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Fatima.

DIVERSI SONO I DESTINI DEGLI UOMINI

Maria Valtorta: Quaderni 17 settembre 1943 pag. 308

“È detto nell’Ecclesiastico cap. 33 v. 11 15 (Sir 33,11-15) che diversi sono i destini dell’uomo.

Chi segna il vostro destino? Questo è un grande punto da stabilirsi per non cadere in errore. Errore che può essere cagione di pensiero blasfemo e anche di morte dell’anima. L’uomo dice delle volte: “Posto che il destino lo fa Iddio, Dio fu ingiusto e malvagio con costui perché lo ha colpito da sventure”.
No, figlia. Dio non è mai malvagio e non è mai ingiusto. Voi siete dei miopi e non vedete che molto malamente e solo le cose che sono vicine alla vostra pupilla. Come potete voi allora sapere il perché scritto nel Libro del Signore del destino vostro? Come potete voi, dalla Terra, granello di polvere turbinante nello spazio, comprendere ciò che è la verità vera delle cose e che è scritta in Cielo? Come dare un nome giusto ad una cosa che vi accade?
Il bambino al quale la madre porge una medicina piange, chiama brutta e cattiva la madre, cerca respingere quel farmaco che a lui appare inutile e ripugnante. Ma la madre sa che essa fa ciò non per cattiveria, ma per bontà, sa che nella autorità che dispiega in quel momento per farsi ubbidire essa non è brutta, ma anzi si riveste di una maestà che l’abbellisce, essa sa che quella medicina è utile alla sua creatura e con carezze o con voce severa la obbliga a prenderla. Se la madre potesse prenderla lei per guarire il suo piccino malato, quanta ne prenderebbe!
Anche voi siete dei bambini rispetto al Padre buono che avete nei cieli. Egli vede le vostre malattie e non vuole che rimaniate ammalati. Vi vuole sani e forti, il vostro Padre d’amore. E vi dà i farmachi per rendere robuste le vostre anime, per raddrizzarle, guarirle, per renderle non solo sane ma anche belle.
Se Egli potesse farne a meno, di farvi piangere, credete che lo farebbe, Egli il cui Cuore tutto amore è rigato dalle lacrime dei suoi figli? Ma a ognuno il suo tempo. Egli ha fatto tutto per voi, per portarvi alla salute eterna. Si è persino esiliato dai Cieli, ha persino spremuto il suo Sangue fino all’ultima goccia per darvelo, farmaco santissimo che sana ogni piaga, vince ogni malattia, rinforza ogni debolezza.
Ora è il vostro tempo. Poiché, nonostante la Parola scesa dai Cieli a darvi la guida della Vita e nonostante il Sangue profuso per redimervi, voi non avete saputo staccarvi dal peccato e in esso sempre ricadete, Egli, l’Eterno che vi ama, vi dà un castigo di dolore, più o meno grande a seconda dell’altezza a cui vuole portarvi o del punto fino al quale vuole farvi espiare quaggiù il vostro debito di figli disertori.
Vi sono, è vero, creature che hanno il dolore per divenire splendenti di doppia luce nell’altra vita. Ma vi sono altre creature che devono avere il dolore per detergere la loro stola macchiata e raggiungere la luce. Sono la grande maggioranza. Ma è un controsenso ma è vero ma sono proprio costoro che più si ribellano al dolore e dicono ingiusto Iddio e cattivo perché li abbevera di dolore. Sono i più malati e si credono i più sani.
Quanto più uno è nella Luce e tanto più accetta, ama, desidera il dolore.
Accetta quando è una volta nella Luce.
Ama quando è nella Luce due volte.
Desidera e chiede il dolore quando è tre volte nella Luce, immerso in essa e vivente di essa.
Mentre invece, quanto più uno è nelle tenebre e più fugge, odia, si ribella al dolore.
Fugge: le anime deboli che non hanno forza di compiere il gran male e il bene ma vivacchiano una povera vita spirituale avvolta nelle caligini della tiepidezza e delle colpe veniali, hanno una paura incoercibile per ogni pena, di qualunque natura sia. Sono spiriti senza scheletro, senza forza.
Odia: i viziosi ai quali il dolore è ostacolo a seguire i vizi d’ogni natura, odiano questo grande maestro di vita spirituale.
Si ribella: il grande peccatore, venduto totalmente a Satana, accumula delitto a delitto spirituale attingendo le vette della ribellione che sono bestemmia e suicidio o omicidio, pur di vendicarsi (almeno egli lo crede) della sofferenza. Su questo, l’opera paterna di Dio si tramuta in fermentazione di male, perché esso gran peccatore è impastato col Male come farina impastata col lievito. E il Male, come lievito sotto la lavorazione del dolore, gonfia in essi e li rende pane per l’Inferno.
A quale hai appartenuto di queste tre categorie? A quale appartieni ora? In quale vuoi restare? Non occorre la risposta. La so. È per questo che ti parlo e sono con te.
Altre volte l’uomo dice: “Se ognuno ha un destino segnato è inutile arrabbattarsi e lottare. Lasciamoci andare, tanto tutto è segnato”.
Altro pernicioso errore. Il destino è conosciuto da Dio, sì. Ma voi lo conoscete? No. Non lo conoscete ora per ora.
Ti porto un esempio. Pietro mi rinnegò (ricordato il 17 giugno r il 19 luglio). Nel suo destino era segnato che egli conoscesse (sperimentare, conoscere per esperienza) questo errore. Ma egli si pentì di avermi rinnegato e Dio lo perdonò e lo fece suo Pontefice. Se egli avesse persistito nel suo errore, avrebbe potuto divenire il mio Vicario?
Non dire: era destinato. Non dimenticare mai che Dio conosce i vostri destini, ma il destino lo fate voi. Egli non violenta la vostra libertà d’azione. Vi dà i mezzi e i consigli, vi dà gli avvertimenti per rimettervi sulla via buona, ma se voi non ci volete stare su quella via, Egli non vi ci forza a restare.
Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è se voi rimanete nella casa del Padre (parabola del figliol prodigo), ma se dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato. Gioia di Dio quando, comprendendo, sotto il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più no.
Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla (Sir 33,13) nella mano del vasaio, sono i prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.
Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica è sacro perché porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?
Animo, Maria! La mia Pace è con te. Io sono con te. Non temere.»

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