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GOG & MAGOG -14-

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Aldo Maria VALLI :

A- UOMINI GIUSTI ai POSTI GIUSTI (14)

Quali devono essere le qualità di un portavoce? Certamente, fra le altre, la correttezza, la serietà, la credibilità. Ebbene, padre Thomas Rosica, portavoce della Santa Sede in lingua inglese, non può certo dire di brillare sotto questo profilo dopo che, come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, s’è scoperto che per decenni ha utilizzato parti di lavori altrui per i propri interventi. Insomma, in una parola, ha copiato. E lo ha fatto addirittura nel caso di un articolo su papa Francesco scritto da padre Antonio Spadaro e pubblicato dalla versione in lingua inglese della Civiltà cattolica.

Ma oltre al plagio c’è anche il falso. Nel suo curriculum, infatti, Rosica afferma di aver ottenuto una “laurea specialistica” presso l’École Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme, ma la scuola smentisce: Rosica, ha comunicato l’istituto, da noi non ha conseguito né una laurea né un diploma.

Intanto i potenti Cavalieri di Colombo hanno annunciato che stanno ripensando il loro rapporto (milioni di dollari sotto forma di donazioni) con la Salt and Light Catholic Media Foundation, della quale padre Rosica è amministratore delegato. “I Cavalieri di Colombo sono molto preoccupati per le informazioni su padre Rosica”, ha detto infatti Kevin Shinkle, vicepresidente senior e responsabile della comunicazione per l’organizzazione laicale statunitense.

Ma come ha fatto Thomas Rosica a diventare portavoce vaticano, vista questa sua propensione a copiare e mentire? Ah, saperlo. Misteri degli uomini giusti ai posti giusti.

Eccoci al secondo uomo giusto al posto giusto di oggi: il padre Francisco Taborda, secondo il quale c’è la possibilità che nel prossimo Sinodo sull’Amazzonia, previsto per ottobre in Vaticano, sia presa in considerazione l’idea di cambiare la sostanza dell’Eucaristia. Come? Permettendo l’uso della yuca.

Avete capito bene. Francisco Taborda, teologo gesuita, professore all’università di Belo Horizonte (Brasile) ed esperto, pare, in teologia dei sacramenti, sostiene (cruxnow.com/…/married-priests…) che per questioni climatiche e per l’inculturazione (?) in alcune regioni tropicali sarebbe utile fare le ostie con la yuca (nota anche come manioca), perché in un clima umido l’ostia fatta con il grano si rovina facilmente.

Avremo dunque la yucaristia?

Replica del cardinale Raymond Burke: “Sarebbe del tutto improprio per il Sinodo sull’Amazzonia discutere il cambiamento della sostanza della Santa Eucaristia. Allontanarsi da quella che è sempre stata la sostanza del sacramento della Santa Eucaristia ha implicazioni molto gravi. Secondo la fede della Chiesa romana, le sostanze del sacramento della Santa Eucaristia sono il pane di grano e il vino naturale tratto dall’uva. Se si usa qualsiasi altra materia, il sacramento della Santa Eucaristia non è fatto validamente”.

Replica del vescovo Athanasius Schneider: “È del tutto impossibile perché sarebbe contro la legge divina che Dio ci ha dato. Celebrare l’Eucaristia con la yuca significherebbe introdurre una sorta di nuova religione”.

Le posizioni di Burke e Schneider sono apprezzabili, ma i due prelati, non essendo uomini giusti al posto giusto, non afferrano la portata innovativa delle idee di Taborda. Forse, chissà, giungere a una nuova religione rientra proprio fra gli scopi del prossimo sinodo, il cui titolo, Nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, lascia intravvedere prospettive fantasmagoriche.

E terminiamo questa puntata con il foglietto per la Messa, La Domenica, sul quale scrivono diversi uomini giusti ai posti giusti. In questo caso mi riferisco al biblista il quale, nel Mercoledì delle Ceneri, nell’intervento intitolato Il digiuno spiega: “Il tempo quaresimale ci propone ogni anno la pratica del digiuno, anche se ormai limitata a due soli giorni: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Presso le comunità islamiche il digiuno comprende un intero mese – quello del Ramadàn (l’arido) – ed è uno dei cinque pilastri dell’Islam”.

