Francesco Federico

Francesco: "Ogni religione è una via verso Dio".

@Don Cesare Toscano
Le cronache degli ultimi tempi hanno reso il termine “Pachamama” particolarmente conosciuto anche tra il pubblico non addetto alle questioni teologico-religiose. Se ne parla persino al bar.
La Chiesa cattolica, attraverso il Sinodo dell’Amazzonia, ha sdoganato questa parola che in lingua quechua significa “Madre Terra”. Qualcosa però non quadra dentro e fuori la Chiesa. Il concetto di Pachamama nasconde un inganno. Anzi, per l’esattezza ne nasconde cinque. E meritano di essere visti uno per uno.
1. La Pachamama è un inganno religioso. Si tratta, in realtà, di una divinità pagana che appartiene alla cultura e alla religione inca del Perù. Secondo la mitologia pagana inca Pachacamac, dio del cielo, si unì a Pachamama e da questa unione nacquero due gemelli, un maschio e una femmina. In Amazzonia ci sono circa quattrocento popolazioni indigene distinte, la maggior parte delle quali non ha la stessa cultura né la medesima religione di quelle tribù peruviane che conservano elementi inca tra cui, appunto, la Pachamama. Presentare quest’ultima come l’icona della cultura indigena amazzonica significa non solo falsificare la realtà ma anche disconoscere e svilire la diversità delle vere culture amazzoniche nel tentativo di imporre una visione teologica indigena, per finalità esclusivamente ideologiche e politiche. Questo tentativo, tuttavia, è più ampio e non riguardando soltanto l’Amazzonia ma coinvolge tutto il continente latino-americano fino al Messico. Però, che cosa hanno in comune un indigeno tzotzil, maya o purépeche, con gli incas e la Pachamama? Assolutamente nulla. L’inganno, quindi, è tanto grave in quanto pretende di imporre una teologia indigena latino-americana unificata che vanifica la ricchezza della diversità degli stessi popoli indigeni originari di tutta l’America Latina.
2. La Pachamama è un inganno politico. Si impone alle popolazioni indigene e all’immaginario collettivo della comunità latino-americana come rappresentativa di una unificazione indigena da parte del potere politico. Perché, ad esempio, il presidente messicano Lopéz Obrador ha celebrato un rito in onore della Pachamama, divinità peruviana, per chiederle il permesso di costruire la linea ferroviaria maya nel sudest del Messico? Hugo Chavez, Nicolás Maduro, Cristina Fernández de Kirchner, Andrés Manuel López Obrador, Evo Morales, Daniel Ortega, sono solo alcuni capi di stato che hanno partecipato ufficialmente ad atti di culto in onore della Madre Terra e che promuovono questa idea di un’unica ideologia indigena. Non si tratta, quindi, solamente di un mero fatto religioso peruviano, ma siamo difronte ad un vero e proprio fatto politico inserito in una precisa agenda politica, che prevede la promozione di un pensiero panteista, costruito a tavolino, in cui l’idea della Pachamama rappresenta la cultura latino-americana in totale contrapposizione con l’eredità culturale ispanica, a cominciare dalla religione cattolica. Curiosamente, però, questa visione panteistica è del tutto estranea alla maggior parte delle culture indigene. Proviene da altre concezioni filosofiche, sia occidentali che orientali, e persino da alcune fonti esoteriche. In realtà non si tratta di una vera e propria cosmovisione panteistica ma di un progetto politico che esclude di fatto il concetto cristiano di un Dio trascendente rispetto alla creazione e pone la dignità della terra sopra la dignità della persona umana. Si sta tentando una rivoluzione copernicana culturale: superare l’antropocentrismo della modernità con un “geocentrismo” ecologico. La terra, anziché l’uomo, al centro del cosmo. Fino al punto che ci tocca ascoltare discorsi in cui si arriva a teorizzare la limitazione dei diritti umani in favore dei “diritti” della terra.
