che non ebrei – del mondo.
Siamo in attesa dell’abrogazione del sionismo e dello smantellamento del regime sionista, che farà cessare le sofferenze del popolo palestinese. Accetteremmo di buon grado l’oppportunità di vivere in pace in Terrasanta sotto un governo che sia interamente conforme ai desideri e alle aspirazioni del popolo palestinese.
Che noi si possa meritare presto il tempo in cui tutto il genere umano vivrà reciprocamente in pace.

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.nkusa.org/activities/speeches/bham022603.cfm

lunedì 12 novembre 2012

LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA


LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA

Per Aristotile l’autorità nasce dal diritto di natura e non dal consenso popolare a un “trattato” o con una delega che il popolo fa a un principe, una volta e per sempre per mettere un freno alle individualità istintuali dell’uomo, cosi come è inteso dal darwinismo e dal giusnaturalimo .

IL Filosofo afferma che le leggi naturali sono leggi comuni a tutti gli uomini o , più limitatamente , a tutti i popoli civili , e che ,pertanto , sono ricavabili da una considerazione generale sulla natura umana . Egli dice infatti : “giusto naturale è quello che ha dappertutto ha la stessa efficacia ,“(Aristotile, Etica Nicomachea ).

E in seguito Cicerone riferendosi ad Aristotile sentenzierà : << In ogni cosa il consenso di tutti i popoli è da considerarsi legge di natura >>; “ IL consenso di tutti è la voce stessa della natura “ (Cicerone , Tuscolane,1,13-14). Molti autori in seguito si adopereranno a dimostrare che non esiste nessuna legge di natura nei popoli perché essi hanno spesso leggi opposte , ma noi costatiamo come dei pagani , non condizionati ideologicamente, arrivino a dire con il semplice uso della ragione e con la forza della loro autorità culturale e della loro esperienza , che esistono delle leggi di natura universale a cui tutti i popoli danno o non danno il consenso !!

E’ gia una meta eccezionale questa ed e’ la dimostrazione che il problema della legge universale naturale risale alla creazione dell’uomo . La ragione umana , non condizionata da nessun sistema religioso preciso , arriva da sola ad ammettere la necessita di leggi di natura oggettive anche se venisse a mancare il consenso popolare a causa di condizioni contingenti particolari . Questa legge naturale,certa e matematica , che Hobbes e i giusnaturalisti pensano che sia la natura istintuale dell’uomo , per gli ebrei e’ questa : “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te , né troppo lontano da te . Non è nel cielo perche’ tu dica : Chi salirà per noi in cielo ,per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ?Non è al di là del mare per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ? Anzi questa parola è molto vicina a te , è nella tua bocca e nel tuo cuore , perché tu la metta in pratica . “ (Deuteronomio ( 30,10-14) . San Paolo dirà che questa legge condanna anche tutti i pagani , anzi tutti gli uomini : “Quando i pagani che non hanno legge , per natura agiscono secondo la legge , essi , pur non avendo la legge , sono legge a se stessi : essi dimostrano che quando la legge esige è scritto nei loro cuori , come risulta dalla testimonianza della loro coscienza .” (Rom.2,14-16). E ancora : “ sei dunque inscusabile , chiunque tu sia , o uomo che giudichi ; perché mentre giudichi gli altri , condanni te stesso . “ (Rom2,1) Quindi esiste una legge universale nell'intimo dei cuori che approva o condanna tutti , conosciuta o misconosciuta c'è !

Per il Filosofo la prima comunità naturale è la famiglia che nasce dall’unione o da una comunione di un uomo con una donna uniti da un patto naturale .

In essa vigono regole comportamentali private tra i membri, non separate pero’ da una morale universale e nello stesso tempo regole personali.