Ora, nelle righe menzionate non c’è nulla di scorretto. Se non che, detta così, sembra che il digiuno dei cattolici e il digiuno dei musulmani siano la stessa cosa e che, anzi, i musulmani siano più bravi di noi, visto che loro digiunano per un mese intero mentre noi ci limitiamo a due soli giorni nel corso dell’anno.

Ma il nostro digiuno e quello dei musulmani non sono la stessa cosa. Prima di tutto, mentre per i musulmani il Ramadan ricorda la consegna del Corano al Profeta da parte di Allah, i quaranta giorni di penitenza prima della Pasqua (Quaresima) sono segno dei quaranta giorni che Gesù trascorse nel deserto, in preghiera e penitenza, prima della predicazione. E poi c’è proprio una differenza intrinseca. Lo spiega molto bene il padre Samir Khalil Samir: nell’Islam, dove c’è identità tra etica e legalità, “chi non digiuna durante il mese di Ramadan commette un delitto e va in prigione (in molti Paesi). Se osserva il digiuno previsto, dall’alba al tramonto, è perfetto, anche se dopo il tramonto mangia fino all’alba del giorno seguente, più e meglio del solito: si mangiano le cose migliori e in abbondanza, come mi dicevano alcuni amici egiziani musulmani. Sembra non esserci altro significato nel digiuno se non ubbidire alla legge stessa del digiuno. Il Ramadan diventa il periodo in cui i musulmani mangiano di più, e mangiano le cose più prelibate. L’indomani, dato che per mangiare nessuno ha dormito, nessuno lavora. Però, dal punto di vista formale, tutti hanno digiunato per alcune ore. È un’etica legalista: se fai questo, sei nel giusto. Un’etica esteriore. Il digiuno cristiano è invece qualcosa che ha come scopo l’avvicinarsi al sacrificio di Gesù, alla solidarietà con i poveri e non c’è il momento in cui si recupera quanto uno non ha mangiato”.

Che dire? Anche il padre Samir, con tutta evidenza, non è uomo giusto al posto giusto.

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B- STRANO DUNQUE VERO (14)

Ben ritrovati con Strano dunque vero, la rubrica della Chiesa in uscita.

Apriamo questa puntata di fine anno con “la rivista teologica più letta e più citata nel mondo, la rivista per eccellenza del rinnovamento teologico”. Qual è? Trattasi di Concilium, che “tra i suoi fondatori annovera Karl Rahner, Yves Congar, Edward Schillebeeckx, Hans Küng, Johann Baptist Metz, Gustavo Gutiérrez”, e che dedica l’ultimo fascicolo all’affascinante tema Teologie queer: diventare il corpo queer di Cristo.

Se vi state chiedendo che cosa significhi, sappiate che queer vuol dire eccentrico, insolito, e la teoria queer si occupa di tutti coloro che sessualmente sono, appunto, eccentrici rispetto al modello eterosessuale tradizionale.

In poche parole, per tale teoria l’identità sessuale non è un dato naturale, ma un prodotto sociale, sicché è scorretto definire una persona come maschio o femmina, uomo o donna, perché ogni persona può essere ciò che vuole, quando vuole e come vuole.

La teologia queer adotta dunque questa fantasmagorica teoria, col risultato che nell’ultimo numero di Concilium possiamo trovare articoli quali i seguenti: Teorie queer e teologie: una introduzione; Teologie queer: diventare il corpo queer di Cristo; Più queer di così!; Queer è Dio; La teologia ebraica queer in parabole; Ecclesiologia: diventare il corpo di Cristo in Asia. Un corpo queer, postcoloniale, (eco)femminista; Un invito al dialogo fra teorie queer e teologie africane; L’amore negli ultimi tempi. L’iscrizione escatologica nei corpi affini a un desiderio infinitamente queer; Liturgia queer; Una (introduzione alla) Bibbia queer; Teologie musulmane queer.

Come dite? Tutto molto strano? Certo, strano dunque vero!

E passiamo al cardinale Miguel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il quale si è recato a parlare ai parlamentari del Partito popolare europeo per dire che occorre “rivendicare il pluralismo culturale e religioso” e occorre farlo sulla base del documento firmato dal papa e dal grande imam ad Abu Dhabi, documento che lo stesso cardinale ha contribuito a scrivere.

