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Ecco come Santa Caterina da Siena parlava a Papi, Vescovi e alti Prelati!

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Caterina Benincasa, quando scriveva le sue lettere (andando anche di persona, a piedi, fino ad Caterina Benincasa, quando scriveva le sue lettere (andando anche di persona, a piedi, fino ad Avignone,…More
Caterina Benincasa, quando scriveva le sue lettere (andando anche di persona, a piedi, fino ad Caterina Benincasa, quando scriveva le sue lettere (andando anche di persona, a piedi, fino ad Avignone, per riportare il Papa a Roma e salvare la Chiesa) era una giovane donna analfabeta sui venti anni, di famiglia popolare, laica e terziaria domenicana.

Agli amici che la seguivano ripeteva: “Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia”.

Di Caterina parlò Dio stesso alla mistica Maria Valtorta, in un dettato indirizzato a papa Pio XII: «Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. e se la Chiesa è ancora romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina»

Quindi, mentre ammiriamo la fede, la carità e il coraggio di Caterina, dobbiamo ammirare anche l’umiltà di papi, vescovi e cardinali che – pur immersi in costumi corrotti – seppero ascoltare i richiami veementi di una giovane donna riconoscendo nella sua voce il richiamo di Dio stesso. Sciagurata quell’epoca in cui i Pastori della Chiesa non sanno riconoscere la voce dello Spirito e non vogliono seguirla, per obbedire invece alle potenze delle ideologie mondane.

Ed ecco le parole ardenti di Caterina che hanno cambiato la storia della Chiesa.

* * *

“Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue Suo; con desiderio di vedervi fondato in vero lume…

Senza il sostenere molto non si può saziare la fame vostra e de' servi di Dio, fame di veder riformata la santa Chiesa di buoni, onesti e santi pastori. E sostenendo voi senza colpa le percosse di questi iniqui, che col bastone della eresia vogliono percuotere la Santità vostra, riceverete la luce. Perocchè la verità è quella cosa che ci delibera. E perché verità è, che eletto dallo Spirito Santo e da loro, vicario suo sete, la tenebra della bugia e della eresia, la quale hanno levata, non potrà contra questa luce; anzi quanto più li vorranno dare tenebre, tanto più riceverà perfettissima luce.

Questa luce porta seco il coltello dell'odio del vizio, e dell'amore della virtù, il quale è uno legame che lega l'anima in Dio e nella dilezione del prossimo. O santissimo e dolcissimo Padre, questo è il coltello che io vi prego che voi usiate. Ora è il tempo vostro da sguainare questo coltello; odiare il vizio in voi e nei sudditi vostri,e nei ministri della santa Chiesa. In voi, dico; perché in questa vita veruno è senza peccato; e la carità si debbe prima muovere da sè, usarla prima in sè coll'affetto delle virtù, e nel prossimo nostro. Sicchè, tagliate il vizio; e se il cuore della creatura non si può mutare, nè trarlo de' difetti suoi, se non quanto Dio nel trae, e la creatura si sforzi coll'aiutorio di Dio a trarne il veleno del vizio; almeno, santissimo Padre, siano levati dalla Santità vostra, il disordinato vivere e scellerati modi e costumi loro.

Piaccia alla Santità vostra di regolarli secondo che è loro richiesto dalla divina bontà, ognuno nel grado suo. Non sostenete l'atto della immondizia: non dico il desiderio suo, chè nol potete ordinare più che si voglia; ma almeno l'atto (che si può) sia regolato da voi. Non simonia, non le grandi delizie: non giuocatori del sangue; chè quello dei poveri e quello della santa Chiesa sia giuocato, tenendo baratteria nel luogo che debbe essere tempio di Dio. Non come clerici nè come canonici, che debbono essere fiori e specchio di santità; e egli stanno come barattieri, gittando puzza d'immondizia e esemplo di miseria.

Oimè, oimè, oimè, Padre mio dolce! con pena e dolore e grande amaritudine e pianto scrivo questo. E perciò, se io parlo quello che pare che sia troppo e suoni presunzione; il dolore e l'amore mi scusi dinanzi a Dio e alla Santità vostra. Chè, dovunque io mi volgo, non ho dove riposare il capo mio. Se io mi volgo costì (che dove è Cristo, debbe essere vita eterna); e io vedo che nel luogo vostro, che sete Cristo in terra, si vede l'inferno di molte iniquità, col veleno dell'amore proprio; il quale amore proprio gli ha mossi a levare il capo contra di voi, non volendo sostenere la Santità vostra che vivessero in tanta miseria. Non lassate però. Riluca nel petto vostro la margarita della santa giustizia, senza veruno timore. Chè non bisogna temere, ma con cuore virile: che se Dio è per noi, veruno sarà contra a noi. Godete e esultate; chè l'allegrezza vostra sarà piena in cielo. In queste fadighe vi rallegrate; perché dopo questo (cioè dopo le fadighe) verrà il riposo, e la riformazione della santa Chiesa.

