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16 Febbraio - Beato Mariano Arciero - Beato Giuseppe Allamano

Irapuato
Televallassina Beato Mariano Arciero Sacerdote soprannominato “La biblioteca di Dio” Mariano Arciero nasce a Contursi, in provincia di Salerno, il 26 febbraio 1707 da Mattia e da Autilia Marmora, …More
Televallassina Beato Mariano Arciero Sacerdote soprannominato “La biblioteca di Dio”
Mariano Arciero nasce a Contursi, in provincia di Salerno, il 26 febbraio 1707 da Mattia e da Autilia Marmora, pii cristiani e modesti lavoratori dei campi.
Aveva otto anni Mariano quando si fece notare per il suo intuito profondo, per l’indole candida e la devozione spiccata verso la Madonna, che chiamava “Mamma bella”; fu invitato a lasciare la custodia del gregge e la sua famiglia per andare a Napoli, insieme al suo precettore Emanuele Parisi. Questi divenne sua guida per i suoi studi, la sua formazione e tutta la giovinezza. Diventato sacerdote, don Emanuele avviò alla vita consacrata anche il suo assistito Mariano, che subito dimostrò grande impegno.
Il 22 dicembre 1731 veniva ordinato sacerdote. La sua profonda cultura teologica, la conoscenza delle Sacre Scritture e la preparazione umanistica (tanto da essere chiamato “la biblioteca di Dio”) consentirono a don Mariano di imporsi all’attenzione di tutto il clero napoletano.
Soprattutto colpiva il suo zelo sacerdotale che manifestava nell’insegnamento del Catechismo e nella predicazione con la quale affascinava e conquistava il suo vasto e variegato uditorio.
Quando Mons. Gennaro Fortunato, Primo Canonico della Cattedrale di Napoli, fu nominato Vescovo di Cassano all’Jonio in Calabria, volle con sé don Mariano nella sua nuova diocesi. Qui vi restò per venti anni e svolse il suo ministero sacerdotale, passando di paese in paese, quale autentico missionario e pellegrino evangelico; riportò disciplina e dignità nel Clero, costruì e ricostruì molte Chiese e in queste opere fu operaio con gli operai.
Moltissimo tempo della sua giornata lo trascorreva per l’istruzione religiosa ai piccoli, agli adulti, ai poveri: a questo compito dedicava fino a sei ore al giorno.
Scrisse, edita in cinque edizioni, la “Pratica della Dottrina Cristiana, in dodici istruzioni in dialoghi”, con un metodo molto efficace e pratico per l’acquisto della perfezione cristiana. Fu giustamente chiamato “Apostolo delle Calabrie”.
Alla morte di Mons. Fortunato, fece ritorno a Napoli. Passò per Contursi solo per riabbracciare la madre, ma non vi rimase. Quasi guidato da un arcano e provvidenziale disegno ritornò al suo primo campo di lavoro: riprese la predicazione e la catechesi per diretto incarico dell’Arcivescovo di Napoli, il Cardinal Sersale, che gli affidò pure la guida spirituale del Seminario e della Congregazione dell’Assunta, compito che svolse con la consapevolezza di formare, per il futuro, santi e apostolici sacerdoti. Ricercato consigliere e confessore del Clero napoletano e di eminenti personalità, ma soprattutto confessore del popolo e dei poveri, riprese le Missioni al popolo in tutto il Regno di Napoli. Apostolo dell’Eucarestia: rimaneva spessissimo in contemplazione estatica del Mistero Eucaristico; devotissimo e innamorato della Madonna.
Le sofferenze furono il suo pane quotidiano e lo accompagnarono per oltre cinquant’anni: viveva di elemosina, che riceveva e distribuiva ad altri più bisognosi di lui, vestiva con dignitosa semplicità, mangiava pochissimo e dedicava al riposo pochissimo tempo.
Lascia la dimora terrestre per l’incontro con il Padre, come aveva puntualmente predetto, il 16 febbraio 1788, alle ore 16,00, all’età di anni 81. In quei medesimi istanti, la Venerabile (oggi Santa) Maria Francesca delle Cinque Piaghe, disse: “Ho veduto l’anima di Don Mariano, che era trasportata in cielo, ed era coronata da due Angeli, che portavano due corone: e Gesù, e Maria Santissima, che lo benedissero”.
I prodigi che già si erano manifestati durante la sua vita terrena, continuarono e si moltiplicarono dal giorno della sua santa morte. Il Papa Pio VIII (Francesco Saverio Castiglioni, 1829-1830), con decreto del 24 aprile 1830, introduceva la Causa in fase apostolica e il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), il 14 agosto 1854, ne proclamava l’eroicità delle virtù, lo dichiarava Venerabile e diceva di lui “fedelissimo strumento di Dio per il bene della Chiesa”.
Mariano Arciero è stato proclamato beato il 24 giugno 2012. La solenne concelebrazione eucaristica, svoltasi a Contursi Terme, nell’area “Tufaro”, gremita di fedeli sopraggiunti da tutto il circondario, è stata presieduta dal Card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che rappresentava Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013).
Per approfondimenti:
>>> Vita del Beato

