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I protestanti si illudono di avere la Bibbia! (Don Dolindo Ruotolo)

I protestanti s’illudono di aver la Bibbia; essi in realtà non l’hanno! Il loro libro non è illuminato dalla Chiesa, è un quadro che sta nelle tenebre; sono parole umane quelle, perché non hanno più la divina risonanza; sono espressioni morte nelle quali non vive più la Parola di Dio, ma vive la parola umana, il pensiero individuale, la propria opinione che è come sostanza guasta ed alterata incapace di esprimere il pensiero di Dio! Quando le specie eucaristiche si corrompono, non vi rimane più Gesù, ma solo una sostanza corrotta; nello stesso modo quando la parola della Scrittura è guastata dal libero esame, non è più Parola di Dio, e non è neppure una parola di umana sapienza, è sostanza corrotta dove non nasce la vita, ma brulicano i vermi.

I brillanti di Brera hanno le stesse facce di un brillante vero, ma non riflettono la stessa luce perché sono falsi. Così sono le Bibbie protestanti. Satana, che tenta in tutti i modi di screditare Dio nella nostra terra, ha messo in circolazione una Bibbia tenebrosa per mezzo dei protestanti. Essa è come una lampada spenta, è come un lucignolo fumigante, è come uno strumento senza fiato. È diffusa fra i barbari e fra i popoli civili, ma non fa che discreditare Dio, poiché è senza luce. Che cosa ne possono capire i popoli idolatri, che cosa ne può capire questa nostra generazione, più idolatra dei pagani? Anche l’eunuco della regina Candace leggeva Isaia, ma aveva la sincerità di dire a san Filippo Apostolo: Come posso intendere quello che leggo se qualcuno non me lo spiega? (At 8,31).

Solo la Chiesa Cattolica ha il segreto per comunicare alle anime la Divina Parola; essa sola possiede la chiave di questo cifrario meraviglioso, Essa sola sa far girare questo disco divino, perché dia il vero suono che vi fu impresso; essa sola conosce l’andamento e quindi l’espressione di questa musica celeste. Ogni musica ha in fronte il suo andamento; ma non basta leggerla per interpretarla, ci vuole un maestro che la renda come è stata scritta dal suo autore. Se fosse libera l’interpretazione di una musica, un allegro potrebbe diventare un adagio snervante, ed un patetico potrebbe diventare un... ballabile frenetico.

È necessario scuotere la polvere dell’umana presunzione nel leggere la santa Scrittura, ed è necessario rivolgersi con umiltà alla Chiesa, come l’eunuco si rivolgeva a san Filippo.

Con la libera interpretazione non si esprime il pensiero di Dio, ma il proprio pensiero, deformato dai pregiudizi e dagli errori che si hanno nella mente. Così per i protestanti che negano il Sacerdozio, i sacerdoti diventano soltanto gli anziani; per essi che negano la transustanziazione, l’Eucaristia diventa la cena; per essi che rinnegano la Vergine Immacolata, le delicate attenzioni di Gesù per la Madonna diventano atti di noncuranza e di disprezzo. Gli empi e i miscredenti fanno pietà, ma i falsificatori della Divina Parola fanno sdegno, perché sono i carnefici che piagano il Redentore e lo ricoprono di obbrobrio!

È una menzogna che la Chiesa Cattolica non voglia che si legga la Scrittura. La Chiesa ne ha una fioritura ammirabile nella sua Liturgia, perché là è maggiormente luminosa. Nella Liturgia è Gesù Cristo che opera per mezzo del sacerdote, il quale legge la Divina parola con un mandato speciale della Chiesa, che da solo la rende più penetrante nelle anime. Non a caso occorrono gli Ordini sacri per leggere ai fedeli la Parola di Dio: un suddiacono che legge l’epistola dà alle parole un sapore ed un’espressione particolare. È come una musica per violino eseguita dal violino, mentre la lettura dei laici è come una musica per violino eseguita sulla chitarra.


(Don Dolindo Ruotolo)

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APPROFONDIMENTO TEMATICO:
Come si legge e si interpreta la Sacra Scrittura (importante)


Non v’è un libro di profonda cultura che non debba avere chi lo interpreti. Su questa necessità di Magistero è fondato tutto l’insegnamento. Quando poi un Libro esce dal comune, la sua interpretazione non è facile, ma c’è bisogno di tante idee sussidiarie per intenderlo. Come si fa a conoscere la Divina Commedia senza conoscere la storia e lo spirito di Dante? La frase pronunciata da uno scienziato non ha lo stesso valore di una frase pronunciata da un uomo qualunque. Nell’opera di un grande, quello che a primo aspetto può sembrare oscuro e sconclusionato ad una mente volgare e comune è proprio la parte più profonda e più bella.

