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luca capozzi
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Eucarestia neocatecumenale, non voglio contestare, ma capire, è giusto o non è giusto? Eucaristia neocatecumenale Sintesi dei punti contestati (continua sotto)... « ... A nessuno è concesso di sotto…More
Eucarestia neocatecumenale, non voglio contestare, ma capire, è giusto o non è giusto?

Eucaristia neocatecumenale
Sintesi dei punti contestati (continua sotto)...

« ... A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale.»

[Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 52]

Il succo delle indicazioni della lettera Vaticana al movimento neocatecumenale riguarda anche le modalità di distribuzione dell'Eucaristia: se è stato approvato l'uso del pane e del vino, viene però richiamata l'attenzione alla loro distribuzione non intorno alla 'mensa' ma processionalmente da parte del presbitero.

Non si tratta di un dato solo formale, dal momento che i neocatecumenali pongono l'accento sul 'banchetto' e vivono e sottolineano la convivialità a decremento del 'sacrificio'. Osservate le dimensioni impressionanti della 'mensa', rispettivamente, di Porto S. Giorgio e della Domus Galileae, ques'ultima predisposta per la missione dei sacerdoti in Europa del 2006, con la channucchià al posto della croce! [vedi] (cliccare per vedere le immagini ingrandite)

Il discorso è complesso e da non sottovalutare, perché da come viviamo, interpretiamo e celebriamo questi momenti ne va dell'autenticità e della profondità del nostro rapporto con il Signore secondo i Suoi insegnamenti trasmessi nella e dalla Chiesa. Lex orandi, lex credendi!

Vivere la liturgia, alla presenza del Signore, così come Lui ci ha insegnato, è indispensabile per riattualizzare per noi, per la Chiesa e per il mondo il 'memoriale' della sua morte e resurrezione, perché si operi nella nostra vita e nella nostra storia - e nella storia - la trasformazione e la ricapitolazione di tutto quanto connota il nostro essere-nel-mondo secondo la volontà del Padre: "Eccomi, io vengo..."

Certamente tutto questo non può avvenire se il sacramento viene snaturato oltre che nella sua forma anche nella sua sostanza.
Magari può venir fuori una terapia di gruppo - e non sempre è scontato che succeda neppure questo -, una dinamica esaltante e consolatoria, un salutare approccio con la Scrittura; ma tutto questo nulla ha a che fare con l'Eucarestia.

In sintesi: La Messa per i neocatecumenali non è un "sacrificio" e quindi in luogo dell'altare, non c'è che la mensa, e nell'Eucaristia si celebra un convito di festa fra fratelli uniti dalla medesima fede nella Risurrezione; il pane e il vino consacrati sono soltanto il simbolo della presenza del Cristo risorto, che si esaurisce con la celebrazione ed unisce i commensali comunicando loro il proprio spirito, rendendoli partecipi del suo trionfo sulla morte. Conseguenza della predicazione neocatecumenale secondo la quale la passione e morte di Cristo non è stata un vero sacrificio offerto al Padre per riparare il peccato e redimere l'uomo, che resta inesorabilmente peccatore (il che è vero, ma non si tiene conto dell'effetto della grazia) e, per godere i frutti della sua opera, basta riconoscersi peccatori e credere nella potenza del Cristo risorto (il che elimina totalmente la 'risposta' e la responsabilità personale).

E così anche le parole della consacrazione "questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi" non hanno il significato pregnante custodito dalla Chiesa e quindi l'Eucaristia non viene vissuta in tutta la sua sacralità, potenza trasformatrice, momento fondante e sorgente inesauribile della vita di fede nel Signore, riattualizzazione della sua MORTE E RISURREZIONE 'fate QUESTO in memoria di me'

È per questo che le celebrazioni, pur ricche del fervore dei canti e delle risonanze alla Parola proclamata, che molta presa hanno sulla emotività delle persone, alla fine sono altra cosa rispetto alla celebrazione 'cattolica' che viviamo come ci è stata trasmessa dalla Chiesa. Nelle celebrazioni neocatecumenali abbiamo visto tanta esaltazione e poco raccoglimento ed anche banalizzazione del mistero (...prima di celebrare i 'sacri misteri'... ricordate?)