La prima cosa che faranno i giusnaturalisti sarà di dimostrare che se esiste una legge universale, non é certo quella data dalla natura ma è quella che deduce la scienza nel considerare la natura selvaggia dell’uomo. E’ l’uomo con la sua osservazione scientifica che deduce le leggi universali di natura perché queste non sono date dalla natura stessa , dirà Hobbes che pure costruisce la sua fortuna ideologica dicendio che ci deve essre una legge matematica anche per la morale umana . “E’ l’uomo che stabilisce “scientificamente quali sono “ poi dirà e non che bisogna leggerle nel cuore

dell'uomo. Per i giusnaturalisti c’è un conflitto insanabile tra l’individuo e lo Stato ,anzi lo Stato è l’espressione di quella assoluta libertà ferina che l’individuo non potrà mai permettersi altrimenti avremmo la legge della giungla e l’anarchia della foresta dove ognuno lotta per la propria sopravvivenza .Per loro l’autorità nasce da un contratto a cui però il popolo deve dare una specie di consenso . Il fondamento hobbesiano è che lo stato di natura sia uno stato di guerra da cui bisogna uscire con la società civile , questo perché egli confonde gli istinti per legge naturale .

Stessa cosa faranno gli illuministi nel dimostrare che non esiste nessuna legge di natura universale nel senso aristotelico e oggettivo ma esiste una deduzione scientifica della libertà, fraternità e uguaglianza fra gli uomini. Rosseau identifichera addirittura la democrazia con l’uguaglianza e il “buon selvaggio” è mosso solo dall’amor di sè (individulaismo)e si sente veramente libero quando ubbidisce solo alle leggi che lui stesso si è dato .

Lo storicismo in seguito si affannerà pure lui a dimostrare che non esiste alcuna “legge di natura oggettiva ” ma tutto di pende dalla natura delle cose, dai bisogni materiali ed economici degli uomini di una determinata classe sociale ed economica in una determinata e storica situazione sociale = storicismo .

Aristotile in realtà aveva individuato la stella polare in mezzo a tutte le tempeste e vicissitudini degli uomini e dei popoli , infatti egli dice che quando in un territorio ci sono due o più comunità o famiglie, queste debbono regolare i loro rapporti sociali , e proprio da questo nasce la naturale necessità dell’autorità e quindi delle leggi. Allora nasce la politica come conseguenza dell’etica sociale e non per frenare le passioni umane o l’istinto naturale selvaggio dell’uomo .In lui non c'è il problema della lotta del piu debole contro il piu forte , ma il problema della giustizia tra le varie parti .

Ad esempio, se due o tre famiglie di pastori in uno stesso territorio hanno bisogno di regole o almeno di una consuetudine orale, oppure scritta, dove si dice che le pecore degli uni non debbono sconfinare nei pascoli dell’altro; non debbano rubarsi il bestiame a vicenda, anche nel caso di capi dispersi …

Hanno bisogno di dividersi il territorio, le sorgenti d’acqua e stabilire una autorità TERZA che faccia osservare queste leggi.

Poteva essere un sacerdote o un re, a volte anche un delinquente, ma era la natura stessa del vivere comune che richiedeva altre leggi di diritto civile; così nasceva la politica. Questa politica cercava di stabilire una giustizia e non aveva nessun carattere utopico o moralistico .

Il Filosofo non considera l’autorità come quel potere necessario per regolare gli istinti dell’ homo homini lupus, ma è quel potere che regola i rapporti tra individui e tra comunità e classi sociali per uno sviluppo ordinato di ognuna per i fini assegnatigli dalla stessa natura .

Non esiste conflitto innato tra individuo e autorità ; non ci deve essere, oppure distinguere sempre nell’autorità colei che dovrebbe assicurare una giustizia giusta, che non è altro se non l’antico concetto ebraico di : “occhio per occhio e dente per dente”, parole che non significano vendetta sul nemico, ma giustizia al disopra degli interessi e delle parti. Nella legislazione ebraica possiamo distinguere anche culturalmente due tipi di leggi . Una legge scritta da Dio e data a Mose’ sul Sinai , ed era quella legge che andava riposta nell’Arca , e poi una legge “minore” che non era legge universale ma l’adattamento di questa a situazioni e culture particolari . Questa legge umana non andava riposta nell’arca e adorata perché non era universale però aveva forza di legge in quella cultura e situazione geografica . La legge ebraica ( dell'Arca ) non era altro che la sintesi scritta della legge universale fino allora mai messa per iscritta in una sintesi cosi concentrata. Il politico o l' autorità non debbono fare altro se non attuare quella giustizia nella società degli uomini . La libertà significa diosobbedire e seguire l'istinto e non la ragione intrinseca di quella legge .

