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Restituire l'onore a don Luigi Cozzi

di
Francesco Lamendola

Anche se non l’abbiamo conosciuto personalmente, la lettura dei suoi lavori e quella delle feroci denigrazioni cui è stato sottoposto quand’era in vita, unita alla constatazione del rapidissimo oblio che gli è stato riservato dopo la morte, avvenuta il 4 ottobre 2001, ci inducono a tornare a parlarle di lui, ancora e ancora, e lo faremo sino a quando qualcuno, nel suo amato Friuli o fuori di esso, si deciderà a ricordarsi che è vissuto, che ha fatto delle ricerche, che ha capito molte cose e soprattutto che, prete, in pieno clima conciliare, non ha avuto paura di battersi per la verità, ha subito l’ostracismo generale, ma non ha mai abbassato la testa, non si è mai umiliato a chiedere scusa, come oggi è tanto di moda, pur di essere perdonato, di essere reintegrato, di essere anche solo lasciato un po’ in pace, a curare la sua piccola parrocchia di Solimbergo, frazione di Sequals (paese natio del leggendario campione di boxe Primo Carnera) nella diocesi di Concordia-Pordenone, e a dedicarsi ai suoi prediletti studi di archeologia. Stiamo parlando di don Luigi Cozzi (1914-2001), la cui figura di uomo e di studioso abbiamo già voluto ricordare in ben tre articoli (Un prete tradizionalista e “complottista” molto, ma molto scomodo: Luigi Cozzi, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 28/03/09 e ripubblicato su quello dell’Accademia Nuova Italia il 22/01/18; Ripensare il Rinascimento e la modernità per capire meglio il mondo attuale e L’hanno tanto denigrato che vien voglia di leggerlo, entrambi sul sito dell’Accademia Nuova Italia, rispettivamente del 19/10/17 e del 29/05/19). Citiamo ancora da uno dei suoi libri più significativi, tutti stampati in proprio, perché evidentemente e non trovò una sola casa editrice disposto a publicarli, L’uomo tra misteri, miti e menzogne, del 1981 (pp. 143-146):

VOCE CHE GRIDA NEL DESERTO. Denunciare e poi battersi “contro il Principe di questo mondo e contro il suo potere delle tenebre (Lc. 23,53) che ha irretito senza via di scampo l’umanità massificata, Può sembrare, più che un sogno, una follia. però è bene insistere sino alla fin, aspettando che altri disperati, finalmente, incomincino a strepitare per scuotere i dormienti. Già le semplici oche capitoline ebbero un grande successo. Meglio Cristo ci invita dall’alto della Croce.
Questa è la mia settima, documentata analisi storica e non mi aspetto niente di più delle precedenti: la reazione violenta o il silenzio assoluto da parte dei monopolizzatori della pubblicità e propaganda, tra il livore dei “falsi fratelli” e la beata idiozia ed inerzia dei mass-media sterminati. La prima voleva essere una condanna contro le due “Bestie internazionali” che avevano massacrato e tradito l’Ungheria eroica nel 1956 coll’imbroglio centrale dell’attacco al Canale di Suez. La seconda, “La Stella, la Croce, la Svastica”partendo sempre dal fondamentale crollo della Gerusalemme profetica e della Roma del Diritto, faceva una attenta indagine sul fenomeno Nazionalsocialista, puro parto semita e antisemita degli assimilati aschenazi.

