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Roma senza Papa: le “profezie” laiche di Guido Morselli

di Marco Sambruna

Guido Morselli è un autore scomodo: incompreso in vita, i suoi lavori sono stati respinti da tutte le case editrici, spesso per motivi ideologici: i suoi romanzi erano troppo nettamente critici verso il P.C.I.. E’ il caso, ad esempio, de “Il comunista” il cui protagonista è appunto un dirigente comunista sia pure di trascurabile importanza che si accorge di quanto il dogmatismo soffocante del partitone sia clamorosamente lontano dalle reali necessità del popolo. Il romanzo fu respinto da Italo Calvino allora talent scout per Einaudi, senza una chiara motivazione artistica quanto piuttosto per l’impossibilità di pubblicare un testo politicamente scorretto. Morselli del resto fa parte di quella schiera di scrittori outsider non allineati che per certi versi erano dei grandi conservatori contrari a certe derive etiche e morali.

Roma senza papa”, scritto nel 1966-7, ma pubblicato post mortem solo nel 1974, è forse il libro di maggior pregio di Guido Morselli. Si tratta di un romanzo di fanta-teologia il cui protagonista è un prete cattolico svizzero in pellegrinaggio a Roma con l’obiettivo di essere ricevuto in udienza dal papa. Il sacerdote è un conservatore che in un trattato di buon successo ha difeso l’iperdulia della Madonna contro gli attacchi post modernisti che vorrebbero ridimensionare il ruolo di Maria nella storia della salvezza.

La cornice storica riguarda un futuro per noi già passato (anni 2000) in cui la Chiesa ha subito una profonda metamorfosi. Le riforme che hanno trasformato la chiesa, beninteso, hanno tutte qualcosa di assolutamente grottesco, fino a sfiorare il ridicolo e financo il comico e tuttavia alcune di queste, se all’epoca della redazione del romanzo parevano demenziali, si sono invece puntualmente avverate. Morselli si può considerare un profeta laico perché i cambiamenti da lui immaginati in qualche caso si sono realizzati, in altri potrebbero realizzarsi, in altri ancora non si sono ancora concretizzati ma non possiamo escludere possano esserlo a breve.

Le “profezie” sulla chiesa preconizzate da Morselli riguardano una grande varietà di temi che riguardano la teologia, la mariologia, i dogmi, perfino gli usi e costumi papali e clericali, le nuove correnti d’opinione cattoliche tutte accomunate dall’essere in netta controtendenza rispetto al passato e alla tradizione.

Va da se che alcune delle invenzioni narrative più esilaranti e improbabili di Morselli sono solo delle provocazioni: spassose le parti che descrivono la realizzazione di un “confessionale elettronico” e di un Sant’Antonio elettromeccanico nella cappella di Montecitorio in grado di ricevere e rispondere a domande di fedeli e curiosi e soprattutto la nascita di un nuovo ordine di francescani “missionari informatici” che tentano di convertire degli immensi elaboratori elettronici a loro dire con qualche successo.

A parte queste provocazioni però col progredire della lettura ci accorgiamo che Morselli aveva individuato alcune linee di tendenza. Leggendo il romanzo scopriamo così che preti e vescovi nel suo immaginario futuro hanno facoltà di sposarsi secondo l’uso del clero ortodosso nestoriano, ma, pare di capire, è vietato ai coniugi l’uso della pillola contraccettiva. Per questo nel romanzo i sacerdoti ammogliati, ma senza prole, sono guardati con una specie di comico e torvo sospetto. Inoltre viene proclamato il primato della gratificazione sessuale nel matrimonio fra laici.

La parte più esilarante e per certi versi profetica del libro riguarda due papi futuri: uno di essi assume il significativo nome di Libero I soprannominato, illuministicamente, “le pape philosophe”: egli imprime una decisa accelerazione al processo di protestantizzazione della Chiesa già in corso. Comincia con l’inaugurare una crociata iconoclasta tesa a eliminare statue, dipinti, mosaici e altre forme di arte sacra. Perfino San Pietro non viene risparmiata dalle pulsioni poveriste: ormai spoglia e vuota di fedeli assomiglia sempre più a un museo o vasto auditorium attrezzato con una modernissima sala conferenze e da una sala da concerto dotata di potente impianto acustico. Inoltre Libero I scrive l’enciclica “Humilitate repleti” con cui si riconosce che il papa è infallibile solo se il clero riunito in sinodo o conclave riconosce la sua infallibilità su un tema: in pratica con un artificio linguistico o sofisma cessa l’infallibilità papale e viene promulgata l’infallibilità sinodale o del conclave.

