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Padre Serafino Tognetti parla delle rivelazioni profetiche della mistica ungherese Suor Maria Natalia Magdolna

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Mistica ungherese Maria Natalia Magdolna, le profezie e la "milizia" che farà trionfare il Cuore Immacolato di Maria

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Ci sono tanti messaggi “privati” in questo momento storico, probabilmente non tutti autentici. Ci vuole saggezza e discernimento per capire ciò che viene dallo Spirito e quanto viene invece da esaltazione umana. La Chiesa a volte interviene per sancire l’autenticità delle rivelazioni private ma, di per sé, non è tenuta obbligatoriamente ad emettere decreti di riconoscimento o, al contrario, di palese falsità: a volte lascia che le cose vadano avanti da sole, per cadere definitivamente o per imporsi pian piano. È il principio usato da Gamaliele nel sinedrio di Gerusalemme quando si dovette giudicare la nuova dottrina predicata dagli apostoli di Cristo (cfr. At 5, 34-40). Nel caso di suor Magdolna abbiamo un testimone d’eccezione che promosse e stimò al sommo grado quanto gli veniva riferito dalla suora medesima: il cardinale József Mindszenty, eroe della fede, colui che sopportò anni di duro carcere comunista e che ebbe a dichiarare, mentre era prigioniero: «Se mi dovessero liberare, non prenderei l’aereo per Roma, ma tornerei nella cattedrale di Budapest a rifare tutto quello che ho fatto fin dal primo giorno». Il cardinale accolse le parole di suor Maria Natalia, le studiò, le approvò, le divulgò per quanto potè.

In più, vi è tutto il concorso della Chiesa cattolica ungherese che conosce benissimo suor Magdolna e la stima, come noi in Italia conosciamo sant’Antonio o san Pio da Pietrelcina. Se questa voce ungherese è rimasta quasi sconosciuta finora a noi, questo è dovuto anche a cause storiche: clandestinità sotto il comunismo, difficoltà di poter reperire i testi autentici, eccetera. Ora questa lacuna è stata colmata e possiamo leggere quanto ci viene da quest’angolo di terra benedetta. Ungheria, terra benedetta? Sì, perché consacrata alla Vergine Maria. Fu il primo re cristiano, il grande santo Stefano d’Ungheria, gloria del popolo magiaro, ad eleggere la Madre di Gesù come vera padrona del regno. Con un atto pubblico egli consacrò l’Ungheria alla Vergine Maria in occasione della morte del figlio Emeric erede al trono e lo rinnovò in punto di morte il 15 agosto 1038. Da allora non c’è ungherese, per quanto poco credente o ateo, che non si riconosca in qualche modo in questa figura nobile e tutta d’un pezzo che visse la sua vita di re totalmente dedicato, giorno e notte, al benessere dei propri cittadini. Stefano fu un vero esempio di governante illuminato e sapiente, che non pensò un solo minuto a se stesso o ai propri interessi, perché la sua vita era la felicità della nazione. Naturalmente era “schierato” e non si vergognava della propria fede; al contrario la manifestava apertamente e promosse la vita cristiana in tutte le sue forme.

A tutt’oggi il governo magiaro ne segue le orme e ne vive l’eredità. A fronte di un mondo odierno in cui la laicità è diventata una sorta di divinità, la nuova Costituzione ungherese, promulgata nel 2012, inizia con le parole del Preambolo: «Dio, benedici l’Ungherese!». A leggere quel preambolo si rimane meravigliati: i padri costituenti non solo non si vergognano della propria identità e delle proprie radici cristiane, ma si dichiarano orgogliosi di essere ungheresi, fieri delle loro tradizioni e di essere in linea con l’antico re Stefano. Al tempo stesso, nei messaggi del Signore a suor Maria Natalia Magdolna si parla di una funzione quasi messianica del popolo ungherese, chiamato a ridare un volto cristiano al mondo intero attraverso la pratica dell’espiazione e della penitenza per i peccati, per preparare quel trionfo del Cuore Immacolato di Maria predetto a Fatima, periodo di pace che si instaurerà sotto il segno della Madre di Dio, per la sua preghiera e la sua azione.

