Fatima.
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Padre Pio. Santo Eremita, di padre Serafino Tognetti e Alessandro Gnocchi, ,

pp. 27-37 Parte 4a/4

La santa Comunione. Quando quest’uomo distrutto apriva la porticina del tabernacolo, a volte tutta la chiesa veniva invasa di straordinario profumo, cosa che aggiungeva stupore e sgomento a quanto già si stava vivendo. La Comunione era la parte culminante della Messa di Padre Pio. Tenendo la sacra Particola tra le mani, prima di nutrirsene il Santo sostava un poco in adorazione. In realtà stava soffrendo moltissimo, ma tali pene si stavano già trasformando in quelle che egli definirà “sofferenze amorose”. Di che cosa si trattasse esattamente, è difficile dire. Merita riportare per intero il dialogo con Padre Tarcisio: «Che cos’è la santa Comunione?». «È la misericordia interna ed esterna. Pregate pure Gesù che si faccia sentire sensibilmente». «Che fa Gesù nella Comunione?». «Si delizia nella sua creatura». «Alla Comunione voi soffrite?». «È il punto culminante, ma sono sofferenze amorose». «Nella Santa Messa morite anche voi?». «Misticamente, nella santa Comunione». «È per veemenza di amore o di dolore che subite la morte?». «Per l’uno e per l’altro, ma più per amore». «E che unione avremo con Gesù in Cielo?». «L’Eucaristia ce ne dà l’idea». Sorprende un poco l’esortazione che Padre Pio dà ai figli di chiedere che Gesù si faccia sentire “sensibilmente”. Abituati a una visione forse troppo astratta della presenza di Dio in noi, teniamo un po’ a distanza gli aspetti sensibili della vita mistica o semplicemente religiosa. Eppure Dio non è un’idea, chiedere che la sua Presenza ci dia segni anche nel piano della sensibilità non è sbagliato. San Francesco vibrava e si passava la lingua sulle labbra ogni volta che si pronunciava il nome di Gesù perché – diceva – solo al nominarlo sentiva una grande dolcezza sulle labbra, come se fossero sparse di miele. Così forse quel dolore sovrumano del sacrificio veniva sopravvestito e inondato di dolcezza divina, diventando “amoroso”. Ecco l’essenza del sacrificio: anime riguadagnate a Dio. Ed è qui tutto il senso del Cristianesimo, se gli si vuole dare la vera dimensione escatologica ed eterna. […].
La Messa terminava con la benedizione, la lettura del Vangelo di Giovanni, la preghiera a san Michele arcangelo e la Salve Regina. Si ritirava, Padre Pio, ed era talmente esausto che gli ci voleva qualche ora per riprendersi. Eppure alla domanda: «Desiderate celebrare più di una Messa al giorno?». Egli rispose: «Se fosse in mio potere non scenderei mai dall’altare». Si capisce allora come la gente accorresse alla Messa di Padre Pio. Era la Messa di Cristo, certamente, come lo è quella celebrata da qualsiasi sacerdote, ma lì si percepiva meglio ciò che accadeva nel Mistero, e nella maggior parte dei casi si usciva di chiesa diversi da come si era entrati. Si capisce anche la perplessità da parte dell’autorità ecclesiastica, che voleva evitare fanatismi. Padre Pio non chiamava nessuno, non convocava alcuno alla sua liturgia, quindi non si può certo imputare a lui alcuna colpa. Se tutti i sacerdoti della Diocesi di Manfredonia o d’Italia, pur senza stimmate, avessero celebrato la Messa come lui, non ci sarebbe stato bisogno di correre a San Giovanni Rotondo.
Eppure, si cercò di fermarlo: fu calunniato pesantemente dal vescovo di Manfredonia Giuseppe Gagliardi, fu accusato di immoralità da alcuni sacerdoti di San Giovanni Rotondo, gelosi del suo successo […]. Ci furono ordini dalla Provincia dei Cappuccini di spostare repentinamente gli orari della Messa di Padre Pio, in modo che i fedeli restassero disorientati, gli fu data una restrizione sul tempo in modo che la sua Messa non superasse un certo minutaggio […]. Tutto questo perché attirava folle alla Messa (dove si convertivano) e al confessionale (dove pure si convertivano). L’uomo di Dio, obbedendo, rimase nel suo posto di battaglia. Il demonio non riuscì a fermarlo. Egli aveva consapevolezza del suo ruolo di mediatore e di combattente solitario. Proprio come un Padre del deserto.

