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alda luisa corsini
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Storia della musica sacra - 1) La musica protocristiana del Nuovo Testamento. 2) I primi secoli cristiani (II-III d.C.)

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1)

Abraham Zevi Idelsohn

l Nuovo Testamento ha pochi riferimenti diretti alle forme musicali del cristianesimo primitivo; ma è ricco di citazione dai salmi e contiene numerosi inni, dossologie, cantici, i cui testi seguono gli stilemi della poesia ebraica (e abbiamo visto in un altro articolo come la poesia religiosa ebraica fosse sempre cantata o cantillata).

Certamente anche i cristiani delle origini intonavano lo loro preghiere cantando. San Paolo stesso esortava al canto delle orazioni:
«La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente;
ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza,
cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali
»
(Lettera ai Colossesi 3,16-17)

Si ritiene generalmente che nei primi decenni le riunioni di culto seguissero le forme della sinagoga, e questo, insieme al dato testuale, induce a ritenere che anche musicalmente liturgia ebraica e protocristiana fossero assai vicine.

In particolare vanno in questa direzione gli studi di alcuni etnomusicologi come il lettone Abraham Zevi Idelsohn nel suo ''Thesaurus of Hebrew-Oriental Melodies'' (1914).

Nei Vangeli e negli altri libri neotestamentari possiamo quindi trovare sia materiale precedente al Cristianesimo, per lo più ebraico o talvolta ellenico, sia composizioni originali delle prime comunità cristiane: mancano però del tutto i dati circa le melodie e le tecniche di esecuzione, cosi come sono del tutto assenti i riferimenti alla musica strumentale, che risulta pertanto non attestata.

Sono stati fatti vari tentativi di classificazione, per lo più in base all'origine ebraica, ellenica o propria cristiana, e le principali categorie sono due:

Materiale precristiano

I libri del Nuovo Testamento contengono moltissimi richiami ai salmi, che erano di evidente uso comune.
Ricordiamo fra gli altri:
il salmo 22(21) sulle labbra del Crocifisso (Mt 27,46);
il salmo 110(109) citato testualmente da Gesù (Mt 22,41-46);
il salmo 2 proclamato dalla voce del Padre al Battesimo di Gesù (Lc 3,21-22).
Inoltre troviamo il canto dell'inno da parte di Gesù e degli Apostoli al termine dell'Ultima Cena in Mc 14,26 e Mt 26,30.

Composizioni cristiane

Vi è poi molto materiale originale, testi prodotti dalle comunità cristiane.
I più famosi sono gli inni lucani: il Magnificat (Lc 1,46-55); il Benedictus (Lc 1,68-79) il Nunc Dimittis (Lc 2,29-32).
Vi sono poi il Prologo di Giovanni (Gv 1,1-18) e l'inno cristologico di Paolo (Fil 2,6-11).
Ma molti altri brani innici sono contenuti nell'Apocalisse e nelle Lettere, insieme ad acclamazioni, esclamazioni e dossologie.

2)

La musica sacra dei primi secoli fu soltanto la musica delle liturgie delle comunità cristiane, quelle - non dimentichiamolo - che si riunivano nelle case, nelle catacombe e in altri luoghi clandestini a causa delle persecuzioni.

In questo periodo si cominciano a porre le prime basi della musica ecclesiastica. È celebre la descrizione di Plinio il Giovane nella ''Epistula ad Traianum X'' (inizi del II secolo): in questo scritto si dice che i cristiani avevano la "consuetudine di adunarsi in un giorno stabilito prima del levarsi del sole, e cantare tra loro a cori alternati un canto in onore di Cristo, come a un dio".

Ma la documentazione, purtroppo assai scarsa, si rinviene principalmente negli scritti dei Padri della Chiesa, da parte di figure illustri come Clemente Alessandrino (morto nel 220 d.C.), nonché in alcuni apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento.

I canti corali

Certamente erano molto diffusi i canti, sui quali tuttavia le notizie sono parecchio lacunose, e questo vale per i profili strettamente tecnici (melodie, forme musicali) ma anche per altri aspetti dell'esecuzione come, per esempio, l'eventuale presenza nell'azione liturgica di figure già deputate al canto come cantori o coristi.

