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Pell sul carcere: "Non c'è bisogno che partecipi a una costosa messa in scena"

Il cardinale Pell ha scritto su FirstThings.com (8 luglio) della sua ordalia di 13 mesi in isolamento: dieci a Melbourne "in uniforme verde da carcerato" e tre nel carcere di Barwon, vestito con "i colori rossi vivaci dei cardinali".

La sua cella di Melbourneera circa 15 metri quadri. C'erano un letto, mensole basse con un bollitore, televisione, uno spazio per mangiare, un lavandino con acqua calda e fredda, un angolo doccia "con acqua ben calda":

“A differenza di tanti hotel eleganti, nella parete sopra il letto c'era una lampada da lettura efficiente," però il vetro della finestra non era molto trasparente, "potevo distinguere il giorno dalla notte, ma non molto di più, dalla mia cella.”

Poteva sentire ma non vide mai gli altri 11 prigionieri del suo braccio. In generale le giornate di Pell erano senza carcerati che urlavano e sbattevano le mani, spesso distrutte dalle droghe, anche se si meravigliava di quanto a lungo potessere sbattere i polsi: "Una guardia mi spiegò che potevano anche calciare come dei cavalli.”

Alcuni prigionieri allagavano le loro celle o le insozzavano. La prima notte, Pell ha creduto di udire "una donna che piangeva" e un altro prigioniero "che chiamava la madre".

Raramente il cardinale è stato trattato male. Solo una volta un prigioniero gli ha sputato da un'apertura chiamandolo ragno nero "e altri epiteti non certo gentili".

Alcune altre volte, Pell ha sentito discussioni accese sulla sua colpevolezza: "I prigionieri si dividevano tra chi mi credeva innocente e chi mi credeva colpevole, come molti altri settori della società australiana, anche se i media mi erano amaramente ostili, con alcune splendide eccezioni.”

Pell si è sentito dire da un prigioniero, che aveva passato decenni in prigione, che era il primo prete condannato di cui fosse a conoscenza che avesse qualche supporto tra i prigionieri.

Molte mattine, Pell sentiva il canto di preghiera dei musulmani, e tra i musulmani le imprecazioni o le blasfemia erano rare: "Sospetto che i prigionieri musulmani non tollerino la blasfemia.”

Dopo aver perso l'appello presso la Corte Suprema, aveva pensato di non appellarsi all'Alta Corte australiana: "Se i giudici volevano semplicemente difendersi tra loro, non c'era bisogno che io partecipassi a una costosa messa in scena.”

Però il direttore della prigione di Melbourne ("un uomo più grande di me e molto diretto") mi ha spinto a perseverare.

Pell aveva un volume del breviario non aggiornato, riceveva la Santa Comunione ogni settimana, poteva frequentare la Messa cinque volte, ma non l'ha mai potuta celebrare. Ha capito che la sua "sofferenza non doveva essere inutile."

“Non mi sono mai sentito abbandonato, sapevo che il Signore era con me – anche se non capivo cosa stesse facendo per gran parte dei 13 mesi.”

#newsLysnaoxwpr

alda luisa corsini
Bellissimo: " anche se non capivo cosa stesse facendo in quei 13 mesi". E' proprio così, durante la tempesta ci chiediamo cosa abbia da fare il Signore, oltre a starci vicino. 😇