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Maria Valtorta. La vera tomba di Pietro 5.

www.valtortamaria.com/…/26-ottobre-1948

QUADERNETTI CAPITOLO 747

26 ottobre 1948


Sempre sul sepolcro di S. Pietro dice Gesù:
«Il discepolo non è da più del Maestro. Se per un impossibile caso il Corpo del Verbo, fattosi Carne per essere Redentore, non fosse risorto, sarebbe avvenuto di Esso ciò che è avvenuto del corpo del mio Cefa. Una peregrinazione senza pace dovuta all'astio dei nemici, e all'amore o fanatismo degli amici che, per difendere la reliquia del mio Corpo dalle sacrileghe mani dei nemici di Cristo e della sua Chiesa, avrebbero dovuto occultare i resti qua e là, sempre più lontano, sempre più nascosti, a disorientare i nemici profanatori, né si saprebbe più quanti luoghi avrebbero accolto le sue ossa.
Non ha avuto pace il corpo del mio Simon Pietro neppure dopo la morte. Pace ebbe il suo spirito. La sua spoglia, no. Evangelizzando, percorse tanto mondo di allora. Morto, santificò delle sue spoglie tanto sottosuolo di Roma.

Ma per tua pace e di quelli che cercano, dico.
Dall'Ostriano presso la Nomentana all'altro cemeterio presso la Tiburtina, e poscia a quello sulla Labicana, quante, quante deposizioni ebbe il mio Pietro!
Quella zona, dall'Ostriano all'Appia, da questa verso Preneste, Tibur, Ariccia e Nomento, tutto è una grande catacomba, fatta delle molte iniziate qua e là, e poscia fusesi in un'unica, quando, per la ferocia dei persecutori, il suolo di Roma contenne tanti martiri quanti semi di grano in un vasto campo.
Ma coloro che cercano dovrebbero ben sapere, sanno, che vi è un luogo detto cimitero dei S. Pietro e Marcellino.
S. Pietro. Non meglio identificato per prudenza reverenziale a quelle sante spoglie, dove ebbe requie il corpo del Primo Pontefice.

Non insistano oltre. Non insistano mai. Io so se dire, quando dire, con giustizia.
Ma vorrei che più dell'affannosa preoccupazione di ricercare delle ossa, sante ma sempre ossa, il cuore della mia Chiesa si sforzasse a ritrovare lo spirito che animava Pietro e a farsene il suo spirito. Questo sarebbe onorare Pietro e Colui che fece di Cefa il Principe degli Apostoli, il Pontefice, la Pietra sulla quale l'incrollabile Chiesa di Cristo si fonda.
Incrollabile per mio Potere e Volere, ma vorrei lo fosse anche perché fosse un aureo blocco di perfezione in tutti i suoi membri successori di Pietro e dei Dodici tutti. Sarebbe un amarmi di più, secondando il mio Potere e Volere contro gli elementi disgregatori di Satana e dei satana.
Tu sta' in pace come un uccellino implume nel nido. Non ti agitare. Non ti far croce se non puoi dire di più.
Quelle ossa sono tanto; ma ancora un nulla rispetto all'essenziale. Per quelli che credono, basta la fede. Per gli increduli, non servirebbe neppure rivedere Pietro vivente condotto al martirio sul colle, e da lì trasportato là dove evangelizzava dalla sua cattedra di maestro della fede cristiana. Per te basti ciò che hai scritto, cooperando con pazienza, sofferenza, fatica a che gli uomini abbiano una nuova, ampia conoscenza di Me che li salvi, li salvi, li salvi.
Puoi leggere questo a chi sai. Ma l'importante per tutti è possedere lo spirito di Pietro...».