Chi può dire quanta profondità ci sia nella Sacra Scrittura! Dio ha parlato all’umanità, è vero, ma non perché si è degnato discendere fino a noi la sua Parola si è fatta meschina. Dio parla a noi, ma ha innanzi alla mente i suoi piani, i suoi disegni, il suo Verbo eterno. Egli, dunque, sotto il velo delle parole umane, intende dire tante cose sublimi che a prima vista sfuggono. È per questa profondità della Divina Parola che c’è bisogno assoluto dell’autorità della Chiesa per interpretarla, come c’è bisogno di un dantista per interpretare Dante. “I Sacri Libri – dice Leone XIII nell’Enciclica Providentissimus Deus – sono avvolti da una tal quale religiosa oscurità, cosicché nessuno può a loro entrare senza qualche guida nel cammino; Dio ha voluto provvidamente così, com’è comune opinione dei Santi Padri, affinché gli uomini li scrutassero con maggiore desiderio e studio, e più altamente s’infiggessero nella mente e nel cuore le cose ricavate di lì con tanta fatica, e soprattutto affinché intendessero aver Dio consegnato le Scritture alla Chiesa, allo scopo che essi debbano seguirla come guida e maestra sicura nel leggere e trattare i suoi divini eloqui”.

L’interpretazione della Sacra Scrittura può essere dogmatica ed esegetica. La dogmatica è quella che si fa per una speciale autorità avuta da Dio e di conseguenza con assoluta certezza. Il Concilio Vaticano dichiarò al proposito essere suo intento che nelle cose di Fede e di morale, appartenenti all’edificazione della dottrina cristiana, si debba avere per vero senso della Sacra Scrittura quello che tenne e che tiene la santa Madre Chiesa, a cui spetta giudicare del vero senso e dell’interpretazione della Sacra Scrittura, e perciò a nessuno essere lecito interpretare la stessa Sacra Scrittura contro questo senso, o anche contro l’unanime consenso dei Padri (Sess. III c. 2. De Revelat.).

L’interpretazione esegetica della Scrittura è quella che si fa privatamente, con lo studio accurato del Sacro Testo della dottrina cattolica, e delle varie interpretazioni fatte dai Dottori della Chiesa. Lo studio e la meditazione della Parola di Dio non solo non è impedito, ma è incoraggiato grandemente dalla Chiesa; quello che essa condanna è l’arbitrio personale dell’interpretazione del Sacro Testo, ossia la presunzione d’interpretarlo a proprio capriccio, come fanno i poveri protestanti.
Dio ha parlato all’umanità attraverso lo scritto di autori divinamente ispirati, ed ha parlato attraverso la storia stessa del popolo eletto, da Lui scelto per preparare le vie alla venuta del Redentore. È certo, dunque, che le parole dell’autore ispirato non hanno un senso puramente umano, ma hanno un senso divino che rivela mediatamente o immediatamente il pensiero di Dio. Perciò, secondo la dottrina della Chiesa, si chiama senso della Sacra Scrittura tutto quello che le parole del Libro Divino manifestano sia direttamente sia indirettamente, per volere dello Spirito Santo. I principali sensi della Scrittura sono: il senso letterale che risulta direttamente dalle parole del Sacro Testo, ed il senso tipico, detto anche mistico o spirituale, che risulta indirettamente dalle parole e direttamente dalle cose o dalle persone indicate nelle parole. Il senso letterale può essere proprio quando risulta dalle parole prese nel loro senso comune, e metaforico, quando risulta da una metafora, da un’allegoria, da una parabola o da qualunque altra figura retorica con la quale si esprime il Sacro Testo. Così, quando la Scrittura parla del braccio di Dio, non vuol dire che in Dio ci sia il braccio, ma vuole esprimere quello che è significato con questo membro, ossia la virtù operativa. Il senso tipico è manifestato direttamente dalle cose o dalle persone, chiamate tipi, che per disposizione divina hanno il potere di significare altre cose ed altre persone, chiamate perciò antitipi. Il senso tipico si chiama allegorico quando si riferisce a quelle cose, che devono credersi del Cristo e della Chiesa, tropologico o morale quando figura quello che noi dobbiamo operare, anagogico, quando riguarda il Cielo o la vita eterna (Cf TANQUEREY, vol. I n. 1030).

