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Francesco I

Il "Traditionis Custodes" di Papa Francesco: cinque conseguenze del nuovo motu proprio che limita la messa in latino #summorumpontificum #traditioniscustodes

Il Papa spera di favorire l’unità della Chiesa con la sua decisione, ma è improbabile che ciò avvenga immediatamente sulla scia del giro di vite del Santo Padre sulla celebrazione della Forma Straordinaria della Messa.

Un articolo di padre Raymond J. de Souza, direttore fondatore della rivista Convivium. L’articolo è stato pubblicato su National Catholic Register, e ve propongo nella mia traduzione [di Sabino Paciolla].


Dove c’è incenso c’è fuoco, almeno quando si tratta di cattolici che si scontrano sulla liturgia. C’è stato uno scontro in abbondanza oggi, con Papa Francesco che ha abolito la principale iniziativa liturgica del suo predecessore, Benedetto XVI. Papa Francesco intende che ci sarà un po’ meno incenso, almeno del tipo straordinario.
Papa Francesco ha preso “la ferma decisione di abrogare tutte le norme, istruzioni, permessi e consuetudini” emesse da San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI riguardo alla “Forma Straordinaria del Rito Romano”, spesso chiamata “Messa Latina Tradizionale” utilizzando il Messale Romano del 1962 promulgato da San Giovanni XXIII.
Papa Francesco spera di promuovere l’unità della Chiesa con questa decisione. È improbabile che ciò accada immediatamente, poiché coloro che erano grati a Benedetto XVI per aver permesso a qualsiasi sacerdote di celebrare la Forma Straordinaria nel suo motu proprio Summorum Pontificum nel 2007, saranno delusi, probabilmente in modo grave, per il fatto che Papa Francesco ha completamente invertito la legislazione liturgica di Benedetto.
Il terremoto del motu proprio di oggi può spiegare, in retrospettiva, perché le analisi vaticane del recente 70° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Papa Emerito Benedetto XVI sono state così tenui, nonostante un tale anniversario non sia mai avvenuto prima in tutta la storia della Chiesa. Non può essere che questa decisione non sia altro che un boccone amaro da ingoiare per Benedetto.
Non si può negare l’importanza della decisione del Santo Padre, espressa nel motu proprio Traditionis Custodes (Custodi della tradizione), del 16 luglio 2021.
Papa Francesco giudica che molti di coloro che sono attaccati alla Forma Straordinaria esprimono in “parole e atteggiamenti … [un] rifiuto della Chiesa e delle sue istituzioni in nome di quella che viene chiamata la ‘vera Chiesa’. Si tratta di un comportamento che contraddice la comunione e alimenta la tendenza alla divisione”.
È possibile che coloro che sono portati a tali tendenze possano intensificare il loro “rifiuto della Chiesa” ora che la loro espressione liturgica preferita è stata ridotta. Mentre Papa Francesco è certamente consapevole di questo, è sua opinione che tali cattolici “devono tornare a tempo debito al Rito Romano promulgato dai Santi Paolo VI e Giovanni Paolo II”.

A partire da subito, tutte le celebrazioni della Forma Straordinaria richiedono il permesso esplicito del vescovo diocesano, che è incaricato di “designare uno o più luoghi” dove può essere celebrata, ma questi non devono essere “chiese parrocchiali” né è permessa “l’erezione di nuove parrocchie personali”.
Ci saranno molte reazioni da esaminare nei prossimi giorni, ma emergono cinque questioni iniziali.

Benedetto contro Francesco?
Papa Francesco ha esplicitamente, deliberatamente e drammaticamente revocato i permessi e la legislazione data dai suoi predecessori. Ha inequivocabilmente respinto l’argomento di Benedetto che le due forme del Rito Romano – straordinaria e ordinaria – non favoriranno la divisione. È proprio a causa delle divisioni che ha identificato – dopo un sondaggio tra i vescovi del mondo – che egli giudica che la Forma Straordinaria debba essere ridimensionata.