Benchè vi vedete abbandonato da quelli che debbono essere colonne, non allentate li passi; ma molto più correte fortificandovi sempre col lume della santissima Fede in cognoscere la verità, e con l'orazione e compagnia de' servi di Dio…

Dicevo, che dovunque io mi volgevo, non trovo dov'io mi riposi. E così è la verità. Siccome egli è costì, così si trova in ogni altro luogo, e specialmente in questa nostra città, che, nel tempio di Dio, che è luogo d'orazione, hanno fatto spelonca di ladroni, con tanta miseria, che è maraviglia che la terra non c'inghiottisce. Tutto è per difetto de' cattivi pastori, che non hanno ripresoli difetti, nè con la parola nè con buona e santa vita. O pastore mio dolce, dato agl'ignoranti cristiani dalla dolcezza dell'inestimabile carità di Dio, quanta necessità avete del lume, acciocchè col lume cognosciate il difetto dove è il difetto, e la virtù dove è la virtù? Acciocchè con discrezione a ciascuno diate il debito suo…

Non vorrei più parole, ma trovarmi nel campo della battaglia, sostenendo le pene, e combattendo con voi insieme per la verità infino alla morte, per gloria e loda del nome di Dio, e reformazione della santa Chiesa. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate, santissimo Padre, alla mia ignoranzia, che ignorantemente presumo di parlare a voi. Umilmente v'adimando la vostra benedizione Gesù dolce, Gesù amore.


SANTA CATERINA, Lettera a papa Urbano VI.

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"Non ragguardate all'ignoranza, alla cecità, alla superbia de i figliuoli corrotti, ignorate la loro prepotenza, abbiate a rammentarvi che questa è la promessa del Divino Maestro, allorchè avvisò Pietro che il demonio avrebbe tentato ogni mezzo per corrompere, marcire, rubare pecore del Suo santo ovile che è la santa Chiesa, ma perocchè promise che il demonio mai avrebbe prevalso su di Essa, avete forse timore di essere passato al crogiolo? Non sia mai!

Soltanto passando attraverso il crogiolo sarete quello che dovrete essere, il dolce vicario di Cristo in Terra!

Con la Pace inorridirete il demonio, che aprirà altre strade per corrompere e marcire, ma porterete la Pace nei cuori della divisione; Cristo penserà ad unirli.

Vedete dunque come con la Pace, caccerete il demonio!

Fate dunque tutto quello che è in vostro potere acciocchè non veniate ad agire secondo la volontà degli uomini, piuttosto secondo la volontà di Dio che altro non chiede, e per lo quale motivo vi ha posto a si tanto supremo vicariato.

Ma voi avete bisogno dell'aiuto di Gesù Cristo Crocifisso e con voi i vescovi che sono chiamati a consigliarvi, perocchè molti sono fra loro corrotti e neanco ferventi sacerdoti, liberatevi di costoro, ponete il vostro santo desiderio in Cristo Gesù , ripudiate i sollazzamenti del marciume della corruzione, abbiatelo a distinguere da questo: se non sapete soffrire, non siete degno!

Voi fate le veci del dolce Cristo Gesù, e come Lui dovete desiderare soltanto il bene delle anime, dovete bere il calice dell'amarezza, dovete farvi dare il fiele. Oh quanto sarà beata l'anima vostra e mia che io vegga voi essere cominciatore di tanto bene e della Pace, che alle vostre mani venerabili, quello che Dio permette per forza, si faccia soltanto per l'amore!

Questa è la sola strada, e con i pastori, i sacerdoti, tutto il popolo vero e virtuoso, e umili onesti servi di Dio; e si che ne troverete, ma solo se piacerà alla santità Vostra di cercarli!"

* * *

“Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra di me”.


SANTA CATERINA, Lettera a papa Gregorio XI.

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“Aprite l’occhio e guardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singularmente nel corpo della Santa Chiesa. Oime’, scoppi lo cuore e l’anima vostra a vedere tante offese di Dio! … Ahimé, basta tacere! gridate con centomila lingue. Vedo che, per lo tacere, lo mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita”.

SANTA CATERINA, Lettera a un grande prelato.

Fonte parziale (con riadattamento mio):

www.antoniosocci.com/lesempio-cateri…
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