La Politica di Aristotele e anche il Codex del diritto romano non sembrano altro che una ripetizione, una replica di uno dell’altro circa la giustificazione del potere politico e imperiale, nonché in secoli recenti se ne sono venuti altri naturalisti e ci hanno insegnato che bisogna studiare “ i bisogni umani” che non sono molto diversi da quelli delle bestie e che il loro metodo era finalmente scientifico e certo al contrario di quello della tradizione pagana ed ebraica che fondano l’autorità su una esigenza etica e naturale di giustizia giusta al disopra delle parti.

Diceva Dio a Mosè nel Deuteronomio: “non devi guardare nè a destra, nè a sinistra nel giudizio del tuo prossimo.” Ovvero la giustizia non tiene conto del censo sociale dell’individuo nè che sia ricco e nè che sia povero ; né dei suoi bisogni particolari diremmo noi !

Il potere quindi non è in antitesi al diritto naturale dell’individuo ma un ordinatore e regolatore di rapporti tra individui e tra società o comunità di grado superiore.

L’individuo non è contrapposto allo Stato che rappresenterebbe quel potere di tenere a bada le istintualità , l'homo homini lupus ,ma questo è colui che presiede allo sviluppo ordinato della sua vita sociale . Secondo giustizia e non secondo uguaglianza !

Nel modello Aristotelico la società umana passa da una piccola a una più grande per progressione geometrica.

Le società e l’individuo per Aristotile non sono un’ astratto stato naturale in cui casualmente si sarebbe trovato l’uomo cronologicamente prima della necessità dello Stato che reprimesse le singole individualità, ma entità concrete, come la famiglia naturale consistente di due persone , maschio e femmina , che si associano, non essendo nemici tra loro a causa della natura ferina.

Sono due persone buone di natura che si amano e non hanno bisogno di scrivere regole di convivenza . Quindi il modello di società Aristotelico è aperto nel senso che le società variano di numero e progressione ma non c’è contrapposizione tra individuo e società, dove o prevale l’uno o prevale l’altro. Soprattutto in Aristotile non c'è l' utopia o esigenze moralistiche ; non c'è il bisogno di adeguare la società a modelli sbagliati quanto alla semplice natura tale quale appare . Egli non sente la necessità di sognare dei modelli astratti e artificiali (ideali) di società perfetta.

Per Aristotile la società perfetta e ultima è lo Stato in cui c’è un rapporto di progressione e continuità dalla famiglia.

L’individuo non è un individuo isolato e pericoloso come un leone nella giungla che abbia bisogno di uccidere per sopravvivere o che deve stare sempre in agguato per procacciarsi il cibo che un altro nemico affamato gli vuole privare e dal quale bisogna difendersi .

La società non è una classe di individui nella stessa situazione economica in lotta con un’altra classe che bisogna sopprimere e l’uomo non è l’homo artificialis creato dalla cultura. La società non è un’ astratta tesi e antitesi dalla quale viene fuori una sintesi . Non è oggi questo e domani il contrario di questo !

Anche lo Stato non è artificialis e astratto , detenitore di un contratto (truffa ) che bisogna stracciare , ma nasce dalla difesa di questi gruppi di individui nel territorio, per procurarsi i mezzi di sussistenza e dividersi il lavoro per lo sviluppo ordinato della società e delle famiglie .

Queste cose non vanno fatte se non avendo un modello etico ben preciso, dato dalla stessa natura umana che non è solo animale.

