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Santo Rosario: due episodi drammatici e commoventi

Testimonianza di Claude Humbert, deportato politico francese scritta al suo ritorno dai campi di concentramento nazisti.

«Quando arrivai al campo di Neungamme fui destinato ai lavori di scavo. Misi il rosario al collo e andai al lavoro. Una guardia delle SS me lo strappò brutalmente e lo gettò fra le immondizie. Più tardi ne fabbricai uno con dei pezzetti di corda. Non avevamo assolutamente niente, né Messa, né oggetti di pietà: ogni culto era proibito sotto pena di morte. è allora che noi abbiamo compreso tutto il valore e l’utilità del Rosario. Tutti i deportati si ingegnavano a costruirne. Ce li imprestavamo parecchie volte nel corso della giornata, ed era una mezza battaglia poterne avere uno. […] Quale conforto per noi quella preghiera, l’unica che ci fosse possibile recitare. I misteri dolorosi! Li vivevamo con Gesù Cristo e con la Vergine. Offrivamo le nostre sofferenze: la fame, il freddo, i colpi di frusta… Andando al lavoro dovevamo fare cinque chilometri a piedi. Ogni giorno meditavo un rosario e i compagni si univano a me nella recita, rispondendo alle «Ave Maria»…

Erano impressionanti quei rosari meditati sotto la pioggia che ci sferzava in viso. Si aveva l’impressione reale di portare la croce di Cristo, e la Vergine era vicina a noi […]. A Dachau si recitava il rosario al mattino durante il lavoro. Era il breviario di tutti. Io l’avevo insegnato pure ai polacchi, quando ero nel blocco di baracche dei polacchi. Finì anche l’esilio e fummo rimpatriati, dopo anni di sofferenze inaudite. Eravamo pochi i superstiti di quella spaventosa avventura. Rientrando a Lione io salii a piedi scalzi al Santuario mariano di Fourvières, posto in alto sulla collina che domina la città, recitando il rosario. Era una promessa che avevo fatto nei campi di concentramento. Giunto sul piazzale, davanti alla imponente mole del Tempio, mi arrestai e recitai il secondo rosario: alla mia memoria affioravano tutti i ricordi del passato, i compagni di prigionia con cui pregavo, il lungo camminare attraverso i boschi, mentre si andava al lavoro, sotto lo sguardo delle SS… La Madonna mi aveva ricondotto salvo dai campi della morte: non la benedirò mai abbastanza».


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Riflessione...

Questa vicenda drammatica è la dimostrazione più concreta del potere che ha il Rosario di sostenere e confortare anche nelle lotte più dure, e anche di fronte al pericolo della morte più inumana e feroce. Se potessero parlare l’arcipelago dei gulag in Russia (che in mezzo secolo hanno ucciso circa cento milioni di uomini!) e tutti i campi di concentramento della seconda Guerra mondiale, quale epopea del Rosario e quanti eroismi dei condannati a morte non verrebbero rivelati al mondo intero!

Forse anche nella nostra esperienza, sappiamo bene quanta disperazione il Rosario non ha fatto evitare o superare a chi non aveva più nessun motivo di sperare! Quanta forza d’animo e alimento di speranza il Rosario non ha saputo infondere in chi aveva ogni motivo per abbattersi e sfiduciarsi di fronte alla crudeltà degli uomini sanguinari, a volte violenti più delle belve! La coroncina del Rosario è così: sa rendere forti come il diamante, sa confortare come un fascio di rose profumate, sa rendere vicina vicina la Madre divina.

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Una storia realmente accaduta in Francia negli anni della seconda Guerra mondiale

Negli anni della seconda Guerra mondiale, in Francia, in una città del Nord, occupata dai nazisti, i quali perseguitavano gli ebrei per sterminarli, viveva una giovane ebrea, da poco convertita al Cattolicesimo. La conversione era avvenuta grazie soprattutto alla Madonna, come ella stessa diceva. Ed ella aveva, per riconoscenza, una devozione intensissima alla Madonna, nutrendo anche un culto di amore speciale per il Santo Rosario. La sua mamma, però, dispiaciuta della conversione della figlia, restava ebrea ed era decisa a restare tale. Su un punto solo aveva aderito ad un desiderio insistente della figlia, ossia al desiderio di portare sempre nella sua borsetta la corona del Santo Rosario.

Successe, frattanto, che, nella città dove abitavano la mamma e la figlia, i nazisti intensificarono la persecuzione contro gli ebrei. Per timore di essere scoperti, la mamma e la figlia decisero di cambiare sia il nome che la città dove abitare. Trasferitesi altrove, di fatto, per un buon periodo non subirono alcun fastidio o pericolo, avendo anche eliminato ogni cosa e oggetto che potesse tradire la loro appartenenza al popolo ebreo. Ma arrivò, invece, il giorno in cui due soldati della Gestapo si presentarono alla loro casa perché, sulla base di qualche sospetto, dovevano fare una severa perquisizione. Mamma e figlia si sentirono angosciate, mentre le guardie naziste iniziarono a mettere le mani su ogni cosa, decisi a rovistare dappertutto per trovare qualche segno o qualche indizio che tradisse l’origine ebrea delle due donne.

