Le buone cose di perfetto gusto nella liturgia di sempre

15 Giugno 2022 ore 12:18

di Cristina Siccardi

Forse papa Francesco non è sufficientemente informato di come stanno andando le cose con la liturgia cattolica… o forse sì, e allora continua ad essere allarmato, nonostante le sue reprimende continue, con documenti, azioni e discorsi. Il nuovo Rito, quello di stampo ecumenico, entrato in vigore nel 1969 e degenerato via via negli anni, conosce sempre più defezioni, e con il trascorrere del tempo la questione peggiora perché le “vecchine” di un tempo con il rosario in mano sono sparite… sostituite dalle “vecchine” che sono ex-giovani sessantottine, femministe “cattoliche” che prendono possesso di canoniche e presbiteri e che pretendono di dettar legge in materia di catechesi e nei consigli pastorali.

Con il rito di sempre, la Messa apostolica, che non ha avuto cesure nel corso della storia fino a quando un gruppo di rivoluzionari ha stravolto tutto, le cose vanno assai diversamente e assai bene, nonostante il persecutorio motu proprio Traditionis custodes del luglio di un anno fa. Anzi, proprio con questo documento pontificio, sommato ai due anni di pandemia e alle derive in cui è giunto l’Occidente in politica, cultura, propagande ideologiche e pedagogiche, come per esempio gli infernali Gay pride, di cui abbiamo avuto un orrendo esempio blasfemico in questi giorni a Cremona, nelle chiese dove si è attenti agli arredi e paramenti sacri per una liturgia all’onor di Dio e delle anime si riempiono a vista d’occhio.

Così, invece di prendere delle decisioni correttive per tutelare il gregge dai peccati, dalle menzogne e dalle brutture, il Pontefice bacchetta i sacerdoti che indossano degni paramenti sacri per celebrare degnamente i sacri misteri.

Nel suo ultimo incontro con i vescovi della Sicilia, tenutosi il 9 giugno scorso, il Papa si è rivolto loro con queste parole: «Io non vado a Messa lì, ma ho visto delle fotografie. Io parlo chiaro, eh? Ma carissimi, voi ancora i merletti, le monete …: ma dove stiamo? Sessant’anni dopo un Concilio? Un po’ di aggiornamento anche nell’arte liturgica, nella moda liturgica! Sì, alle volte portare qualche merletto della nonna va, ma alle volte … È’ per fare un omaggio alla nonna, no? Avete capito tutto, no?, avete capito. È bello fare omaggio alla nonna, ma è meglio celebrare la madre, la Santa Madre Chiesa, e come la Madre Chiesa vuole essere celebrata. E che la insularità non impedisca la vera riforma liturgica che il Concilio ha mandato avanti. E non rimanere quietisti».

Papa Bergoglio pensa che ci siano sacerdoti che non si siano aggiornati in più di 60 anni di postconcilio… ciò non solo deve far riflettere, ma pone il rinnovamento conciliare di fronte ad uno specchio, che impietosamente riflette deficienze e pessimi risultati conseguiti; mentre esiste contemporaneamente, fin dall’inizio della rivoluzione (compresa quella liturgica) una resistenza restaurativa cresciuta e irrobustitasi nel tempo.

Oggi le chiese cattoprotestanti si svuotano e si riempiono quelle tradizionali grazie soprattutto al Vetus Ordo e ai suoi “merletti”, un rito mai abrogato e liberalizzato nel luglio del 2007 con il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Da nord a sud d’Italia, come in tutti i Paesi del mondo in cui si celebra, chiese e cappelle sono piene di fedeli. Con Traditionis custodes si è cercato di decapitare questa “moda”, ma non si è riusciti: è montante ormai la richiesta per avere questa liturgia che si sposa alla perfezione con la Verità e la Libertà della sana dottrina cattolica, non intossicata dalle idee relativiste.