Il principio di legittimazione dell’autorità quindi non è il consenso, se pur importante, ma lo stato di necessità naturale che nasce dalla stessa natura sociale e non dalla lotta degli egoismi tra individui .

La società pre politica per il Filosofo è la famiglia la quale è quella società che organizza la casa (Oikos).

Il primo libro della Politica di Aristotile riguarda il governo della casa, la società domestica e la sua economia.

Non esistono per il Filosofo artificiali individui isolati viventi al di fuori di qualsiasi norma in uno stato di libertà e uguaglianza primigenia che oggi predomina nel modello darwiniano di famiglia . Lo si costata dal fatto che ogni volta che si parla della difesa del nucleo famigliare come primo modello politico più piccolo, se ne viene sempre fuori qualcuno di destra o di sinistra a dire che è una concezione reazionaria ogni interpretazione che considera lo Stato come lo sviluppo naturale della famiglia.

Il modello del potere è infatti quello del padre sul figlio esteso per gradi al re o a un capo e lo stato per Aristotile non è meno naturale delle altre forme più naturali del vivere sociale.

Lo stato civile oggi vive della chimera contrattualistica fatta passare per società civile. Gli stati non si sono formati per un atto di ragione umana ma per un atto naturale, i cittadini hanno bisogno dell’autorità non per regolare i loro istinti ma per vivere ordinatamente e secondo giustizia .

C’è una società al disopra delle altre società che si differenzia per un maggior grado di autorità sulle altre tra loro e questa società è lo Stato.

Questa autorità non dipende da nessun’ altra se non dalla legge morale di natura che giustifica il suo esistere.

L’autorità viene dall’alto perché il padre comanda per natura sul figlio e non viceversa, per contratto, il figlio dice al padre cosa deve fare.

Ora dove bisogna collegare l’azione della politica in questo discorso?

Un movimento politico cerca di ristabilire i principi etici universali violati nel corpo sociale e colloca al loro giusto posto in ordine etico le varie società minori per il loro fine naturale e nel fare questo ha le giustificazioni etiche e morali nell’uso di tutti i mezzi che ha a disposizione . Ciò che è giusto o ciò che non è giusto non lo determina una maggioranza o un voto in piu o in meno , ma una legge oggettiva , naturale , universale , a cui il politico o la politica si ispira .

domenica 4 novembre 2012

IL pianeta terra può ospitare fino a più di 1000 miliardi di uomini .


Il pianeta terra può ospitare in scioltezza dai 100 miliardi a 1000 miliardi di persone, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza .... Il problema è che ci sono  troppi nemici dell' uomo e della ragione che non ci arrivano  , persone negative che odiano il pianeta e l' umanità che vorrebbero sfruttare solo per pochi di loro . Sono persone feticiste che hanno fatto della natura un idolo da venerare e idolatrare   e  non da usare al servizio dell' umanità e del bene comune dei popoli  . Poi non vedono un progetto ben preciso .   San Francesco vedeva nella natura un ordine , una perfezione , un intelligenza superiore non una cosa da adorare e venerare come hanno fatto i suoi frati .  Si tratta anche  di non fare  razzismo tra prodotto e prodotto della natura ,tra natura e natura . Ad esempio il metano è  pure lui un prodotto della natura da usare  e non  è un figlio di puttana da odiare perchè viene estratto dalle multinazionali . Figlie  di puttana sono piuttosto le pale eoliche che ci vengo appioppate per mantenere i disoccupati e inondare di cemento le nostre terre col ricatto che l'alternativa sarebbe il nucleare !!!   Ebbene diciamocelo, il petrolio non è figlio di puttana , è un prodotto della natura pure lui e come tutte le cose della natura , bisogna farne buon uso in modo che tutti ne beneficino .  Il giansenismo, il manicheismo che fa separazione tra prodotti buoni e cattivi,tra animaili e animali ,ma che vede nell uomo un cattivo che distrugge ,  il feticismo stesso che venera la natura , sono atteggiamenti settari nocivi all' umanità , con questi si che bisognerebbe fare una selezione naturale per avere una umanità  più matura e responsabile  eticamente.

