Fatima.
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IN PREPARAZIONE DELLA CELEBRAZIONE LITURGICA DEL 10 DICEMBRE DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH

LA SANTA CASA DI LORETO
lavocecattolica.it/santacasa.htm

LE CINQUE TRASLAZIONI “MIRACOLOSE” DELLA SANTA CASA DI NAZARETH
Le principali documentazioni storiche che comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

LA QUARTA TRASLAZIONE MIRACOLOSA
SUL CAMPO DEI DUE FRATELLI
(di cognome Rinaldi degli ANTICI)


La Santa Casa, dopo la sosta dei nove mesi sulla collina di Posatora, in Ancona, comparve alla fine del 1295 nella selva recanatese di proprietà di una signora di nome Loreta, nell’attuale località denominata Banderuola, dietro l’attuale stazione ferroviaria di Loreto.
Agli abitanti del luogo, stupefatti da quel prodigio, San Nicola da Tolentino, che in quell’anno dimorava nella vicina Recanati – e che, secondo la tradizione, “vide” per rivelazione soprannaturale l’arrivo della Santa Casa – fece sapere che si trattava della Casa di Nazareth. Così anche un pio eremita, fra Paolo della Selva, che dimorava in un colle detto Montorso, poco lontano dalla selva di Loreta, conobbe per rivelazione della stessa Vergine che quelle umili pareti erano la Camera nazaretana dell’Annunciazione, portata via da Nazareth per impedirne la devastazione musulmana.
La fama di questa nuova traslazione miracolosa fece confluire grandi folle di pellegrini nella selva della signora Loreta. Di giorno e di notte gli angusti sentieri della selva erano percorsi dai pellegrini, che si fermavano in quel luogo sacro per giorni e settimane, senza curarsi dei disagi e di dover poi riposare all’ombra degli alberi, non essendoci null’altro. La valle riecheggiava di preghiere e di canti, di suppliche e di lodi alla Vergine.
Giacomo Ricci, un importante autore del XV secolo, scrisse una “Historia Virginis Mariae Loretae”, e nel riportare le documentazioni dell’epoca, scrisse della sosta della Santa Casa nella selva della signora Loreta, descrivendo quanto avvenne in quegli otto mesi, tra il 1295 e il 1296, in cui la Santa Casa rimase in quella selva:

“Mentre così tutto il popolo ogni giorno ivi si raccoglie, e mentre ivi confluiscono da regioni straniere e lontane e d’oltre mare, in quel tempo moltissimi che si davano al latrocinio cominciarono ad appiattarsi in luoghi nascosti e a spargersi ovunque nella selva per uccidere i pellegrini con morte crudele e dolorosa e per impadronirsi dei loro beni” (f.24r).
In tale “storia lauretana” il Ricci concorda con quanto anche scrisse il Teramano e il Beato Mantovano, aggiungendo l’importante notizia dei pellegrini provenienti da “regioni straniere e lontane e d’oltre mare”, a conferma di come la notizia delle “miracolose traslazioni” fosse giunta in pochissimo tempo nei luoghi più lontani. Non è spiegabile, infatti, un tale concorso di folle di pellegrini dai luoghi più lontani (nel giro di poche settimane, o di qualche mese), se non per la straordinarietà dell’evento delle traslazioni “miracolose” della Santa Casa. Il Ricci aggiunge un particolare ulteriore, riguardo ai naviganti che maltrattavano i pellegrini: “Ma anche quella pessima genìa di naviganti, mentre trasportava gli altri che ripartivano, strappato loro il danaro, li gettava nelle acque del mare. Di conseguenza nessuno osava più visitare il tempio se non con una grande moltitudine riunita insieme” (f.24r).
Per tali motivi, la Santa Casa venne di nuovo “miracolosamente” trasportata dagli angeli sul Monte Prodo (l’attuale colle lauretano), sul campo di due fratelli, probabilmente il 10 agosto 1296.
Tale nuova traslazione miracolosa è anche attestata da un discendente dei testimoni oculari di quel nuovo evento prodigioso, Francesco il Priore, come riportato dal Teramano nel 1472 Egli affermò sotto giuramento che un suo avo aveva vissuto presso la Santa Casa e l’aveva visitata quando era nella selva di Loreta e poi quando fu portata miracolosamente sul campo dei due fratelli
I due fratelli furono lietissimi del celeste dono, onorando ed adornando con viva pietà quella Sacra Stanza. In breve tempo essi videro l’altare e le mura coperti di ricchi doni votivi, profusi dalla devozione dei credenti. Tale abbondanza di ricchezze cominciò però a destare in loro l’avidità e la gelosia del guadagno e iniziarono tra loro gravi litigi per tale motivo.
Bonifacio VIII (1294-1303), sotto il cui Pontificato avvennero le traslazioni nel territorio italiano, ebbe subito notizia di tali traslazioni “miracolose”. Lo attesta un importantissimo storico lauretano, Valerio Martorelli (sec.XVIII), Vescovo di Montefeltro, che tra le innumerevoli documentazioni da lui riportate in varie opere, pubblicò anche una lettera che il Comune di Recanati inviò all’epoca a Bonifacio VIII per fargli sapere che la Santa Casa dal bosco si era spostata e si era fermata su un colle appartenente ai due fratelli Simone e Stefano Rinaldi degli Antici. Alcuni critici moderni negano l’autenticità della lettera del Comune di Recanati al papa Bonifacio VIII; ma anche si ammettesse la non autenticità del documento riportato dal Martorelli è tuttavia indubitabile che i recanatesi abbiano comunque scritto al Papa, o con la lettera riportata dal Martorelli (se autentica) o con altra lettera simile, dato che il Papa rispose ad una interpellanza dei recanatesi con l’invio di un Vescovo a custodire la Santa Casa, come di seguito si precisa.
Il Comune desiderava, perciò, che quel colle passasse sotto il dominio pubblico per risolvere la lite dei due fratelli e potervi fabbricare delle strutture di accoglienza per la comodità dei pellegrini. Il Papa però non ebbe bisogno di risolvere la questione, perché la risolse la stessa Vergine, che “per il ministero angelico” miracolosamente fece spostare ancora la Santa Casa sulla pubblica strada, adiacente al campo dei due fratelli, ove rimase per sempre, probabilmente dal 2 dicembre 1296. Il ricordo della sosta della Santa Casa sul campo dei due fratelli è ancor oggi tramandato da una pietra scolpita sul muro, alla fine dell’attuale Palazzo Apostolico, e rappresentante un’immagine di Maria SS.ma, sedente sopra la Santa Casa. Sotto l’immagine vi sta scritto: “visitatio custodivit”.
La strada su cui si era “posata” la Santa Casa era di dominio pubblico e così il Comune di Recanati non fece ulteriori passi presso il Pontefice Bonifacio VIII. Il Papa tuttavia inviò a Loreto Mons. Federico di Nicolò di Giovanni, vescovo e cittadino recanatese, perché assumesse la più premurosa cura del celeste Santuario. Il Papa consigliò poi i Recanatesi ad inviare a Tersatto, nella Schiavonia, e quindi nella Palestina, sedici uomini scelti tra i più insigni della Marca d’Ancona, per verificare “la verità” (come poi venne constatato) dell’assenza a Tersatto e a Nazareth della Santa Casa pervenuta “miracolosamente” nell’anconitano.
Quegli “inviati” constatarono a Nazareth la presenza delle sole fondamenta, in tutto simili nella qualità dei materiali alle Pareti giunte in Italia; constatarono anche l’uguale perimetrazione delle fondamenta con le stesse Pareti, e trovarono anche una scritta su un muro vicino, ove era riportato che la Sacra Stanza era stata in quel luogo, ma che da lì ne era “partita”. Tutto osservato e verificato, tornarono a Recanati e raccontarono le cose vedute, udite e lette, asserendo con assoluta certezza che la Santa Casa giunta in Italia era quella stessa partita da Nazareth.
Si ampliò così sempre più la fama e la devozione alla Santa Casa e alle sue “miracolose traslazioni”: non solo da parte degli abitanti della Marca d’Ancona, ma anche da parte di tanti popoli lontani, che con incredibile moltitudine giungevano da ogni parte.
Per renderne più celebre il culto in tutta la Chiesa, Bonifacio VIII istituì nel 1299 il primo Giubileo del 1300, programmando di farlo celebrare ogni cento anni. In tale modo tutta “la cattolicità” conobbe quell’evento straordinario, confluendo a moltitudini verso Loreto a vedere quel prodigio divino e a venerare la Santa Casa dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
Giova qui rammentare ai cattolici le solenni parole di Leone XIII: “Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose” (Lettera Enc. “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