[Segue lo schizzo che abbiamo riprodotto sulla pagina a fronte. Aiutiamo a decifrarne le parole:
Nomentana /I luogo e dove batte S. Pietro / II luogo (Pietro e Marcellino) / Tiburtina / Prenestina / S. Pietro e Marcellino III luogo a 2 miglia circa dall'antico perimetro di Roma / Casilina / Tuscolana / Appia / C. Metella]

Tutta questa zona e anche a nord-est della Nomentana è una catacomba. Le più semplici sono quelle che vidi la prima e seconda volta (la prima è rudimentale affatto). Poi si fanno sempre più ornate, spaziose ecc. ecc. Ve ne è una che ha sbocco sull'Appia molto bella.
Il terzo luogo che, se mi oriente bene ricordando la pianta topografica odierna mostratami dal R. P. Berti, è all'altezza di S. Croce in Gerusalemme e S. Giovanni Laterano. Ma è in aperta campagna, a circa 2 miglia, forse più, dall'antica cerchia di mura romane. A quei tempi aveva prossima una casa di campagna (pastori) che credo fosse stata fabbricata in quella zona deserta per fare un paravento all'entrata della catacomba e forse anche per alloggiare i sacerdoti senza dare nell'occhio.
Le ultime catacombe, le più belle, hanno altari chiusi come i nostri. Penso che nell'urna sotto l'altare fossero corpi di martiri. Ma non vedo nulla.
Il loculo senza nome, sempre vicino a quello che porta il nome di S. Marcellino, è sempre il terzo nella parete destra, rispetto che [a chi?] guarda l'altare, e presso l'entrata della galleria.


Le chiese catacombali erano, rispetto ai 4 punti cardinali, messe così:

Sancte Joseph
Ma allora sotto l'altare di San Pietro in Vaticano chi c'è? 😲
alda luisa corsini
Un romano anonimo e molto verosimilmente pagano, come si evince dai miei commenti delle puntate 1-7 e dal seguente studio, soprattutto nelle conclusioni: digilander.libero.it/nousland/index.html
alda luisa corsini
Gesù indica la terza e ultima attuale deposizione del corpo di San Pietro nell'area catacombale ad Duos Lauros presso la via Labicana, in un cimitero (III sec. d. C) solo in parte scavato, in alcuni punti franato e in attesa di essere ulteriormente esplorato. L'imboccatura delle gallerie è occultato da una capanna di pastori che serve anche per il servizio dei sacerdoti che celebrano il …More
Gesù indica la terza e ultima attuale deposizione del corpo di San Pietro nell'area catacombale ad Duos Lauros presso la via Labicana, in un cimitero (III sec. d. C) solo in parte scavato, in alcuni punti franato e in attesa di essere ulteriormente esplorato. L'imboccatura delle gallerie è occultato da una capanna di pastori che serve anche per il servizio dei sacerdoti che celebrano il Banchetto Sacro nella Cripta. Poco lontano torreggia il mausoleo di Elena mentre oggi sull'area insiste la Chiesa dei Santi Pietro e Marcellino. Gesù spiega il peregrinare del corpo di Pietro non solo con il bisogno di preservarlo dalla malignità degli uomini ma anche con la necessita tutta spirituale di santificare il suolo della città pagana.

Area Ad Duos Lauros:

Il toponimo "ad duas lauros" (in latino "ai due allori") identifica una grande proprietà imperiale romana, oggi compresa nel Parco Archeologico di Cantocelle Roma..

La zona viene citata per la prima volta nel "Liber Pontificalis", riferendosi alla grande proprietà imperiale che partiva dal terzo miglio della via Labicana ove sorgeva una grande villa, identificata nell'abitazione dei Flavi Cristiani, quale residenza dell'imperatrice Elena. La datazione si riferisce al mutamento della tecnica costruttiva, cambiando la destinazione d'uso di alcune abitazioni in terme. In seguito l'imperatrice dona la proprietà alla Chiesa, come citato sempre nel Liber Pontificalis nella parte dedicata alla vita di pP Silvestro I. La proprietà era ancora in uso nel V secolo, dato che le fonti riportano questo come luogo della morte di Valentiniano III e successivamente fu istituita qui la diocesisuburbicaria Subaugusta, poi sciolta in occasione delle invasioni barbariche.

L'edificazione dell'aeroporto di Centocelle nel 1926, ha obliterato parte degli impianti archeologici, dando origine probabilmente anche al toponimo attuale di "Centocelle".

C. Calci, "Roma archeologica", Roma 2005, p. 464