A volte il significato etimologico di certi nomi, la disposizione stessa delle parole con le quali è raccontato un fatto scritturale e le circostanze che lo accompagnano, indicano un particolare aspetto del pensiero di Dio; così san Paolo afferma esplicitamente che i significati etimologici di Melchisedek e di Salem si riferiscono tipicamente al Redentore e che nel Sacro Testo è taciuta la genealogia di Melchisedek per indicare il Verbo eterno da lui figurato: Melchisedek – dice l’apostolo – il quale prima s’interpreta re di giustizia, e poi re di Salem, vale a dire re di pace, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni, senza fine di vita, e rassomigliato al Figlio di Dio, rimane sacerdote in eterno (Eb 7,1-3). Questo particolare aspetto del senso tipico, largamente indicato nella Scrittura da tutti i Padri, è chiamato dallo Zapletal (Herm. Bibl., pag. 36) senso tipico verbale.

Quando dal Sacro Testo, con un ragionamento rigorosamente logico e rispondente al senso letterale o tipico certamente inteso dallo Spirito Santo, si deduce una verità, si può dire che essa sia inclusa nella rivelazione, e perciò che faccia parte indirettamente del senso scritturale. In questo caso i Dottori chiamano senso conseguente della Scrittura la verità dedotta rigorosamente dalle parole divine.

Se le parole della Sacra Scrittura si adoperano per manifestare più nobilmente il proprio pensiero, allora si accomodano, ossia si adattano ad un significato che Dio non ha inteso nel Sacro Testo; questo adattamento impropriamente si chiama senso accomodatizio della Scrittura. La Chiesa nella Sacra Liturgia fa spesso questi adattamenti, i quali non sono sempre delle semplici accomodazioni, ma tante volte sono l’applicazione pratica di quello che ha detto Dio, e qualche volta anche la rivelazione dei piani mirabili della Divina Provvidenza, come avviene nelle accomodazioni fatte nella Liturgia alla Vergine Santissima. È evidente che un oratore non sacro potrà usare in senso accomodatizio le parole scritturali contro il senso che esse hanno.

Non può chiamarsi accomodazione l’applicare le parole della Scrittura a cose profane, ridicole, vane, o il farle proprie, per adulare, per imprecare o peggio per esprimere qualche cosa tristemente cattiva. Questo uso irriverente e stolto delle parole sacre, del quale oggi con facilità abusano letterati e poeti, vuoti di espressioni e poveri di idee, fu condannato esplicitamente dal Concilio di Trento, ed è condannato anche dal buon senso e dal rispetto dovuto a Dio, perché spesso equivale ad un parlare blasfemo.

Da questi brevi accenni sui vari sensi della Scrittura si può già intuire di quale ricchezza feconda sia pieno il Libro di Dio. La meditazione accurata dei Sacri Testi, anche nelle parti che sembrano più sterili, ci farà vedere luminosamente che cosa mirabile è la Parola di Dio, e quanto è diversa dalle povere cicalate umane.

Dal fine stesso che Dio ha avuto nel rivelarci la sua Parola, è evidente che Egli ci parla principalmente del Redentore, della sua Chiesa, di quello che ci conduce al Redentore e alla sua Chiesa, e quindi alla vita eterna. Tutto l’Antico Testamento può riguardarsi come un annuncio, una figura ed una profezia del Nuovo, e perciò il senso che domina in tutta la Sacra Scrittura è questo solo, secondo le parole di san Paolo: Tutto questo avveniva loro in figura (1Cor 10,11) e secondo la stessa parola di Gesù Cristo, il quale affermò assolutamente che nella Legge, nei profeti e nei salmi si parlava di Lui; di Lui come Re divino – spiega sant’Agostino – e di Lui nel suo Corpo mistico che è la Chiesa. Si può dunque, anzi si deve rintracciare nella Sacra Scrittura principalmente questa luce che ci illumina e ci vivifica. Quando si trova una vera corrispondenza dicono i Teologi, tra la figura e il figurato, tra il tipo e l’antitipo, è segno certo che nel Sacro Testo è adombrato il Redentore o la sua Chiesa. L’esatta corrispondenza indica che l’interpretazione non è arbitraria né fantastica né errata. Del resto, in questo difficile, cammino noi abbiamo già la guida sicura dei Padri, i quali ci addestrano praticamente a riconoscere nell’Antico Testamento il Redentore e la Chiesa. Con questa guida non c’è pericolo di errare e l’anima trova nel Sacro Libro un orto fiorito, ed un campo ricco di messe e di frutti, dei quali si nutre.