Prof. GIORGIO NICOLINI


Il campo dei due fratelli nel cerchiato, alla fine del Palazzo Apostolico


Nella Santa Casa il "FIAT VOLUNTAS TUA"
che ha fatto incarnare la Seconda Persona della SS.ma Trinità


LA VITA NELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

[...] "Tu devi sapere che la piccola casa di Nazareth per la Mamma tua, per il caro e dolce Gesù e per San Giuseppe era un paradiso. Il mio caro Figlio, essendo Verbo Eterno, possedeva in Sé stesso per virtù propria la Divina Volontà; ed in quella piccola Umanità risiedevano mari immensi di Luce, di Santità, di gioie e di Bellezze infinite; ed io possedevo per Grazia il Volere Divino e, sebbene non potevo abbracciare l'immensità come l'amato Gesù perché Egli era Dio e Uomo, ed io ero sempre la sua creatura finita con tutto ciò, il Fiat Divino mi riempì tanto che aveva formato i suoi mari di luce, di santità, d'amore, di bellezze e di felicità [in me], ed era tanta la luce, l'amore e tutto ciò che può possedere un Volere Divino che usciva da noi, che San Giuseppe restava eclissato, inondato e viveva dei nostri riflessi.

Figlia cara, in questa casa di Nazareth stava in pieno vigore il Regno della Divina Volontà. Ogni piccolo nostro atto, cioè il lavoro, l'accendere il fuoco, il preparare il cibo, erano tutti animati dal Volere Supremo e formati sulla sodezza della santità del puro Amore. Quindi dal più piccolo al più grande atto nostro scaturivano gioie, felicità, beatitudini immense; e noi restavamo talmente inondati, da sentirci come sotto d'una pioggia dirotta di nuove gioie e contenti indescrivibili.

Figlia mia, tu devi sapere che la Divina Volontà possiede in natura la sorgente delle gioie; e quando regna nella creatura si diletta di dare in ogni suo atto l'atto nuovo continuo delle sue gioie e felicità. Oh, come eravamo felici! Tutto era pace, unione somma, e l'uno si sentiva onorato d'ubbidire all'altro. Anche il mio caro Figlio faceva a gara, ché voleva essere comandato nei piccoli lavori da me e dal caro San Giuseppe. Oh, come era bello vederlo nell'atto in cui aiutava il suo padre putativo nei lavori fabbrili, [o nel] vederlo che prendeva il cibo! Ma quanti mari di Grazia faceva scorrere in quegli atti a pro delle creature?

Ora, figlia cara, ascoltami: in questa casa di Nazareth fu formato nella Mamma tua e nell'Umanità di mio Figlio il Regno della Divina Volontà, per farne un dono all'umana famiglia, quando si sarebbero disposti a ricevere il bene di questo Regno. E sebbene mio Figlio era Re ed io Regina, eravamo Re e Regina senza popolo; il nostro Regno, sebbene poteva racchiudere tutti e dar vita a tutti, era deserto, perché si voleva la Redenzione prima, per preparare e disporre l'uomo a venire in questo Regno sì santo. Molto più che essendo posseduto da me [e] dal mio Figlio, che appartenevamo secondo l'ordine umano all'umana famiglia, ed in virtù del Fiat Divino e del Verbo Incarnato alla Famiglia Divina, le creature ricevevano il diritto d'entrare in questo Regno e la Divinità cedeva il diritto e lasciava le porte aperte a chi volesse entrare. Perciò la nostra vita nascosta di sì lunghi anni servì a preparare il Regno della Divina Volontà alle creature. Ecco perché voglio farti conoscere ciò che operò in me questo Fiat Supremo, affinché dimentichi la tua volontà e, dando la mano alla Madre tua, ti possa condurre nei beni che con tanto amore ti ho preparato.

