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Mt 15,21-28 Gesù e la Cananea. Girovagando sul web, sono inciampato in alcuni siti che commentano il vangelo che si leggerà domenica 16 agosto e vorrei sentire anche il vostro parere sull' interpreta…More
Mt 15,21-28 Gesù e la Cananea.

Girovagando sul web, sono inciampato in alcuni siti che commentano il vangelo che si leggerà domenica 16 agosto e vorrei sentire anche il vostro parere sull' interpretazione che danno del famoso episodio evangelico i teologi Manicardi di bose
www.monasterodibose.it/…/14047-la-conver…
e Ronchi:
www.avvenire.it/…/la-donna-canane…

Entrambi parlano di una sorta di conversione di Gesù. Un Gesù figlio del suo tempo e della religione ebraica, tutto preso dal progetto di Dio che vuole che la sua missione sia rivolta prima alla casa di israele, per cui si rifiuta alle richieste della donna, ma poiché "l'umanità di Gesù è talmente ispirata a libertà che non diviene schiava nemmeno degli elementi culturali dominanti della sua epoca che potevano degenerare nel pregiudizio" si lascia "convertire" da questa pagana, straniera, considerata una donna poco raccomandabile, Ronchi parla di lei dicendo che non va al tempio, che prega un altro dio, ma per Gesù è donna di grande fede. Che con la sua risposta illumina Gesù.

Entrambe le lectio "sembrano" dare l'immancabile tirata d'orecchi ai rigidi, populisti, nazionalisti, sciovinisti, chiusi, con la faccia d'aceto ecc. ecc. ecc. come si evince da questa frase:
"In tutto questo va rilevato che l’appartenenza giudaica, la “fierezza ebraica” di Gesù, così come la coscienza del disegno salvifico di Dio e della sua missione riservata ai figli d’Israele, lo porta a incontrare questa donna a partire da un’identità certamente salda, ma anche aperta, non fissa, non bloccata in nazionalismi o sciovinismi e neppure in principi teologici intangibili".

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Entrambi, i teologi sembrano ignorare che Gesù sa leggere i cuori delle persone; che strano, questo carisma, lo accettiamo se lo attribuiamo a San Pio da Pietrelcina, al Santo curato d'Ars..., oppure a qualche carismatico, a qualche psicologo, ma a Gesù Cristo, sebbene ve ne sia la testimonianza evangelica, certi "teologi" fanno fatica a riconoscerlo, per cui Gesù (loro direbbero il "gesù storico") non può leggere i cuori, per cui è stupito dalla cananea e da lei si lascia "convertire", "illuminare". Dicono è figlio del suo tempo, della sua cultura, dell'ebraismo.... e sembrano ignorare che per tutto il Santo Vangelo Gesù insiste nella Sua predicazione per sradicare dai cuori, le tradizioni umane ebraiche che hanno stravolto la Santa Legge Divina, tanto da peccare contro di essa e contro Dio, pur di osservarle.
Io povero ignorante l'episodio lo leggevo diversamente, certo non sono teologo, e forse avrò scritto qualche strafalcione, ma visto che nella neo-chiesa va di moda lutero con la sua libera interpretazione delle scritture, chi mi può giudicare?
Ecco la mia "lectio" ditemi cosa ne pensate... se ne avete voglia!

Domenica 20 Agosto 2017

Mt. 15,21 - 28. - La Cananea.