(Don Dolindo Ruotolo)
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Kiakiar
La chiesa cattolica ha la giusta chiave di lettura delle parole divine e divinamente ispirate perché Maria , che ella venera come propria madre , essendo mediatrice di tutte le grazie, come la chiamano i santi, ottiene il dono dello Spirito Santo per lei. Lo Spirito Santo infatti é l' unica luce che può aprire le nostre menti alla Sapienza di Dio, e può farci scorgere sul fondamento della parole …More
La chiesa cattolica ha la giusta chiave di lettura delle parole divine e divinamente ispirate perché Maria , che ella venera come propria madre , essendo mediatrice di tutte le grazie, come la chiamano i santi, ottiene il dono dello Spirito Santo per lei. Lo Spirito Santo infatti é l' unica luce che può aprire le nostre menti alla Sapienza di Dio, e può farci scorgere sul fondamento della parole della Bibbia , la verità, il vero senso del nostro pellegrinare terreno. E non ci deve scandalizzare il fatto che a volte i pensieri dell' Altissimo seguono una logica che rovescia quella puramente umana. Troppo spesso non tributiamo alla terza persona della Trinità l' onore che merita. Reputo interessante, tra i brani riportati da Brentano sulle rivelazioni concesse ad Anna Katharina Emmerick sul futuro della chiesa, che si possono leggere nel link sottostante, il fatto che Gesù dica che la Chiesa non si regge sui consigli e sull' intelligenza umani. La ragione da sola, infatti, se non è illuminata dalla fede autentica, non è capace di scorgere nemneno un segmento della profondità e dell 'altezza dei disegni divini, e quindi non se ne può fare interprete.

www.azionetradizionale.com/…/la-decadenza-de…

È triste però anche constatare come durante tali visioni che riguardano un tempo probabilmente non lontano dal nostro, la beata non veda piu alcun cristiano nel significato antico del termine. Forse oltre che rimanere solo ,nella teoria , ancorati alla sana dottrina del millenario magistero della chiesa, i veri cristiani dovrebbero distinguersi dagli eretici ( e quindi anche dai protestanti), dagl' apostati e dagl'atei per una pratica davvero amorevole del messaggio di Gesù .Messaggio che andrebbe letto e meditato di frequente con l' ausilio del santo Rosario, perché la Madonna é anche sede della Sapienza e ci aiuta a riconoscerla nelle Sacre Scritture in maniera del tutto speciale.
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Diodoro
@warrengrubert Sì, caro Warren. Infatti possiamo dire che neppure esita "il Protestantesimo" come realtà organizzata (è esistito parzialmente per alcuni secoli... oggi è dissolto). Esiste "il singolo Protestante", che è Papa di se stesso, valuta le "proposte" di Dio, giudica, "predica" a modo proprio. E soprattutto... "Nessuno lo può giudicare" (secondo il titolo della canzone del 1966: …More
@warrengrubert Sì, caro Warren. Infatti possiamo dire che neppure esita "il Protestantesimo" come realtà organizzata (è esistito parzialmente per alcuni secoli... oggi è dissolto). Esiste "il singolo Protestante", che è Papa di se stesso, valuta le "proposte" di Dio, giudica, "predica" a modo proprio. E soprattutto... "Nessuno lo può giudicare" (secondo il titolo della canzone del 1966: momento in cui la mentalità dei vincitori della guerra, vent'anni prima, veniva rovesciata sull'Italia che si era brillantemente ripresa)
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Frutto del protestantesimo è la divisione.
Padre della divisione è il diavolo, il serpente antico.
Che cosa chiese nostro Signore Gesù Cristo, nella sua preghiera sacerdotale?
Non chiese la purezza, non chiese la integerrima onestà, non chiese l'impeccabilità, ma ai suoi discepoli chiese l'unità, affinché il mondo creda.
lutero ha fatto l'unica cosa che Gesù Cristo non voleva che i suoi discepoli…More
Frutto del protestantesimo è la divisione.
Padre della divisione è il diavolo, il serpente antico.
Che cosa chiese nostro Signore Gesù Cristo, nella sua preghiera sacerdotale?
Non chiese la purezza, non chiese la integerrima onestà, non chiese l'impeccabilità, ma ai suoi discepoli chiese l'unità, affinché il mondo creda.
lutero ha fatto l'unica cosa che Gesù Cristo non voleva che i suoi discepoli facessero.