Solimbergo, chiesa dei Santi Nomi di Gesù e Maria

Allora incominciarono a tuonare i grossi calibri della stampa nazionale ed internazionale da Roma a New York. Specialmente Ricciardetto con furiose stroncature su “Epoca”, nel 1969 mi pose all’obbrobrio dei lettori, allibiti nel sentire una tale litania di insulti. Avevo documentato una cosa semplicissima: la guerra scatenata dal Nazismo era un parto mostruoso dell’eterna isteria talmudica, col suo solito ideologo Rosenberg e sequela di assimilati pangermanisti. Essi in nome del congenito razzismo yiddish avevano eliminato “la lercia valanga degli ebrei cazari-cassidici che sciamava dai ghetti orientali”. Gli altri erano restati in Russia dopo aver instaurato “la dittatura del loro proletariato”, finanziata dai correligionari usurai occidentali.
Il tutto si poneva con un’estrema evidenza e realtà, ma nessuno doveva neanche pensarlo, pena un immenso polverone che sarebbe salito sino alla luna. E così fu per me tra l’interessamento di alcuni onesti, lo sbalordimento degli “inutili idioti” e il vile abbandono dei miei superiori. Ero il prete seminatore d’odio, il bieco nazi-fascista ossessionato dall’orbitale ragnatela giudaica, l’analfabeta che aveva scritto “un libro infame, assurdo” e non teneva il nessun conto le aperture filo giudaiche del Vaticano II. Da qui l’ordine del mio vescovo di non aprire più bocca e la pericolosissima incriminazione da parte dell’élite giudaica di Roma che per puro caso sfumò, a mia insaputa, nel nulla. Il mitico grafomane che mi aveva dilacerato a brano a brano”, su “Omnibus” del 2 luglio 1938, in piena buriana antisemita, scriveva tranquillamene così: “La religione ebraica non è più religione: è, per usare una metafora evangelica, un sepolcro imbiancato. Il razzismo lo hanno inventato gli ebrei; e quando l’invenzione si è ritorta coro di loro, se ne sono doluti”. Il 2 marzo 1969 scriveva ancora: “Rodinson, un ebreo antisemita. Il caso è tutt’altro che raro, tutt’altro che nuovo nel corso della storia, e potrebbe pure essere il caso di Hitler” (“Epoca”). Dopo un mese mi mette alla gogna per una tesi uguale alla sua. Infatti anche l’antisemitismo hitleriano era una reazione scaturita dal semitismo pangermanico, in opposizione a quello cosmopolita e comunista. C’era una sola differenza che mentre io durante la guerra rischiavo la pelle per salvare le vittime, lui mangiava abbondantemente alla mensa dei padroni, criminali di turno, mormorando felice: “cà nisciuno è fesso”.

L’uomo tra misteri, miti e menzogne, libro di Luigi Cozzi del 1981

Oggi mangia in quella dei nuovi che “battono moneta – è bene ripeterlo – sulle ceneri di Auschwitz” (Peyrefitte, “I Giudei”). Sta di fatto che i mitizzati campi di sterminio furono organizzati dall’ebreo Heydrich, assieme ai correligionari Globocnik, Eichmann, Knochen, Danneker, Brunner, Kaltenbrunner, Hess, Rosenberg e via dicendo. Per di più il Rassinier, matematica alla mano, prova che gli eliminati, sempre povera gente [gli altri, come i Rotschild, erano scappati allegramente], non superavano il 1.600.000. L’ebreo dr. Listojewski afferma nel 1952 “di aver cercato per due anni il numero degli eliminato che oscillavamo tra i 300 e i 500 mila” (“Theo Beomm”). Sempre sconcertanti questo signori mentre i goyims credono tutto!
La mia ultima analisi critica sul Vaticano II “Nell’ora di Giuda” provocò, sul settimanale “Contro” del 21 aprile 1979, le ire del rabbino capo Toaff, nostro evangelista anticristiano dl sabato sera. Dal suo “bunker” al terzo piano della Sinagoga stava rilasciando un’intervista per la propaganda dell’assurda leggenda, profumatamente pagati dai tedeschi occidentali ad Jsrael, dei 6 milioni di gassati, fatta col film ”Olocausto”. Era immerso nelle sue lamentazioni, perché piangere, far le vittime, ai coccodrilli fa tanto bene, specialmente al portafoglio, mentre i vitellini cornuti portati allo scannatoio si battono il petto. Invano è stata scritta la favola del lupo e dell’agnello! Nella sua scrivania ha un solo libro, il mio, e afferma: “È tutto l’antisemitismo della Chiesa medioevale, riportato ai nostri giorni, e il mio vuol essere un grido d’allarme”…