Inoltre Libero I firma una costituzione sinodale dal titolo “De Maria matre Jesus” critica verso la venerazione alla Madonna (iperdulia): Maria è ridotta al rango di una pia donna che ha avuto l’unico merito di avere “allevato bene Gesù”.

Il successore di Libero I è un esilarante Giovanni XXIV un monaco benedettino irlandese detto il “papa del trasloco” in virtù della sua decisione di trasferire la sede petrina da Roma a Zagarolo, nell’entroterra laziale con l’obiettivo di delocalizzare e quindi de-romanizzare la chiesa onde per cui Cristo cessa di essere romano. Il fine ultimo in realtà è quello di rendere la sede petrina “vagante” cioè itinerante così come si contempla l’ipotesi di un “papato a termine” secondo cui il mandato papale può durare al massimo quindici anni dopodiché il papa decade automaticamente per scaduti termini. Per dare l’illusione che il papa risieda ancora a Roma e con finalità prettamente turistiche in Piazza San Pietro ogni domenica viene proiettato un ologramma di Paolo VI in 3D mentre una sparuta folla finge di venerarlo e lo fotografa.

Del resto Giovanni XXIV è uso alle stranezze: si tratta infatti di un papa che non viaggia, non parla, non esorta, non incoraggia, non corregge, non ammonisce, non consiglia presumibilmente per rispetto delle singole soggettività. Si limita, quandanche profferisce verbo, a poche ed enigmatiche parole: ad esempio suole ripetere che “Dio non è un prete”: (e qui pare sentir riecheggiare la mitica frase “Dio non è cattolico” recentemente pronunciata dall’attuale papa).

La residenza papalina a Zagarolo comprende alcuni edifici in cui sono ospitati vari dicasteri vaticani disposti ambiguamente a forma di pentagono: l’aspetto generale della nuova sede appare dimesso privo com’è di statue, fontane, opere a soggetto sacro. Il clima che vi si respira è asettico, anonimo, quasi ci si trovasse in una clinica o meglio in un agriturismo anche perché il papa ama un regime agricolo autarchico di ascendenza ecologiste: nel giardino della residenza si coltivano ortaggi e si produce miele per autoconsumo. E a proposito di miele e dolcezze varie pare infine che Giovanni XXIV abbia una donna, la cosiddetta “fidanzata del papa”: si tratta di una bengalese di circa 50 anni, buddhista e teosofa, funzionaria dell’ONU. Peraltro poiché è di moda la bruttificazione delle donne, la “fidanzata del papa” è anch’essa decisamente brutta. Sempre in omaggio a una sorta di regime minimal-ecologista il papa indossa una semplice tunica bianca di lana grezza, porta sandali oppure è scalzo anche quando riceve in udienza: riceve peraltro quasi sempre all’aperto con gli ospiti disposti a semicerchio attorno a lui.

Ma lo sperimentalismo non si limita alla teologia o alla sede pontificia, in seno al cattolicesimo nascono due nuove organizzazioni col beneplacito vaticano: l’ I.P.P.A.C. ossia l’Istituto di Promozione della Psichiatria Cattolica con cui sostanzialmente è sdoganata la psicoanalisi di Freud la cui matrice è notoriamente materialista e atea. La moderna psichiatria viene così in qualche modo adattata alla dottrina cattolica così come è ammesso – in qualche caso addirittura incoraggiato – l’uso di allucinogeni fra il clero nei seminari e all’interno degli ordini religiosi.

La seconda organizzazione è il C.U.C.C. ossia Comitato Uniformizzazione Chiese Cristiane che in realtà ha lo scopo de de-cattolicizzare la chiesa: ne deriva la lotta contro l’iperdulia alla Madonna, l’orientamento iconoclasta, l’istituzione dell’ordine delle diaconesse. L’istituzione sembra in procinto di promuovere e consacrare le unioni matrimoniali omosessuali: solo quaccheri e anabattisti si oppongono.

