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I sette motivi di papa Adriano VI per reprimere l’eresia luterana

Il 25 novembre 1522 papa Adriano VI, tedesco, diresse alla Dieta di Norimberga un Breve che invitava i principi dell’Impero a reprimere Lutero e i suoi seguaci. Scriveva fra le altre cose quel Pontefice:

«Non possiamo pensare all’incredibile, che cioè da un monacuzzo, il quale apostatò dalla fede cattolica dopo d’averla per anni predicata, una nazione sì grande e sì pia si lasci trascinare lungi dalla strada, che il Salvatore coi suoi apostoli ha indicata, che tanti martiri hanno sigillata col loro sangue, tanti sapienti e pii uomini, vostri antenati, hanno battuta, come se il solo Lutero sia saggio ed abbia lo Spirito Santo, come se la Chiesa, alla quale Cristo ha promesso la sua assistenza fino alla consumazione de’ secoli, sia proceduta fra le tenebre della stoltezza e sulla via della corruzione fintanto che non abbia potuto illuminarla la nuova luce di Lutero».

Il breve fu letto il 3 gennaio 1523, secondo anniversario della scomunica di Lutero, dal nunzio Francesco Chieregati, vescovo di Teramo. L’intento repressivo della sedicente Riforma da parte del Papato venne scandito da papa Adriano nei sette punti che consegnò al nunzio e che noi proponiamo al lettore, tali e quali li riporta l’abate René François Rohrbacher nella sua Storia universale della chiesa cattolica (vol. VIII, trad. italiana di A. Franchi, Firenze, 1863, p. 503)

Il papa diede inoltre al nunzio istruzioni la cui somma è questa. Egli doveva esortare i principi a soffocar l’eresia di Lutero per sette principali ragioni.

1° Perché erano ciò obbligati pel servizio di Dio e la prossimo.

2° Per l’onore della loro nazione, risguardata sino allora come cristianissima ed ora infamata quale eretica.

3° Pel loro proprio onore, siccome figli di coloro che avevano condannato al fuoco Giovanni Hus ed altri eretici, e come quelli che avevano obbligata la loro parola ad eseguire Lutero l’editto dell’imperatore.

4° Per l’ingiuria che Lutero faceva ai loro antenati pubblicando una credenza diversa dalla loro e per conseguenza facendoli credere tutti dannati.

5° Pel fine a cui tendono i luterani, il quale è, sotto colore di libertà evangelica, di abolire ogni potestà superiore poiché quantunque non assalgano sulle prime altro che quella della Chiesa, pure la libertà che essi predicano è similmente ed anche più diretta contro la potestà secolare giacché secondo essi ella non potrebbe obbligare ad alcuna legge sotto pena di peccato mortale.

6° Gli enormi scandali, i guai, le rapine gli omicidii, le liti, le dissensioni che questa setta pestilenziale ha suscitato e suscita ogni giorno per tutta l’Alemagna; item le bestemmie, le maledizioni, le satire, le parole amare che hanno continuamente alla bocca. Se i principi non reprimono simili disordini si deve temere non la collera di Dio e la desolazione scendano sulla Germania divisa o piuttosto sopra gli stessi principi, i quali avendo ricevuto da Dio la potestà e la spada per la punizione dei malvagi permettono ai loro sudditi di commettere simili cose. Maledetto, grida il profeta, maledetto chi fa l’opera del Signore con mala fede, maladetto colui che rattiene la spada di lui dallo sparger sangue (Jer 48).

7° Lutero prende una via simile a quella che prese l’infame Maometto per mandare in perdizione tante migliaia di anime, permettendo agli uomini di seguire le loro inclinazioni carnali ed esimendoli da tutto ciò che v’ha di più grave nella nostra legge; e la sola differenza che vi corre è che Lutero, a ingannar meglio, procede in ciò con maggior misura, Maometto permette di avere molte mogli, di ripudiarle a piacere e di prenderne altre; Lutero per conciliarsi il favore dei monaci, delle religiose e dei preti libertini insegna che i voti di continenza perpetua, anziché essere obbligatorii sono illeciti e che per la libertà evangelica è loro permesso di ammogliarsi, non ricordando più quello che dice l’Apostolo intorno alle giovani vedove: Che divenute insolenti contro di Cristo vogliono maritarsi e hanno la dannazione perché hanno renduta vana la prima fede (Tim. v. 11, 12).
N.S.dellaGuardia
Eh che sfortuna: se qualcuno gli avesse mai parlato del dialogo vaticansecondista, a quest'ora sarebbe finito tutto a tarallucci e vino, altro che scomuniche!
Viva Lutero, viva il sinodo, viva il peccato che non esiste, viva i grassi mangioni e goderecci travestiti da sacerdoti e cardinali, viva il dialogo con maometto, viva il concilio, viva le fiamme dell'inferno!