Tuttavia, confrontando questi dati con lo sviluppo successivo della musica cristiana (in special modo il canto gregoriano), gli studiosi hanno raggiunto la convinzione che la primitiva liturgia cristiana fosse tutta musicale, in parte cantata ed in parte proclamata mediante la cantillazione.

Anzi, in voluta contrapposizione con la ricca musica del Tempio di Gerusalemme con schiere di sacerdoti e leviti e distinzioni di strumenti a seconda del grado dell'officiante, il canto cristiano delle origini era quasi certamente condiviso comunitariamente e quindi prettamente corale. Troviamo la conferma in Ignazio di Antiochia : "Unitevi insieme in un solo coro … cantate a una sola voce per Gesù Cristo" (Lettera agli Efesini 4,1).

La vocalizzazione nel corso del tempo venne arricchendosi, e via via prese campo l'uso dell'alternanza responsoriale fra uno o più solisti e l'assemblea.

Anche i testi apocrifi attestarono numerosi canti, con continui riferimenti al canto dei salmi, la cui pratica favorì la produzione di nuovi poemi accanto a quelli canonici: così per esempio le Odi di Salomone, libro apocrifo del I-II sec. d.C..

Tertulliano nell'Apologetico 39,18 invitava tutti a cantare un inno, tratto dalle Sacre Scritture o di propria composizione: questo ci indica come accanto al corale fosse in uso anche il canto da parte dei singoli nelle orazioni private. Continuava poi ad essere praticata la proclamazione cantillata, ad opera di lettori che si avviavano ad essere identificati di lì a poco come figure investite di un vero e proprio ministero (così Ippolito di Roma ne La tradizione apostolica, scritto del III sec.).

Musica strumentale

Gli strumenti musicali furono spesso condannati dai Padri, sia per motivazioni teologiche in contrapposizione con i riti pagani, sia per motivazioni morali.

Tuttavia molti studiosi pensano che alcuni strumenti semplici a corda, come la lira o la cetra, o a fiato, come flauti o siringhe, potessero essere talora presenti come accompagnamento al canto: a riprova, si rileva che uno dei motivi ricorrenti dell'arte figurativa paleocristiana è il Cristo rappresentato come Orfeo, cantore al suono della lira o della siringa (vedi il mosaico nell'illustrazione, dove il Buon Pastore impugna una siringa, strumento a fiato che nell'iconografia romana e greca era tipico di divinità come Pan e Orfeo).
Marziale
"Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; "
Francesco I
Non dobbiamo dimenticare che sino al XI secolo dopo Cristo non vi era nessuna possibilità di "scrivere" la musica. Questa invenzione la dobbiamo a Guido d'Arezzo nato nel 990 e morto dopo il 1033. Egli insegnava i canti gregoriani ai monaci dell'abbazia di Pomposa e poi della cattedrale di Arezzo. È qui che ha modo di sperimentare il suo nuovo metodo di insegnamento e gettare le basi per la …More
Non dobbiamo dimenticare che sino al XI secolo dopo Cristo non vi era nessuna possibilità di "scrivere" la musica. Questa invenzione la dobbiamo a Guido d'Arezzo nato nel 990 e morto dopo il 1033. Egli insegnava i canti gregoriani ai monaci dell'abbazia di Pomposa e poi della cattedrale di Arezzo. È qui che ha modo di sperimentare il suo nuovo metodo di insegnamento e gettare le basi per la musica scritta che conosciamo oggi, a partire dai nomi delle note: per denotare i suoni, Guido usava le prime sillabe dei versi dell'inno a San Giovanni Battista di Paolo Diacono, e cioè “Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si” (L'Ut viene sostituito con il Do qualche secolo dopo da Giovanni Battista Doni). Oltre a questo, introduce l'uso del tetragramma, diretto precursore del nostro pentagramma, quattro linee per indicare l'altezza delle note a seconda del loro posizionamento, in modo, ovviamente, più preciso rispetto al rigo unico.

Dunque anche la modalità di scrivere la musica è una invenzione tipicamente italiana e cristiana.
Stat Crux
Senza contare (si può verificare facilmente mettendo a confronto le ballate popolari) lo slancio impressionante che ha avuto la musica quando, nel periodo barocco, soprattutto, si è messa a celebrare le glorie del Cielo (Bach, Vivaldi etc.)