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‘Famiglia Cristiana’ nega il Sacrificio Eucaristico

warrengrubert
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Tutta pervasa di spirito anti-salviniano, Famiglia Cristiana non manca tuttavia di dedicarsi anche alla diffusione dell’eresia. A pagina 94 dell’ultimo numero (1, LXXXIX) infatti il “Teologo” del …More
Tutta pervasa di spirito anti-salviniano, Famiglia Cristiana non manca tuttavia di dedicarsi anche alla diffusione dell’eresia.
A pagina 94 dell’ultimo numero (1, LXXXIX) infatti il “Teologo” del settimanale paolino, Giuseppe Pulcinelli, invocando la revisione delle già manomesse formule consacratorie, arriva a negare quella che lui chiama “prospettiva cultuale-sacrificale” della donazione di Cristo nell’Eucarisitia.

Eppure la formula che il Pulcinelli vorrebbe fosse riveduta – revisione che testimonia quanto i modernisti non credano alla realtà dei dogmi e delle formule della Chiesa – fu coniata durante la riforma (rectius rivoluzione) liturgica che interessò il rito della Chiesa Romana dopo il Concilio.
Il Messale Romano di san Pio V infatti per la consacrazione dell’ostia prevedeva la formula “HOC EST CORPUS MEUM”, cui Paolo VI fece aggiungere “quod pro vobis tradetur”, e il riferimento al Sacrificio caratterizz(av)a solo la formula consacratoria del Vino “qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum”. Insegna infatti san Tommaso: “Il sangue consacrato separatamente dal corpo rappresenta più chiaramente la passione di Cristo, come si è detto. Ed è per questo che si rammenta la passione di Cristo e il suo frutto nella consacrazione del sangue, piuttosto che in quella del corpo” (S. Th. III, q. 78 a.3, 7).
Il Sacrificio, che è la natura della Messa, si compie solo quando avviene la transustanziazione del Vino, quando cioè il Corpo e il Sangue della Vittima Divina sono separati come lo furono sul Calvario.
Ma il Nostro, al netto di quanto ci propone a credere la Santa Chiesa, di quanto ci insegnano i Padri e i Dottori, e in base a pretese motivazioni filologiche, si lamenta quasi della interpretazione “sacrificale-cultuale della donazione di Cristo” perché “nei testi neotestamentari dell’istituzione dell’Eucaristia (1Cor 11, 23-26; Mc 14, 22-24; Lc 22, 19-20; Mt 26, 26-28) non ricorre mai il lessico tecnico cultuale-sacrificale”.
Ovviamente tutto ciò è falso e lo dimostreremo, ma alla breve analisi dei passi neotestamentari citati dal Nostro anteponiamo l’insegnamento di Gesù Cristo in merito, così come fu solennemente definito nello Spirito Santo dal Concilio di Trento (sess. XXII, 17 settembre 1562) e al quale da cattolici diamo fermissima fede:
Poiché sotto l’Antico Testamento, secondo la testimonianza dell’apostolo Paolo (Eb 7,11.19 ), per l’insufficienza del sacerdozio levitico, non vi era perfezione, fu necessario – e tale fu la disposizione di Dio, padre delle misericordie, – che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech, e cioè il Signore nostro Gesù Cristo, che potesse condurre ad ogni perfezione tutti quelli che avrebbero dovuto essere santificati. Questo Dio e Signore nostro, dunque, anche se una sola volta (Eb 7,27; Eb 9,12.26.28) si sarebbe immolato sull’altare della croce, attraverso la morte, a Dio Padre, per compiere una redenzione eterna; perché, tuttavia, il suo sacerdozio non avrebbe dovuto tramontare con la morte, nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, (1 Cor 11,23) per lasciare alla Chiesa, sua amata sposa, un sacrificio visibile ( come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una sola volta sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e la cui efficacia salutare fosse applicata alla remissione di quelle colpe che ogni giorno commettiamo; egli, dunque, dicendosi costituito sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech, (Sal 110,4; Eb 5,6) offrì a Dio padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino, e lo diede, perché lo prendessero, agli Apostoli (che in quel momento costituiva sacerdoti del Nuovo Testamento) sotto i simboli delle stesse cose (del pane, cioè, e del vino ), e comandò ad essi e ai loro successori nel sacerdozio che l’offrissero, con queste parole: “Fate questo in memoria di me, (Lc 11,19; 1 Cor 11,24) ecc.”, come sempre le ha intese ed ha insegnato la Chiesa Cattolica.
