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Fatima.

Campania, Tpi svela la truffa tamponi: così circolavano migliaia di positivi al Covid

23 ottobre 2020

Scoppia la bufera sul presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il sindaco-sceriffo finisce nel vortice delle polemiche dopo lo scandalo tamponi falsi esploso nella Regione, da oggi in lockdown, che ha fatto circolare migliaia di positivi al coronavirus tutti tranquillizzati da test farlocchi: "Sei negativo" dicevano ai malcapitati. A svelare la mega truffa che ha messo in ginocchio la regione è il sito TPI di Giulio Gambino.

Tamponi veloci, a basso prezzo, senza fila e anche a domicilio grazie a un'organizzazione campana che però sui pazienti effettuava quelli già usati, sprovvisti di certificato sanitario e processati con macchinari utilizzati per testare la brucellosi nelle vacche. “Io gli facevo il tampone e lo mettevo su una striscetta già usata e non gli dicevo niente. Non attendevo nemmeno i 20 minuti e dicevo: è negativo guagliò, tutto a posto! Capito? Tanto io già so che quella striscetta è negativa quindi non tengo il rischio. (…) Che me ne fotte… Nella sua testa lui è negativo. Se pure fosse stato positivo già avrebbe fatto i guai… Che me ne fotte a me”.

Le parole sono quelle di un'intercettazione ottenuta in esclusiva da TPI riportata nell'articolo di Amalia De Simone. "Sono la sintesi di una delle conversazioni oggetto dell’indagine dei carabinieri del Nas di Napoli - scrive - che hanno scoperto un’organizzazione (al momento ci sono 17 indagati) che effettuava tamponi per la ricerca del Coronavirus senza avere i macchinari adatti a processare i campioni, né il personale specializzato per poterli eseguire. Il risultato? Questo tipo di attività (ingente per ammissione degli stessi soggetti coinvolti, che nei dialoghi intercettati parlano di migliaia di tamponi eseguiti) ha contribuito al diffondersi dell’epidemia, mettendo in pericolo la salute e la vita di molte persone".

La banda dei truffatori era coordinata da un dottore del 118, il Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza, che venendo meno al vincolo di esclusività alla sanità pubblica, approfittava della propria posizione di medico, dello stato pandemico e del conseguente assoggettamento psicologico da parte della gente. Accanto a lui un infermiere e una serie di persone non qualificate, tra cui anche la sorella di quest’ultimo e vari altri conoscenti, utilizzati prevalentemente per l’esecuzione dei tamponi. E soprattutto il supporto di una azienda specializzata in protesi acustiche che metteva a disposizione il suo parco clienti, i locali della sua struttura e un macchinario per processare i tamponi. Appena la procura chiuderà il fascicolo, gli indagati potranno produrre documenti e depositare memorie che provino la loro eventuale estraneità ai fatti.

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