Fatima.
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Maria Valtorta - Quaderni - 21 luglio 1944 ed. Cev

May 06, 2022
Scrive Maria Valtorta:
Ieri sera, non so se per farmi fare un’ora di Getsemani, dato che era giovedì sera, o se per tormento diabolico, sentii formarsi una burrasca nel mio cuore che era tanto in pace da quando lei è venuto (10 luglio). E creda, Padre, che ne ho avuto paura.
Mi sono detta: “Se il Tentatore mi riprende, sto fresca!” Ho più paura delle nostalgie, che mi suscita con una violenza che mi fa perdere il controllo, che non d’una crisi di cuore. Perché so come mi lasciano poi, indebolita moralmente e atta a sentire troppo acutamente le inevitabili miserie della vita. Mi innestano, se si può dire, nella vita e nel passato, strappandomi dal mio Presente che è Dio, mia Vita. E ne spasimo perché sono come un uccello, abituato all’azzurro e allo spazio, chiuso in una gabbietta al buio e tormentato da persone che, a lui sconosciute, sono per lui terrore solo a vederle.
Può parere forte quanto io dico, dato che non sono fra sconosciuti né fra tormentatori. Ma questo è vero per Maria donna, la quale ormai è così poco più donna che può dirsi di lei che ormai è fuor della vita. La mia Vita è altrove. Per un capovolgimento miracoloso mi paiono cose estranee, fuori di me, le cose che sono il tutto degli altri, mentre mi pare vera vita quella che vive il mio spirito. Vita segreta e sconosciuta al mondo, e così viva!
Ieri sera, proprio prima che si formasse la burrasca dei ricordi, e degli spasimi consecutivi, stavo ripassando nella mente le cose vedute (10 luglio) in visione e me ne beavo ancora, ripensando a questo o a quell’episodio di cui rivedevo con vivezza le fasi. Rivedevo col pensiero, non con la vista interiore. Ricordavo, insomma. E sorridevo al piccolo Beniamino, e mi allietavo della gioia di Gesù fra i bambini, e rivedevo la casa di Zaccaria a Ebron e la Vergine intenta alle donnesche cure e così via. E mi dicevo: “Quante cose mi ha fatte vedere Gesù per innamorarmi sempre più di Lui! Quanto ho dentro con cui vivere felice come re fra i suoi tesori! Grazie, Gesù!”.
E dopo è venuto il... babau... Ma è durato poco, se non ritorna. Ho chiamato tutti i miei celesti amici: Gesù, Maria, Giuseppe; Giovanni e la piccola Teresa, e ho detto loro: “Soffiate via le nubi nere. Io non ne ho la forza... ma non voglio perdere il mio Sole. È in me e mi dà tanta pace. Aiutatemi”. Ed ho sentito che mi aiutavano. Sorrisi e carezze e pace, pace, pace.
Stamane mi sono destata dal sopore cantando la canzone che mi sono fatta per dire a Dio che lo amo e lo desidero. Proprio cantando, sa? Come un uccello lieto del primo sole.
Suor Saviane mi ha scritto: “La fede che ti ha sostenuta sempre trionfi nella tua anima purificata dalla sofferenza e faccia brillare le perle nuove e preziose della immortale corona. La cara Madonna ti accompagni e ti prepari all’ingresso nella nuova Gerusalemme quando e come vorrà Gesù. Tu a Lui ti sei offerta... In questa svolta, per te più angosciosa che per altri, senti il Cielo con la schiera dei tuoi intercessori assai, assai vicino a te nel doloroso pellegrinaggio... Senti me pure vicina con la preghiera... Gesù non ti abbandona... Gesù sia il tuo scudo, il tuo balsamo, il tuo premio...”.
Come sempre, questa suora santa, che non sa umanamente niente, scrive come sapesse tutto. Il mio tutto, la vita speciale che Dio mi fa vivere. Ho chiamato i miei “intercessori” celesti seguendo il suo consiglio, perché credo che questa suora sia illuminata. E ho fatto bene. Lo farò sempre quando tornerà il... babau. Dato che io non valgo niente e che lei è lontano per infondermi la sua pace. Me ne ha infusa tanta nelle 24 ore che è stato qui, or sono 10 giorni, che sono ancora forte... È inutile! In Cielo Dio e in terra lei ci vogliono per la povera Maria!...
Ora apro la Bibbia. Mi si apre al salmo 118 (119). E precisamente alla strofa Caf .
Gesù mi dice:
«Leggi. Pare scritto per te. Ma l’anima tua non si strugge nell’attesa del mio soccorso. Una cosa che si strugge si consuma e annulla. Invece la tua anima cresce e si fortifica nell’attesa. L’attesa serve a spogliarti da ogni resto di umanità. Ti voglio avere semplice e nuda come petalo di fiore. L’attesa serve a fortificare la tua speranza. Ti voglio con una speranza più perfetta e forte di un blocco d’acciaio.
Anche fossi sulle soglie dell’abisso e vedessi l’inferno teso per ghermirti e dietro a te il mondo latrante come canea che vuole sbranare e pronto ad avventarsi, non devi avere paura. Io te lo dico: “Non devi avere paura”. Sono la Parola che non mente. Spera e credi in Me.
