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Fatima.

LA MISTIFICAZIONE NELLA CHIESA DEL TEMA DELL'ABORTO

Vaccini, così nella Chiesa si mistifica il tema dell'aborto
23-11-2021

Su giornali e tv va ormai di moda fare servizi per ridicolizzare e demonizzare i cattolici che rifiutano il vaccino, e diversi vescovi e preti garantiscono che la Chiesa chiede la vaccinazione obbligatoria. Ma il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede pone condizioni molto chiare alla liceità morale dell'uso di questi vaccini, tra cui la pressione su aziende farmaceutiche e governi per bandire l'uso di linee cellulari provenienti da feti abortiti. Su questo però il silenzio dei vescovi è assoluto.

Da un po’ di tempo non c’è giornale, periodico o programma giornalistico tv che non dedichi un servizio ai cattolici cosiddetti no vax con ovvia descrizione di personaggi bizzarri, vescovi e preti ridotti a macchiette, ai limiti se non fuori dalla Chiesa. Ovviamente il tutto collegato ai fantomatici nemici di papa Francesco. Non manca poi il solito personaggio ecclesiastico autorevole che spiega come la Chiesa si sia già pronunciata su questi vaccini anti-Covid dicendo chiaramente che si possono, anzi si devono, usare senza farsi problemi, morali o sanitari che siano. Il riferimento è alla famosa Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid 19, pubblicata il 21 dicembre del 2020, con la controfirma di papa Francesco.
Ora, a parte questa definizione di No vax che – come abbiamo detto più volte – è un odioso tentativo di squalificare subito chiunque si ponga delle domande sull’utilizzo di questi vaccini, c’è da chiedersi se chi parla tanto di questa Nota attribuendole un nulla osta pieno e definitivo ai vaccini che usano linee cellulari provenienti da feti abortiti, l’abbia mai veramente letta e capita.
In effetti si tratta di un documento breve sulla cui formulazione si può anche eccepire, ma non dice affatto che questi vaccini non presentino alcun problema. Intanto la Congregazione delimita il campo del suo intervento, che è soltanto quello morale legato all’uso di linee cellulari «procedenti da feti abortiti». Invece «non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia di questi vaccini, pur eticamente rilevanti e necessarie, la cui valutazione è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci». Vale a dire che è importante anche dare un giudizio morale su sicurezza ed efficacia dei vaccini: al momento della pubblicazione della Nota si stava appena iniziando la vaccinazione e si millantava la fine certa della pandemia con le due dosi previste, la cui efficacia era venduta vicino al 100%. A distanza di un anno sappiamo che non è così, che l’efficacia è limitata nel tempo e che anche le reazioni avverse gravi sono un problema, per quanto l’informazione di regime tenti di nascondere i dati. Proprio la Nota quindi, esigerebbe che ci fosse una riflessione etica seria proprio su sicurezza ed efficacia di questi vaccini.
Ma torniamo all’oggetto proprio dell’intervento della Congregazione. Come prima cosa esso rimanda a documenti precedenti su questo tema, soprattutto il «pronunciamento della Pontificia Accademia per la Vita, dal titolo “Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule prevenienti da feti umani abortiti” (5 giugno 2005)». Sintetizzando, la liceità morale di questi vaccini si fonda su due condizioni: lo stato di necessità e la mancanza di alternative «eticamente ineccepibili». A proposito della prima condizione, è da notare che seppure l’uso da parte del paziente di questi vaccini costituisca una cooperazione materiale passiva remota, il «dovere morale di evitare» questi vaccini resta valido a meno che vi sia «un grave pericolo come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave». E qui ritorna la necessità di una verifica di tale condizione alla luce di quanto avvenuto in questo anno di vaccinazioni.