3. La Pachamama è un inganno teologico per i cristiani. Si tratta, come abbiamo visto, di una divinità pagana inca. Le immagini che la riproducono, da un punto di vista teologico, sono semplicemente degli idoli. Il fatto che un teologo, un pastore, un sacerdote, un vescovo, un cardinale, un Papa o un semplice fedele non abbiano la capacità di riconoscere questo fatto evidentemente innegabile appare davvero inquietante e del tutto incomprensibile. Potremmo dire che siamo difronte ad una nuova eclisse della coscienza, questa volta non nell’ambito del diritto della vita, ma in quello del primo e più importante comandamento: il diritto di Dio. Con l’aggravante che così facendo non si oscura solo la coscienza di un popolo, bensì la coscienza della stessa Chiesa. Alla luce della Rivelazione Divina, contenuta nella Parola di Dio, nella Tradizione della Chiesa e nel Magistero, la questione è molto semplice: fabbricare idoli da adorare è un peccato gravissimo. Prostrarsi difronte agli idoli è idolatria. Fare loro offerte, sacrifici, portarli in trionfo, porli su un trono, incoronarli, bruciare loro incenso, rappresenta un evidente culto idolatrico gravemente immorale. Metterli su altari o all’interno di chiese consacrate per venerarli costituisce una vera e propria profanazione.
4. La Pachamama è un inganno per quanto riguarda il concetto di tolleranza.
La sensibilità dei fedeli appare giustamente ferita quando assiste al desolante spettacolo di idoli che ricevono culto in chiese cattoliche. É un fatto profondamente disdicevole che richiede una ferma condanna. Non si tratta di una mancanza di rispetto o di tolleranza verso le persone che professano un’altra religione. Si rispetta il credo religioso di tutti, ma qui si tratta dell’imposizione di una tolleranza ad un culto idolatrico in templi e luoghi cattolici che vengono profanati dalla presenza di idoli. Questo non è accettabile. Tollerare tutto ciò significa essere complici della profanazione. Per questo il gesto di “idoloclastia” (distruzione degli idoli) che è stato coraggiosamente compiuto nella chiesa romana di Santa Maria in Transpontina, e che ha avuto vasta eco a livello mondiale, rappresenta un’espressione del più nobile senso della fede, e lungi dall’essere oggetto di riprovazione, merita un encomio.
5. La Pachamama è un inganno dell’inculturazione. Il principio di inculturazione è l’annuncio del Vangelo che riesce ad essere accolto da tutti i popoli di tutte le culture. La stessa dinamica dell’evangelizzazione stabilisce un processo graduale di trasformazione della cultura che accoglie la Parola di Dio, penetrando nel cuore di quella stessa cultura attraverso il mantenimento di ciò che di bene si trova in essa, la purificazione del male che essa contiene, lo sviluppo dinamico della fede che è sempre capace di rinnovare tutto. Senza tener conto del criterio della contrapposizione non si può parlare di inculturazione. È chiaro che l’evangelizzazione implica una necessaria contrapposizione con gli aspetti gravemente immorali delle culture che intende raggiungere, ed esige, ovviamente, la rinuncia Le cronache degli ultimi tempi hanno reso il termine “Pachamama” particolarmente conosciuto anche tra il pubblico non addetto alle questioni teologico-religiose. Se ne parla persino al bar.
La Chiesa cattolica, attraverso il Sinodo dell’Amazzonia, ha sdoganato questa parola che in lingua quechua significa “Madre Terra”. Qualcosa però non quadra dentro e fuori la Chiesa. Il concetto di Pachamama nasconde un inganno. Anzi, per l’esattezza ne nasconde cinque. E meritano di essere visti uno per uno.