"...Sette splendori di grazie, opposti all’idolatria, alle violenti persecuzioni, all’umana debolezza, all’apostasia, all’indifferenza, alla bestemmia, alla rivolta finale dell’anticristo contro Dio..."

-I SETTE SPIRITI DEL TRONO DI DIO-

Dal commento all'Apocalisse del Sacerdote Dolindo Ruotolo, pag. 219 - Capitolo 8:

«Le attività della Chiesa, custode del bene, della verità e della giustizia, sono sostenute, difese e vendicate contro il mondo dai sette Spiriti del Trono di Dio. La Chiesa, infatti, proclama la realtà di Dio uno e Trino, ed ecco Michele combatte con lei: "Chi è come Dio?" Questo dice il folgorante suo nome, e questo egli difende irrompendo contro gli usurpatori della divina regalità, come irruppe contro satana e i suoi satelliti.
La Chiesa sostiene persecuzoni terribili per proclamare e difendere i diritti di Dio, ed ecco Gabriele, "fortezza di Dio", che l’aiuta con la forza di Dio, e manifesta ad essa, per le anime sante, i disegni e le effusioni delle sue speciali misericordie.
La Chiesa è pellegrina sulla terra, e raccoglie nel suo seno anche l’umana debolezza; è pellegrina sofferente per le prove che subisce e per le miserie dei suoi figli, ed ecco Raffaele, "medicina di Dio", che l’accompagna, la provvede, la difende, la cura, come fece già per Tobiolo e per il padre suo.
La Chiesa illumina il mondo con la luce della sua dottrina e lo riscalda col fuoco del suo amore, ed ecco Uriele, "luce e fuoco di Dio", che illumina i suoi Dottori e infiamma d’amore le anime mistiche, luci della cristianità e lampade ardenti nell’assideramento dei cuori.
La Chiesa imbalsama il mondo con la sua preghiera, armonia divina dell’anima sua, ed ecco Sealtiel, "orazione di Dio", che, si unisce alla sua grande preghiera, e spinge i suoi figli a non trascurarla mai.
La Chiesa loda e confessa la gloria di Dio in mezzo alle aberrazioni del mondo apostata, ed ecco Judiel, "lode e confessione di Dio", che la sostiene e protegge nelle sue attività di apostolato, e nel suo zelo per la conversione delle anime.
La Chiesa benedice Dio nei trionfi che riporta per la sua gloria e nelle grazie che riceve, ed ecco Barachiele, "benedizione di Dio", che si unisce al suo cantico di riconoscenza, lo vivifica, lo accresce, le attrae nuovi benefici, e suscita nelle ingrate creature il senso della riconoscenza.
Sette splendori di grazie, opposti all’idolatria, alle violenti persecuzioni, all’umana debolezza, all’apostasia, all’indifferenza, alla bestemmia, alla rivolta finale dell’anticristo contro Dio. Sette effusioni di Spirito Santo contro i sette traviamenti del peccato, sette interruzioni di flagellante giustizia contro le sette manifestazioni di provocante empietà.
La Chiesa avanza nei secoli con i suoi segnati, e al coro gemente dei pellegrini dei secoli fanno eco i cori osannanti delle moltitudini celesti. Avanza sola e disarmata tra gli imperialismi superbi, e li umilia con la spada della verità: Chi è come Dio? Avanza tra le persecuzioni sanguinose e, per la fortezza di Dio vince, immolandosi. Avanza tra le infermità della natura umana e le ripara con i suoi ammirabili mezzi di salute, medicina di Dio. Tra le tenebre dell’errore è luce, tra gli egoismi della carne è fuoco di Dio; incede pregando, lodando e benedicendo Dio, e purificata dalle tribolazioni si presenta innanzi al Signore che giudica tutti, come nuova e gloriosa Gerusalemme, sposa ammirabile del suo Diletto.

Essa è come un candelabro in ogni epoca della sua storia, è una stella fulgente, è un libro sigillato per il mistero della sua vita, è una tromba che annuncia la divina Volontà, è un segno vivente della grandezza di Dio, è una coppa d’oro che raccoglie le sue grazie e le sue misericordie. In mezzo a essa, vive il Signore; Egli la regge per i suoi Pastori, stelle nella sua mano, che illuminano, riscaldano e segnano i tempi di Dio. Essa vive integra e immacolta tra gli imperialismi, le guerre, le carestie, le morti, i flagelli, sempre custodita da Dio, miracolo vivente di provvidenza, di fortezza e di vittoria, in mezzo ad un mondo scellerato, apostata, bestemmiatore, ingrato, che è miseramente travolto e subissato dalla divina Giustizia.»