Ma ammettiamo pure – senza concederlo - che le due condizioni per l’uso lecito di questi vaccini siano soddisfatte (del resto in questi mesi sono temi che abbiamo affrontato diverse volte). Qui interessa mettere in evidenza altri due aspetti che emergono dalla Nota.
Il primo è l’affermazione che «la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò deve essere volontaria». Non è un obbligo morale, e tantomeno potrà dunque essere un obbligo giuridico. Eppure, tanti tra coloro che pontificano di questi tempi ergendosi a rappresentanti esclusivi della Chiesa, spingono addirittura per l’obbligo di legge; e sono ormai molti i casi di vescovi che obbligano i sacerdoti e i seminaristi a vaccinarsi. Dove sta dunque l’ideologia? Tra quelli che si pongono problemi morali oltre che di sicurezza ed efficacia, oppure tra chi piega a proprio uso e consumo i documenti della Chiesa per renderli sovrapponibili alle indicazioni del governo?
Non solo, la Nota della CDF, riconosce indirettamente la possibilità dell’obiezione di coscienza raccomandando a coloro che per questo motivo rifiutano il vaccino, di adoperarsi per evitare «ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili». Si noti qui come la CDF dia per buona la promessa che il vaccino sia totalmente efficace, tanto da non considerare alcun rischio di contagio per i vaccinati.
Seconda questione: la necessità di fermare l’uso di queste linee cellulari. La CDF si preoccupa prima di chiarire che «l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un'approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti». Quindi si chiede «sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza , né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi». In pratica la CDF chiede di fare pressioni su aziende farmaceutiche e governi per bandire l’uso delle linee cellulari in discussione. L’esempio degli animalisti dimostra che anche una minoranza ben organizzata e motivata può ottenere risultati importanti su questo fronte (vedi le campagne per abolire i test dei farmaci sugli animali).
Ma su questo punto il silenzio è assoluto, l’argomento sembra tabù. Si spinge continuamente alla vaccinazione, si fa di tutto – anche nella Chiesa, forse nella Chiesa ancora di più – per rendere difficile la vita ai non vaccinati; ma non una sola parola viene spesa per evitare che vaccini, farmaci vari e ricerca scientifica siano alimentati dall’uso di feti abortiti. Addirittura abbiamo chi pensa di dare lezioni di difesa della vita ai pro life che non si vaccinano, e poi tacciono su questo aspetto che la CDF ritiene fondamentale, un’ulteriore condizione all’uso di vaccini moralmente problematici. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) aveva un’occasione importante per lanciare un appello in tal senso e costringere anche i nostri governanti a prendere posizione: il messaggio per la Giornata della Vita, che è stato pubblicato nei giorni scorsi, con il titolo “Custodire ogni vita” . Invece, sebbene gran parte del messaggio sia stato dedicato alla pandemia, la CEI ha preferito far parlare di sé per il passaggio in cui condanna quanti scelgono di non vaccinarsi; ma non un cenno è stato fatto alle vite usate per la ricerca scientifica e in particolare nel campo farmaceutico. Forse, annebbiati da questa follia vaccinista non ci hanno neanche pensato; oppure hanno calcolato che era più conveniente non disturbare il manovratore, magari pensando all’8x1000. Capiranno prima o poi che si raccoglie quello che si semina.