Dimmi, figlia del mio Cuore, contenterai me ed il tuo e mio caro Gesù, che con tanto amore ti aspettiamo in questo Regno sì santo a vivere insieme con noi per vivere tutta di Volontà Divina?

Ora, figlia cara, ascolta un altro tratto d'amore che in questa casa di Nazareth mi fece il mio caro Gesù: Egli mi fece depositaria di tutta la sua Vita. Dio, quando fa un'opera, non la lascia sospesa, né nel vuoto, ma cerca sempre una creatura dove potere rinchiudere e poggiare tutta l'opera sua; altrimenti passerebbe pericolo che Iddio esponesse le opere sue all'inutilità, ciò che non può essere. Quindi, il mio caro Figlio deponeva in me le sue opere, le sue parole, le sue pene, tutto; fino il respiro depositava nella Mamma sua. E quando, ritirati nella nostra stanzetta, Egli prendeva il suo dolce dire e mi narrava tutti i Vangeli che doveva predicare al pubblico, i Sacramenti che doveva istituire, tutto mi affidava e deponendo tutto in me, mi costituiva canale e sorgente perenne, perché da me doveva uscire la sua Vita e tutti i suoi beni a pro di tutte le creature. Oh, come mi sentivo ricca e felice nel sentirmi deporre in me tutto ciò che faceva il mio caro Figlio Gesù! Il Volere Divino che regnava in me mi dava lo spazio per poter tutto ricevere, e Gesù si sentiva dare dalla Mamma sua il contraccambio dell'amore, della gloria della grande opera della Redenzione. Che cosa non ricevetti da Dio, perché non feci mai la mia volontà ma sempre la Sua? Tutto; anche la stessa Vita del mio Figlio era a mia disposizione; e mentre restava sempre in me, potevo bilocarla per darla a chi, con amore, me la chiedesse.

Ora, figlia mia, una parolina a te. Se farai sempre la Divina Volontà e mai la tua e vivrai in essa, io, la Mamma tua, farò il deposito di tutti i beni del mio Figlio nell'anima tua. Oh, come ti sentirai fortunata! Avrai a tua disposizione una Vita divina che tutto ti darà; ed io, facendoti da vera Mamma, mi metterò a guardia affinché cresca questa vita in te e vi formi il Regno della Divina Volontà". [...]


N O V E N A della "VENUTA"
Seguendo gli Scritti della Serva di Dio LUISA PICCARRETA

PREGHIERA ALL'IMMACOLATA CELESTE REGINA
CONCEPITA IMMACOLATA NELLA SANTA CASA


Regina Immacolata, Celeste Madre mia, vengo sulle tue ginocchia materne per abbandonarmi, come tuo caro figlio, nelle tue braccia, per chiederti coi sospiri più ardenti - in questo tempo a Te consacrato - la grazia più grande: che mi ammetta a vivere nel Regno della Divina Volontà. Mamma Santa, Tu che sei la Regina di questo Regno, ammettimi come figlio tuo a vivere in esso, affinché non sia più deserto, ma popolato dai figli tuoi. Perciò, Sovrana Regina, a Te mi affido, acciocché guidi i miei passi nel Regno del Voler Divino e, stretta alla tua mano materna, guiderai tutto l'essere mio, perché faccia vita perenne nella Divina Volontà. Tu mi farai da mamma e, come a Mamma mia, Ti faccio la consegna della mia volontà, affinché me la scambi con la Divina Volontà, e così possa restar sicuro di non uscire dal Regno suo. Perciò Ti prego che mi illumini per farmi comprendere che significa “Volontà di Dio” --- (recita 3 Ave Maria) ---