È vero che a Fatima la Madonna chiede la consacrazione della Russia e che, fatta quella, verrà concesso un periodo di pace; è vero che la consacrazione del Portogallo alla Madonna, fatta da tutti i vescovi portoghesi insieme, ha preservato quella nazione dalla guerra mondiale e da altri disordini, ma se anche all’Ungheria viene affidata una missione, che cosa c’è di male? Anzi, c’è tutto di bene. C’è che le nazioni hanno una loro legittimità, non solo, ma sono chiamate a vivere una per l’altra la trasmissione dei valori che sono loro propri. Il singolo battezzato ha sempre una missione nella Chiesa, ma anche la nazione la può avere. Tra l’altro, nostro Signore disse alla beata Elena Aiello (1895-1961), la suora stimmatizzata di Cosenza, quale fosse la funzione del- l’Italia nel mondo (chi è interessato a sapere quale, legga la biografia della beata...). Non meravigli tutto questo: il Signore Gesù è il Dio del Cielo e della terra e anche della storia umana. Egli lascia liberi, ma dimostra di avere molto a cuore la vita e la storia dell’uomo nella sua concretezza, nelle sue vicende terrene. Il cosiddetto sovrani- smo nazionale è tutt’altro che un disvalore, tanto che persino la parola “patria” è sempre stata giustamente considerata sacra. L’uomo comune della strada intende benissimo tutto ciò senza bisogno che glielo si spieghi. Io amo l’Italia e sono contento di essere italiano. Forse con questo tolgo qualcosa alla Francia o alla Finlandia? Che poi quelle popolazioni siano altrettanto fiere di essere francesi o finlandesi mi fa altrettanto piacere. Siamo forse tutti uguali? Certo che no: ognuno ha una propria ricchezza da sviluppare, da promuovere e da comunicare.

È solo la strana follia del mondo moderno che esalta un mondialismo innaturale per il quale dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, fare le stesse cose, vestire le stesse marche, eliminando le nostre ricchezze e le nostre radici. L’Ungheria, dunque, ha qualcosa da insegnare per arricchire la vita della Chiesa in questo tempo. Per introdurci nel Tempo di Maria, l’Ungheria, terra di Maria, annuncia che la vita cristiana più necessaria è quella della penitenza e dell’espiazione. E qui entriamo in un campo totalmente fuori moda oggidì. Si sente dire che la missione della Chiesa è quella di soccorrere le povertà del mondo, combattere l’ingiustizia, la miseria, la mancanza di lavoro, l’inquinamento dei mari e dei fiumi, eccetera. Niente di tutto questo. Gesù non ha mai promesso alcuna efficacia in queste azioni, non ha mai detto che la missione della Chiesa sia a favore del benessere, necessariamente parziale, della società. «I poveri li avrete sempre con voi» e «Credete che sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico»: sono parole dette da Gesù. La vera missione del Cristo - e quindi della Chiesa - è indicata precisamente da Giovanni Battista la prima volta che lo vide un giorno sul fiume Giordano: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo» (Gv 1,29).

Gesù dunque ha il potere, formidabile, di togliere i peccati del mondo, ossia dai nostri cuori e farci vivere di conseguenza la vita divina con il dono dello Spirito Santo. Il quale Spirito Santo è amore e ci fa compiere atti di carità. Ma per compiere tali atti provenienti da un amore sovrannaturale occorre credere in Gesù, vivere nella conversione continua, osservare i comandamenti di Dio. Gesù ha salvato il mondo dalla dannazione non con la predicazione, non con i miracoli ma con il sacrificio della croce, ossia con la sofferenza offerta. Tutto il messaggio ungherese ruota attorno a questa realtà quasi dimenticata dalla Chiesa di oggi: con la penitenza e la vita di sacrificio ci si unisce alla passione di Cristo e si diventa anche noi in un certo qual modo co-redentori. Certo, siamo peccatori anche noi e a nostra volta dobbiamo essere salvati, ma Dio ci associa a sé, se egli è il capo e noi le membra, perché il corpo è unico. E all’Ungheria chiede di insegnare o re-insegnare la via della penitenza, dell’espiazione al mondo intero e alla Chiesa.