IN SCIENZA E COSCIENZA

Il dott. ROBERTO FESTA,
ha fatto pervenire a questo Giornale Informatico "LA VOCE CATTOLICA"
il sottostante articolo, in cui espone il suo punto di vista
circa l'attuale illegittimità e illiceità morale riguardo al vaccino

Il Dr. Roberto FESTA è Medico di Famiglia, specialista in patologia clinica.
Marito di Laura, padre di tre bambini.
Presidente del "Centro di Aiuto alla Vita" di Loreto (Ancona)
Vicepresidente del "Forum delle Associazioni Familiari delle Marche"
Consigliere nazionale dell’Associazione "Difendere la Vita con Maria"
Membro della "Consulta regionale della Famiglia" della Regione Marche
Membro del "Comitato di partecipazione delle organizzazioni di volontariato" dell’ASUR Marche


La dottrina morale è chiara e anche riportata nel recente documento Cei dell'ufficio di pastorale sanitaria: non può esistere un obbligo morale di fare il vaccino. Il magistero ecclesiale in questione risale alla "Donum vitae", e anche qui l'insegnamento è chiaro: il fatto di dire che per gravi ragioni in certe circostanze e a certe condizioni i vaccini o altri prodotti ottenuti con i cadaveri dei bambini abortiti sono leciti, configura l'eccezione non la regola. Inoltre le condizioni non sussistono più ormai e soprattutto tra le condizioni c'è il dovere morale di ciascuno di manifestare pubblicamente la contrarietà all'aborto nel momento in cui usa di questi vaccini: chi lo fa? Nessuno.
Quindi ad essere rigorosi tutte le persone che hanno ricevuto il vaccino lo hanno fatto illecitamente se non hanno manifestato pubblicamente e contestualmente questa loro contrarietà all'aborto. Roberto dott. Festa

IN SCIENZA E COSCIENZA
di Roberto Festa


In due interventi precedenti, proprio all'inizio della diffusione dei vaccini anti-sars-Cov-2 (gennaio 2020), ho esposto il mio punto di vista e ho manifestato le ragioni della mia scelta di allora, sia focalizzandomi sull'aspetto cruciale del materiale biologico di derivazione abortiva
- leggi in ancoraedelfino.it/vaccinar-si-no-forse/
sia in termini generali
- leggi in vitavarese.org/…id-vaccino-si-no-il-parere-del-dott-roberto-festa/
anche condividendo la dichiarazione che ho PERSONALMENTE utilizzato per la mia vaccinazione, avvenuta tra il 6 e il 27 gennaio, quale PRESUPPOSTO DI LICEITA’ MORALE ALL’USO DI VACCINI
- leggi in https://www.ancoraedelfino.it/wp-content/uploads/2021/01/PRESUPPOSTO-DI-LICEITA-MORALE-ALLUSO-DI-VACCINI.pdf

A distanza di quasi un anno e a fronte della campagna vaccinale che perdura e che attualmente sta chiamando la popolazione a dosi successive di questi vaccini è doveroso porsi la domanda se i criteri per il loro uso lecito siano ancora presenti e rispettati o più banalmente se siano comunque praticabili dalla singola persona che voglia agire in scienza e coscienza.
Innanzitutto occorre rilevare che tutti i vaccini attualmente in uso in Italia contro il Covid-19 purtroppo sono in qualche modo "contaminati" con le linee cellulari fetali di derivazione abortiva
- leggi in

provitaefamiglia.it/…-e-impegno-a-promuovere-il-cambiamento-del-sistema
Contaminazione intesa in senso etico e filosofico, non in senso chimico-biologico; in altre parole per la produzione di questi vaccini le industrie hanno utilizzato alcune linee cellulari ottenute da aborti volontari praticati anni or sono. Quindi non ci sono cellule fetali nei vaccini; ma cellule di derivazione fetale sono impiegate per la loro produzione e/o per testarne l'efficacia in vitro dopo la produzione. La "contaminazione" è quindi di tipo morale.
Senza dilungarmi ulteriormente, ma lasciando in fondo i riferimenti bibliografici dottrinali, riporto quindi i tre criteri che consentono un uso lecito, quale extrema ratio, di tali vaccini, così come di qualsiasi altro prodotto che presenti simile "contaminazione":