Come dite? Che quello è un documento eretico perché sostiene che è Dio stesso che vuole la diversità delle religioni? E che è molto strano che un cardinale della Chiesa cattolica lo abbia scritto e ora vada in giro per sostenerlo?

Certo che è strano. E dunque vero.

Molto bene. Passiamo a quel libro interessantissimo che indubbiamente dev’essere Che cos’è l’uomo?, nel quale la Pontificia commissione biblica spiega che il peccato di Sodoma, per cui la città meritò di essere incenerita, non fu in realtà la sodomia, bensì ”un peccato che consiste nella mancanza di ospitalità, con ostilità e violenza nei confronti del forestiero, comportamento giudicato gravissimo e meritevole perciò di essere sanzionato con la massima severità, perché il rifiuto del diverso, dello straniero bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata”.

Come dite? Che vi sembra una conclusione alquanto strana? Certo! Strana dunque vera. D’altra parte la Pontificia commissione biblica (che in questo testo impiega la bellezza di 336 pagine per esporre le sue idee) in qualche maniera deve pur giustificare la sua esistenza.

Ed eccoci a Dublino, dove don Peter O’Connor, della parrocchia di Ballyroan, alla fine della Santa Messa della vigilia di Natale è uscito dalla chiesa su un monopattino elettrico.

Autentico prete della Chiesa in uscita, don Peter ha spiegato ai fedeli di aver ricevuto il monopattino “da Babbo Natale” e di volerlo provare. La gente ha applaudito.

Tutto molto strano? Certo, dunque vero.

Ed ora negli Usa, dove il vescovo di Knoxville Richard Stika ha pubblicato su Twitter un biglietto di auguri di Natale che raffigura lui, il cardinale Justin Rigali e tre cani.

Sia i cardinale sia il vescovo sono vestiti da laici e il testo del biglietto è il seguente: “Buon Natale e felice anno nuovo dal cardinal Rigali, dal vescovo Stika, e da Stella, Rosie e Molly”.

Non si sa quale posto occupino Stella, Rosie e Molly nella gerarchia cattolica. Si sa invece che Stika e Rigali sono molto amici da anni e quando Rigali è andato in pensione, nel 2011, Stika lo ha invitato a vivere nella diocesi di Knoxville.

Già nel 2016 i due amici pubblicarono un biglietto per Natale simile. Però allora la quota canina era rappresentata solo da Rosie e i due indossavano il clergyman.

Tutto molto strano? Certo, dunque vero.

Torniamo a Roma e andiamo direttamente in Vaticano, nell’aula Paolo VI, dove, in occasione del concerto di Natale, una gentile signora india ha invitato tutti (vescovi e monsignori compresi) a incrociare le braccia sul petto e avvertire “una forte vibrazione”. Rivelazione della signora in mondovisione: “È il cuore. Il vostro cuore, ma anche il cuore della Madre Terra”.

Il quel momento lo spirito della Pachamama, ormai onnipresente in Vaticano, aleggiò sull’aula delle udienze, e di certo i signori prelati si sentirono molto felici e soddisfatti di farsi riprendere dalle telecamere con le braccia incrociate, così da avvertire il cuore della Madre Terra. Non c’è modo migliore per dichiarare di essere dalla parte della Chiesa in uscita.

Come dite? Che è tutto molto strano? Certo, strano dunque vero.

E chiudiamo con la Francia, la figlia prediletta della Chiesa, dove i certificati battesimali non menzioneranno più la paternità e la maternità. L’iniziativa è di monsignor Joseph de Metz-Noblat, vescovo di Langres, nonché presidente del Consiglio per le questioni canoniche della Conferenza episcopale di Francia, il quale ha scritto ai colleghi vescovi affermando che d’ora in poi in qualsiasi certificato battesimale bisognerà limitarsi al “semplice riconoscimento della situazione familiare, senza darne un giudizio morale”. Dunque, niente più “padre” e “madre”, ma solo la menzione neutra di “genitori” e di “persone che hanno l’autorità di genitori”. Strana formula, anche perché i vecchi certificati non esprimevano alcun giudizio sulla situazione del padre e della madre del battezzato.

Come dite? Che è davvero molto strano? Certo! Strano dunque vero!
Alle prossime stranezze! E buon anno con la Chiesa in uscita!

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Grazia dall'Immacolata Concezione e dall'Assunzione di Maria,
scendi nella mia anima e rendila veramente devota a Maria.
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