giovedì 1 novembre 2012

SENZA PARTITI, E' POSSIBILE UNA DEMOCRAZIA


Ogni partito rappresenta una parte dei cittadini o di un popolo inteso ad ottenere qualcosa rispetto a tutto il corpo sociale e questi , alleandosi , pur essendo una piccola minoranza riconosciuta nelle istituzioni, diventano subito una forza in grado di difendere i propri interessi e favorire il voto di scambio con promesse ai propri aderenti . Queste promesse possono andare anche a discapito della maggioranza del popolo, ma poco importa, anzi tutto diventa normale con leggi ad hoc.

Il loro obiettivo palese è difendere gli interessi di alcuni settori della società innanzitutto, e proprio con questa finalità entrano nelle istituzioni quando ottengono il governo .
Infatti senza promesse non si ottiene nessun voto ,né la possibilità di governare ; più si riesce ad essere credibili con le promesse , più si ottengono voti e favori . Ad esempio, basta creare una nuova o vecchia professione per legge in una data regione e dare il posto a qualche migliaia di associati  e organizzarli  in partito per governare in perpetuo in quella regione . Quelle migliaia di voti con le loro famiglie saranno stabili e assicureranno il potere per un lungo periodo . Al partito non interessa minimamente ciò che è giusto o ingiusto per tutto il corpo sociale , egli è legato ad alleanze di governo ,a interessi economici precisi , pure ad alleanze transnazionali …. . IL governo , il potere invece , rappresenta il bene comune di tutti ,la giustizia per tutti, la possibilità di vita e sviluppo sociale per tutti senza favorire nessuna alleanza o interessi particolari se possono essere a discapito del popolo ,della democrazia . La Giustizia poi si basa su valori universali condivisi da tutti oppure non condivisi ,perché ci sono da sempre , sono universali , e sono la garanzia per il governo del bene comune . Senza questi non c’è bene comune ! Bene comune da non confondere con la natura selvaggia dell’uomo,i suoi istinti , da governare con la clava per calmarlo e renderlo razionale .

Possiamo avere due tipi di partiti ; uno di tipo ideologico, spesso legato sempre a determinati interessi economici di alcuni settori sociali, seppure dei più poveri ,e uno di tipo più dichiaratamente finalizzato a ottenere vantaggi economici o di potere. Questo secondo tipo di partito potrebbe caratterizzarsi più come movimento . Con il riconoscimento delle lobby poi è solo una questione economica per governare senza neppure avere i voti di un determinato settore sociale , senza essere nemmeno una corporazione di tesserati di un dato settore produttivo . Le lobby delle assicurazioni ,delle banche ,come quelle dei produttori di farmaci, delle scommesse ad esempio, ottengono leggi a favore a suon dollari , senza nessun voto popolare, né partito di minoranza o maggioranza .

La democrazia dovrebbe difendere il bene comune di tutti, regolarne la vita , ma la maggiore minaccia a questo bene comune sono proprio i partiti a cui interessa magari spesso una giustizia parziale e marginale, tutta finalizzata a particolari interessi . Approfittando di questa debolezza democratica con la presenza dei partiti , anzi diventando un partito esso stesso in forma palese o segreta , la delinquenza può governare tranquilla e crescere indisturbata . Scopo dei partiti , anche di quelli ideologici alla fine è fare gli interessi delle fratellanze degli associati e in nulla si distinguono dalle sette e fraternità segrete che hanno lo stesso ruolo di aiuto reciproco nel sistema sociale di un popolo . Ecco perché il primo obiettivo di una vera democrazia dovrebbe essere la lotta a ogni forma segreta di associazionismo perché è  contro ogni sistema sociale . Il secondo obiettivo di una democrazia, per bene governare ,dovrebbe essere la lotta senza quartiere a ogni formazione partitica , specialmente se con finalità ideologiche dichiarate a forma di dottrina universale.Sono partiti che diventano utopie religiose perchè danno regole su tutta la vita umana , non solo nell ambito politico .  Queste dottrine o utopie possono scalfire seriamente l’ impianto dei valori su cui si poggia un potere che difende il bene comune . Per eleggere un consigliere , per eleggere un sindaco, per eleggere dei rappresentanti di categorie lavorative in un governo , non c’è bisogno di nessun partito . Basta iscrivere il proprio nome in un albo comunale dei cittadini aperto a determinate persone che danno garanzia di obiettività.