Non solo i tuoi occhi ma anche le tue labbra si sono consumate e stancate nel dirmi con la voce e lo sguardo: “Quando mi consolerai?” Oh! presto, diletta. Ancora un poco di croce e poi sarai consolata molto più di quanto lo speri, consolata così sovrannaturalmente che rimarrai estatica di gioioso stupore. Non ti parrà possibile, allora, di aver meritato tanto. Non ti parrà possibile perché la gioia smemora del dolore antecedente e perché l’umiltà tiene bassi i sentimenti di un mio servo.
Mia piccola, amata discepola, dolce figlia del mio amore, non guardare se la grandine delle pene ha fatto di te come un otre esposto alla brina. Ogni lacrima è una gemma. Ogni atto di fede, mentre il dolore percuote, è più che una gemma. Verrai a Me più ornata di sposa.
Già ti ho insegnato (12 giugno) a non contare i giorni del passato e del futuro. Di’ sempre la parola di Dio: “Ora”. “Io soffro ora. Il passato non c’è più. Il futuro potrebbe non esserci. Ma ora Dio mi ama, ma ora amo Dio, ma ora Dio mi premia per l’eternità. Ora, sempre ora”.
Il salmista chiede: “Quando farai giustizia dei miei persecutori?”. Lui lo poteva dire. Io non ero ancora venuto a portare il perdono e l’amore. Tu non lo devi dire. Non lo devi neppure desiderare. Perché Io ho detto (Mt 5,10-12.38-39.43-47; Lc 6,22-23.27-35): “Quando uno ti percuote, offri l’altra guancia. Ama chi ti disama per non essere simile a quelli del mondo che amano solo chi li ama. Beati voi se sarete perseguitati”. Lascia a Me il compito di difesa e di castigo. Tu ama. È più dolce e più santo.
Se tu sapessi come ti amo quando vedo che non solo non sai odiare più tu che odiavi non sai odiare più da quando ti ho detto di amare anche i nemici per amor mio, ma che soffri di sentire gli altri odiare perché l’odio fra fratelli è offesa a Me Padre di tutti gli uomini!
Se anche gli iniqui ti raccontassero favole, sarebbe inutile. Ormai sei al disopra di loro e delle loro parole. Stabile in Dio, nel rifugio del suo cuore come un uccellino in un nido. Perciò sai, nutrita come sei direttamente al mio seno, quale sia il vero cibo, e i mendaci sapori dei cibi di menzogna non ti possono più sedurre. Tu vivi della e nella Parola di Verità, e l’odio dei golosi di menzogna non ti può che stupire, come stupisce un bimbo dello sgarbo che un adulto oppone alla sua carezza. Ma non suscita odio. Anzi ti stacca dagli uomini. È ciò che voglio. E ti spinge sempre più verso Me, in Me. È ciò che voglio più ancora.
Colui che parla la verità che Dio gli pone sulle labbra diviene tanto odioso al mondo che esso cerca non tanto di farne sparire la persona, poiché il mondo è vile ed ha paura delle prigioni, quanto di distruggerne stima e memoria fra i buoni. Ma resta fedele.
Ai comandamenti dati a tutti se ne aggiunge uno speciale per le mie “voci”, per i miei prediletti. La fedeltà assoluta. Una fedeltà non solo nel comandato ma nel consigliato, non solo nel consigliato: anche nel desiderato da Me. Perciò contro ogni utile umano siimi fedele. Giovanna (d’Arco) fu fedele fino al rogo alle sue “voci”. Ed erano voci di angeli e santi. La tua Voce è la mia (la Voce che tu ascolti è la Mia). Siile fedele sino al martirio, se ti sarà chiesto. A qualunque martirio. E quello della bassa calunnia, della guerra subdola, delle invidie e menzogne non è meno torturante di un rogo. Siimi fedele. Io ti aiuterò.
E ora di’ tu l’ultimo distico: “Nella tua misericordia dammi vita; e metterò in pratica gli insegnamenti della tua bocca”.
Sì. Vita, e Vita ti darò. Qui finché mi servi, in Cielo perché tu riposi nel mio gaudio. Vita qui perché sempre più tu viva ciò che Io ti insegno. Bevi, bevi alla fonte della mia divina Parola. Gesù-Maestro è più che mai Maestro tuo, perché troppo rari sono coloro che lo vogliono per loro Maestro, ed Egli si dona senza misura ai pochi che hanno compreso che non vi è scienza nel mondo e non vi è parola che siano più della sua sante e vere.
O dilettissimi, che mi amate e vivete della mia parola, scrigni vivi in cui Io depongo le gemme del mio pensiero, lampade d’oro che splendete della luce che arde in voi, venite, venite. Io guardo a questo piccolo gregge d’agnelli amorosi fra le torme dei lupi feroci, degli agnelli che testimoniano di Me fra il mondo insatanassato, degli agnelli la cui vita è una professione di fede e una prova che vi è Dio, e sfavillo di gioia.
Contrassegnati del mio Segno! Oh! venite, benedetti! Il mio cuore vi è aperto. Venite e posate su esso. Venite...
Io te lo dico: “Giubila! Dio è con te”.»

Maria Valtorta - Quaderni - 21 luglio 1944 ed. Cev