4° Giorno - 4 dicembre

Questa prima parte di ogni giorno della Novena è stata copiata dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta nel 1922
dalle sorelle Cimadomo, di Corato (in provincia di Bari - Italia),
discepole di Luisa


Dopo l’atto di adorazione, la Vergine vedendosi arricchita di tutti i doni della Triade Sacrosanta che faceva a gara per riempirla di grazie, confusa, si prostrò innanzi alla Maestà Suprema ed offrì tutta Se stessa in atto di sacrificio, non riserbandosi nulla per Sé: né un pensiero, né uno sguardo, né una parola, né un affetto, né un palpito.
Guardò poi il mondo e, vedendo la rovina di tante anime, offrì tutta Se stessa per la salvezza di queste anime. E noi, come ossequio, fin dal mattino, insieme colla Mamma facciamo un giro nella Divina Volontà offrendo i nostri pensieri, gli sguardi, le parole, ecc., tutti in ispirito di sacrificio.


GIACULATORIA
Mamma mia, vengo ai tuoi piedi, mi getto nelle tue braccia; riversa nel mio cuore tutto il tuo Amore, in modo da infondermi amore al sacrificio della mente, del cuore, della volontà e di tutto l’essere mio.

IN ASCOLTO DEGLI INSEGNAMENTI DELLA MADRE SS.ma
Il quarto passo della Divina Volontà nella Regina del Cielo: la prova.


L'anima alla Vergine:
Eccomi di nuovo sulle materne ginocchia della mia cara Mamma Celeste. Il cuore mi batte forte forte. Smanio d'amore per il desiderio di sentire le tue belle lezioni; perciò dammi la mano e prendimi fra le tue braccia. Nelle tue braccia passo momenti di paradiso, mi sento felice. Oh, come sospiro di sentire la tua voce! Una nuova vita mi scende nel cuore. Quindi parlami, ed io ti prometto di mettere in pratica i tuoi santi insegnamenti.

