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Anima orante: due brani biblici (commentati da don Dolindo R.) che illuminano il presente

Cari amici, ricevo da "Anima orante" (collaboratrice anonima del canale) un nuovo contributo ricco di spunti per decifrare il nostro momento presente. Lo offro alla vostra attenta lettura

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Desidero proporre due riflessioni, di acuta lungimiranza, del caro sacerdote Don Dolindo Ruotolo, il quale nella sua imponente opera di commento alle Sacre Scritture, apre squarci di prospettiva quasi profetica.

Il primo brano di Don Dolindo è tratto dal commento a 1 Maccabei, cap. 5, ed è particolarmente adatto ai nostri tempi in quanto offre una chiave interpretativa (certo sempre valida) alla luce della fede anche dei fatti che accadono in questi tempi.
Quando l'uomo sceglie l'apostasia invece che la fede e la fedeltà all'Alleanza salvifica con Dio, cosa accade? Che l'umanità si troverà necessariamente afflitta da quelli che don Dolindo definisce “momenti tragici della storia dell'umanità”, in cui - per la sapiente legge divina che esige giustizia – gli “inesorabili flagelli” si riversano sulla terra. Questo accade necessariamente, perché la misericordia non basta dove la creatura ha sovvertito (o vorrebbe sovvertire) “l'ordine della carità universale”, quindi i flagelli sono il rimedio per il ristabilirsi di quest'ordine, per spingere l'uomo a riparare, ad umiliarsi, a battersi il petto e per riportare la creatura alla consapevolezza della sua misura.

Il secondo brano invece (tratto dal commento al Vangelo di San Luca) riporta invece alla Chiesa militante ed immolata il senso sia della sua missione, ma ancor più della sua essenza vitale, della Vita Divina, poiché Corpo Mistico, provato nelle Passione come lo stesso Gesù di cui è corpo mistico, ma già redenta e prossima alle glorie del Cielo. Un passo di grande incoraggiamento e consolazione sia personale, per le singole anime, qualunque sia la loro chiamata, sia per la Chiesa come realtà unica soprannaturale.


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Dal commento a 1 Maccabei: I momenti tragici della storia dell'umanità

“Vi sono dei momenti tragici nella storia dell'umanità, nei quali si ha l'impressione che un destino spietato la colpisca; sono in realtà quei momenti nei quali si urtano i diritti del Creatore con la presunzione orgogliosa della creatura. La distanza tra il Creatore e la creatura è infinita, e può essere solo accorciata dalla bontà di Dio che scende fino alla sua creatura libera e ragionevole e stabilisce con lei un patto di alleanza amorosa.

Questo patto non è la contrattazione fatta tra eguali, ma rappresenta il minimo delle esigenze del Creatore per il bene della creatura. Ogni patto di tal genere, perciò, importa la promulgazione di una legge da parte di Dio, e l’accettazione di questa legge con l’offerta di sé, diretta per l’amore e indiretta per il sacrificio, da parte della creatura. Ogni volta che la creatura rescinde il patto stipulato con Dio, riappare, per così dire, la distanza tra il Creatore e la creatura, e con questa distanza riappare l’esigenza della giustizia, e si rovesciano sulla terra terribili flagelli.

L’uomo rescinde il patto stipulato con Dio ogni qualvolta presume di creare egli un nuovo ordine, una nuova dottrina e una nuova convivenza sociale. Rescinde allora o il patto del Sinai, nel quale Dio si affermò Creatore e padrone di tutte le cose, e dette la sua Legge, o il patto del Calvario, nel quale Dio si affermò Sapienza Infinita e redense l’umanità con la nuova Legge, o il patto dell’amore nell’effusione dello Spirito Santo nel Cenacolo, nel quale Dio promulgò la legge della carità, costituendo la Chiesa Cattolica.