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Il modello di inculturazione paradigmatico che si trova in America Latina è costituito dalla Vergine Maria di Guadalupe. Questo modello è riuscito a recuperare i migliori elementi delle culture preispaniche coniugandoli con la verità del Vangelo, che ha naturalmente portato alla cessazione delle condotte immorali (come i sacrifici umani) e delle tenebre dell’idolatria.
Non ci resta che invocare, con fiducia e affetto filiale, proprio la Vergine di Guadalupe, affinché dissipi le tenebre e ristabilisca pace e serenità nella Chiesa.

Francesco Federico

Francesco: "Ogni religione è una via verso Dio".

Cosa disse a questo riguardo Gesù Cristo? “Entrate per la porta piccola”, disse ai suoi discepoli. Perché? “Perché grande è la porta e larga è la strada che conduce alla morte, e sono molti quelli che ci entrano. Al contrario, piccola è la porta e stretta è la strada che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano”. — Matteo 7:13, 14, Parola del Signore.
Subito dopo avere dichiarato che ci sono soltanto due strade, Gesù disse: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!” (Matteo 7:15, CEI)
Poi disse: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. (Matteo 7:21, Nuova Riveduta)
Se una persona è chiamata profeta o afferma che Gesù è il suo “Signore”, è ragionevole dire che si tratta di una persona religiosa, non di una che non crede. Quindi è chiaro che Gesù stava avvertendo che non tutte le religioni sono buone e che non ci si deve fidare di tutti gli insegnanti religiosi.

Francesco Federico

PAROLE MOLTO CHIARE DALL' EPISTOLARIO DI PADRE PIO.

Sancte Pie X, ora pro nobis!
youtube.com/watch?v=9YjM8lBPpb8

Non Potete Venderci Olio di Serpente! Marian Eleganti e le Olimpiadi di Parigi.

Per chi non lo sapesse, ecco cos'è "l'olio di serpente":Olio di serpente (dall'inglese Snake oil) è un termine utilizzato per descrivere marketing ingannevole, frode sanitaria o truffa.[1] Allo stesso modo, il termine "venditore di olio di serpente" è usato per descrivere qualcuno che vende, promuove o in generale sostiene una cura, un rimedio o una soluzione senza valore o fraudolenta.[2] Il termine deriva dall'olio di serpente che veniva venduto come elisir curativo per molti tipi di problemi fisiologici. Molti imprenditori europei del XVIII secolo e statunitensi del XIX secolo pubblicizzavano e vendevano olio minerale (spesso mescolato con varie erbe domestiche attive e inattive, spezie, farmaci e composti, che però non contenevano alcuna sostanza derivata dal serpente) come "linimento di olio di serpente", affermando la sua efficacia come panacea.[3] Dal XVIII secolo fino al XX, i farmaci brevettati che affermavano di essere una panacea erano molto comuni, in particolare tra i venditori che mascheravano droghe che creavano dipendenza come cocaina, anfetamine, alcol e miscele o elisir a base di oppio da vendere alle manifestazioni di medicina come farmaci o prodotti salutistici
Fonte:Olio di serpente - Wikipedia

Travestiti nella 'vita consacrata' - Con l'approvazione di Francesco

A Roma c'è un tale che si è travestito da papa...........

Lettera inedita di Benedetto XVI: ancora sede impedita - RomaIT

Papa Benedicte, ora pro nobis !

Francesco Federico

Moglie: Vescovo spagnolo sposato "ancora un vescovo" - era "conservatore" solo a parole

@Raffaele Vargetto
E' veramente singolare che ella conosca i segreti del talamo di San Pietro per affermare che, dopo la consacrazione a primus inter pares dei vescovi non si sia più unito carnalmente con sua moglie! Questo non è riportato da nessuna parte!
Le farò due altri esempi, molto più recenti:
1) In seguito alla proclamazione della bolla Apostolicae curae (in italiano Con cura apostolica) emanata da papa Leone XIII il 13 settembre 1896 con la quale si dichiarava essere invalide le ordinazioni sacerdotali ed episcopali della Chiesa d'Inghilterra, molti sacerdoti e vescovi si convertirono al cattolicesimo ai quali vennero impartiti tutti i sacramenti compreso l'ordine sacro. Venne concesso il sacramento dell'ordine anche ai sacerdoti sposati, ma, ai vescovi coniugati non
venne confermata la pienezza del sacerdozio, per cui da vescovi si ritrovarono ad essere semplici presbiteri.
2) Il rabbino capo di Roma Israel Zoller, studiando la bibbia, capì che il Salvatore, atteso da lungo tempo dagli Ebrei, era Nostro Signore Gesù di Nazareth, ma poichè era giunto a questa conclusione durante l'occupazione tedesca della Capitale e questo sarebbe parso un atto di viltà e di tradimento nei confronti del suo popolo attese la fine della guerra quando fu battezzato da Pio XII con i nomi cristiani di Pio Eugenio, in onore del grande Papa: con lui vennero battezzati anche la moglie ed i figli e nello stesso giorno ricevette anche i sacramenti dell'eucaristia della cresima, del matrimonio e dell'ordine sacro.