Ora vediamo cosa ci hanno trasmesso gli Evangelisti e l’Apostolo san Paolo.
In san Matteo (26, 26-28) e in san Marco (14, 22-24) abbiamo: “Questo è il mio corpo” (formula antica della liturgia romana) e “Questo è il sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso [è sparso, nel testo greco] per molti per la remissione dei peccati”. Parole semplici che molto probabilmente non sorpresero gli Apostoli “poiché questi già erano stati preparati alla grande rivelazione fin da quando a Cafarnao il Divin Maestro aveva promesso di dar loro a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue (Giov. VI, 45 e ss.)” (1) . Parole che chiaramente rimandano al sacrificio cruento che si sarebbe compiuto il pomeriggio seguente: “Gesù diede alla morte il suo corpo reale, sparse realmente e non solo in figura il suo sangue, donde segue che alle sue parole è necessario dare un senso reale … Come l’antica alleanza tra Dio e il popolo d’Israele fu sigillata col sangue (Esod. XXIV, 8), così la nuova alleanza, che Dio deve contrarre coll’umanità (Gerem. XXXI, 33), viene ancor essa sigillata col sangue … L’espressione: spargere il sangue, significa: offrire un sacrifizio a Dio. Il sangue di Gesù, anzi Gesù stesso, si offre in sacrifizio a Dio per la redenzione degli uomini, e sborsa a Dio in vece nostra il prezzo del nostro riscatto. Il carattere espiatorio della morte di Gesù e la sua azione redentrice sono chiaramente indicati in queste sue parole … il sangue, che Gesù diede come bevanda ai suoi discepoli, fu un sangue sacrificato, e l’azione con cui Egli lo consecrò ha tutti i caratteri di un vero sacrifizio. Ma siccome Gesù diede ai suoi Apostoli la potesti di ripetere Tatto da lui compiuto, è manifesto che la S. Messa, in cui si consacra il pane e il vino, ha essa pure tutti i caratteri dì un vero sacrifizio come ha definito il Concilio di Trento. Dalle parole della consacrazione quali vengono riferite da Matteo e da Marco si fa inoltre manifesto che la dottrina della morte redentrice di Gesù e del suo carattere espiatorio per mezzo del sangue versato, non è esclusivamente propria di S. Paolo, ma si ritrova chiaramente insegnata nel Vangelo. A ragione perciò fu condannata nel Dec. Lamentabili la prop. 33: La dottrina della morte espiatoria di Cristo non è evangelica, ma solo paolina” (2).
In san Luca (22, 19-20) ed in san Paolo (1Cor 11, 23-26), tra loro dipendenti come discepolo da maestro, è messa in evidenza anche la donazione del corpo – quel medesimo corpo che verrà crocefisso e dal quale uscirà tutto il sangue – con le parole “sarà dato” (o “è dato” in greco) e troviamo anche il comando del Signore “Fate questo in memoria di me”. Un comando propriamente cultuale, in quanto “con queste parole Gesù diede ai suoi Apostoli, e a tutti i sacerdoti, la potestà di consacrare, e comandò loro di offrire a Dio l’incruento sacrificio (Conc. Trid. sess. XXII, cap. II)” (3), comando che nella esposizione paolina chiaramente insegna che l’Eucaristia è “un atto, che è un memoriale vivo della morte del Signore … un vero sacrifizio commemorativo, e la consecrazione separata delle due specie, rappresenta al vivo la separazione del sangue dal corpo di Gesù avvenuta sul Calvario” (4).
Pertanto gli Evangelisti e san Paolo ci descrivono l’istituzione della Eucaristia, sacramento e sacrificio, con termini tecnici e cultuali, e i negatori di ciò portano solo avanti le idee di Lutero, Calvino, Cranmer e compagnia eretica, contro la natura sacrificale della celebrazione eucaristica, natura già estremamente occultata nel Novus Ordo il quale già ora – senza le discussioni e revisioni invocate dal Pulcinelli – “si presenta anzitutto come un banchetto … e insiste molto sull’aspetto di partecipazione ad un banchetto e molto meno sulla nozione di sacrificio, di sacrificio rituale” (5), “è dato in partenza come pluralistico e sperimentale, legato al tempo e al luogo, … e pullula di insinuazioni o di errori palesi contro la purezza della fede cattolica” (6).
