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Francesco I
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SENTENZA CASSAZIONE. CROCEFISSI APPESI AI MURI? O PIUTTOSTO I NOSTRI MURI (E NOI) APPESI AL CROCIFISSO? - Lo Straniero

Pietro Lorenzetti: "Deposizione"

Il caso fu sollevato da un docente di un istituto professionale che a lezione non voleva il crocifisso sul muro dell’aula. Gli studenti decisero invece a maggioranza di tenerlo.
Ieri la Corte di Cassazione ha dato il suo responso: il Crocifisso in aula “non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione” in quanto “ad esso si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo”.
Il Centro Livatino rileva l’importanza del pronunciamento: significa che “non esiste un divieto di affissione costituzionalmente fondato”. Tuttavia c’è un “ma”.
Secondo la Cassazione la circolare del dirigente scolastico, che decreta il “puro e semplice ordine di affissione del simbolo religioso”, non è “conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”.
È tale comunità a dover decidere “in autonomia di esporlo”, magari “accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe” e comunque cercando un “ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi”.
Così però – secondo il Centro Livatinola Cassazione “si fa creatrice di una norma più che interprete di quelle esistenti”, dunque occorre un intervento del Parlamento.
Del resto mettere ai voti i simboli religiosi può aprire la strada a situazione surreali. Il calendario scolastico, per esempio, prevede la chiusura ogni domenica (festività cristiana) e poi vacanze scolastiche da Natale all’Epifania e a Pasqua. Domani si metteranno ai voti? Pure il computo degli anni adottato dalla scuola (e dalla comunità civile) parte dalla nascita di Gesù. Islam e altre religioni hanno computi diversi. Va tutto ai voti? Anche i programmi scolastici?
Nella sentenza della Cassazione sembra esserci una contraddizione: la seconda parte considera il crocifisso un simbolo confessionale (così si arriva alle conclusioni che abbiamo visto). Invece nella prima parte si sottolinea il significato della presenza del crocifisso in un’aula scolastica rimandando alla nostra tradizione culturale e alla nostra identità nazionale.
Infatti quel simbolo nelle aule non riguarda tanto la fede dei cristianiche comunque il crocifisso lo portano nel cuore o al collo, quanto la nostra cultura, l’identità del nostro popolo, quindi tutti.
Non sono i crocifissi a stare appesi ai muri. C’è una canzone di Gianna Nannini che parla di “muri appesi ai crocifissi”. In effetti sono i muri della nostra civiltà ad essere appesi al Crocifisso. Senza di lui viene giù tutto, non sappiamo più chi siamo.
La nostra storia e la nostra identità sono impregnate di cristianesimo. La letteratura, l’arte, la filosofia, la storia, la musica che studiamo e pure la scienza fioriscono nell’alveo cristiano. Università e ospedali nascono dalla storia cristiana e così pure il concetto di Europa. Addirittura la lingua italiana ha come origine e paradigma un poema che celebra il cattolicesimo: la Divina Commedia.
La stessa laicità dello Stato e l’idea di democrazia hanno alla base il concetto di Regno di Dio e di persona umana portati da Gesù Cristo.
Il vate della cultura laica, Benedetto Croce, nella nota opera
“Perché non possiamo non dirci cristiani” scriveva: “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta… E le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni… non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e perdura il suo”.
Un altro simbolo della cultura laica, Federico Chabod, nella “Storia dell’idea d’Europa”, scriveva:
Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli Antichi, fra il nostro modo di sentire la vita e quello di un contemporaneo di Pericle e di Augusto è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’, anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.
Il più bell’articolo in difesa del Crocifisso nelle aule scolastiche, apparve sull’“Unità” sotto il titolo “Non togliete quel Crocifisso”, e fu scritto da una scrittrice ebrea, la bravissima Natalia Ginzburg:
il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace.

È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente… Il crocifisso è simbolo del dolore umano. Non conosco altri segni che diano con tanta forza
il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo”.
Paradossalmente, il filosofo più anticristiano, Nietzsche, lo confermava con rancore:
L’individuo fu tenuto dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare… questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato”.
Dunque siamo tutti appesi al Crocifisso.
Antonio Socci
Da “Libero”, 10 settembre 2021
N.S.dellaGuardia
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