Francesco Federico

Moglie: Vescovo spagnolo sposato "ancora un vescovo" - era "conservatore" solo a parole

@Raffaele Vargetto
Nossignore. Tanto è vero che il primo Papa , San Pietro, era sposato come è testimoniato da questo brano del vangelo:
Matteo 8:14-34,Marco 1 CEI - Guarigione della suocera di ...
Solo dopo la Lotta per le investiture (vedi) si stabilì che per adire la dignità vescovile occorreva essere celibi e questo per un motivo meramente pratico: infatti un conte padre di famiglia avrebbe preteso che il suo titolo passasse al primogenito maschio. mentre un vescovo-conte, anche se aveva figli, questi sarebbero stati illegittimi e, come tali, non avrebbero potuto avanzare pretese dinastiche per cui il titolo nobiliare sarebbe tornato all'imperatore il quale avrebbe avuto la potestà di rinegoziare la concessione del beneficio.
Già vi era stata la questione dei regni per i quali vigeva il brocardo, poco gradito all'Imperatore:
"Rex in Regno suo est Imperator! "

Francesco Federico

Moglie: Vescovo spagnolo sposato "ancora un vescovo" - era "conservatore" solo a parole

Tuttavia ricordiamo che i primi vescovi, cioé gli apostoli erano, tranne Giovanni, tutti sposati. e lo era anche il primo papa, come testimonia il fatto che Gesù intervenne per guarire la suocera di Pietro: cfr Vangelo secondo Marco Mc 1, 29-31.
Il celibato fu introdotto esclusivamente nel periodo della lotta per le investiture: Laddove il Principe era un prelato (come a Trento) ad ogni morte di vescovo il potere tornava all'imperatore il quale, in accordo con il papa, poteva designare un vescovo di suo gradimento. Tale regime fu reintrodotto in Spagna sotto il franchismo: Il Caudillo designava quattro nomi tra cui scegliere un vescovo: il Papa ne eliminava due, e fra questi due Francisco Franco sceglieva quale doveva essere consacrato vescovo.

La chiesa di Sodoma: "Papa" Francesco sulla benedizione delle coppie gay: "Ipocrisia da parte di chi critica"

Evidentemente Bergoglio non ricorda la definizione che diritto canonico dà del matrimonio:
"Nuptiae sunt coniunctio maris et feminae, consortium omnis vitae, divini et humani iuris communicatio"

"

Francesco: "Le coppie omosessuali non possono essere benedette" (sic)

1) La chiesa di Sodoma: Bergoglio ad un(a) omosessual…
2) Papa Francesco sulla benedizione delle coppie gay: "Ipocrisia da parte di chi critica"
Papa su benedizione coppie gay: 'Ipocrisia da parte di chi critica'

Questo è il Prefetto del Sant’Uffizio. Un linguaggio profetico, lindo.

@N.S.dellaGuardia
Lei si chiede dove sono andati a pescarlo_ E' molto semplice:
Manuel Fernàndez è soprannominato "il teologo del Papa", succede al cardinale gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer. Bergoglio accompagna la nomina con una lettera irrituale: "Quello che mi aspetto da Lei è qualcosa di molto diverso"
Da sempre è una delle persone più vicine a papa Francesco e per questo soprannominato “il teologo del Papa”, fino ad ora in servizio a La Plata, Fernàndez è stato nominato oggi da Bergoglio e assumerà il ruolo da metà settembre, succedendo al cardinale gesuita spagnolo Ladaria Ferrrer.
Pur aderendo pienamente al pontificato di Francesco, il Pontefice ha scelto di accompagnare la nomina con una lettera irrituale indirizzata all'interessato per indicare la linea da seguire.
“Il dipartimento che lei presiederà in altri tempi è arrivato ad usare metodi immorali. Erano tempi in cui, più che promuovere la conoscenza teologica, si perseguitavano eventuali errori dottrinali” premette papa Francesco, aggiungendo: “Quello che mi aspetto è senza dubbio qualcosa di molto diverso”.
Per Francesco non ci può essere “un unico modo” di esprimere la dottrina perché “le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo spirito nel rispetto e nell'amore, possono far crescere anche la Chiesa. Questa crescita armoniosa conserverà la dottrina cristiana più efficacemente di qualsiasi meccanismo di controllo”.
Fonte:
Francesco nomina il nuovo prefetto per la Dottrina della Fede: è l'argentino Vìctor Manuel Fernàndez

Svizzera: Il Vescovo dell'Opus Dei partecipa al funerale del suo predecessore a PiusX

Dignum et iustum est !