La somma della rovina politica si ha quando questi partiti si fanno finanziare per legge . Tutti i cittadini debbono contribuire a mantenerli e a farli rimanere per legge .
I partiti sono la degenerazione della democrazia , da non confondere con i movimenti finalizzati ad ottenere dei supposti diritti che reputa giusti in determinate situazioni nel corpo sociale nazionale , ma questi movimenti dovrebbero immediatamente sciogliersi una volta ottenuti i loro scopi altrimenti si



http://www.francocenerelli.com/antologia/libroverde/indice.htm

I PARLAMENTI

I parlamenti sono la spina dorsale della democrazia tradizionale moderna, regnante oggi nel mondo. Il parlamento è una rappresentanza ingannatrice del popolo ed i sistemi parlamentari costituiscono una falsa soluzione del problema della democrazia. Il parlamento è costituito fondamentalmente come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere in rappresentanza di esso. L’esistenza stessa di un parlamento significa assenza del popolo. La vera democrazia, però, non può esistere se non con la presenza di rappresentanti di questo. I parlamenti, escludendo le masse dall’esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità popolare, sono divenuti una barriera legale tra il popolo e il potere. Al popolo non resta che la falsa apparenza della democrazia, che si manifesta nelle lunghe file di elettori venuti a deporre nelle urne i loro voti. Per mettere a nudo il vero volto del parlamento, dobbiamo esaminare la sua origine. Il parlamento è eletto nelle circoscrizioni elettoriali, oppure è costituito da un partito o da una coalizione di partiti, o per designazione dall’alto. Nessuna di queste procedure è democratica, perché la ripartizione degli abitanti in circoscrizioni elettoriali significa che un solo deputato rappresenta, a seconda del numero degli abitanti, centinaia o centinaia di migliaia o milioni di cittadini. Significa, inoltre, che il deputato non è legato ai suoi elettori da un rapporto organico popolare, in quanto, secondo la tesi della democrazia tradizionale oggi attuata, egli è considerato il rappresentante di tutto il popolo, alla pari degli altri deputati. Le masse, quindi, sono separate completamente dal loro rappresentante, ed egli, a sua volta, è completamente separato da esse. Infatti, subito dopo la sua elezione, egli usurpa la sua sovranità ed agisce al loro posto. La democrazia tradizionale, dominante oggi nel mondo, riveste i membri del parlamento di una sacralità e da una immunità che nega invece al singolo cittadino. Questo significa che i parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto, oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. E’ diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: "Nessuna rappresentanza al posto del popolo". Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore e non del popolo. Lo vale per il parlamento in cui ogni partito dispone di un certo numero d seggi. Infatti, i titolari dei seggi rappresentano il loro partito e non il popolo; il potere esercitato da tale coalizione è il potere dei partiti coalizzati e non il potere del popolo. In questi sistemi di governo, il popolo è la preda è la preda per la quale ci si batte. Il popolo è la vittima ingannata e sfruttata dagli organismi politici che combattono per giungere al potere per strappare dei voti al popolo mentre questo si allinea silenzioso in lunghe file, che si muovono come un rosario, al fine di deporre il suo voto nelle urne, nello stesso modo in cui si gettano altre carte nel cestino di rifiuti. Questa è la democrazia tradizionale attuata nel mondo intero, sia che si tratti di un sistema monopartitico, di un sistema bipartitico o pluripartitico o perfino di un sistema senza alcun partito; diventa, così, evidente che la "rappresentanza è un’impostura". Quanto alle assemblee che si formano per designazione o per successione ereditaria, esse non hanno nessuna caratteristica democratica. Inoltre, siccome il sistema di elezione dei parlamenti si forma sulla propaganda per ottenere voti è, di conseguenza, un sistema demagogico nel vero senso della parola. I voti possono essere comprati o falsificati; per questo, il povero non può affrontare le battaglie elettorali, in cui vince sempre e soltanto il ricco. Furono i filosofi, i pensatori e gli autori politici che sostennero la teoria della rappresentanza parlamentare, quando i popoli erano ignoranti e guidati come pecore da re, sultani, conquistatori. L’aspirazione ultima dei popoli era, allora, di avere qualcuno che li rappresentasse dinnanzi ai governanti. Perfino questa aspirazione fu loro negata e per ottenerla i popoli affrontarono lunghe e dure lotte. E’ dunque irragionevole oggi, dopo la vittoria dell’era delle repubbliche e l’inizio dell’era delle masse, che la democrazia sia la formazione di un piccolo gruppo di deputati, che agiscono in nome delle grandi masse popolari. E’ una teoria antiquata ed una esperienza superata. Il potere deve essere interamente del popolo. Le più tiranniche dittature che il mondo abbia mai conosciuto si sono instaurate all’ombra dei parlamenti.