La bellezza nella liturgia è una realtà intrinseca al rito della Messa, in quanto è tenuta a rispettare la bellezza divina e, allo stesso tempo, a rendere gloria a Dio attraverso il gusto di ben allestire gli altari e di vestire il sacerdote con paramenti adeguati al suo eccelso ministero. L’amica di nonna Speranza con «le buone cose di pessimo gusto» di Guido Gozzano non c’entrano nulla: quelle cose che un tempo arredavano le case e guarnivano i colletti erano semplicemente legate al loro tempo, mentre le manifestazioni liturgiche, fatte di parole, gesti, corredi d’altare, paramenti sacri, appartengono ad un modo di essere sacerdoti (identità) e di essere della Santa Messa (dono di Dio), perché, a differenza del Novus Ordo, che è un prodotto studiato a tavolino da una Commissione liturgia che volle simpatizzare con i riti protestanti, il Vetus Ordo, con il corrispettivo vestiario, è un capolavoro che è proseguito senza soluzione di continuità, cesello dopo cesello, gemma dopo gemma, come una cattedrale magnificente dove è evidente l’ispirazione divina discesa nella ragione e volontà umana per realizzare un’Opera di Dio.

Nessun omaggio, quindi, a nonna Speranza, ma il desiderio di utilizzare tessuti impreziositi dal lavoro umano per nobilitare gli atti di Grazia dei sacramenti, che non sono realtà umane, ma realtà celesti compiute da uomini ontologicamente divenuti superiori ai comuni mortali in virtù dell’ordinazione sacerdotale. Altrimenti sarebbe inutile la Messa e inutili i sacerdoti, come accade nel protestantesimo, dove il soprannaturale è stato cancellato per dare unicamente spazio all’orizzontalità del sociale… Ecco, allora, che molti uomini di Chiesa veterocomunisti sono vecchi, noiosi, stanchi, proprio come le «vecchie cose di pessimo gusto», quel gusto rivoluzionario che pauperizza e sminuisce ciò che è alto e imponente, ciò che troneggia e s’innalza: la Maestà divina, di fronte alla quale si è tenuti ad avere comportamenti idonei e a vestirsi bene, compresi i fedeli.

Il Vaticano II e il sessantotto hanno voluto schiacciare, mettere da parte, fare a meno della Maestà di Dio per sostituirla con i “diritti” antropocentrici, sganciandosi dai sacri doveri verso la Santissima Trinità. Tuttavia la Verità è viva e rimane perché è eterna, con buona pace dei suoi detrattori.

Il corretto e di buona fattura corredo sacerdotale, che comprende amitto, camice, cingolo, stola, pianeta, cotta, dalmatica, velo omerale e piviale, rispetta innanzitutto Nostro Signore, rispetta la casa di Dio (la chiesa) e rispetta il dovere di stato del prete, trasmettendo nel contempo ai fedeli, piccoli e grandi, il giusto rispetto che va mantenuto quando si tratta di vivere in concreto il proprio Credo.

Nella Santa Messa si celebra Cristo che si va vittima sull’altare e non la Chiesa. È la Chiesa, attraverso il sacerdote, che celebra il Sacrificio di Cristo. I sacerdoti compiono l’Atto più Santo che possa esistere su questa terra e chi serve questo sublime Atto, ovvero i chierichetti, deve essere anch’egli adeguato, nell’abito, alla divina azione. Molti giovani hanno compreso tutto ciò. È sufficiente assistere ad una Santa Messa apostolica, ben diversa nei contenuti e nella forma da quella moderna, per accorgersi subito che non solo gli adolescenti, ma gli stessi bambini tacciono dall’inizio alla fine, rapiti dalla giusta liturgia, dagli idonei paramenti sacerdotali, dalle talari e dai rocchetti, dall’organo e dal coro… perciò tutto concorre ad elevare gli spiriti verso la bellezza celeste. È l’eterna giovinezza della tradizione della Chiesa che sa guardare, comunicare e toccare le anime, come sempre è avvenuto e come sempre avverrà, fino alla fine dei tempi.FacebookTwitterEmail