"Tra le spire delle due bestie": un'altra pubblicazione del sacerdote friulano
Proviamo a riassumere, semplificando e facendo la tara all’enfasi, alle imprecisioni, alle carenze metodologiche e talvolta anche alle approssimazioni del linguaggio, caratterizzato da una sintassi tumultuosa e non troppo curata sul piano filologico, ma andando dritti alla sostanza del discorso di don Luigi Cozzi sul piano storico:

1. Esiste, nella cultura giudaica, e più precisamente in quella talmudica, un insopprimibile sentimento razzista verso i non ebrei, e un’antica e collaudata tradizione di sfruttamento sociale e parassitismo economico nei confronti delle società cristiane.

2. I veri termini della tragedia vissuta dagli ebrei nella Germania nazista possono essere compresi solo a condizione di collocare l’intera vicenda nel quadro di una lotta, anzi di una resa dei conti, fra le due fazioni in cui si era diviso il giudaismo tedesco: quello mirante a controllare la Germania dall’interno, inserendosi nei posti chiave della politica e dell’amministrazione, e quello che favoriva l’internazionalismo marxista, sponsorizzato dall’Unione Sovietica, dove già il giudaismo era giunto al potere mediante il controllo del Partito comunista sovietico.

3. I banchieri miliardari ebrei americani e inglesi finanziarono entrambi i rami dell’ebraismo, ricavando profitti da entrambe le situazioni, e, in particolare, elargirono al governo di Hitler prestiti considerevoli, contribuendo in maniera determinante a rendere la forze armate tedesche una formidabile macchina da guerra, ma anche a creare le condizioni per la persecuzione degli ebrei dei ghetti dell’Europa centro-orientale.

4. Il grande numero di ebrei fra i massimi responsabili della persecuzione antisemita nazista, sia a livello ideologico, come il filosofo Rosenberg, sia a livello pratico, come il braccio destro di Himmler, l’SS Heydrich, avvalora la tesi che a volere tale persecuzione furono proprio gli ebrei pangermanisti e antisovietici, nel quadro di una resa dei conti ancor più ampia e generalizzata fra ebrei sionisti e antisionisti.

5. In un certo senso, i banchieri ebrei dei Paesi anglosassoni si servirono di questa faida per poter sfruttare il fatto storico della persecuzione antisemita, trasformandolo peraltro nel mito quasi religioso dell’Olocausto, gonfiando a dismisura i numeri reali delle vittime e accreditando la leggenda dei Sei Milioni, cifra che alcuni fra gli stessi studiosi ebrei hanno contestato radicalmente sin dall’inizio.

6. A guerra finita, questo aspetto, ossia la faida interna all’ebraismo europeo, doveva essere completamente oscurato in modo da poter scrivere una storia nella quale ci fossero solo gli ebrei, completamente innocenti e completamente vittime, da una parte; e i tedeschi, fiancheggiati dagli altri popoli europei, se non altro con il loro silenzio, interamente persecutori e interamente ingiusti; una storia, peraltro, da trasformare in qualcosa di diverso dalla storia, una sorta di mitologia sacra, perché nella storia esiste sempre la possibilità di rivedere e ridiscutere i fatti, alla luce di nuove acquisizioni e di nuove ricerche, mentre in questo caso, e solo in questo caso, qualsiasi nuova acquisizione o riflessione che non vada nella direzione di confermare quanto stabilito una volta per tutte deve essere trattato alla stregua di una forma di negazionismo, se non addirittura come un rigurgito di antisemitismo.

7. Ciò richiedeva la necessità di riscrivere sostanzialmente tutta la storia d’Europa e dell’Occidente, evidenziando un solo aspetto della questione ebraica, ossia le persistenti tendenze antisemite delle società cristiane nelle quali le comunità ebraiche si erano inserite fin dai tempi della Diaspora; e censurando completamente l’altro aspetto, ossia il razzismo e l’anti-cristianesimo degli ebrei nei confronti dei gentili, attestato dai tempi di san Paolo e segnalato anche da grandi santi dell’età moderna e contemporanea, come Massimiliano Kolbe.