IL PARTITO

Il partito è la dittatura contemporanea. E’ lo strumento di governo delle moderne dittature poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto. E’ il più recente sistema dittatoriale. Poiché il partito non è un individuo, esso da luogo a un’apparente democrazia, formando assemblee e comitati senza contare la propaganda svolta dai suoi membri. Il partito non è affatto un organo democratico poiché è composto da individui che hanno o gli stessi interessi o le stesse opinioni o la stessa cultura o che appartengono alla stessa regione o che hanno la stessa ideologia. Essi formano un partito per realizzare i loro interessi o per imporre le loro opinioni o per estendere il potere della loro dottrina a tutte le società. Il loro obbiettivo è giungere al potere con il pretesto di attuare i loro programmi. Non è democraticamente ammissibile che uno qualsiasi di questi gruppi governi l’intero popolo, che è formato da numerosi interessi, idee, temperamenti, luoghi di provenienza e credi. Il partito è uno strumento di governo dittatoriale in quanto permette a coloro che hanno le stesse opinioni e gli stessi interessi di governare il popolo nel suo insieme. Rispetto al popolo, il partito è una minoranza. Lo scopo che determina la formazione di un partito è quello di creare uno strumento per governare il popolo, in altre parole, di governare tramite il partito su coloro che sono al di fuori di esso. Il partito, infatti, si fonda essenzialmente su una teoria autoritaria ed arbitraria... vale a dire sul dispositismo dei membri del partito sugli altri elementi del popolo. Il partito afferma che l’accesso al potere è il mezzo per realizzare i propri obiettivi, pretendendo che questi obiettivi, siano quelli del popolo. Questa è la teoria che giustifica la dittatura del partito ed è la stessa teoria su cui si fonda qualsiasi dittatura. Qualunque sia il numero dei partiti, la teoria è sempre la stessa. L’esistenza di più partiti inasprisce la lotta per il potere, che si risolve nella distruzione di ogni conquista del popolo e nel sabotaggio di ogni programma di sviluppo della società. Questa distruzione serve da preteso (al partito di opposizione) per giustificare il tentativo di indebolire la posizione del partito al potere, allo scopo di prenderne il posto. La lotta tra i partiti, se non si risolve nella lotta armata, il che avviene raramente, si svolge per mezzo della critica e della denigrazione reciproca. E’ una lotta che si combatte inevitabilmente a danno degli interessi vitali e supremi della società e da ciò consegue che una parte o tutti gli interessi della società cadranno vittime della lotta dei partiti per giungere al potere. Infatti, è nella distribuzione stessa di questi interessi che il partito o i partiti all’opposizione trovano la giustificazione della loro controversia con il partito al potere. Il partito all’opposizione per giungere al potere deve abbattere lo strumento di governo che è al potere. Per fare questo deve distruggerne le realizzazioni e denigrarne i programmi anche se sono utili alla società. Di conseguenza, gli interessi ed i programmi della società diventano vittime della lotta dei partiti per giungere al potere. Certo, il conflitto nato dalla molteplicità dei partiti suscita un’intensa attività politica, ma rimane sempre il fatto che tale conflitto è, da una parte, politicamente, socialmente ed economicamente distruttivo per la società