Quando l’uomo si rende apostata da Dio e adora i propri idoli, quando si rende apostata dalla sapienza di Dio e adora la propria ragione, quando si rende apostata dall’amore promulgato da Dio Eterno Amore, e pretende di creare nuovi ordini sociali, nuove convivenze, nuove leggi nazionali o internazionali che prescindono dall’ordine della carità universale, cade nell’abisso ed incorre nelle sanzioni terribili della divina giustizia. E allora che vengono quei flagelli terribili che richiamano l’uomo al senso della propria debolezza, della propria stoltezza e della propria miseria.

Il flagello ha il carattere d’inesorabilità, e non può cessare né cessa se l’uomo non si umilia, se non abbatte i suoi idoli, se non rinunzia alle sue aberrazioni, se non rinnega il suo accentratore egoismo.

Oggi il flagello che ha colpito e colpisce il mondo ha preso proporzioni spaventose, perché l’uomo ha cumulato su di sé la responsabilità di questa triplice apostasia: si è dichiarato senza Dio, si è dichiarato indipendente dalla sapienza di Dio con le stoltezze del razionalismo, ed ha gettato nell’umanità il pomo della discordia e della divisione con le stoltezze del razzismo, del sangue, degli spazi vitali, dell’autarchia e col culto della prepotenza e della forza brutale.

Quest’apostasia non può essere riparata con un atto di misericordia, perché richiede la riparazione, ossia il ritorno all’equilibrio distrutto dalla umana perversità; e poiché l’uomo è libero e ragionevole, questo equilibrio non può ristabilirsi senza l’esperienza penosa di quello che porta con sé l’apostasia da Dio, dalla sua Sapienza e dal suo Amore.

Dio abbandona l’uomo alle sue forze disordinate, ed ecco il disordine distruttore, le rovine e le stragi; lo abbandona alla sua ragione sconvolta, ed ecco le false dottrine e le eresie che disorientano la vita individuale e sociale; lo abbandona al suo egoismo, ed ecco lo sfacelo della carità, la promulgazione dell’odio, il regno di satana. Da queste orribili crisi nascono le guerre di sterminio, nelle quali l’umanità è decimata, accorgendosi solo così di essere fuori via; nascono le rivoluzioni, nelle quali regna la stoltezza nella violenza, e nascono gli sconvolgimenti sociali, nei quali l’uomo si accorge che l’equilibrio può nascere solo dalla Legge di Dio, dalla sua Sapienza e dalla legge della carità.

In questi momenti tragici dell’umanità non bastano i pannicelli caldi di espedienti naturali, escogitati dal povero cervello umano; è necessaria la conversione profonda del cuore, la penitenza e la riparazione pubblica, ossia è necessario ritornare al patto che è stato infranto. Bisogna ritornare a Dio adorandolo, accettare in pieno la sua sapienza credendo, accettare la Sacra Scrittura come ci è presentata dalla Chiesa, accettare la dottrina e i dogmi della Chiesa, e vivere di questa dottrina trasfondendola nelle azioni; è imprescindibile il ritorno alla legge dell’universalità e della carità, che rende le nazioni sorelle e i popoli fratelli, sotto lo sguardo paterno di Dio e lo sguardo materno della Chiesa.

È necessario e lo diciamo chiarissimamente, perché è un’esigenza assoluta del benessere comune di tutto il mondo che le persone stesse che appartengono alla Chiesa scuotano dalla loro mente e dal loro cuore la polvere mondana che le ha avvinte. Tra le file cristiane non ci sono ‘i senza Dio’, ma ci sono quelli che sostituiscono al divino l’umano, al soprannaturale il naturalismo; non ci sono solo i razionalisti apostati, ma i critici che sostituiscono alla luce della fede quella della ragione nella maniera più lacrimevole, e si smarriscono in povere concezioni che vorrebbero salvare la fede e la ragione.

La carità predicata da Gesù Cristo e promulgata nella effusione dello Spirito Santo è estinta in molti cuori, avidi solo di vanità, di alti posti, di godimenti e di ricchezze terrene.

