Fatima.
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La tristezza è richiamo magico per Satana

Valtorta – Evangelo 80.9

(17 gennaio 1945)

(Gesù ha portato Giovanni, Giuda e Simone zebedeo a vedere il ‘deserto’ dove ha digiunato e poi è stato tentato)

(...) «Per prepararsi ad essere maestribisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dell'uomo, per potere intellettivo e intellettualmente.
Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: "Tu non sai cosa è esser uomo e avere senso e passioni". Sarebbe stato rimprovero giusto.
Sono venuto qui, anzi là, su quel monte, per prepararmi... non solo alla missione... ma alla tentazione.
Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.
Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo... Ma, finché ero stato perso nell'orazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, più che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola... Poi sono tornato nel mondo... sulle vie del mondo... e ho sentito i bisogni di chi è sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltre...
Perché ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa è soggetta alle stesse debolezze che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. Sì. Dell'uomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno l'uomo. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. E, se per mia volontà ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dell'amore filiale, dell'amore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto è ottimo e santo. E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dall'Unica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi è serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrà più lacrime, tante ne dovrà spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. E qui ho sentito la stanchezza dell'eroe e dell'asceta, che in un'ora di premonizione si rende cognito dell'inutilità del suo sforzo... Ho pianto... La tristezza... richiamo magico per Satana. Non è peccato esser tristi se l'ora è penosa. È peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito.
È venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni... Avevo fame... e avevo i trent'anni nel sangue. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: "Di' a queste pietre che divengano pane". Ma prima ancora... sì... prima ancora mi aveva parlato della donna... Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. L'ha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. Non sono solo il Figlio di Dio. Sono Gesù, l'operaio di Nazaret. Ho detto a quell'uomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: "L'atto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa più forte, anche perché Satana l'aizza". Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, né aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.
La Tentazione, non vinta dal mio: "Non di solo senso vive l'uomo", mi parlò allora della mia missione.
Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane.
E mi spronò ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo... Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso... E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la verità era: "Gloriati d'esser il Messia", per portarmi all'altra concupiscenza: quella dell'orgoglio.
Non vinto dal mio: "Non tenterai il Signore Dio tuo", mi circuì con la terza forza della sua natura: l'oro. Oh! l'oro! Grande cosa il pane e più grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa l'acclamazione delle folle per l'uomo... Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma l'oro... Ma l'oro... Chiave che apre, cerchio che salda, esso è l'alfa e l'omega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna l'uomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per l'oro diviene idolatra. Il re dell'oro, Satana, mi ha offerto il suo oro purché lo adorassi... L'ho trapassato con le parole eterne: "Adorerai solo il Signore Iddio tuo".
Qui. Qui è avvenuto questo».