e, dall’altra, si risolve sempre con la vittoria di un altro strumento di governo identico al precedente; vale a dire con la caduta di un partito e con la vittoria di un altro. E’ sempre la sconfitta del popolo e, quindi, la sconfitta della democrazia. Inoltre i partiti possono essere comprati o corrotti sia dall’interno che dall’esterno. Originariamente il partito nasce come rappresentante del popolo, poi la direzione del partito diventa la rappresentante dei membri del partito, e il presidente del partito diventa il rappresentante della direzione del partito. E’ chiaro così che il gioco dei partiti è un’ingannevole farsa fondata su una caricatura di democrazia dal contenuto egoista e fondata sul gioco degli intrighi e delle manovre politiche. Tutto questo conferma che il partitismo è uno strumento della dittatura moderna. E’ una dittatura che si presenta apertamente, senza maschera, e che il mondo non ha ancora superata. E’ realmente "la dittatura dell’epoca contemporanea". Il parlamento del partito vincitore e in realtà il parlamento del partito; il potere esecutivo designato da questo parlamento è il potere del partito sul popolo. Il potere del partito, che dovrebbe essere al servizio del popolo intero, è in realtà nemico mortale di una parte di esso, di quella, cioè, costituita dal partito o dai partiti all’opposizione e dai loro sostenitori. L’opposizione non rappresenta il controllo popolare sul partito al potere; piuttosto, cerca, essa stessa, una possibilità di sostituirlo al potere. Secondo la tesi della democrazia moderna, il controllo legale appartiene al parlamento, la cui maggioranza è costituita da membri del partito al potere, vale a dire, che il controllo è nelle mani del partito che esercita tale controllo. Sono dunque evidenti l’impostura, la falsificazione, la inefficacia delle teorie politiche dominanti oggi nel mondo dalle quali scaturisce la democrazia tradizionale nella sua forma attuale. Il partito rappresenta soltanto una parte del popolo, ma la sovranità popolare è indivisibile. Il partito governa in nome del popolo, ma il principio fondamentale è che non deve esserci "nessuna rappresentanza al posto del popolo". Il partito è la tribù e la setta dell’età moderna. La società governata da un unico partito è identica a quella governata da un’unica tribù o da un’unica setta. Il partito, come abbiamo già affermato, rappresenta le opinioni, le ideologie, il luogo di provenienza di un solo gruppo della società. Il partito, quindi, è una minoranza rispetto all’intero popolo, così come lo sono la tribù e la setta. La minoranza ha gli stessi interessi e la stessa ideologia. Da questi interessi o da questa ideologia scaturiscono identiche opinioni. Non vi è nessuna differenza tra il partito e la tribù, eccezion fatta per il legame di sangue, che, d’altra parte, può esistere anche nel partito al momento della sua costituzione. La lotta dei partiti non differisce in alcun modo della lotta delle tribù o delle sette per ottenere il poter. Se il sistema tribale o settario è da rifiutare e da deplorare politicamente, si deve anche rifiutare e deplorare il sistema dei partiti, poiché tutti e due i sistemi precedono nello stesso modo e conducono allo stesso risultato. Per la società, la lotta dei partiti ha lo stesso effetto negativo e distruttivo della lotta tribale o settaria.
configurerebbero anche loro come partito per collocare i propri uomini nel ruolo di potere .