G

iuseppe Allamano nasce a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) il 21 gennaio 1851. Castelnuovo è terra di personaggi e santi. Nel 1811 vi nacque S. Giuseppe Cafasso, il formatore del clero torinese, definito da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) "la perla del clero italiano". Sua sorella Maria Anna è la mamma di Giuseppe Allamano. Cinque anni più tardi venne alla luce in frazione Becchi un'altra eccelsa figura: S. Giovanni Bosco. A ridosso della piazza centrale del paese c'è la casa natale di un altro personaggio: il Cardinale Giovanni Cagliero, pioniere delle missioni salesiane in Patagonia. A sette chilometri da Castelnuovo si affaccia, sulla cima di un colle, Piovà Massaia: è il paese natale di Guglielmo Massaia, il grande evangelizzatore dell'Etiopia dell'ottocento. Vicino a Castelnuovo c’è pure Riva di Chieri, dove nacque S. Domenico Savio.

Quarto di cinque figli, Giuseppe Allamano perse il padre quando aveva appena tre anni e la conduzione della famiglia pesò sulle spalle della mamma. Animata da grande carità verso i poveri, donna forte e di grande fede, ebbe sul figlio l'influsso che mamma Margherita esercitò su Don Bosco. Due donne che evidenziano il valore dell'educazione familiare.

Undicenne, Giuseppe Allamano approda a Torino per entrare nell'oratorio di Don Bosco dove vi compie gli studi ginnasiali, sotto la guida del santo educatore, al quale - confessa - rivela tutto. Don Bosco, a sua volta, vede in lui la stoffa di un ottimo salesiano e lo esorta a diventarlo. Ma Giuseppe non si sente chiamato per quella strada. E al termine degli studi lascia l'oratorio insalutato ospite. “Me l'hai fatta grossa! ”, gli dirà più tardi Don Bosco.

Tornato a casa continua a studiare e matura la definitiva decisione: entrare in seminario per essere sacerdote della diocesi torinese. I fratelli pongono qualche resistenza, invitandolo ad attendere. Ma egli risolve definitivamente la questione, dicendo: “Il Signore mi chiama oggi. Non so se mi chiamerà tra due o tre anni! ”. Ed entra in seminario.

Il 20 settembre 1873, a 22 anni, viene ordinato sacerdote diocesano di Torino. Assistente ed in seguito direttore spirituale del Seminario; nel 1880 viene nominato rettore del Santuario della Consolata.

Nel 1882 riapre il Convitto Ecclesiastico e negli anni successivi avvia importanti opere di ristrutturazione del Santuario.

Nel 1898 redige il primo bollettino del Santuario, uno strumento all'avanguardia per la fine dell'800.

Il 29 gennaio 1901 fonda l'Istituto Missioni Consolata che nel 1902 avvierà le sue attività di apostolato con la partenza per il Kenya dei primi quattro missionari: due sacerdoti e due coadiutori.L'anno successivo, per rispondere alle necessità della missione keniota ed in collaborazione con Giuseppe Benedetto Cottolengo, vengono inviate delle suore vincenzine.

Vista la necessità della presenza femminile nell'opera di apostolato, nel 1910, fonda l’istituto Suore Missionarie della Consolata. Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti e notoriamente certe frasi fra le quali :

Prima santi poi missionari » -Come Missionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. Non bastano tutte le altre doti per fare un Missionario! Ci vuole santità, grande santità. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santità”- “Ecco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli ma far tutto bene.

-“I Santi sono santi non perché abbiano fatto dei miracoli, ma perché bene omnia fecerunt”.

-“Il bene fa poco rumore: il molto rumore fa poco bene. Il bene va fatto bene e senza rumore”.

Lui sente però che sull’evangelizzazione bisogna scuotere l’intera Chiesa per cui, nel 1912, con l’adesione di altri capi di istituti missionari, denuncia a S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) l’ignoranza dei fedeli sulla missione, per l’insensibilità diffusa nella gerarchia.

Chiede al Papa di intervenire contro questo stato di cose ed in particolare propone di istituire una giornata missionaria annuale, "con obbligo d’una predicazione intorno al dovere e ai modi di propagare la fede".

Declinano le forze di S. Pio X, scoppia la guerra nei Balcani...l’audace proposta cade. Ma non per sempre: Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) realizzerà l’idea di Giuseppe Allamano, istituendo, il 14 aprile 1926, la Giornata Missionaria Mondiale.

Lui è già morto, l’idea ha camminato. E altre cammineranno dopo, come i suoi missionari e missionarie (oltre duemila a fine XX secolo, in 25 Paesi di quattro Continenti).

Giuseppe Allamano si spegne a Torino il 16 febbraio 1926; la sua salma ora è conservata e venerata nella Casa Madre dei Missionari della Consolata, a Torino.

San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo ha proclamato Beato il 7 ottobre 1990, in Piazza S. Pietro a Roma.

Per approfondimenti:

giuseppeallamano.consolata.org