1. Grave necessità, ovvero la motivazione di evitare gravi inconvenienti;
2. Assenza di alternativa, intesa naturalmente come vaccini non "contaminati" (cioè moralmente non problematici anche definiti eticamente ineccepibili), ma anche come altre misure che si possono adottare per ottenere lo stesso scopo;
3. Evitare lo scandalo, ovvero il grave dovere di evitare di credere e far credere di approvare anche minimamente la pratica dell'aborto procurato; lo scandalo si definisce infatti come ingannare sè stessi o altri sulla verità delle cose arrivando a scambiare il male con il bene e il bene con il male.
Queste tre condizioni devono essere tutte e tre contemporaneamente presenti per configurare l'eccezione alla regola morale di evitare fermamente l'uso di prodotti "contaminati".
Per comprendere meglio la sostanza del problema conviene riprendere l'esempio classico che è stato presentato per giustificare l'uso di vaccini "contaminati": è il caso di un genitore che debba decidere se vaccinare il figlio/a contro la rosolia per evitare che il virus possa arrivare a infettare una donna incinta, magari la figlia stessa in futuro, causando gravi danni organici con malformazioni o morte del nascituro.
In un tale caso, che si pone in maniera molto concreta e attuale, la dottrina morale conclude che non è giusto porre un genitore dinanzi a questa gravissima scelta che coinvolge la vita di bambini incoscienti verso i quali si è responsabili (criterio 1), per cui è lecito, in mancanza di alternative (criterio 2), fare uso del vaccino contro la rosolia, a patto di continuare a testimoniare per non dare scandalo (criterio 3) l'assoluta contrarietà all'aborto procurato e alla prassi di utilizzare materiale biologico con tale provenienza.
Occorre qui sottolineare che la dottrina morale afferma la liceità, non l'obbligatorietà. In altre parole si può fare, ma non si è obbligati moralmente a farlo.
Si comprende subito che il caso paradigmatico esposto non si attaglia bene all'epidemia da Covid-19, la quale malattia è pericolosa quasi esclusivamente per persone adulte/anziane o con determinati fattori di rischio che ordinariamente sono responsabili in proprio della loro persona, motivo per cui ragionevolmente un adulto potrebbe, e in coscienza avvertire di dovere, rifiutare, pur mettendo cristianamente a rischio la proprio vita, un vaccino "contaminato", se non per lo scrupolo di non favorire in tal modo il dilagare dell'epidemia.
Quanto appena detto ci fa capire che il criterio 1 non è così netto nel caso del Covid-19 e fondamentalmente rimanda al criterio 2 sulle alternative per evitare i danni del virus. Alternative che in realtà ci sono e sono rappresentate non tanto da vaccini non "contaminati" che l'industria e lo Stato potrebbero mettere a disposizione, ma soprattutto dalle precauzioni igieniche e dai dispositivi di protezione individuale che ciascuno può e deve attentamente applicare.
Inoltre ci sono le cure che sia a livello domiciliare che ospedaliero si possono e si devono somministrare agli ammalati, senza tollerare a tempo indefinito che il problema del rischio di pressione eccessiva sul servizio sanitario diventi una scusa per non potenziare mai quest'ultimo.
Veniamo quindi al criterio 3 che resta certamente quello dirimente, almeno secondo il mio giudizio. Infatti pur ammettendo l'opinabilità e talora la difficoltà oggettiva a valutare con nettezza i primi due criteri, resta il fatto che sia nel rifiutare sia soprattutto nell'accettare di fare ricorso a vaccini "contaminati" ciascuna persona ha il grave dovere di manifestare inequivocabilmente la propria contrarietà assoluta all'aborto procurato e di impegnarsi nella misura delle proprie possibilità affinché il problema etico sia risolto alla radice sviluppando soluzioni che non contemplino affatto l'uso di materiale di provenienza abortiva.
Ebbene è sotto gli occhi di tutti che sia a livello di singoli sia a livello di collettività e di divulgazione mediatica la questione dell'aborto è stata sbrigativamente liquidata: è ritornata immediatamente ad essere tabù o derubricata a fake-news accanto a cose come microchip e alieni.
A tale riguardo l'argomentazione per cui le linee cellulari incriminate derivano da aborti datati - e che essendo state "immortalizzate" in laboratorio non è attualmente necessario procurare ulteriori aborti per ottenere quel tipo di materiale biologico -, purtroppo non è risolutiva sul piano morale del criterio dello scandalo, poiché nel mondo di oggi l'aborto procurato è un fenomeno diffusissimo, enorme, sia qualitativamente che quantitativamente, tuttora ampiamente sfruttato a scopo commerciale e industriale e anche di ricerca scientifica, nonché largamente tollerato, accettato o addirittura promosso come diritto della donna. Non è in altre parole un fenomeno del passato: anzi!
Ecco quindi che il criterio dello scandalo resta cruciale e in tutta onestà nessuno può affermare seriamente che esso possa essere evitato; anzi, anche la recente vicenda del Covid-19 lo sta ulteriormente favorendo.
Per tali ragioni, PERSONALMENTE, così come io da medico ricevetti il vaccino anti-sars-Cov-2 ben prima che fosse introdotto l'obbligo per gli operatori sanitari - avvertendo in coscienza di rispettare i tre criteri morali per tutelare i miei assistiti più fragili e anziani -, a distanza di quasi un anno posso comunicare che, con la stessa libertà e responsabilità in scienza e coscienza, fintanto che non sarà possibile rispettare i criteri necessari e contando sulla disponibilità di rimedi alternativi,
non riceverò ulteriori dosi di vaccino "contaminato".
Ben ricordando le parole di Paolo VI nel discorso al "Pontificio Consiglio per i Laici" nel 1974 (poi riprese nella Esortazione Apostolica "Evangelii nuntiandi"): «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».