Abuso liturgico: Francesco era indignato (Video)

@Laus Tibi Christe
Benedetto XVI fu eletto papa solo nel 2005; nel 1986 era papa Giovanni Paolo II.

Un Arcivescovo "desidera fortemente" le diaconesse

Dipende da cosa si intende con il termine "diaconesse".
il ruolo delle diaconesse, ad avviso dei teologi cattolici, era nato oltre che per l'assistenza ai poveri, anche per l'espletamento di alcuni riti sacramentali: in particolare, visto l'uso nelle prime comunità cristiane di battezzare per immersione, si riteneva più opportuno che fossero delle donne, non degli uomini, ad aiutare le donne ad immergersi nelle vasche battesimali. Le diaconesse non avrebbero quindi avuto compiti di predicazione o di guida di comunità. Infatti, invalso l'uso del battesimo dei fanciulli, le diaconesse scomparvero del tutto.
Non sono scomparse però del tutto alcune funzioni tipicamente diaconali nell'ordine delle certosine, benché non si parli di diaconesse. Le monache certosine, infatti, dopo la professione solenne o la donazione perpetua, possono essere consacrate vergini. Queste nel rito della consacrazione, ricevono dal vescovo, tra le altre insegne, il manipolo (che indossano sul braccio destro) e la stola (che indossano allo stesso modo dei sacerdoti) e che le abilita alla proclamazione liturgica del Vangelo in alcune occasioni, al canto dell'epistola nella loro messa monastica e del vangelo nell'Ufficio notturno (senza però usare il manipolo), oltreché alla distribuzione della Comunione.[7]
Il motivo di questa funzione diaconale residua è dovuta al fatto che l'unico cui è concesso di entrare nella chiesa monastica è il sacerdote celebrante.
L'ipotesi di ripristinare il diaconato femminile nella Chiesa cattolica è stata proposta in seguito al ripristino del diaconato permanente anche per uomini sposati, deciso dal Concilio Vaticano II.[8]
Nel 1994, dopo il pronunciamento di papa Giovanni Paolo II, che, in risposta alle aperture anglicane del tempo, con la lettera Ordinatio sacerdotalis[9] negava la possibilità per le donne di accedere al sacerdozio,[10] era stato il cardinale Carlo Maria Martini, a parlare della possibilità di studiare l'istituzione del diaconato per le donne. Egli disse: «Nella storia della Chiesa ci sono state le diaconesse, possiamo pensare a questa possibilità». Ma, nel settembre 2001, l'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede l'allora cardinale Joseph Ratzinger, insieme ai cardinali Jorge Medina Estévez (prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti) e Darío Castrillón Hoyos (prefetto della Congregazione per il clero) aveva firmato una breve lettera, approvata dal papa Giovanni Paolo II, nella quale si affermava che «non è lecito porre in atto iniziative che in qualche modo mirino a preparare candidate all'ordine diaconale». In realtà, in qualche diocesi si erano predisposti corsi di preparazione al diaconato per donne in mancanza di decisioni riguardo all'istituzione del medesimo diaconato femminile. Si osserva che il testo si riferisce all'ordine diaconale come sacramento e primo grado del sacerdozio, perché in senso lato alla dimensione della diaconia, cioè del servizio, sono chiamati tutti i fedeli, uomini e donne, e qualcuno la può assumere anche a tempo pieno.[3]
La discussione sul diaconato femminile è proseguita. Nel 2003 la Commissione teologica internazionale ha affrontato il problema del diaconato femminile dal punto di vista storico[11] e non ha escluso la possibilità di un suo ripristino.[12] Il cardinal Walter Kasper, in un incontro della Conferenza episcopale tedesca, cui era stato invitato, aprì alla possibilità dell'istituzione delle diaconesse.[11] In realtà, tra i possibilisti del diaconato femminile negli ultimi anni, figurano soprattutto i prelati tedeschi, da mons. Robert Zollitsch, arcivescovo emerito di Friburgo in Brisgovia ed ex presidente della Conferenza episcopale tedesca, a mons. Franz-Josef Bode, vescovo di Osnabrück e già presidente della commissione pastorale della stessa conferenza. Tedesca è anche la Netzwerk Diakonat der Frau, la rete per il diaconato femminile.[13]