8. C’era un elemento che rendeva difficile perseguire questa riscrittura della storia d’Europa, e cioè la tradizione della Chiesa cattolica, la quale non aveva mai avuto simpatie per l’antisemitismo (biologico), anzi aveva sempre difeso gli ebrei perseguitati ingiustamente, e tuttavia aveva sempre tenuto fermo, sul piano dottrinale, sulla differenza insormontabile che separa le due fedi, e cioè il rifiuto di Cristo da parte dell’ebraismo, come attestato dal perdurare di preghiere per la conversione degli ebrei (oremus pro perfidis judaeis) e del culto di santi martiri dell’odio ebraico anticristiano (come san Simonino da Trento).

9. Era pertanto indispensabile, per attuare pienamente il disegno della lobby finanziaria ebraica anglosassone, rimuovere tale difficoltà: e precisamente a tale scopo, o principalmente a tale scopo, venne convocato il Concilio Vaticano II, che vide infatti la piena riabilitazione del giudaismo e addirittura l’affermazione, implicita all’inizio, più tardi esplicita, che gli ebrei non abbisognano di convertirsi a Cristo per giungere alla salvezza, avendo già la Promessa di Dio, che è incancellabile; e infatti col Concilio, o poco dopo, vennero aboliti sia la preghiera per la conversione degli ebrei, sia il culto di santi martiri come Simonino da Trento (e solo allora, si noti, i rabbini tolsero la maledizione lanciata su Trento fin dal 1475).

10. A partire da quel momento, sostenere a viso aperto ciò che la Chiesa aveva sostenuto e insegnato per circa due millenni riguardo agli ebrei e all’ebraismo diveniva una colpa, una vergogna, un crimine; e se qualcuno osava farlo, come don Luigi Cozzi – simile, in questo, a monsignor Lefebvre, in quanto egli si limitava a ripetere e ad approfondire la posizioni di sempre della Chiesa anteriori al Concilio, senza introdurvi nulla di nuovo – ecco che i vescovi, in questo caso quello di Concordia-Pordenone, come solerti cani da guardia – ma al servizio non della Chiesa di Cristo, bensì della Sinagoga – intervenivano per ordinare all’importuno di tacere, mettersi in un angolo e non dare scandalo (a chi?), né essere d’ostacolo al fecondo e costruttivo dialogo fra le due religioni che, sulla scia dell’ecumenismo conciliare e della Nostra aetate, si era così festosamente iniziato e prometteva di dare ricchi e graditi frutti (ma per chi?) nel prossimo futuro. E così è stato...

Vedi anche:

-) PAOLO VI ERA MASSONE ?


-) COZZI PRETE COMPLOTTISTA - Un prete tradizionalista e «complottista» molto ma molto scomodo: Luigi Cozzi.

Dietro lo stile torrenziale non si fatica a cogliere il dramma umano e spirituale di questo vecchio prete che si vede franare il mondo sotto i piedi.
PER CAPIRE IL MONDO ATTUALE - Ripensare il Rinascimento e la modernità per capire meglio il mondo attuale.

Quello che vogliono che sia creduto dai poteri occulti odierni una mera versione propagandistica dei vincitori: razionalisti, atei, luterani e massoni.
IL BOOMERANG "PROGRESSISTA" - L’hanno tanto denigrato che vien voglia di leggerlo: don Luigi Cozzi uno scomodo prete contro-corrente.

Neochiesa e il dogma dell’auto-invasione: la schiacciante vittoria della Lega come perfetto esempio di eterogenesi dei fini.
CONCILIO E ETEROGENESI DEI FINI - Di Nola, Pinay, don Cozzi e l’eterogenesi dei fini.

Ciò che è stato condannato all’oblio oggi riappare grazie allo zelo dei custodi del "politicamente corretto" e offre spunti di lavoro e riflessione agli spiriti liberi di oggi.
Del 30 Luglio 2020

accademianuovaitalia.it