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CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

ISTRUZIONE DONUM VITAE SUL RISPETTO DELLA VITA UMANA NASCENTE E LA DIGNITÀ DELLA PROCREAZIONE (1987)
"I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l'esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l'aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo. Anche nel caso di feti morti, come per i cadaveri di persone adulte, ogni pratica commerciale deve essere ritenuta illecita e deve essere proibita".

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA (2008)
"Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. [...] ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini".

Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede
sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21.12.2020
vatican.va/…/it/bollettino/pubblico/2020/12/21/0681/01591.html

PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti (5 giugno 2005) - https://www.pro-memoria.info/wp/wp-content/uploads/Riflessioni-morali-sui-vaccini-preparati-da-cellule-derivate-da-feti-umani-abortiti-PAV-09-06-2005.pdf

VACCINI ANTI-COVID.
NOTA SULLA VALUTAZIONE ETICA | GRUPPO DI BIOETICA CEI20 APRILE 2021
http://www.scienzaevita.org/vaccini-anti-covid-nota-sulla-valutazione-etica-gruppo-di-bioetica-cei/

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LA MISTIFICAZIONE SUL TEMA DELL'ABORTO
lanuovabq.it/…-cosi-nella-chiesa-si-mistifica-il-tema-dellaborto

VACCINARSI / SI / NO / FORSE
Un precedente Lettera/Articolo del dott. ROBERTO FESTA
pubblicato da "L'Ancora e il Delfino"
ancoraedelfino.it/vaccinar-si-no-forse/

L'OBBLIGO MORALE NEL VACCINARSI DI DICHIARARE FORMALMENTE
LA PROPRIA CONDANNA DI VACCINI DERIVATI DA ABORTI PROCURATI

Di ROBERTO FESTA
(Medico di famiglia e Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Loreto)