Viene negata anche la 'Comunione dei Santi' ritenendo che lo Spirito circoli solo ed esclusivamente nella concreta ristretta comunità di appartenenza. È per questo che le celebrazioni sono così parcellizzate ed escludono la grande Assemblea dei fedeli della Parrocchia.
Ricordo che al sacerdote neocatecumenale che mi riprendeva proprio sulla 'Comunione dei Santi' dicendomi che lo Spirito circola solo nella Comunità concreta, risposi con le parole di Paolo (1Cor 9,24) che dice che la nostra 'buona battaglia' somiglia alla gara della corsa nello stadio, alla fine della quale ognuno si aspetta la corona della vittoria e nel corso della quale, come dagli spalti 'come un ronzio d'api' arriva l'incoraggiamento degli spettatori (come dice in Eb 12, 1 "Circondati da un nugolo di testimoni") così giunge a noi l'incoraggiamento della Comunione dei Santi. È un'immagine molto bella che mi ha sempre molto confortata e rafforzata. Lo accolse come misticismo spicciolo; ma ho avuto conferma dal mio Padre spirituale che è qualcosa di davvero grande e forte che non può che nutrire la nostra fede e ci immette in una realtà che è il vero 'mondo a venire' il Regno già qui sulla nostra tribolata terra e nella nostra vita e nella nostra storia. E nella celebrazione si realizza la comunione non solo con l'assemblea dei presenti, ma anche con tutta la Chiesa di ieri di oggi di domani, terrestre e celeste, nel tempo e fuori del tempo contemporaneamente.

Poste queste non banali divergenze con il 'sensus fidei' trasmesso dalla Chiesa, la celebrazione liturgica perde tutta la sua solennità e la sua bellezza e crediamo venga snaturata della sua realtà più vera.

Il pensiero di Benedetto XVI sul modo di celebrare l’Eucaristia è bene espresso nel libro “Rapporto sulla Fede”. In esso è riportata l’intervista di Vittorio Messori all’allora Card. Joseph Ratzinger. A pag. 130 leggiamo: «La Liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La Liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la Liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma che qui accade. Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella Liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi. Per il cattolico, la Liturgia è la Patria comune, è la fonte stessa della sua identità: anche per questo deve essere “predeterminata”, “imperturbabile”, perché attraverso il rito si manifesta la Santità di Dio. Invece, la rivolta contro quella che è stata chiamata “la vecchia rigidità rubricistica”, accusata di togliere “creatività”, ha coinvolto anche la Liturgia nel vortice del “fai-da-te”, banalizzandola perché l’ha resa conforme alla nostra mediocre misura».

Negli "Orientamenti alle équipes di catechisti per la fase di conversione", viene riportate questa catechesi di Kiko: "Non c’è Eucaristia senza assemblea. È un’assemblea intera che celebra la festa e l’Eucaristia; perché l’Eucaristia è l’esultazione dell’assemblea umana in comunione; perché il luogo preciso in cui si manifesta che Dio ha agito è in questa Chiesa creata, in questa comunione. È da questa assemblea che sgorga l’Eucaristia" (p. 317).

Il Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica "Ecclesia De Eucharistia " (2003), al n. 31, scrive invece: "Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli".

Vogliamo ricordare che ogni vero cristiano è consapevole di quanto sia importante il coinvolgimento dell'assemblea, ma non si sognerebbe mai di dimenticare che il sacerdote celebra 'in persona Christi', il cristiano vive, partecipa, accoglie, loda, ringrazia, adora... e l'assemblea non è formata soltanto dalla sua comunità, ma è in comunione con la Chiesa di ieri di oggi di domani, terrestre e celeste, nel tempo e fuori del tempo contemporaneamente

Se c'è del positivo, nel richiamare l'attenzione sulla maggiore concretezza e coinvolgimento con i fratelli per viverlo comunitariamente, i contenuti formativi non sono quelli insegnati nella e dalla Chiesa e, in realtà, si determina una grande concentrazione dell'esperienza nell'ambito delle singole comunità con vera e propria esclusione degli 'altri'.

Aggiungiamo anche che, nell’Eucaristia vissuta secondo gli insegnamenti della Chiesa, si realizza quell' "eccomi", così totalizzante e pregnante che coinvolge la nostra vita a 360 grandi in tutta la sua ampiezza (pensieri, desideri, impegni, azioni e relazioni rapporti con gli altri) e spessore (profondità del nostro essere e sua relazione con gli altri, con il mondo e con il Signore). È difficile da spiegare così, è più bello ed efficace dirselo a voce e soprattutto viverlo. Quel fate QUESTO in memoria di ME è il punto chiave di tutto. Cosa intendiamo per QUESTO? Se si tratta del dono totale di noi al Padre, perché, 'ricordandosi' (ri-attualizzazione, non semplice ricordo) del Suo Figlio, operi anche in noi la trasformazione in Cristo, accettando il nostro affidamento-dono totale e trasformandolo in 'sacrificio santo perenne gradito a Dio' e non solo nel momento dell'Eucaristia, ma facendo di noi un' 'Eucaristia vivente', allora forse c'è un qualcosa d'altro e di oltre a quel che dice Kiko e non ci …
e non …
simone
luca capozzi
Vorrei sapere da voi , mi pongo neutrale, perchè non ne so molto, ma leggendo vari articoli tra i quali questo postato, vorrei solo capire, potete commentare, educatamente , senza odio ne violenza, grazie