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E-mail del diavolo a un suo nipote

"La superbia", mio caro nipote, è la mia specialità, il mio peccato gustoso, la mia ricetta preferita. L’ho provata una volta sulla prima coppia, in un bel giardino, all’inizio di questa sporca storia, dopo essere definitivamente radiato, e ha funzionato così ben che Dio ha dovuto mandare suo Figlio a riparare tutto quanto.

Alcuni prevedono la nostra sconfitta finale. Nell’attesa, chiudiamo tutto a doppia mandata. In questo momento, tutto fila liscio come l’olio. Guarda, per esempio, come si considerano «dei» per le manipolazioni genetiche che compiono! Non c’è più bisogno del Creatore. L’uomo vuole crearsi a propria immagine e somiglianza, che clone!

Tra i cristiani, il compito è più difficile. Sono premuniti. Allora, bisogna confondere le tracce. Questo richiede malizia. Per esempio, suggerire ad alcuni che sono i custodi esclusivi della Verità, i soli depositari della Tradizione. E si considerano più cattolici del papa e chiudono il loro core alla pietà filiale che io aborro. Uno dei nostri colpi migliori è consistito nell’introdurre, in questi ultimi secoli, la confusione tra umiltà e modestia e, analogamente, tra la superbia (che è un peccato) e la ricerca della propria personalità (che è una virtù). Quest’ultima si chiama magnanimità ed è stata quasi completamente dimenticata, uff!

Come indica l’etimologia, la magnanimità è la virtù della «grandezza d’animo»: spinge la persona a compiere grandi cose, ispirata dalla propria vocazione. Puah! L’Occidente ha la mucca pazza, la Chiesa ha il suo bue saggio. Era soprannominato così il teologo del XIII Tommaso d’Aquino. Il «bue muto» per l’esattezza. Lo chiamavano così perché ruminava le cose prima di parlare. Lo incrocerai spesso, purtroppo, questo guastafeste, con la sua Summa teologica. Non ho potuto fare nulla contro di lui, che metteva la testa nel tabernacolo per ricevere le ispirazioni di Dio!
Tommaso d’Aquino sottolinea a ragione che l’uomo prova il desiderio naturale di raggiungere la propria pienezza; il peccato consiste solo nell’eccesso di questo desiderio di eccellenza. È su questo punto che noi dobbiamo giocare con abilità. Se vuoi guadagnare i gradi di diavolo capo, mio caro nipote, devi diventare un manipolatore dell’ego.

Primo, bisogna cominciare subito. «L’essenziale nella vita è affermarti», dirà per esempio un papà a suo figlio. Lui a scuola era stato superato dai sui fratelli e dai suoi compagni: ora può prendersi una buona rivincita mediante suo figlio. Secondo, fa’ in modo che l’educazione susciti l’orgoglio. Se i genitori ne parlano, fa’ che aggiungano formule di questo genere: «La superbia muore un quarto d’ora dopo la nostra morte», o: «In ogni caso, tutti sono superbi». Questi motti sciocchi e scoraggianti fanno cascare le braccia. La superbia è come la menzogna o i manifesti erotici: si finisce per adattarsi. Bisogna pur vivere, no?

Non inquietarti troppo quando senti qualcuno accusarsi in confessione di essere superbo. La confessione di queste persone spesso rimane così generica che non è imbarazzante; entrare nei dettagli è troppo umiliante.
Fa’ solo in modo che il sacerdote non chieda loro un esempio, per prodigare un consiglio concreto che permetterebbe di progredire su un caso specifico. Un’arma efficace consiste anche nello snaturare questa dannata (se posso dire così) umiltà. Fa’ in modo che circolino nelle famiglie cristiane vite di santi come quella di Alessio. Si racconta di lui che, dopo un lungo esilio, tornò a casa dei suoi genitori, i quali non lo riconobbero. Per anni, visse sotto le scale della sua casa e fu identificato solo dopo la sua morte. È abbastanza sovrumano tanto da diventare inumano. Queste agiografie scoraggianti mi hanno fatto avvicinare molti ex nemici.

Diffida invece come dell’acqua santa della piccola di Lisieux. È una mia nemica personale. È concreta, racconta minutamente tutte le sue battaglie contro la superbia, e lo fa per obbedienza alla sua superiora. Mostra che non è nata santa. Inoltre, ha scritto la cosa peggiore contro di noi: un’opera che ha per titolo “Il trionfo dell’umiltà”. Ho cercato di distruggerla (di fatto, una parte del manoscritto è alterata, n.d.r), ma quello che è rimasto continua a farci torto. Ho anche cercato di soffocare la Carmelitana sotto i petali di fiori, di spegnere la sua fiamma nell’acqua di rose… mi sono bruciato le ali! L’umiltà la rende inattaccabile. Comincio a capire perché Dio ha una passione per le pastorelle e le contadine: queste ragazze non sono prese in considerazione, tutte le lasciano fare, e questi cuori umili salvano il mondo sotto il nostro naso! Allora, sorveglia bene tali ragazze, mio caro nipote!

E-Mailzebull 1997.

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