Carissimi Amici de L’Ancora e il Delfino,
chi vi scrive è un medico di famiglia, mi piacerebbe dire il “vostro” medico di famiglia, il quale periodicamente viene coinvolto in discussioni su alcune questioni medico-scientifiche e bioetiche.
Tutti noi ricordiamo il clamore della recente legge che ha legato nel nostro Paese l’obbligo di alcune vaccinazioni in età infantile con la possibilità di accesso alla scuola pubblica. Ora invece, come è ovvio, non si fa che parlare del vaccino, anzi dei vaccini, per il covid-19.
Dando qui per scontato che i vaccini che vengono e che verranno adottati in Italia sono sicuri ed efficaci vorrei riflettere sulla questione di fondo della liceità morale dell’uso di vaccini sviluppati col ricorso a linee cellulari derivate da feti abortiti volontariamente.
In merito ai vaccini contro il Covid-19, quelli attualmente autorizzati, e il cui uso ad esempio per Comirnaty (Pfizer/BioNTech) è già in atto in Italia, hanno un legame più o meno stretto con queste famigerate linee cellulari derivate da tre bambini abortiti tra gli anni ’70 e ’90. Si tratta cioè di cellule che sono state prelevate originariamente da alcuni organi di feti abortiti e quindi modificate in laboratorio per essere replicate all’infinito (si dice immortalizzate) così da poter essere usate in ambito di ricerca.
In particolare Pfizer e Moderna, che hanno sviluppato un vaccino ad mRNA, hanno usato queste linee cellulari solo per alcune prove successive alla produzione. Invece Astrazeneca e Reithera (il primo è quello inglese, di Oxford, il secondo è quello italiano) hanno prodotto un vaccino basato su adenovirus modificati che vengono proprio coltivati su queste linee cellulari. Qui è possibile avere una panoramica dei tanti vaccini contro il nuovo coronavirus in riferimento ai feti abortiti. ( ieb-eib.org/…-cellules-de-ftus-avortes-etat-des-lieux-1922.html)

(... omissis...)
Occorre anche dire che in merito alla linea cellulare usata per produrre il “vaccino inglese” e quello “italiano”, denominata HEK.293 (HEK sta per Human Embryo Kidney), si è sempre dato per scontato che derivasse da un aborto procurato, ma in realtà si sa solo che queste cellule originano da un feto umano femmina abortito nel 1973, ma non si sa a quale età gestazionale e forse in realtà abortito spontaneamente.
Poiché però “in dubio pro reo” (cioè dobbiamo porci nell’ipotesi che si sia trattato di aborto volontario) e dando comunque per scontato che la vaccinazione sia in linea di principio una cosa buona e raccomandabile, dobbiamo allora porci, per risolvere il dilemma sulla liceità sul piano morale, due “semplici” domande: è buono fare il male per trarne un bene? Ed è buono usufruire di quel bene una volta che il male è comunque stato fatto?
La risposta alla prima domanda è ovvia e immediata: no, non è lecito compiere deliberatamente il male in vista di un bene, anche se questo bene a cui si tende sia ritenuto di molto superiore al male originario. In altre parole, mai il fine giustifica i mezzi. Senza considerare poi che il male di cui qui parliamo è l’aborto procurato, il nefando crimine o l’abominevole delitto come lo definì il Concilio Vaticano II.
La risposta alla seconda domanda è invece affermativa, è lecito usufruire di un bene, cioè di qualcosa per fare del bene, anche se questo bene è frutto di un male, ma solo a determinate condizioni. Un po’ come è lecito usare per il bene comune i beni sequestrati alla criminalità organizzata, anzi in questo caso tutti avvertiamo spontaneamente che è una cosa buona e giusta.
In termini pratici, il male è l’aborto procurato, il bambino che nella pancia della madre è chiamato feto viene estratto inducendo un parto molto prematuro cosa che ne provoca la morte quasi immediata; gli organi e i tessuti vengono quindi “donati alla scienza”.
Nel caso delle linee cellulari in questione si ritiene comunemente che questi aborti siano stati effettuati a prescindere dallo scopo di prelevarne i tessuti, il che ovviamente è un aspetto molto importante per determinare la responsabilità morale dei ricercatori.
Il bene, inteso come cosa da usare in senso buono, è il vaccino; il bene ultimo è la salute delle persone, la prevenzione delle malattie in particolare per le persone più fragili e in generale il benessere della collettività. Tuttavia non bisogna fare l’errore di confondere questi beni materiali con il bene morale, infatti è il bene morale che deve guidare le scelte dei singoli e dei popoli, e non il conseguimento di un qualsiasi bene materiale, che invece deve essere funzionale al bene morale. Quindi la salute, per quanto nota a tutti come “ciò che conta”, non può e non deve essere perseguita ad ogni costo.