Questo episodio evangelico non si capisce se non si legge cosa lo ha preceduto, tenendo presente le polemiche che Gesù ha con gli scribi e i farisei, che costellano tutto il Vangelo, come ad esempio la "pretesa" di Gesù di poter perdonare i peccati (cap.9), la questione sul sabato (cap. 12) e altre. Con questo agire Gesù cerca di sradicare dal cuore degli israeliti certe tradizioni umane impropriamente fatte passare per legge divina, le quali sono invece occasione per trasgredire i santi comandamenti di Dio (15,3).
La polemica che precede l'episodio in questione, vede Gesù polemizzare con i farisei sulla questione della purità legale [Mt. 15,10] (il lavarsi le mani ecc.) e purità morale (sono le impudicizie morali che rendono veramente impuro il cuore dell'uomo).
Dopo questo si mette in viaggio, di nuovo, dirigendosi dalle parti di Tiro e Sidone.
Una donna di quei luoghi, una cananea, riconosciutolo, si mette a gridare verso Gesù pregandolo di intervenire per liberare sua figlia dal demonio con queste parole:
"Pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio".
Sappiamo che questa donna è cananea, quindi non ebrea, dunque pagana.
La sua, però, è una preghiera teologicamente esatta: Chiama Gesù con il titolo di "Signore" e di "Figlio di Davide", gridando la sua supplica con "abbi pietà di me" che conosciamo bene nelle nostre litanie, e per di più non chiede per sé stessa ma per la sua povera figliola, e per aggiunta non chiede per lei cose materiali, quale può essere la guarigione fisica, ma chiede che la fanciulla sia liberata dal maligno, è, dunque, in fondo, ciò che Gesù ci invita a chiedere nel "Padre Nostro" che Lui stesso ci ha insegnato: "Liberaci dal maligno" (BJ legge così) [Mt.6,13].
Perché Gesù non gli rivolge neppure una parola? Il silenzio di Gesù non è mai indifferenza.
Questa donna prega chi non conosce, probabilmente con formule apprese da ciò che avrà sentito e visto in qualche altra occasione, dove avrà assistito a qualche guarigione e lei non è riuscita ad avvicinarsi a Gesù, oppure avrà sentito dire da qualcuno che Quell' Uomo che tutti invocano come "Signore" e "Figlio di Davide", compie prodigi a chi gli chiede di aver pietà delle proprie malattie o infermità. Così anche lei imita la gente, gli ebrei, sperando in un miracolo.
Gesù con il suo silenzio vuole ottenere conversione sia da questa donna sia, anche dai suoi discepoli.
Gesù vuole, con il suo silenzio, spingere questa pagana, a relazionarsi con Lui per farsi conoscere veramente, in modo che capisca chi è Lui al quale lei gli si rivolge così correttamente. Vuole portarla alla vera fede, consapevole di sapere chi è questo Figlio di Davide, al quale si sta affidando.
Il trambusto che provoca questa donna con le sue grida inascoltate, ha l'effetto di far intervenire i discepoli in suo favore.
Il silenzio di Gesù, penso che abbia soprattutto lo scopo di scuotere e convertire i dodici.
Ecco, dunque che i discepoli intervengono, vorrei dire per compassione, e pietà, ma non è così. Infastiditi, si rivolgono a Gesù dicendo: "esaudiscila..."

Apolyson (in greco), dimitte eam (in latino) ovvero lasciala andare, ma proprio nel senso di "liberatene" "ci sta infastidendo".
E' questo atteggiamento che scandalizza Gesù e vuole estirpare dal cuore dei discepoli. Sentimento che ben conosce nel cuore altezzoso degli ebrei che considerano i pagani come cani, perché impuri, (Ricordate Mt. 15,10) Gesù quindi, sta al gioco dei discepoli, loro dicono che i pagani sono cani? Che rendono impuri gli ebrei? Va bene, sembra dire, non la ascolto, e alle richieste dei dodici risponde ancora in base alla loro mentalità, così duramente: Lui è inviato alle pecore perdute della casa d'Israele! Che volete dunque?

Questo è il punto, Gesù provoca i discepoli con i loro atteggiamenti sciovinisti e settari. Noi siamo "l'Eterno Israele"!... Noi siamo "il Popolo Eletto"!... Noi siamo “figli di Abramo”!...(se Dio elegge un popolo, lo fa affinché sia disponibile a servire, e non per essere servito). [nota: non sto facendo un discorso antisemita, ma è un fatto che siano, in questo episodio, gli ebrei a chiamare cani i pagani, non il contrario.]
Come facilmente si dimenticano i profeti (Is.56,1-7) e i salmi (66) che intravedevano che tutti i popoli adoreranno Dio.

