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Francesco I

“Wyszyński difese la Chiesa e la Polonia dal comunismo"

Il 2021, per decisione del Parlamento, sarà celebrato in Polonia come l’Anno del cardinale Wyszyński, futuro beato. «Il Primate ci ha condotti attraverso i tragici anni del comunismo», rivelandosi «l’uomo della Provvidenza». Imprigionato dal regime rosso, «sopportò tutto eroicamente». «Lavorò fianco a fianco con Wojtyła e alla sua elezione a Papa disse: “È stata la Madonna a farlo!”». La Bussola intervista l’ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, Janusz Kotański.

“Sulla Sede di Pietro non ci sarebbe questo Papa polacco, che oggi pieno di timore di Dio, ma anche di fiducia, inizia il nuovo pontificato, se non ci fosse stata la Tua fede, che non si è piegata davanti alla prigione e alla sofferenza, la Tua eroica speranza, il Tuo fidarti fino in fondo della Madre della Chiesa”. Queste parole di Giovanni Paolo II rivolte al cardinale Stefan Wyszyński (1901-1981), Primate della Polonia, contenute nella Lettera ai Polacchi del 23 ottobre 1978 fanno capire l’importanza di Wyszyński nella vita di Karol Wojtyła. Il legame tra i due fu sottolineato anche da Benedetto XVI, che nell’omelia della Messa celebrata in Piazza Piłsudski, a Varsavia, il 26 maggio 2006, disse: “Dio unì queste due persone non solo mediante la stessa fede, speranza e amore, ma anche mediante le stesse vicende umane, che hanno collegato l’una e l’altra così fortemente alla storia di questo popolo e della Chiesa che vive in esso”.
Recentemente entrambe le camere del Parlamento polacco - la Camera e il Senato - hanno stabilito che il 2021 sarà celebrato come l’Anno di Stefan Wyszyński. Le rispettive risoluzioni sottolineano il contributo del “Primate del Millennio” al servizio di Dio e della patria. Quest’anno ricorre il 120° anniversario della sua nascita e il 40° della sua morte. Si attende anche la sua beatificazione, che avrebbe dovuto svolgersi il 7 giugno 2020 a Varsavia, ma che è stata posticipata a causa del Covid-19.
Per approfondire la figura del futuro beato, la Nuova Bussola ha intervistato l’Ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, Janusz Kotański, storico e autore di un libro su Wyszyński.

Il cardinale Stefan Wyszyński visse quasi tutto il XX secolo, conoscendo, come Karol Wojtyła, il comunismo e il nazismo. Come questo fatto influenzò la sua figura?
Wyszyński fu un pastore carismatico e illustre uomo di Stato, difensore della Chiesa e della nazione polacca, perciò viene chiamato “Primate del Millennio”. Ci ha condotti attraverso i tragici anni del comunismo, svolgendo il ruolo di un vero interrex, l’uomo della Provvidenza per la Polonia. Ebbe a che fare personalmente con il comunismo sovietico già durante la guerra con la Russia sovietica del 1920. Fortunatamente, il “Miracolo sulla Vistola”, ovvero la vittoria dei polacchi nella Battaglia di Varsavia, salvò l’Europa dai bolscevichi per i successivi vent’anni. Wyszyński vide la dimensione spirituale dello scontro che contrapponeva il cristianesimo al bolscevismo, nel quale sulla prima linea del fronte c’era la Polonia, di nuovo nel ruolo di antemurale Christianitatis.

Anche il Papa condannò il comunismo…
Sì. Monsignor Wyszyński accolse con gioia l’enciclica Divini Redemptoris, pubblicata nel 1937 da Pio XI. In un articolo sottolineò: “Il suo messaggio centrale è che il comunismo non si può conciliare con il cattolicesimo. (…). Dato che la minaccia del comunismo incombe su tutti e si insinua in tutti gli aspetti della vita, il comunismo deve essere combattuto unendo tutte le forze della società”.

Negli anni 1939-45 la Polonia fu occupata dai nazisti. Ma alla fine della guerra il Paese non riconquistò l’indipendenza perché divenne parte del blocco sovietico. Quale fu la sorte della Chiesa e di mons. Wyszyński sotto il regime comunista?
Per prima cosa, già nel 1945 i comunisti polacchi abolirono unilateralmente il concordato. La propaganda del regime cercava di attaccare incessantemente Pio XII. In difesa del Papa si alzò anche la voce di Wyszyński, dal 1946 vescovo di Lublino. Wyszyński agiva con prudenza, in modo pragmatico e, quando era possibile, cercava di allentare le tensioni. Nel 1948 Pio XII lo volle arcivescovo metropolita di Gniezno e Varsavia, cioè Primate di Polonia. Allora la Chiesa in tutta l’Europa orientale si trovava in una situazione tragica con migliaia di ecclesiastici imprigionati e internati nei campi di lavoro. I più ribelli venivano torturati o uccisi di nascosto oppure in seguito a processi farsa.

Come agiva Wyszyński in quella difficilissima situazione?
Il Primate cercò un possibile modus vivendi con il governo comunista con lo scopo di far sopravvivere la Chiesa, di salvare il clero e i fedeli e di prepararli a un confronto con il regime totalitario nel futuro. Per questo, nell’aprile del 1950, mons. Wyszyński firmò un accordo con il governo comunista.
Che cosa prevedeva tale accordo?
Grazie a quell’accordo la Chiesa ottenne alcune garanzie: mantenimento dell’insegnamento della religione nelle scuole, mantenimento delle scuole cattoliche esistenti, permesso di pubblicare i giornali cattolici, permesso di fornire assistenza pastorale negli ospedali e nelle prigioni. Il più importante era il quinto paragrafo dell’Accordo: “Principio, in base al quale, il Papa è autorevole e massima autorità della Chiesa, circa le questioni di fede, moralità e giurisdizione ecclesiastica”.