Anche l’ordine gesuita viene coinvolto nella girandola di nuove iniziative: i gesuiti ricevono l’incarico di sviluppare economicamente il sud Italia, tramite una via di mezzo fra collettivizzazione di stampo comunista e imprenditoria capitalista, ma con piglio modernizzante e al passo coi tempi in modo da favorire specialmente l’industria turistica: l’efficiente ordine si adopera dunque con comico zelo alla costruzione di alberghi con piscine, campi da golf, night club.

Sempre in tema di sviluppo in seguito al Concilio Lateranense VI si istituisce il nuovo dogma della “socialidarietà” in sostituzione della tradizionale carità: non si tratta più in sostanza di soccorrere il prossimo per amore di Dio – concezione ormai obsoleta -, ma di sostenerlo in modo vago e imprecisato attraverso la promozione della giustizia sociale, lotte sindacali, difesa dell’ambiente, etc. Il vento progressista peraltro non risparmia nemmeno le apparizioni mariane: l’Azione Cattolica spagnola espone la tesi secondo cui le apparizioni di Fatima sono un clamoroso inganno. In realtà esse sarebbero ologrammi o proiezioni in 3D (nel 1917) prodotte da un dispositivo tecnologico ideato da un fisico svizzero al servizio della Triplice Intesa con fini propagandistici per forzare la resa delle Potenze Centrali durante la Prima Guerra Mondiale. L’Osservatore Romano anziché intervenire per confutare questa strampalata ipotesi, tace.

Nascono tre nuove correnti cattoliche: la prima consiste in una nuova teologia che sostiene che Dio non può essere un sovrano assoluto perché ciò non soddisfa i principi democratici: Dio e l’uomo contrattano democraticamente quale percorso storico deve perseguire l’umanità. La seconda riguarda un movimento di preti col lutto al braccio per simboleggiare e proclamare la “morte di Dio” mentre un terzo degli studenti della Università Gregoriana si dichiara ateo col favore del vicerettore. Del resto sempre alla Gregoriana viene istituita una cattedra di “dialogologia” e di “aperturismo” e si organizza un convegno dal titolo “Dialogo si, proselitismo no” da cui si dirama una corrente d’opinione cattolica che vorrebbe abolire le missioni.

La terza corrente d’opinione è relativa ad un movimento cattolico zoofilo che ottiene grande successo anche fra il clero; ad essa si iscrivono 27 vescovi e 3 cardinali: il movimento vuole sia riconosciuta un’anima immortale anche agli animali, invertebrati compresi. Del resto lo stesso Giovanni XXIV alleva rettili striscianti fra cui serpenti a sonagli, cobra e serpi varie. Si rivaluta così la figura del serpente di contro al tramonto dell’iperdulia di Maria per cui viene a scemare anche la tradizionale inimicizia fra la Donna e il drago. A fronte del declino del ruolo della Madonna la chiesa “ha mandato in pensione il diavolo” che in una forma di mazdeismo pagano viene equiparato a Dio quanto a potenza e considerato un suo coadiutore nel governo del mondo.

Insomma sia pure sotto il velo dell’ironia Morselli ha identificato nel 1967 alcuni orientamenti che hanno più di un’analogia con la situazione presente della Chiesa. Lettura ilare, ma che induce alla riflessione: gli agenti che dall’interno omologano la chiesa al secolo sono troppo scaltri per presentarsi come tali. L’irrilevanza della religione sarà manifesta quando, come in Giovanni XXIV, la Chiesa non avrà più nulla da dire su nessun tema.

Gaetano2
A ben guardare, quella descritta dal Morselli, è meno ridicola della neochiesa e di gran parte del suo neoclero attuale.
Francesco I
Bergoglio non alleva serpenti ma fa di peggio: adora il dio serpente MAYA KUKULKAN
martina18
Notevole, davvero impressionante!!!! 😲
Francesco I
Ma Bergoglio non sa che Quetzalcóatl (altrimenti detto serpente alato, o serpente piumato) è la divinità cui, in epoca precolombiana, venivano offerti sacrifici umani?

Il bello è che proprio i gesuiti identificarono Quetzalcóatl con il demonio a cui la Vergine Santissima avrebbe schiacciato la testa !