Roma aumenta l’autorità
Mentre Summorum Pontificum ha dato ai sacerdoti il diritto di celebrare la Forma Straordinaria senza bisogno del permesso dei loro vescovi, Papa Francesco ha deciso di muoversi in direzione accentratrice. Il vescovo da solo deve regolare “esclusivamente” la Forma Straordinaria nella sua diocesi, ma Roma limiterà come può regolare. I regolamenti più permissivi sono vietati; quelli più restrittivi sono incoraggiati.
Infatti, per tutti i sacerdoti appena ordinati, il vescovo non può concedere loro il permesso di celebrare la Forma Straordinaria senza prima consultare la Santa Sede. La Traditionis Custodes rafforza l’autorità del vescovo sui suoi sacerdoti, e rafforza l’autorità di Papa Francesco sui vescovi.
Questo è uno sviluppo liturgico inaspettato, in quanto Papa Francesco ha precedentemente spostato l’autorità per le questioni liturgiche, in particolare le traduzioni, alle conferenze episcopali, denunciando un controllo troppo romano.

Indagine sociologica
Traditionis Custodes non mette in discussione “la dignità e la grandezza del [Messale di San Pio V]”. Gli argomenti per il suo ridimensionamento sono più sociologici che teologici, vale a dire che si basa su un giudizio riguardante i tipi di persone che tendono a preferire la tradizione più antica.
Questo non è del tutto nuovo; lo stesso Benedetto XVI ha fatto appello alle sue impressioni sociologiche sulle comunità fiorenti attratte dalla forma più antica. Il motu proprio di Papa Francesco pone un onere sul vescovo locale per determinare se le loro comunità della Forma Straordinaria “espongono [la Chiesa] al pericolo della divisione” e “rigettano la Chiesa”.
Se lo fanno, allora Papa Francesco intende chiaramente che il vescovo le sopprima, e presto piuttosto che tardi, più severamente piuttosto che meno. Ma se la comunità locale non si conforma a questa impressione sociologica, allora il vescovo locale dovrebbe permettere loro di continuare, persino di prosperare?

Preti o laici?
Papa Francesco dà mandato ai vescovi di “interrompere l’erezione di nuove parrocchie personali legate più al desiderio e ai desideri dei singoli sacerdoti che al reale bisogno del ‘santo popolo di Dio'”. La chiara implicazione è che la Forma Straordinaria è qualcosa di desiderato dai sacerdoti a cui i fedeli laici sono a loro volta sottoposti – una sorta di clericalismo liturgico.

Il Summorum Pontificum di Benedetto ha preso l’approccio opposto, cioè che sono i sacerdoti che devono rispondere generosamente ai gruppi di fedeli che desiderano le forme più antiche.
E se i fedeli fossero gli iniziatori e i sacerdoti rispondessero? Le nuove restrizioni potrebbero essere un’altra forma di clericalismo liturgico?

Fraternità San Pio X
Papa Francesco scrive che le decisioni prese da San Giovanni Paolo II e Benedetto per rendere più accessibile il Messale del 1962 erano “soprattutto motivate dal desiderio di favorire la guarigione dello scisma con il movimento di [Mons. Marcel] Lefebvre”, che aveva fondato la Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSPX). La FSPX rimane in uno stato canonico irregolare.
Papa Francesco è stato generoso con la FSPX, concedendo ai loro sacerdoti la facoltà di confessare e di assistere ai matrimoni. Le loro messe sono valide.

Le restrizioni sulla Forma Straordinaria, combinate con il trattamento più generoso del Santo Padre nei confronti della FSPX, potrebbero significare che i cattolici che preferiscono la forma più antica tendano a frequentare le cappelle della FSPX nel mentre la Forma Straordinaria diventa meno disponibile nelle loro diocesi? Può essere una possibile conseguenza non voluta.
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