Lezione della Regina del Cielo:
Figlia mia, se tu sapessi quanto amo di tenerti stretta fra le mie braccia, poggiata sul mio Cuore materno, per farti ascoltare i celesti arcani del Fiat Divino! E se tu tanto sospiri d'ascoltarmi, sono i miei sospiri che fanno eco nel tuo cuore; è la tua Mamma che vuole la figlia sua, che vuole affidarle i suoi segreti e narrarle la storia di ciò che operò in me la Divina Volontà.
Figlia del mio Cuore, prestami attenzione: è il mio Cuore di Madre che vuole sfogare con la figlia sua. Voglio dirti i miei segreti, che finora non sono stati rivelati a nessuno, perché non era sonata ancora l'ora di Dio, che volendo largire alle creature grazie sorprendenti, che in tutta la storia del mondo non ha concesso, vuole far conoscere i prodigi del Fiat Divino, quello che può operare nella creatura se si lascia dominare, perciò vuol mettere me in vista di tutti, come modello, ché ebbi il grande onore di formare la mia vita tutta di Volontà Divina.
Ora, sappi, figlia mia, che non appena concepita misi in festa la Divinità. Cielo e terra mi festeggiarono e mi riconobbero per loro Regina. Io restai talmente immedesimata col mio Creatore, che mi sentivo nei domini divini come padrona. Già io non conobbi che cosa fosse separazione col mio Creatore; quello stesso Voler Divino che regnava in me regnava in Loro [le Divine Persone], e ci rendeva inseparabili.
E mentre tutto era sorriso e festa tra me e Loro, io vedevo che non si potevano fidar di me se non avevano una prova. Figlia mia, la prova è la bandiera che dice vittoria. La prova mette al sicuro tutti i beni che Iddio ci vuol dare; la prova matura e dispone l'anima per acquisti di grandi conquiste; ed anch'io vedevo la necessità di questa prova, perché volevo attestare al mio Creatore, per contraccambio dei tanti mari di grazie che mi aveva dato, un atto di mia fedeltà che mi costasse il sacrificio di tutta la mia vita. Quanto è bello poter dire: “Mi hai amato e Ti ho amato!” Ma senza la prova non si può dire giammai.
Or dunque sappi, figlia mia, che il Fiat Divino mi fece conoscere la creazione dell'uomo, innocente e santo. Anche per lui tutto era felicità; teneva il comando su tutta la Creazione, e tutti gli elementi erano ubbidienti ai suoi cenni. Come in Adamo regnava il Volere Divino, in virtù di Esso anche lui era inseparabile dal suo Creatore. Ai tanti beni che Iddio gli aveva dato, per avere un atto di fedeltà in Adamo, gli comandò che non toccasse un solo frutto dei tanti che c'erano in quell'Eden terrestre. Era la prova che Dio voleva per confermare la sua innocenza, santità e felicità, e per dargli il diritto del comando su tutta la Creazione. Ma Adamo non fu fedele nella prova, e non essendo fedele, Iddio non si potette fidar di lui; e perciò perdette il comando, l'innocenza, la felicità, e si può dire che capovolse l'opera della Creazione.
Or sappi, figlia del mio Cuore, [che] nel conoscere i gravi mali della volontà umana in Adamo ed in tutta la sua progenie, io, la tua Celeste Madre, sebbene appena concepita, piansi amaramente ed a calde lacrime sull'uomo decaduto; ed il Volere Divino, nel vedermi piangere, mi domandò per prova che Gli cedessi la mia volontà umana. Il Fiat Divino mi disse: “Non ti chiedo un frutto come ad Adamo, no, no; ma ti chiedo la tua volontà. Tu la terrai come se non la avessi, sotto l'impero del mio Volere Divino, che ti sarà vita e si sentirà sicuro di fare ciò che vorrà di te”.
Così il Fiat Supremo fece il quarto passo nell'anima mia, domandandomi per prova la mia volontà, aspettando da me il mio Fiat e l'accettazione d'una tal prova.
Ora, domani ti aspetto di nuovo sulle mie ginocchia, per farti sentire l'esito della prova; e siccome voglio che imiti la Mamma tua, ti prego da Madre che non rifiuti mai nulla al tuo Dio, ancorché fossero sacrifici che ti durassero tutta la vita. Il non smuoverti mai nella prova che Iddio vuole da te, la tua fedeltà, è il richiamo dei disegni divini su di te e il riflesso delle sue virtù, che come tanti pennelli formano dell'anima il capolavoro dell'Ente Supremo. Si può dire che la prova presta la materia nelle mani divine, per compiere il loro lavorio nella creatura. E [di] chi non è fedele nella prova, Dio non sa che farne; non solo, ma scompiglia le opere più belle del suo Creatore.
Perciò, mia cara figlia, sii attenta: se tu sarai fedele nella prova, renderai più felice la Mamma tua. Non mi far stare in pensiero; dammi la parola ed io ti guiderò, ti sosterrò in tutto come a figlia mia.


L'anima:
Mamma santa, conosco la mia debolezza, ma la tua bontà materna mi infonde tale fiducia che tutto spero da te, e con te mi sento sicura; anzi, metto nelle tue mani materne le stesse prove che Iddio disporrà di me, affinché tu mi dia tutte quelle grazie per fare che non mandi a sfascio i disegni divini.

Giovanni Paolo II
NELLA SANTA CASA DI LORETO

“ECCO L’ISPIRAZIONE CHE TROVO QUI A LORETO”

“Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”.
“Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare LA CIVILTA’ DELL’AMORE”.
“Si tratta infatti di lavorare e collaborare perché sulla terra, che la Provvidenza ha destinato ad essere l’abitazione degli uomini, la casa di famiglia, simbolo dell’unità e dell’amore, vinca tutto ciò che minaccia questa unità e l’amore tra gli uomini… Poiché nella nostra difficile epoca, ed anche nei tempi che vengono, può salvare l’uomo soltanto il vero grande Amore! Solo grazie ad esso questa terra, l’abitazione dell’umanità, può diventare una casa: la casa delle famiglie, la casa delle nazioni, la casa dell’intera famiglia umana… che prepara i figli di tutta la terra all’eterna Casa del Padre nel Cielo”.