Tra l’altro, uno dei due soldati vide la borsetta della mamma, l’aprì e rovesciò fuori tutto il contenuto. Venne fuori anche la corona del Rosario con il Crocifisso, e alla vista di quella corona del Rosario, il soldato rimase di stucco, rifletté per qualche istante, poi prese in mano la corona, si rivolse al compagno e gli disse: «Non perdiamo più tempo, in questa casa. Abbiamo sbagliato a venire. Se portano questa corona nella borsetta, certamente non sono ebrei…». Salutarono, quindi, chiedendo anche scusa del disturbo, e andarono via. Mamma e figlia si guardarono non meno stupite. La corona del Santo Rosario aveva salvato loro la vita! Un segno della presenza della Madonna era bastato a preservarle da un pericolo imminente, da una morte tremenda. Quale non fu la loro riconoscenza verso la Madonna? Portiamola sempre con noi


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Riflessione...

L’insegnamento che ci viene da questo drammatico episodio è semplice e luminoso: la corona del Santo Rosario è un segno di grazia, è un segno di richiamo al nostro Battesimo, alla nostra vita cristiana, è un segno eloquente della nostra fede, e della nostra fede più pura e autentica, ossia la fede nei misteri divini dell’Incarnazione (misteri gaudiosi), della Redenzione (misteri dolorosi), della Vita eterna (misteri gloriosi) e della Rivelazione di Cristo (misteri luminosi). Tocca a noi capire il valore di questa corona del Rosario, di comprenderne la preziosità di grazia per la nostra anima e anche per il nostro corpo. Portarla al collo, portarla in tasca, portarla nella borsetta: è sempre un segno che può valere una testimonianza di fede e di amore alla Madonna, e può valere grazie e benedizioni di ogni genere, come può valere anche la stessa salvezza dalla morte fisica.

Quante volte e quanto spesso noi - specialmente se giovani - non portiamo addosso o con noi gingilli e oggettini, amuleti e portafortuna, che sanno soltanto di vanità e di superstizione? Tutte cose che per un cristiano diventano soltanto un segno di attaccamento alle vanità terrene, distogliendo dalle cose che valgono agli occhi di Dio. La corona del Rosario è realmente una «catena dolce» che ci lega a Dio, come dice il beato Bartolo Longo, che ci tiene uniti alla Madonna; e se la portiamo con fede, possiamo essere certi che non sarà mai senza qualche grazia o benedizione particolare, non sarà mai senza la speranza, anzitutto della salvezza dell’anima, e magari anche del corpo.

(Padre Stefano Maria Manelli, estratto dal libro "Ottobre. Il mese del Rosario")

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LA VERA GLORIA
Bellissimo, ma non dimentichiamo che nei Gu.Lag, che vi ringrazio di aver ricordato, mai nessuno li nomina, proibitissimo dal "politicamente corretto", guai! non esistono!..., le decine di milioni di vittime cristiane, al 99,9% ortodossi, recitavano la loro amata preghiera tradizionale, la "Preghiera di Gesù" o "del cuore": "Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore", con "…More
Bellissimo, ma non dimentichiamo che nei Gu.Lag, che vi ringrazio di aver ricordato, mai nessuno li nomina, proibitissimo dal "politicamente corretto", guai! non esistono!..., le decine di milioni di vittime cristiane, al 99,9% ortodossi, recitavano la loro amata preghiera tradizionale, la "Preghiera di Gesù" o "del cuore": "Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore", con "corda di preghiera" o senza.
Kiakiar
Maria per i Rosarianti è il ponte tra cielo e terra, la nuova Arca dell' Alleanza, la vera Ester che intercede presso il Re dei re per il suo popolo. Il Signore ama il suo piccolo esercito che con l' arma del Rosario sempre pronta sulle mani, combatte sotto la guida di questa dolce condottiera dal cui" si " a Dio è dipeso il destino dell' umanita intera. Loda e onore alla Regina delle Vittorie!!
LA VERA GLORIA
Che porta a Gesù
Kiakiar
Certo !! Come ogni madre ci insegna ad amare il Figlio, che in questo caso è anche nostro Dio , Salvatore, Redentore . Speriamo che un giorno dopo tanto tribbolare lo contempleremo faccia a faccia e riposeremo tra le Sue braccia.
LA VERA GLORIA
Personalmente cerco di usare entrambe le forme di preghiera. Mi associo all'augurio, è veramente dura! E vedo intorno chi sta molto male, peggio di me! Signore Gesù e Santa Madre di Dio, aiutareci! San Michele Arcangelo, proteggici dal maligno!
Kiakiar
Amen!
Chi è come Dio Nessuno è come Dio Crux
quanto più le prove sono difficili e umilianti tanto più il Rosario farà sentire la sua magnanime forza non diamola vinta al diavolo!
Letteria De Falco
Amen.
Letteria De Falco
Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.Amen.