Gesù ha parlato ad alta voce in modo che quella sentisse, si fece così avanti, con coraggio e umiltà, senza vergognarsi della sua situazione di bisognosa. L'amore vero, come quello di questa madre è sempre coraggioso. Non ha rispetto umano (il gridare per fermare il Salvatore), l'insistere (fino a infastidire i discepoli) il farsi avanti e umiliarsi dicendo "Signore aiutami", qui capiamo tutta la sofferenza che ha nel cuore. E' prostrata a terra senza ritegno, per amore della figlia, di fronte ad uno che per lei è straniero, ad un ebreo. Forse, nella sua esperienza, il contatto con gli ebrei, vista la loro ostilità verso i pagani, non era delle più positive, eppure insiste: "abbi pietà di me", "Signore aiutami". Ma Gesù vuole andare fino in fondo, con determinazione, e se ne esce con quella frase che è perfino cattiva, ma rispecchia il pensiero ebraico: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini" (Gesù usa un vezzeggiativo per dire cani). I pagani sono cani, così pensavano gli ebrei, e anche i dodici apostoli, (e molti ebrei lo pensano anche oggi) perché i pagani sono impuri, ti contaminano, e in base a questa logica risponde Gesù senza peli sulla lingua, così come avrebbero risposto i discepoli, i farisei, qualsiasi ebreo, magari non in faccia, ma certo alle spalle, e di sicuro nel loro cuore (sta scritto…! Così, direbbero per confermarsi nel loro pensiero).
Ma abbiamo visto prima ciò che disse Gesù sull'impuro e sul puro, su ciò che veramente contamina l'uomo.
Questa frase di Gesù (sul pane dei figli e sui cagnolini) avrebbe steso chiunque, ma non una madre che ama la figlia e non si vergogna di lei.
Gesù conosce il cuore delle persone (vedi Mt.9,4) conosce l'amore e il coraggio che questa donna porta nel suo cuore, per questo osa tanto con lei. Con coraggio la Cananea replica al Cristo con questa altra frase che è stata capace di consegnare alla storia della salvezza: "E' vero Signore... ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni".
Questa frase piena di umiltà, è stata capace di meravigliare Gesù. Lui voleva dare una ulteriore lezione ai discepoli su ciò che è puro e su ciò che non lo è, (più avanti li metterà in guardia dal lievito dei farisei) provocando a dismisura la povera donna, ma rimane Egli stesso ammirato da tanta umiltà e fede, sebbene conoscesse i pensieri del suo cuore.

Con amore gli risponde con i fatti, con le opere, guarendo la figlia, Gesù sempre ci risponde, non con la parola, ma con i fatti! Portando salvezza.
Donna, ti sia fatto come desideri perché davvero grande è la tua fede! Da sottolineare che la chiama Donna, titolo onorifico!
Titolo che la cananea si è "conquistata" sul campo di "battaglia", perché è stata una vera schermaglia, una lotta tra Gesù e lei, come quella tra Giacobbe e Dio (Gen.32,23).
Che cosa ci dice questo episodio? Che sicuramente la donna tornando a casa e vedendo la figlia liberata, avrà conosciuto e riconosciuto che Gesù, Figlio di Davide, è ora il suo Signore. Fa così la volontà del Padre, poiché il Padre vuole che tutti conoscano il Figlio per avere la vita eterna.
La Cananea è diventata vera adoratrice del Padre in Spirito e Verità, perché ha fatto la sua volontà, riconoscendo il Figlio.

A che cosa è dovuto l'intervento di Gesù nella sua vita? Era pagana, non credeva in Jahvè, ma aveva fede in Cristo Gesù, anche se per sentito dire, e questa fede nel sentito dire è divenuta emunà, pistis, cioè fede salda e ragionata. Crede nel Messia perché l'ha conosciuto e ha sperimentato la sua liberazione, e crede che tutto ciò che dicono di Lui è proprio così perché lo ha compreso con tutto il cuore e la mente. La Donna cananea ha messo il proprio cuore in Dio, in Gesù Cristo. Gesù interviene nella sua vita perché ha trovato un cuore pronto ad accoglierlo.

La Donna ora non ha più la fede del "ci provo pure io a pregare questo Figlio di Davide", la sua ora è fede vera, fatta di esperienza e ragione e testimonianza. Gesù l'ha ascoltata e ha guarito perché lei ha avuto fede in Lui, anche se all'inizio in modo "imperfetto", (imperfetta perché prega chi non conosce) ma tanto è bastato a smuovere Gesù all'azione. In altre occasioni la mancanza anche solo di questa "imperfetta" fede ha portato Gesù a non fare tutto il bene che voleva dare, a non fare segni e miracoli.