Le condizioni sono tre:
1) deve esserci la reale necessità di usare quel bene senza che siano disponibili alternative;
2) la scelta di usare di quel bene derivato da un male non deve contribuire al perpetuarsi di quel genere di male;
3) non bisogna ritenere né dare agli altri la percezione che quel male sia giustificabile, o che chi beneficia delle sue conseguenze sia ad esso favorevole. È ciò che va sotto il nome di “scandalo”, cioè far passare un male per un bene o un bene per un male.


Il primo punto possiamo darlo per scontato, anche se non è affatto banale se non altro perché da esso deriva l’obbligo morale di fare tutto quanto è nelle proprie possibilità per cercare soluzioni alternative ovvero spingere chi ha capacità e responsabilità a cercare soluzioni alternative all’uso di materiale biologico eticamente compromesso.
Il secondo punto è alquanto discutibile perché, se da un lato è evidente che trattandosi di aborti avvenuti decenni orsono, non sembra esserci il rischio di ripetizione, dall’altro lato è pur vero che la ricerca e il commercio sugli embrioni e i feti abortiti volontariamente perdura (si pensi alla famosa inchiesta negli USA di questi ultimi anni). Ad ogni modo se rimaniamo sull’oggetto delle specifiche linee cellulari usate, possiamo dire che anche la seconda condizione è soddisfatta.
La terza condizione sembra piuttosto facile, in realtà è probabilmente la più impegnativa dal momento che oggi moltissime persone tendono a giustificare l’aborto procurato per le più svariate circostanze e motivazioni, per cui la questione dello “scandalo” è cruciale.

PERSONALMENTE io l’ho affrontata e risolta così: ho deciso di vaccinarmi per proteggere soprattutto i miei familiari e, da medico, i miei pazienti. Ho ricevuto il 6 gennaio (2021) la prima dose del vaccino Comirnaty; la seconda dose viene somministrata dopo 21 giorni.
Infatti, alle condizioni esposte, è lecito usare questo vaccino. Ma, lo voglio scrivere in grande, è anche LECITO RIFIUTARSI DI VACCINARSI: non esiste un obbligo morale assoluto a farsi vaccinare, così come non esiste ad esempio l’obbligo di diventare donatori di sangue, per quanto questa sia una nobilissima pratica incoraggiata anche dalla Chiesa cattolica.

La remora, oltre che dal legame con l’aborto procurato, potrebbe venire da varie altre cose, basti citare l’ultima frase del foglio illustrativo del vaccino stesso: “Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza”.

Quindi io ho deciso di usare su me stesso il vaccino e ho anche dato disponibilità come vaccinatore, ma nel presentarmi all’appuntamento, dopo aver firmato i necessari documenti e prima di scoprire il braccio per l’iniezione, ho consegnato al responsabile del servizio una dichiarazione firmata di mio pugno intitolata PRESUPPOSTO DI LICEITA’ MORALE ALL’USO DEI VACCINI con la quale ho formalmente e pubblicamente manifestato la mia contrarietà all’uso di materiale derivato da feti volontariamente abortiti poiché la mia coscienza condanna fermamente l’aborto procurato, invitando al contempo tutti ad impegnarci a trovare “vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi”.
Questo è ciò che in coscienza ho ritenuto di poter e dover fare, questo è ciò che la Chiesa in fondo chiede a ciascuno; sono ben consapevole che è solo una goccia nel mare – per ricordare l’insegnamento di Madre Teresa di Calcutta – ma ad impossibilia nemo tenetur.


Per chi vuole, ecco il modulo che ho personalmente usato, da impiegare e divulgare liberamente.

PRESUPPOSTO DI LICEITA’ MORALE ALL’USO DI VACCINIScarica