Fatima.
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CON LE NOSTRE CROCI E SOFFERENZE FACCIAMO PENITENZA PER I NOSTRI PECCATI E PER QUELLI DEL MONDO INTERO

Supponete che io rubassi il vostro orologio: sono sicuro che mi perdonereste, ma che mi direste anche: “Restituiscimi il mio orologio!”. Se non lo restituissi, dimostrerei evidentemente di non poter essere perdonato, di non avere cioè la volontà di riparare il torto che vi ho fatto. Se un alcolizzato si converte e cambia vita, i suoi peccati gli sono perdonati, ma egli ha ancora il fegato infiammato. Dio lo perdona quando si pente, ma il castigo resta, resta la punizione.

Supponete che commettendo un peccato, uno conficchi ogni volta un chiodo in un'asse e che pentendosi un chiodo ne venga estratto; l’asse quindi resta segnata da tanti buchi. La penitenza per il peccato continua anche per il futuro, anche dopo che i peccati sono stati rimessi e perdonati.

Questo spiega la particolare psicologia dei buoni Cattolici che si assoggettano umilmente non soltanto alla penitenza, ma anche a tutte le traversie e sofferenze della vita! Migliaia e migliaia di ammalati, bruciati dalla febbre e torturati da qualsiasi dolore accettano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto le sofferenze della loro vita in espiazione non solo per i loro peccati, ma per i peccati di tutto il mondo.

Offrono le loro sofferenze per unirle a quelle di Nostro Signore sulla Croce. Essi fanno così, perché sanno di sostituirsi a coloro che non pagano per i propri peccati. La pena è insopportabile senza l’amore, ma l’Amore lenisce la pena, soprattutto quando essa viene dall’Amore Infinito che ha portato la Croce e che offre il Suo Cuore al nostro gioioso riposo.

Fulton J. Sheen, da "Ancore sull’abisso.
I punti fermi nella tempesta odierna"
edizioni Fede e Cultura