Cristina Siccardi

Le buone cose di perfetto gusto nella liturgia di sempre - di Cristina Siccardi | Corrispondenza romana
Don Andrea Mancinella
Ecco la foto-ricordo di cui ho scritto, pubblicata in copertina da 'La Documentation catholique'...
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci dai Papi filoprotestanti!
Eremita della Diocesi di Albano
Don Andrea Mancinella
Post scriptum: rinnovo il mio pressante invito al LEGGERE IL MIO LIBRO CITATO. Non certo perchè l'abbia scritto io, che comunque non ho alcun interesse umano nella sua diffusione (ho rinunciato, come anche per gli altri due libri che ho scritto, a qualunque diritto s'autore), ma perchè è fondamentale per comprendere le origini della crisi attuale nella Chiesa, e anche il Sommo Pontificato …More
Post scriptum: rinnovo il mio pressante invito al LEGGERE IL MIO LIBRO CITATO. Non certo perchè l'abbia scritto io, che comunque non ho alcun interesse umano nella sua diffusione (ho rinunciato, come anche per gli altri due libri che ho scritto, a qualunque diritto s'autore), ma perchè è fondamentale per comprendere le origini della crisi attuale nella Chiesa, e anche il Sommo Pontificato bergogliano.
L'ho scritto in stile giornalistico, quasi da cronista, ed è di facile comprensione per chiunque.
Quando fu pubblicato, 12 anni fa - ripeto - ebbe grandi elogi nel mondo della Tradizione.
Ad esempio, Monsignor de Galarreta, uno dei Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, lo fece tradurre in lingua spagnola e pubblicare in un grosso numero unico della versione in spagnolo del noto quindicinale 'Sì sì - no no'. E fu pubblicato anche in lingua francese dalla stessa FSSPX.
Insomma leggetelo, almeno online qui ed in modo totalmente gratuito:
chiesaviva.com/1962 libro.pdf
Altrimenti rischiate di non capire nulla di ciò che sta succedendo, e forse anche di fare scelte sbagliate.
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, sallvateci!
Eremita della Diocesi di Albano
One more comment from Don Andrea Mancinella
Don Andrea Mancinella
Come poter giustificare, da un punto di vista Cattolico, una liturgia come il Novus Ordo Missae che fu elaborato secondo criteri filoprotestanti? Già nel 1965 Monsignor Bugnini, l'anima nera della Riforma liturgica, aveva scritto:
“Si è pensato che era necessario affrontare questo lavoro (la riforma delle Orazioni solenni del Venerdì Santo - n.d.r.) affinché la preghiera della Chiesa non sia un …More
Come poter giustificare, da un punto di vista Cattolico, una liturgia come il Novus Ordo Missae che fu elaborato secondo criteri filoprotestanti? Già nel 1965 Monsignor Bugnini, l'anima nera della Riforma liturgica, aveva scritto:
“Si è pensato che era necessario affrontare questo lavoro (la riforma delle Orazioni solenni del Venerdì Santo - n.d.r.) affinché la preghiera della Chiesa non sia un motivo di disagio spirituale per nessuno (...). La Chiesa è stata guidata dall’amore per le anime e dal desiderio di far di tutto per facilitare ai nostri fratelli separati il cammino dell’unione, con lo scartare ogni pietra che potrebbe costituire anche solo l’ombra di un rischio di inciampo o di dispiacere.”(ne La Documentation Catholique n. 1445, del 4/4/1965, col. 603-604).
E come giustificare un rito al quale avevano offerto la loro supervisione 6 esperti protestanti ?
Scrivo a questo proposito nel mio libro "1962/Rivoluzione nella Chiesa" quanto segue:
" 'La Documentation Catholique' del 3 maggio 1970 pubblicava, in copertina, una sorprendente fotografia che ritraeva Paolo VI (sorridente) insieme a sei studiosi protestanti (ultrasorridenti, e ne avevano ben motivo...): il dr. Georges, il canonico Jasper, il dr. Shepard, il dr. Konneth, il dr. Smith e fr. Max Thurian, invitati non a titolo personale bensì in veste di rappresentanti ufficiali del Consiglio Ecumenico delle Chiese, delle Comunità anglicana e luterana e di quella di Taizé.
La loro qualifica ufficiale era quella di “osservatori” ai lavori della Commissione Liturgica, costituita da Paolo VI per l’elaborazione della nuova Messa.
Ben presto però si venne a sapere che il sestetto protestante non si era limitato ad osservare, questo evidentemente era solo un ruolo di facciata, bensì aveva preso parte attiva, con i suoi suggerimenti, all’elaborazione della “nuova Messa” di Paolo VI.
Era quanto rivelava senza remore Mons. W.W. Baum (in seguito Cardinale), allora responsabile della Commissione per l’ecumenismo in seno alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America: “Essi non sono lì come semplici osservatori, ma anche come consulenti e partecipano pienamente alle discussioni circa il rinnovamento liturgico cattolico. Non avrebbe grande significato se ascoltassero soltanto, ma essi contribuiscono”. (Intervista al “Detroit News” del 27/6/1967).

Cosa volete che uscisse fuori da tutto questo, se non lo sballo di vescovi e preti e il caos tra i fedeli?
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvate la Chiesa e noi!
Eremita della Diocesi di Albano