La Fede! E' questa la discriminante. La fede in Cristo, in Colui che il Padre ha mandato. Tutti dicono (a quei tempi) di credere in un dio . Ma Dio vuole che si creda alla sua opera di salvezza, cioè al fatto che Lui, mandando il Suo Verbo, si è fatto carne per salvare l'uomo. Ci ha redenti, mantenendo così la sua promessa.
Dio vuole che si creda a questo, al compimento delle sue promesse, tutto il resto sono tradizioni umane stratificate, credenze mischiate dai popoli, interpretazioni "teologiche", che hanno inquinato la prassi religiosa, e si è finito per seguire la religione non più per servire Dio, ma per autocompiacersi come facevano i farisei. Il credere in Gesù Cristo esige purificare il culto dato a Dio da tutte queste false interpretazioni della legge e del Suo volere.
Gesù ascolta la donna cananea per la fede che, con la sua risposta, ha dimostrato di avere in Lui, non per altri motivi che mi è capitato di sentire, tipo: perché è pagana, o perché ama... o per chissà quale altra idea, ma perché in quel momento ha iniziato a passare alla vera fede in Cristo, ha iniziato il suo "santo viaggio" della fede.

Probabilmente se la cananea rimaneva nel suo paganesimo, con l’imperfetta fede del sentito dire, Gesù l'avrebbe esaudita ugualmente, come guarì quei lebbrosi che non tornarono indietro a ringraziarlo, erano ebrei intenti ad osservare le norme di riammissione nella comunità, (ecco un esempio di ottusità legalista religiosa), ma allora saremmo qui a raccontare un'altra storia, cioè un "banale" (tra virgolette) esorcismo fatto da Gesù alla figlia di una povera pagana. Invece questo testo ci dice che ora la fede riguarda Gesù. La cananea non credeva in Javhé, ossia nell'idea ebraica di Dio, (e ora non crede più nei suoi dei pagani che non l'hanno esaudita, lasciando la sua figlioletta in preda ai demoni), quindi la discriminante è proprio avere fede nel Messia tanto atteso e ora presente, Messia che proveniente dall'alto, [Lc1,78 “grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge.”] non dal basso come la tradizione religiosa ebraica pensava. Il lavoro di scardinamento che Gesù fa dei preconcetti ebraici, ci porta a ribadire la verità che Gesù, il Re della pace, viene dal cielo, dall’alto su questa terra. Gesù non viene dalla terra come fosse un re descritto in Dn. 7,17 [“…re che sorgeranno dalla terra”], viene, certo, dalla stirpe di Davide, ma non come pensavano e si aspettavano gli ebrei. Ecco un altro preconcetto scardinato da Gesù. Lui non è un re terreno che conquista il mondo per porlo ai loro piedi, facendo degli abitanti della terra, i cosiddetti “cani”, degli schiavetti a loro servizio. Gesù è dall’alto e ci consegna un regno liberato da Lui, che è nel nostro cuore, e dal nostro cuore, purificato dal Suo santo sangue, può estendersi (questo Suo regno) da cuore a cuore, nel mondo, attraverso le opere di giustizia che il Maestro ci ha insegnato di fare e ci ha dato l’esempio e lo Spirito Santo per compierle imitandolo, confermando e dimostrando così la nostra fede in Lui.
La discriminante, dicevo, è l’avere fede in Cristo ed entrare in comunione con Dio nel suo regno, oppure rifiutarlo e rimanere nel vecchio testamento, o nel paganesimo, non capendo la buona novella voluta dal Padre Eterno.
Non a tutti è dato capire. Questa donna ha capito e ha saputo riconoscere il Dio che passa. Ha fatto Pasqua. Possiamo dire che la fede in Cristo, anche se piccola come il granellino di senape, hanno dato modo a Gesù di portare salvezza, alla figlia liberata dal maligno, alla Donna che ha incontrato il vero Dio, e ai discepoli ai quali è stata data una lezione sulla fede, fede in Cristo, non nel "Dio degli ebrei", cioè nella visione che gli ebrei hanno di Dio, e sull'amore per il prossimo, rappresentato da questa madre e dalla sua figlia.
La Donna ora ha fatto il suo esodo, passa cioè dal paganesimo alla fede in Cristo senza passare dall'ebraismo, come tentarono di imporre alcuni primi cristiani provenienti dal giudaismo. In Cristo, la cananea, conosce il Padre e conosce lo Spirito Santo, conosce la pienezza e il compimento della rivelazione del "Dio degli ebrei", in Cristo conosce Chi è Dio dentro Dio, la Santissima Trinità.