È necessario liberarsi da tutto ciò che contrasta con lo spirito dell’Evangelo, e ritornare all’umiltà, alla pietà, alla semplicità, alla carità, in pieno e senza concessioni al mondo, perché solo così il Signore può usarci misericordia e ricordarsi del suo patto ridonandoci la tranquillità e la pace. Ciò che fece Giuda Maccabeo, sterminando le città che ostacolavano il cammino al popolo di Dio, dobbiamo farlo noi, distruggendo tutto quello che intralcia il nostro cammino verso il Cielo. Dobbiamo convertirci, ritornare alla fede, ritornare alla pratica dei Sacramenti, ritornare allo spirito cristiano, e percuotendoci il petto invocare la misericordia di Dio perché ci converta e ci rinnovi.

Dal commento al Vangelo di San Luca: La Chiesa militante è immolata, la gioia nella tribolazione

La Chiesa militante è, come il suo Redentore, perennemente immolata. Non può mutare fisionomia e se la mutasse non sarebbe più il Corpo Mistico del Redentore come non lo sono gli eretici. Sognare per lei un trionfo politico ed umano significherebbe sognare una sua diminuzione e cadere nell'errore di Israele che aspettava un Messia politico.

La Chiesa è regno di verità e di amore, e non potrebbe diventare un regno di menzogna e di egoismo come lo è ogni politica del mondo. Essa trionfa nella luce della Santissima Trinità, non in quella della nostra valle: sussiste, redime, ama. La sua gloria sta nel non venire mai meno, nell'elevare le sue anime e nell'amare Dio sopra tutte le cose. Soffre nelle sue membra, senza dubbio, e la sua vita è passione, ma la sua sofferenza è piena di pace, ed essa avanza nel mondo come corrente limpida e calda, in mezzo alla fanghiglia agghiacciata.

Essa ha le gioie della maternità nei dolori del parto, le esultanze del trionfo nelle angosce del combattimento, le esortazioni della vera gloria nelle umiliazioni delle persecuzioni, la grandezza trascendente nella semplicità della sua vita, lo splendore della santità nei disprezzi dell'empietà, l'irresistibile espansione dell'apostolato negli ostacoli e negl'impacci che le frappone il mondo, il dominio dello Spirito nelle ribellioni che si accentuano contro di lei per l'orgoglio umano, la ricchezza della Provvidenza in mezzo alle spoliazioni dei ladri del mondo, e la sua vita immolata è tutta splendore di luci.

Maria, sua gemma preziosissima, le riflette tutte nel suo cantico sublime (il Magnificat, ndr).

Guardiamolo in una sintesi fugace: si convertono le genti (…). La conversione diventa santificazione per la grazia ed elevazione per i doni dello Spirito Santo, e rifulgono nella Chiesa le meraviglie dei miracoli, delle profezie, dell'eroismo (…).

La Chiesa è combattuta ma non conosce altra controffensiva che la misericordia (…) essa ha una potenza, ma non deriva dalla violenza, bensì dalla sua saldezza, perché è roccia ed è fondata sulla roccia. La vigila il Signore, la sostiene la sua onnipotenza, e chi urta contro di lei si sfascia (…). Ecco, i potenti che fanno tremare la terra non sono per la Chiesa che uno spauracchio; essa sa dove andranno, sa dove cadranno: li attende l'abisso, li ha ingoiati tutti, ed ingoierà anche i presenti e quelli che verranno sino al termine dei secoli (…).

Solo la Chiesa si sazia dei veri beni, e cammina nell'esilio col cuore e con la mente ricolmi di pace e di amore. È vero anche le anime che vivono nella Chiesa sono soggette alle prove e persino le più sante cadono nelle aridità angoscianti e si credono a volte perdute ma esse sanno che la prova è mezzo per il guadagno più bello e unendosi alla Divina Volontà cantano con l'eroismo della piena fiducia nelle promesse di Dio: Magnificat anima mea Dominum! Esse conoscono già le vie dell'immolazione agonizzante, le ha tracciate loro il Redentore nell'Orto del Getsemani, e con Lui sanno ritrovare le vie della pace in quest'unico slancio: Non sia fatta la mia volontà ma la Tua! Magnificat!
Sandrolanteri
Mancano veri pastori credenti e credibili