Il regime rispettava l’accordo?
Purtroppo no: nella Costituzione del 1952, i diritti dei cittadini credenti non furono garantiti, venivano chiusi i seminari e i noviziati, le repressioni e le persecuzioni si moltiplicarono. Il Primate non cedeva e, rischiando, faceva quello che poteva. Dall’arresto lo salvò la nomina cardinalizia, proclamata da Pio XII nell’autunno 1952.

Il cardinalato rafforzò la posizione del Primate?
Indubbiamente sì, ma i comunisti continuarono a combattere la Chiesa: il 9 febbraio 1953 il regime emanò un decreto che stabiliva che gli incarichi ecclesiastici dovessero essere autorizzati dagli organi statali. Secondo le intenzioni delle autorità comuniste questa mossa doveva infliggere il colpo mortale all’indipendenza della Chiesa in Polonia.

Ma a marzo dello stesso anno morì Stalin. Come cambiò la politica dei comunisti polacchi?
Non cambiò, perciò l’8 maggio del 1953, l’Episcopato, dietro la spinta di Wyszyński, pubblicò un famoso memoriale nel quale venne constatato che la situazione della Chiesa in Polonia peggiorava e vennero pronunciate le memorabili parole: “Le cose di Dio non si possono offrire sugli altari di Cesare. Non possumus!”.

Come reagirono le autorità comuniste?
Wyszyński era consapevole che con la sua esplicita presa di posizione rischiava la prigione o addirittura la morte. E il regime, dopo le consultazioni con il Cremlino, prese la decisione di arrestarlo: venne arrestato di notte, il 25 settembre del 1953, e tenuto in varie prigioni, in isolamento, in pessime condizioni. Ma sopportò tutto eroicamente. Durante la prigionia il Primate si dedicava alla preghiera e alla scrittura e proprio in quegli anni redasse il programma della Grande Novena prima del millennio del battesimo della Polonia (1966).
Le richieste di liberare il Primate di Polonia si fecero sempre più pressanti e finalmente Władysław Gomułka, il nuovo Primo Segretario del Partito comunista, dovette cedere: il 28 ottobre, dopo tre anni di prigionia, il card. Wyszyński tornò nella capitale. Il Primate cercò di trovare un’intesa con Gomułka, ma le divergenze nel loro modo di concepire la libertà della Chiesa e dell’individuo, l’essenza della democrazia, erano insormontabili.

Paolo VI voleva visitare la Polonia nel 1966 in occasione del millennio del Battesimo della Polonia…
Sì, ma i comunisti non acconsentirono a tale viaggio.

Durante le celebrazioni del Millennio accanto al Primate appariva sempre l’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyła. Quali furono i rapporti tra queste due grandi figure della Chiesa polacca?
Bisogna sottolineare che i comunisti cercavano di seminare discordia tra Wyszyński e Wojtyła. Pensavano che Wojtyła, più giovane, impegnato in modo attivo nel Concilio Vaticano II, “moderno”, sarebbe stato più conciliante. Si sbagliavano di grosso perché i due lavoravano fianco a fianco, anche quando nel 1967 Wojtyła fu nominato cardinale.

E infine arrivò il 16 ottobre 1978. Come reagì il Primate all’elezione di Karol Wojtyła a Papa?
Wyszyński disse allora: “È stata la Madonna a farlo! È opera Sua!”.

Già l’anno successivo Giovanni Paolo II volle visitare la sua patria, accolto dal Primate. Che cosa significò quel viaggio per la Polonia?
Il primo viaggio del Papa in Polonia nel giugno del 1979 cambiò il “volto” della terra polacca. In quell’occasione Giovanni Paolo II definì Wyszyński “una persona provvidenziale per la Chiesa e per la Patria”. Il seme gettato dal Papa nella sua terra natale cadde su un terreno fertile: l’anno successivo venne fondato il sindacato “Solidarność” (il primo sindacato libero del blocco sovietico), grazie anche all’appoggio ricevuto dai lavoratori dal Primate, che riteneva legittime le richieste delle libertà civili e del diritto di associarsi. Il cardinale sosteneva “Solidarność”, ma voleva prima di tutto una profonda trasformazione della società in uno spirito davvero cristiano.
Wyszyński vigilava sulla situazione in patria, ma stava ormai molto male. Il 3 maggio, festa della Madonna, Regina della Polonia, ebbe un colloquio telefonico con Giovanni Paolo II. Le sue condizioni si aggravarono il 13 maggio perché da Roma arrivò la terrificante notizia dell’attentato al Papa. Wyszyński morì il 28 maggio e il Santo Padre, ricoverato al Policlinico Gemelli, seguì la cerimonia funebre alla radio. Il Pontefice gli rese omaggio personalmente in occasione del pellegrinaggio in patria nel giugno 1983 dicendo: “Era un instancabile araldo della dignità d’ogni uomo e del buon nome della Polonia tra le Nazioni d’Europa e del mondo. […] preghiamo il Re dei secoli perché nulla distrugga di questo profondo fondamento, che gli fu dato di stabilire nell’animo del Popolo di Dio nell’intera terra polacca”.

Quasi quarant’anni dopo la morte del card. Wyszyński la sua memoria è sempre viva?
Sì, il ricordo del Primate del Millennio è sempre vivo in Polonia e il suo culto continua ininterrotto. Anch’io, ogni volta che sono a Varsavia, accendo un cero presso la sua tomba nella cattedrale e prego per la beatificazione di questo grande pastore della Chiesa.

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