Fatima.
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Lezione tratta dai Quaderni del 1944

Valtorta - Quaderni - 16 maggio 1944 ed. Cev
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Nella tarda sera, quando già le ombre dello sfinimento scendono su me, mi obbliga il mio Gesù a scrivere così.
Dice Gesù:
«Hai detto, meditandolo, il Rosario. E mi hai visto nei primi quattro quadri dei misteri dolorosi. Non ti ho presentato la Crocifissione perché sei troppo sfinita. Mi hai rivisto una volta ancora nell’orto, nella flagellazione, coronazione e nel quadro dell’Ecce Homo presentato alla folla urlante e poi caricato della croce.
Non a te per te, ma per tutti, rispondo ora a un “perché” che tanto spesso richiedete. Perché Io, Dio, non ho incenerito con un miracolo di potenza divina i miei accusatori e carnefici? Perché! Perché Io sono Redentore e non giustiziere.
Avrei potuto, dall’orto in poi, sino alla morte, atterrare, quando avessi voluto, il traditore, i catturatori, gli accusatori, i torturatori, i bestemmiatori, i crocifissori. Tutti. Lo chiedevano (Mt 27,39-43 e //) quando ero sulla croce: “Egli che ha salvato tanti scenda dalla croce e si salvi”. Avrei potuto infatti farlo, e il già molto Sangue versato sarebbe stato sufficiente alla Redenzione dei passati e dei futuri, mentre i presenti avrebbero morso la polvere, atterrati dal miracolo, uccisi dal mio potere e precipitati nell’abisso per l’eternità.
Ma di quelle molte migliaia di tumultuanti, i quali per una di quelle improvvise demenze della folla si erano mutati in tanti assassini di un Innocente, e per quel fenomeno di delinquenza collettiva che sempre si produce sotto la spinta di speciali fermentazioni di sentimenti aizzati dai veri colpevoli e dai veri assassini che per scopi loro eccitano le folle stando nell’ombra, quanti sarebbero morti in peccato deicida se Io li avessi folgorati col mio potere! L’Eterno non voleva che si dannassero altro che i veri malvagi. E i sovvertiti si salvassero quando la Redenzione, compiuta sino all’estremo sacrificio, avesse depurato le loro coscienze, liberandole dai veleni che le facevano delirare.
Vi sono momenti, poveri uomini, che voi siete dei pazzi. E il mio miracolo si esplica nel guarire la vostra pazzia morale.
Se Io, per esempio, povera Maria, ti avessi levato la vita quando, or è un mese, tu me lo chiedevi a gran voce 2, che ti avrei fatto? Un bene? No. Un male. Ora te la potrei levare la vita. E sarebbe cosa non contraria al disegno di misericordia che ho sempre seguito con te. Ora sei sanata dal delirio scatenato da eventi crudeli e umani, per non dire satanici, perché, come sempre ho detto (4,19 giugno e 21 agosto ’43), questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta di Satana agli spiriti anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza e carità, e non la vita di un’ora mortale perdono, ma la Vita eterna, morendo alla Grazia di Dio.
Ora sei sanata. Hai vinto Satana. Ma perché te ne ho dato il tempo. Il tempo di rialzarti dopo l’assalto improvviso e atroce, improvviso e irridente del Nemico al tuo spirito. Ti ha assalita come quel tale leone di cui parla Pietro (1 Pt 5,8-9) e ti ha malmenata. È fuggito perché tu, con quel resto di forza un briciolo e con quel resto di voce un soffio hai alzato la croce e ripetuto il mio Nome. Quasi inebetita hai ripetuto per consuetudine quello che era da anni il gesto del tuo amore. Ma prima che tu potessi riprenderti a ricostruire te stessa, fatta a brandelli da chi ti odia, è dovuto passare del tempo. Le risurrezioni richiedono sempre del tempo. E tu eri quasi una morta, tanto ti aveva colpita.
Ma quel punto in te di cui parla mia Madre (13 maggio): la parte più santa del tuo spirito, non è mai stata colpita. Non poteva esserlo, Maria. È mia, quella parte. È mia. Solo la tua volontà me la potrebbe levare. Ma tu non lo farai mai. Io lo so. E quella parte ha, come calamita che attira a sé le molecole sparse, riattirato e riunito ciò che Satana, furente d’odio per Me e per te, aveva straziato.
Guai a te se ti avessi colpito allora! Quanta separazione ancora fra Me e te! Tu non la vuoi. Io non la voglio. Io voglio che la morte sia il momento della Vita per te. Senza languori di attesa.
Vieni. Procedi. Io sono qui. Bacia le mie piaghe dalle quali scende a te la Vita. Le ho aperte per darti questa Vita. Come le ho aperte per tanti e tanti.
Ecco i miei trionfi dell’ora di Passione. Questi sono i salvati dalla mia Pietà prima che dal mio Sangue. La Pietà li ha lasciati vivere per permettere al Sangue di operare e guarirli.
Ecco perché, o uomini, Io mi sono lasciato seviziare fino alla morte senza fulminare nessuno. Perché vi ho amato come solo Io potevo amare.
Riposa, ora. Va’ in pace.»

Valtorta - Quaderni - 16 maggio 1944 ed. Cev