Giuliano Zoroddu
(1) Padre Marco M. Sales OP, La Sacra Bibbia – Il Nuovo Testamento, Torino, 1925, Vol. I, p. 118.
(2) Ivi, pp. 118-119, 189.
(3) Padre Marco M. Sales OP, La Sacra Bibbia – Il Nuovo Testamento, Torino, 1925, Vol. II, p. 158.
(4) Ibidem
(5) “L’intenzione di Paolo VI a riguardo della liturgia, a riguardo della cosiddetta volgarizzazione della Messa, era di riformare la liturgia cattolica così che coincidesse pressappoco con la liturgia protestante…con la Cena protestante (…). La Messa di Paolo VI si presenta anzitutto come un banchetto, non è vero? E insiste molto sull’aspetto di partecipazione ad un banchetto e molto meno sulla nozione di sacrificio, di sacrificio rituale, in faccia a Dio, mentre il sacerdote mostra solo le spalle. Allora non credo di sbagliarmi dicendo che l’intenzione di Paolo VI e della nuova liturgia che porta il suo nome, è di chiedere ai fedeli una più grande partecipazione alla Messa, è di dare un posto più grande alla Scrittura ed un posto meno grande a tutto ciò che in essa vi è, alcuni dicono di ‘magico’, altri ‘di consacrazione transustanziale’, e che è la fede cattolica. In altre parole, c’è in Paolo VI un’intenzione ecumenica di cancellare –o almeno di correggere o attenuare- ciò che vi è di troppo cattolico, in senso tradizionale, nella Messa, e di avvicinare la Messa cattolica – lo ripeto – alla Cena calvinista” Jean Guitton, Intervista a Radio Courtoise del 19.12.1993, riportata in trascrizione ne La Messe a-t-elle une histoire?, in Savoir et Servir, n.55, Montrouge 1994, p. 94.
(6) tradidiaccepi.blogspot.com/…/breve-esame-cri…tradidiaccepi.blogspot.com/…/breve-esame-cri… Vedi anche Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, Considerazioni sull’Ordo Missae di Paolo VI.

Fonte :
www.radiospada.org/…/famiglia-cristi…
N.S.dellaGuardia
Ottimo.
È bene che quanti vogliono protestantizzare la Chiesa di Cristo lo facciano davanti a tutti, alla luce del Sole.
Per chi li vuol vedere, naturalmente...
alda luisa corsini
Si legga www.giuseppebarbaglio.it/…/cultoTrento-_2_…
dove ci sono numerosissimi riferimenti al Sacrificio di Gesù come in
" Ef 5,2: “Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi come offerta e offerta cruenta a Dio in odore soave” (προσφοράν kai θυσίαν tô-i theô-i eis osmên euôdias). Accanto ai vocaboli προσφορα e θυσια anche quest’ultima espressione è cultuale, indicando tradizionalmente il …More
Si legga www.giuseppebarbaglio.it/…/cultoTrento-_2_…
dove ci sono numerosissimi riferimenti al Sacrificio di Gesù come in
" Ef 5,2: “Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi come offerta e offerta cruenta a Dio in odore soave” (προσφοράν kai θυσίαν tô-i theô-i eis osmên euôdias). Accanto ai vocaboli προσφορα e θυσια anche quest’ultima espressione è cultuale, indicando tradizionalmente il profumo di fragranza degli olocausti (cf. per es. Lev 1,9.13.17). Si noti il dativo “a Dio” come destinatario dell’offerta: siamo strettamente nel quadro del culto".

Con buona pace di G. Pulcinelli che non ha letto le Sacre Scritture o non sa (o finge di non sapere) che la traduzione rimanda all'Antico T., al Vangelo e agli Atti degli A.
warrengrubert
@alda luisa corsini
Anche questo tuo bel commento conferma che è in atto la volontà di protestantizzare la chiesa.
Non penso che il teologo di famiglia(cristiana?) ignori i riferimenti da te riportati... Pulcinella è proprio in malafede, lui e tutta la gang modernista.
alda luisa corsini
Pulcinella... 😂
warrengrubert
In realtà è stato un errore di battitura...
Francesco I
Sì è da cancellare tutto il novus ordo: Montini, con la sua trovata fece veramente entrare il "fumo di Satana" in Chiesa !