Ecco perché il presente testo andava stampato e va conosciuto: perché ci annuncia la sostanza della vita cristiana, che è soprattutto e prima di tutto unione con Dio, se è vero che il primo comandamento è: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze» (Afr 22,37). All’età di trentatré anni suor Maria Natalia dichiarò a Gesù di volerlo amare così e ricevette da Gesù la promessa di grazie tali da portarle gioia tutti i giorni della vita. Ma amare Dio ed essere amati da Dio significa anche soffrire. Questa cosa non piace? Eppure abbiamo sentito dire che la via del Cielo è stretta, mentre è larga quella che porta alla perdizione e sappiamo bene che Dio dona la pace nel cuore a chi vive come lui. San Massimiliano Kolbe affrontò il martirio con una serenità, una pace, una quiete che lasciò di stucco tutti quanti e mori con il sorriso tra atroci privazioni. Bene, questo è il cristianesimo. È la vita di Gesù. È, per noi, non tanto la sequela Christi quanto la vita Christi.

Il libro che state per leggere contiene, nella terza e quarta parte, una serie di straordinarie e commoventi indicazioni del Signore a suor Maria Natalia su come vivere in concreto l’espiazione e la penitenza. Non si tratta di macerarsi con grandi privazioni, non montagne da scalare ma semplici atti di amore puro fatti in unione con il Signore Gesù. In questi insegnamenti Gesù siede sulla cattedra di Mosè della nostra anima e ci istruisce come un buon direttore spirituale. Se questa categoria oggi scarseggia di grandi figure, ecco che qui il Maestro parla direttamente all’anima. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Quanti esempi nella Chiesa...

A riguardo del peccato della bestemmia, per esempio, confida il Signore alla serva di Dio suor Consolata Betrone, umile monaca cappuccina piemontese: « Ogni volta che dici: “Gesù, Maria, vi amo, salvale anime" ripari mille bestemmie». Questo atto d’amore tutti possono l'urlo, non occorrono strumenti particolari: basta essere umili, crederci e avere desiderio di riparare i peccati per dare gloria a Dio. Il libro di suor Magdolna è pieno di queste indicazioni, che sarebbero da leggere in ginocchio e iniziare a praticare col cuore. Magistrali poi sono gli insegnamenti ai sacerdoti: ad essi soprattutto pare diretto il testo, se è vero che un loro atto di riparazione e penitenza li conforma talmente al Cristo da fare scendere sul mondo intero ogni giorno il fiume di sangue della croce per la remissione dei peccati. Quale grande potere hanno questi uomini, scelti dal Signore stesso...

Le rivelazioni di suor Maria Natalia Magdolna sono uno scossone per i fedeli di oggi. Stiamo vivendo momenti di grave pericolo che è sotto gli occhi di tutti. Inutile ripeterlo, perché basta poco per accorgersene: relativismo, ateismo, raffreddamento della carità, confusione dottrinale, abbandono della pratica religiosa, immoralità, eccetera... tutto sembra ingigantirsi ogni giorno di più. Ma c’è la via che prepara, anticipa, spiana il trionfo del Cuore Immacolato di Maria (in questo testo viene anche detto come avverrà, secondo le parole della Vergine stessa alla suora ungherese). E questa via è quella proposta a Fatima, qui esplicitata, sottolineata, riaffermata, annunciata. Tutti vogliamo questo trionfo, ma forse lo aspettiamo come se tutto dovesse dipendere dal Cielo e noi fossimo spettatori passivi. No, noi siamo attori protagonisti di questo evento pur essendo peccatori. Dio chiede grandi cose alle anime, non si accontenta di poco dal momento che egli ha dato tutto. No, non è più il tempo di essere mediocri.

Prefazione di Padre Serafino Tognetti al libro di Claudia Matera dal titolo Rivelazioni profetiche di Suor Maria Natalia Magdolna mistica del XX secolo (Sugarco).
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