LEGGI E PRELEVA
LA "LETTERA" del Prof. GIORGIO NICOLINI
AL CARD. ANGELO COMASTRI,
QUANDO ERA VESCOVO DI LORETO

Clicca QUI

LA DENUNCIA CANONICA PER IL DELITTO DI FALSO
consegnata alle Autorità Ecclesiastiche competenti
Il testo in PDF scaricabile cliccando sul seguente indirizzo Internet:
www.lavocecattolica.it/denunciacanonica.pdf

LE RICHIESTE AVANZATE INNUMEREVOLI VOLTE DAL PROF. GIORGIO NICOLINI
AL VESCOVO DI LORETO E AD ALTRE AUTORITA' ECCLESIASTICHE

BANDIRE per sempre dalla Basilica Lauretana le “false” “ipotesi” di un trasporto umano delle “semplici” “pietre” della Santa Casa di Nazareth, facendo togliere o correggendo le relative pubblicazioni e “falsificazioni” in esse presenti che lo propongono, e che hanno “ingannato” e continuano ad “ingannare” milioni di pellegrini e l’intera Chiesa.
RIPROPORRE solennemente l’insegnamento del Magistero Ordinario della Chiesa, che si è pronunciata al riguardo da sette secoli, “approvando” in un modo ininterrotto e inequivocabile, con centinaia di scritti e Bolle Papali “ufficiali” e “solenni”, “la verità” delle “traslazioni miracolose” della Santa Casa.
FAR CONOSCERE gli scritti e le documentazioni “autentiche”, sia delle “approvazioni pontificie”, come degli studi storici, archeologici e scientifici comprovanti la verità storica delle “miracolose traslazioni”.
CHIARIRE in modo inequivocabile che a Loreto non ci sono solo delle “pietre” “prelevate” dalla Santa Casa di Nazareth, ma che a Loreto vi sono invece proprio le “tre Sante Pareti” “integre”, che a Nazareth costituivano la “Camera di Maria”, addossata davanti ad una grotta, ove la Vergine Santissima ricevette l’annuncio angelico e ove avvenne l’Incarnazione nel suo seno del Figlio di Dio.
CELEBRARE il 10 dicembre di ogni anno “la Liturgia della Miracolosa Traslazione”, così come l’ha voluta la Santa Chiesa e in sincera obbedienza ad essa, senza più “equivoci” riguardo alla “miracolosità” di questa opera divina e cessando, perciò, di confonderla e di farla confondere con le “false ipotesi” di un trasporto umano delle “semplici” “pietre” della Santa Casa di Nazareth, che negano la “reale presenza” a Loreto della autentica “reliquia” nazaretana della Santa Casa.
APPROFONDIRE la ricerca storica, nel promuovere il reperimento di nuove documentazioni storiche, archeologiche e scientifiche sempre più “probative” a riguardo della “miracolosità” della Traslazione della Santa Casa di Nazareth.


Il testo in PDF dello studio del Prof. ANDREA NICOLOTTI
del Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino
attestante il "falso storico" del "Chartularium Culisanense"
scaricabile cliccando sul seguente indirizzo Internet

www.lavocecattolica.it/falseorigini.cartularium.pdf


L'APPELLO DI MONS. NICOLA BUX
AL VESCOVO DI LORETO
PER RIPORTARE IL SANTISSIMO NELLA SANTA CASA
E LE CONFESSIONI ALL'INTERNO DELLA BASILICA


SCELTE operate dal precedente Vescovo e DEFINITE DA MONS. NICOLA BUX:
- INSIPIENZA PASTORALE
- BUROCRAZIA PASTORALE
- MUSEALIZZAZIONE DI UN LUOGO SACRO
- RIMOZIONE DEL SANTISSIMO SEGNO DI APOSTASIA


Clicca QUI per ascoltare l'APPELLO


Leggi e PRELEVA la Lettera del Prof. GIORGIO NICOLINI
alla Congregazione per la Dottrina della Fede
in Internet
http://www.lavocecattolica.it/muller.pdf